10/8/2001 – Venerdì – Kilkenny e dintorni

 

· Sul diario del Baldo la cronaca inizia a lasciare ampio spazio ai cazzi suoi, quindi la ricostruzione della giornata sarà molto difficoltosa.

· Il Baldo va a farsi la barba e ritorna dal cesso uguale identico a prima.

· Solita colazione da pezzenti: una pentola piena di tè che viene versato nei bicchieri nel seguente modo: si prende in mano il bicchiere di plastica e lo si puccia nel pentolone insieme alla mano che annega fino al polso. Per arricchire questa bontà abbiamo una confezione mini di biscottacci secchi.

· Ovviamente non avremo mai lo zucchero (dopotutto è superfluo, fa ingrassare e altera il gusto delle cose. Vabbè, ok, non avevamo i soldi per comprarlo), per cui le nostre colazioni saranno sempre molto amare.

· Ci infiliamo in Kilkenny per andare a visitare il castello…il furgone viene parcheggiato ovviamente lontanissimo dalla meta. Tra l’altro lo parcheggiamo per due terzi in divieto di sosta, ma quel terzo legale ci salverà dalla multa…non altrettanto la macchina davanti a noi (eh eh eh).

· Arriviamo al castello ed entriamo dalla parte sbagliata, infilandoci nei giardini dopo aver calpestato i soliti zerbini per l’afta epizootica.

· Qui Cesaro da sfoggio di sé, chiedendo a un giardiniere lontano 60 chilometri di farci una foto. Dalla foto risulteremo così piccoli che ci servirebbe un microscopio elettronico per poterci anche solo scorgere con gli occhi dell’intuizione, ma Cesaro è felice lo stesso e noi siamo felici di poterlo prendere per il culo: grazie di esistere.

· Stavolta becchiamo l’entrata giusta e ci mettiamo pazientemente in coda per la visita guidata. Ri-incontriamo Natasha, che si unisce al nostro gruppo (ma nessuno la caga) ma non spiaccicherà manco una parola e fisserà sempre il muro con gli occhi sbarrati e la bava alla bocca.

· La visita guidata è una rottura immane; da sottolineare il video di presentazione durante il quale alcuni di noi si addormentano (forse Cesaro, o Italo, non sono sicuro) e altri fanno casino (Pj, ne sono sicuro, più qualcun altro).

· Il castello si rivela essere una vera e propria paccata, in quanto è stato completamente ricostruito negli anni sessanta, l’unica cosa originale che abbiamo visto è stata un arazzo pulcioso e tessuto da un pazzo furioso in acido con la mania di aggiungere arti alle persone.

· Inoltre l’interno del castello è quanto di più tamarro si sia mai visto. Queste le parole di Cesaro: "Pareti color blu elettrico e orrendi accostamenti cromatici", tazze del water a due piazze, letti lunghi mezzo metro (la guida prima dice che le persone erano più basse a quel tempo, poi dice che dormivano col busto fuori. Noi stiamo per metterci a piangere, per fortuna grazie alla tessera siamo entrati aggratis) e, nella stanza cinese, Pj è lesto a far notare il pisello ricamato sul tappeto.

· Uscendo verso gli enormi giardini (non quelli di prima) ci accorgiamo di un’altra cosa…questo castello è aperto, ha solo tre mura! Efficace.

· Ri-incontriamo un paio di patonze che avevamo in precedenza apostrofato con frasi del tipo "si vede che a quella lì gli piace il cazzo" per accorgerci pochi picosecondi dopo che erano italiane.

· Passando per il centro di Killarney incrociamo una specie di apostolo di Dio che sta predicando in mezzo alla strada con un crocifisso gigante sulle spalle. Sembrerebbe un pazzo ma al passaggio del nostro gruppo addita e fissa con odio feroce Pj (l’unico non battezzato della comitiva) mentre dice qualcosa a proposito della bestia e del demonio! Vabbè, ormai abbiamo capito che qui la gente è un po’ particolare…

· Su consiglio di Sala (feticista di madonne e crocefissi) ci incamminiamo verso la cattedrale della città dove purtroppo (per Sala) è in corso un matrimonio tra irlandesi (lei bruttissima, lui ubriachissimo) e li davanti scattano i nostri applausi e le nostre ovazioni. Ciao, e buona prima notte di nozze!

· Per il pranzo il gruppo si divide in due. Metà ad un fast food e l’altra metà in un supermarket (molto belli Cesaro e Pj che rubano clamorosamente sul prezzo delle banane), ed è qui che nasce il primo atto della tragedia "economy burgers". Infatti Italo fa la spesa per il gruppo praticamente da solo (si, vabbè c’era Sala… ma lui conta come il due di picche) e acquisterà pochissima roba a prezzi da capogiro in nome della qualità…la nostra rabbia è evidente.

· Andiamo in giro a casaccio per i dintorni di Kilkenny e giungiamo in un paesello sperdutissimo dove c’è una chiesetta insignificante, e ovviamente Sala ci si butta dentro a capofitto. Cesaro invece propone una bevuta, Baldo e Kuda non aspettano altro e si infilano in un pub, ed è facile intuire come il resto del gruppo abbia seguito più volentieri l’esempio dei tre alcolizzati.

· Il gruppo placa la sua sete di birra andandoci giù pesante con la Guinness in questa bettolaccia infame frequentata da qualche vecchietto e coi poster dei giocatori di hurling, sdentati e tumefatti, alle pareti. Ovviamente attacchiamo bottone col barman, come sempre.

· Da segnalare il papà e il figlio irlandesi al bancone, col bambino che è già un alcolizzato in erba: il padre non potrebbe ordinargli da bere, e allora ordina per sé una guinness e per l’obeso fantolino sprite e guinness: in tal modo è a posto con la legge.

· Prima di tornare al furgone ci facciamo un giro lungo l’adiacente fiumiciattolo che si insinua all’interno di un bosco.

· Cesaro e Baldo, non avendo fame, pisciano sulle more mature che crescono lungo il sentiero, sperando di far contrarre la peste a coloro che in seguito le mangeranno.

· Durante questa camminata Italo, tra una ruga e l’altra, dirà: "ma è mai possibile che diciate così tante parolacce?" oppure "ma parlate sempre così?" (come se non ci conoscesse da anni) e propone, per il giorno dopo, la "giornata senza parolacce", ogni errore una sterlina. Considerato che il nostro budget giornaliero viaggia sulle 10-12 sterline non accettiamo la sfida. Per ora.

· Torniamo al campeggio affamati come lupi e, grazie alla spesa di Italo, ci mangiamo o (e sottolineo "o") un hamburger o (sottolineo nuovamente "o") mezza cotoletta a testa. Vedete un po’ voi. A sua discolpa diciamo che almeno era roba sana.

· Durante la cena scoppia l’ilarità più assurda, si ride per idiozie inutili, soprattutto prendendo in giro le belghe sedute li accanto.

· Cesaro chiede a Eva e Merel se vogliono venire con noi a Kilkenny quella sera. Loro accettano, pensando che di li a poco saremmo partiti.

· Baldo e Kuda, affamatissimi, ringhiano come cani idrofobi, proferendo terribili minacce all’indirizzo del signore degli anelli Epeo, e lo diffidano dall’avvicinarsi di nuovo ad un supermercato con in mano la cassa comune.

· Mentre ceniamo diciamo alle fiamminghe che se vogliono possono iniziare ad andare visto che è tardissimo, e noi dobbiamo ancora lavare i piatti. Loro dicono che non importa, ci aspettano. Forse siamo di vedute un po’ ristrette, ma la nostra risposta è unanime: "queste qui hanno voglia di cazzo".

· Baldo avrebbe il turno di lavaggio piatti, ma scappa ignominiosamente (lasciando Italo in mezzo alle pentole e ai tegami) e va a chiacchierare con le due tipe insieme a Cesaro. Qui scopriamo che il giorno dopo loro dovevano andare a Killarney, come noi, e avevano già il biglietto del pullman. Noi ovviamente ci offriamo di portarle fino a destinazione e loro, dopo aver tentato invano di sbolognare i loro biglietti, accettano di buon grado. Baldo e Cesaro sembrano molto contenti, l’impressione di Pj è unanime: "questi hanno voglia di figa".

· Andiamo verso Kilkenny, dove è in corso l’art festival. Comincia in maniera ridicola con dei poveri pirla vestiti da omoni Michelin che improvvisano coreografie della domenica. Forse il nostro gusto per l’arte è scemato dai tempi del liceo, in quanto siamo gli unici a ridere a crepapelle, mentre tutti gli altri osservano rapiti questa ostentazione di idiozia.

· Successivamente inizia un concerto Jazz che è di una bellezza così coinvolgente che Il Kuda, Pj e Baldo si buttano in pista (non ho usato l’espressione "nella mischia" perché erano gli unici a ballare come tre poveri pirla) e si scatenano al ritmo dei violini e delle chitarre.

· Anche Sala, eccelso chitarrista dalla tecnica sopraffina che a Jimi Hendrix ci fa un baffo, il pizzo e una basetta, conviene che quei musicisti sono veramente dei geni.

· Lasciamo il palco per dirigerci nella via dei pub. Pj rimane nelle retrovie continuando a ballare in mezzo alla strada: per tale motivo sarà castigato dal cielo con la peggiore bronchite che la storia ricordi.

· Andiamo alla ricerca di un pub e invece troviamo una specie di night. Appena sentiamo il prezzo fuggiamo come conigli seguiti dalle belghe, che a soldi erano conciate male come noi.

· Troviamo un bel posticino, che scopriamo essere il pub di Johnny del giorno prima…ovviamente andiamo a salutarlo e ci facciamo pure una foto.

· Mentre noi mandiamo giù stout come fosse acqua, le giovini delle Fiandre si bevono una schifezza di ibrido vodka-limonata.

· Le ragazze continuano a pigliare in giro Sala, dicendo che è timido ma con un cuore grande così. Inoltre se la ridono di Pj (che abbiamo loro presentato col nomignolo di Pit) perché nella loro lingua Pit vuol dire cazzo.

· Torniamo in campeggio e dopo un po’ rimangono solo Cesaro e il Baldo a chiacchierare con le tipe, che snocciolano tutta la loro vita e tutti i particolari del loro viaggio.

· Cesaro, per non essere da meno, porta il discorso sulla merda e sulle scoregge e sulla "home rule" vigente in Rocco, secondo la quale chi molla deve alzare la mano e dichiararsi. Baldo è sconfortato e ha gli occhi tristi come per dire "ho perso".

· Dopo un bel po’ di questi discorsi merdosi (letteralmente), il Baldo dà sfoggio di tutta la sua sensibilità e di tutto il suo tatto: Merel dice, "fumo troppo, dovrei fare qualcos’altro invece" e il Baldo replica come un fulmine a ciel sereno "beh, per esempio potresti baciare un ragazzo italiano" "no, meglio di no" è la secca risposta. Lo sguardo di Baldo è eloquente, come per dire "beh, almeno non posso dire di non averci nemmeno provato".

· I due salutano le figlie delle Ardenne, che il giorno dopo accompagneremo a Killarney.

· All’alba delle tre e mezza, Baldo e Cesaro rientrano nelle tende. Il giorno dopo resteranno alquanto rincoglioniti per la nottata passata in bianco.

 

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