12/8/2001 – Domenica – Il Ring of Kerry

 

· Si parte verso il Ring of Kerry. Anzi, non proprio quello, la penisola sotto, che dovrebbe essere un po’ meno turistica e un po’ più "selvaggia".

· Con il Rocco si passa attraverso il parco nazionale di Killarney, che è veramente una bellezza. Scenari alla "Signore degli Anelli" per intenderci, roba che se fosse saltato fuori Gollum sgrillettando l’Unico e urlando "oh mio tesssoro!" noi non avremmo avuto nulla da ridire.

· Durante la traversata incontriamo Steve "The Kiwi", un autostoppista Neozelandese (che ovviamente carichiamo) il quale si dilunga per ore a scrivere tutte le sue peripezie sul nostro guestbook, roba del tipo:

q Alcuni consigli se doveste fare l’autostop in Irlanda…

q Evitate i sudafricani che guidano come dei fuori di melone mentre ve la chiacchierano sui pericoli del comunismo…

q Evitate le ragazze tedesche che vi obbligano a fare il bagno nudi nei freddi laghi di montagna (anche se a noi sta cosa ci sconquiffera ndTuttiQuanti)…

q Evitate i fattori irlandesi con facce eccessivamente rosse (nota per Italo: ubriachi fradici) che guidano a tutta velocità trovando angoli su strade diritte, facendo affidamento sul bere… e che sono sorpresi quando vi mettete le cinture di sicurezza e vi chiedono "ah, tu sei per la sicurezza?"

q E poi c’è Eddy lo scozzese, che si è costruito da solo la macchina…il suo motto era: "durerà fino alla prossima ora di pranzo?"

· Sto tipo è geniale, è in giro da Marzo, fuggito dal suo lavoro di programmatore e ora lavora nelle fattorie Irlandesi per tirare su un po’ di soldi, gira gratis piantando la tenda qua e là…alla nostra domanda "quand’è che torni indietro?" risponde semplicemente "who knows?"

· Il Baldo se la sta chiacchierando con Steve fino a quando, per tradurre "selvaggio" usa "savage" anziché "wild" (e porca pupazza, in italiano si traducono allo stesso modo, mi sono confuso! ndBaldo)… da li in poi il perfido Kiwi continuerà a pigliarlo in giro.

· Invitiamo Steve a farci sentire l’unica cassetta musicale che si porta dietro. Un misto tremendo di canzonacce registrate malissimo, tra le quali riusciamo a riconoscere solo qualche pezzo live dei Beatles.

· Mentre cerchiamo la strada che attraversa il valico, sbagliamo strada una decina di volte, fino a quando ci convinciamo che l’unica via segnata sulla cartina è proprio quella mulattiera a una corsia a malapena indicata dai cartelli. Steve sembra un po’ preoccupato: forse pensa che avrebbe fatto bene a non accettare il passaggio.

· In cima al passo di montagna, scendiamo a farci un giro, e Pj cerca di catturare una capra, ma queste si riveleranno più rapide di lui.

· Il Rocco viene parcheggiato a Glenngarriff, dove scende anche Steve, che riparte per la sua strada. Noi siamo affamati come prostitute a stomaco vuoto e decidiamo di mettere da parte la nostra maledetta tirchieria e, invogliati dalla descrizione della guida Routard (zeppa di strafalcioni e notizie del tutto inventate. Ovviamente è francese) ANDIAMO A MANGIARE IN UN LOCALE!

· La novità ci stordisce, ma vogliamo provare questo famoso Irish Stew, spacciato come piatto nazionale dai burrosi isolani celtici.

· Mentre aspettiamo ci accorgiamo che in televisione stanno dando Manchester-Liverpool, con sommo gaudio del Baldo e di Epeo.

· Arriva un bambinetto protoburroso che ci consegna l’oggetto dei nostri desideri più perversi: l’Irish Stew! Questo "piatto nazionale" si rivela essere un’insipida brodaglia con patate e carne di montone, incapace di saziare un colibrì. Il Kuda e Il Baldo pensano bene di arricchire il tutto mescolandoci dentro i panetti di burro. Beh, era buona.

· Cesaro e Pj danno sfoggio della loro insita disonestà zappandosi via due bei bicchieri di Guinness. Li mettono al riparo nella tasca della portiera del Rocco dove dureranno la bellezza di 30 minuti dopodiché risulteranno frantumati in mille pezzettini. E vabbé, si rifaranno nel prossimo locale.

· Ci dirigiamo verso un paesello situato all’estrema punta a ovest dell’Irlanda…durante il tragitto passiamo in mezzo a un villaggio di vaccari che sta allestendo una corsa coi rottami (macchine vecchie, scassate, svuotate dei sedili e tutte arzigogolate dalla ruggine). Ironia della sorte, Cesaro (accanito fan di auto e motori) sta dormendo.

· Impieghiamo almeno dodici ore per parcheggiare il furgone, visto che la zona è completamente intasata, la strada è larga quanto una polpetta e tutti vanno nella direzione contraria alla nostra (anche perché a dieci metri da lì c’è l’oceano). Mai viste così tante macchine concentrate in un punto solo (a parte piazzale Loreto nelle ore di punta).

· Dopo tre minuti che abbiamo parcheggiato se ne sono andati tutti. Ora il parcheggio è più vuoto delle mutande di un Senzafallo (essere mitologico Nibelungo dall’inguine liscio).

· Incontriamo un cartello che indica la direzione e la distanza in chilometri di Mosca e New York. Stando alle indicazioni del suddetto cartello, se è vero che New York si trova dove tutti gli atlanti geografici la situano, allora Mosca dovrebbe trovarsi come minimo alla sorgente del Brahmaputra.

· Passiamo un fracco di tempo a scalare montagnole rocciose e seduti penzoloni sul vuoto tra gli scogli e il mare, finché non sale una nebbia densa come il catarro profuso dall’intasatissimo Pj di questi giorni, che ci costringe a tornare al Rocco. Da notare la schiumetta delle onde che arriva fino a dove siamo noi: in un primo momento pensavamo che piovesse la manna.

· Durante il viaggio di ritorno ripassiamo dal villaggetto che proponeva la corsa di rottami. Mentre attraversiamo l’allegro agglomerato di burrosi, gli organizzatori ci fanno passare, ma ci dicono che se vogliamo fermarci dobbiamo pagare. Noi, morti di fame, fuggiamo.

· A metà strada Cesaro (che dormiva ancora, e quindi non ha sentito una mazza sul pedaggio) scende a fotografare i "bolidi", felice come una prostituta in vacanza.

· Noi lo aspettiamo appena fuori dal paese, ma dopo un po’ ci rompiamo le palle. Il Baldo lo va a chiamare, solo che fuori ci sono due organizzatori, tra cui una vecchia in acido che sbraita e non lo vuole far passare senza pagare. Dopo un po’ di tira e molla l’accordo è raggiunto: se il Baldo riesce a entrare, chiamare Cesaro e tornare indietro tutto entro cinque minuti, allora non paga.

· Il Baldo corre come un centometrista, trova Cesaro, snocciola qualcosa del tipo "Muoviticisiamorottiicoglionidiaspettartiefaiinfrettaancheepoiguardachesevuistarequidevipagareciao!" e riparte a tutta velocità verso l’uscita del paese.

· L’intellettuale pizzuto sfreccia di fianco ai due organizzatori, felice per aver risparmiato le tre sterline, ma pronto per il polmone di acciaio. Nel frattempo arriva Cesaro, lentamente e con lo sguardo da pesce.

· La vecchia lo aggredisce e sbraita in un misto anglo-gaelico dicendo che vuole i soldi. Cesaro si mette a litigare con l’ultranovantenne dicendo che non lo sapeva, che ha solo guardato, eccetera. Alla fine le molla due sterline e se ne va borbottando "it’s not fair" alla vecchiaccia, che invece ride trionfante per le monete guadagnate (che probabilmente avrà usato per pagarsi da bere la sera stessa). Tutti noi altri ci godiamo la scena ridendo come degli imbecilli e sfottendo il Cesaro.

· Durante l’intero viaggio di ritorno Cesaro brontolerà tristemente e maledirà la perfida strega rugosa.

· Passiamo per stradine impervie e paesini isolati dal mondo. In uno di questi quattro bambini iniziano a giocare alla guerra con noi. Stiamo al gioco come persone normali fino a quando Cesaro inizia a gridare a squarciagola in faccia ad uno di questi scriccioli. A questo punto esce la madre, incazzatissima, che sgrida il bimbo e anche Cesaro, che ovviamente fa la faccia da pesce.

· Lungo la strada incontriamo un paesino bellissimo: Eyeries, tutto fatto di case colorate, sembra una scatola di pastelli. Teo si offre di fare una foto a questo arcobaleno di posto: ovviamente la foto risulterà bruciata!

· Tornati a Killarney ci fermiamo in un internet café dove il Kuda si affitta una sua postazione e riesce a fare tutto quello che devo fare, mentre Ceppi e il Baldo subaffittano la loro a Cesaro, col risultato che nessuno dei tre riesce a concludere un tubo. Pigei si becca la prima crisi febbrile del viaggio e rimane immobile tutto il tempo su una sedia dell’internet café.

· Nel tornare al campeggio sbagliamo strada per la seconda volta in due giorni e ce ne accorgiamo solo dopo qualche chilometro. Tornando indietro sbagliamo entrata e invece che nel campeggio entriamo in casa di un autoctono coi fari del Rocco puntati contro le sue finestre.

· Al campeggio abbiamo un’amara sorpresa: un paletto della tenda grande si è spezzato facendola collassate… ma che fortuna!

· Come neanche McGiver, Pj prova a steccarla con un rametto. Per il momento sembra tenere.

· Andiamo a mangiare e la nostra cena consiste in una scatoletta di tonno: meschino. Pasto Luculliano per il Baldo e per Italo, che hanno una scatoletta in più a disposizione, visto che l’hanno comprata questo pomeriggio ad Eyeries.

· Ridisegniamo il piano del viaggio: eliminiamo il Donegal, perché ci accorgiamo che è veramente lontano, e decidiamo di puntare solo fino a Sligo e poi tornare giù verso Dublino.

· La tenda si scassa ulteriormente, e il Baldo e il Kuda si offrono di dormire nel furgone. Il Rocco si rivela più confortevole di qualsiasi tenda, e i due lo useranno come riparo dalle intemperie per quasi tutte le notti a venire. Presto avranno la compagnia di Pj, che per combattere la febbrazza che lo devasterà dormirà anche lui dentro al Rocco, molto meno umido delle tende.

· Italo tira grandi sospironi di falso scoraggiamento dicendo: "eh, ormai dovremo dormire in ostello" ma godendo sotto i baffi, nonostante continuiamo a ripetergli che il paletto o lo ripariamo o ne compriamo uno nuovo in paese

· "Ma dove volete trovare un negozio di articoli da campeggio"? continua a ripeterci l’Epeo terrorizzato dall’idea che riusciamo davvero a riparare la tenda. Senza contare il Baldo e il Kuda che lo spaventano ancora di più dicendo: "male che vada la tenda la usiamo così e noi dormiamo in furgone". Le rughe di Italo a questo punto somigliano moltissimo a dorsali oceaniche.

 

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