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La colazione è la solita vergogna, ma ci siamo abituati. Appena smontiamo il campo andiamo dalla vecchia del campeggio, alla quale chiediamo l’ubicazione di un negozio di articoli da campeggio. Con somma ruga di Italo, l’autoctona ci indirizza ad un negozio in città.·
Riusciamo a trovare le bacchette per la tenda, anche se hanno bisogno di essere sistemate per poterle usare nella tenda grande.·
Prima di partire verso il Dingle (penisola a Nord del Ring of Kerry, poi dormiremo presso la contea di Limerick, in modo da poterci appropinquare, il giorno successivo, alle Cliffs of Moher) ci fermiamo ad un discount, il Lidl.·
Qui si fa la spesa comune e quella individuale, fondamentalmente per il pranzo e per avere una bottiglia di liquido da portarsi appresso.·
Qui tutti danno sfoggio della propria meschina tirchieria accaparrandosi le provviste più economiche. Il pane a fette è una scelta molto gettonata, in quanto non costa nulla, fa niente se sa di gomma. Il Kuda in particolare si accaparra una scatoletta di bacon irlandese (molto buono) grossa come una scatoletta di tonno: la farà durare per almeno una settimana, alla fine sarà marcia e coi cagnotti, ma lui continuerà a ingurgitare quella roba siccome "l’ha pagata poco".·
Per la spesa comune si tira su scatolame in quantità. Sotto la direzione di Ano Parlante vengono acquistati i fagioli, e successivamente ci innamoriamo delle "Meatballs", ovvero bocconi di carne per i cani, ma con l’etichetta diversa. Siccome siamo dei palati fini acquistiamo anche "meatballs al curry" (tanto costavano uguale).·
Giunto al furgone il Baldo tira fuori un’aranciata di cui va particolarmente orgoglioso: "che storia, non l’ho pagata niente" e si attacca alla bottiglia. Il primo sorso lo lascia interdetto: "però… mi sembra un po’ troppo dolce" alla seconda sorsata però chiede il parere di Italo, che sputazza il tutto. Infine lo sfortunato acquirente guarda l’etichetta (farlo prima no, eh?) che recita beffarda: "succo concentrato: diluire in QUATTRO LITRI D’ACQUA". Un sorso di quella roba ti dava l’energia necessaria ad accelerare un camion di banane sovraccarico a velocità luce.·
Giunge il Kuda, che ha comprato la stessa vomitevole bevanda del Baldo (da Giampaolo, che se ne è liberato vendendola a basso prezzo al Kuda), la beve e gli fa schifo. Ma non demorde: "l’ho comprata e quindi la bevo" finché non arriva la soluzione, a forma di Cesaro. Mellifluo, il barbuto insinua malignamente: "Cesaro, ti va di fare uno scambio? Ti do la mia bottiglia di aranciata in cambio di una pesca". Dopo una breve contrattazione la trattativa va in porto. Il povero Marco ingoia una sorsata e capisce di essere stato raggirato. Protesta senza troppo vigore e poi fa finta di niente, giurando però a sé stesso di uccidere prima o poi l’infame Codazzi con un’iniezione di glucosio concentrato per endovena.·
Mentre aspettiamo di ripartire da Killarney, Pigei va a farsi riparare gli occhiali da un ottico: una stangona alta sette metri con il camice bianco; non protesterà nemmeno quando, per sostituire il nasino degli occhiali, sborserà la bellezza di due sterline.·
Ci tuffiamo nella penisola del Dingle verso Slea Head, che dovrebbe essere una spiaggia bellissima e con una vista eccezionale. Ovviamente, grazie a Murphy e le sue immortali leggi, siamo immersi nella nebbia più fitta degli ultimi cinque lustri. L’atmosfera ci ricorda la nostra cara vecchia città protetta dalla madonnina…ahhh che nostalgia!·
Dopo un ingorgo di vacche al pascolo in mezzo alla statale, ci fermiamo in un paesello per la nostra solita Guinness pomeridiana e ci ficchiamo in un bel pub, anche per scrollarci l’umidità dalle ossa. Siamo felici come paperette di gomma per il bagnetto quando il Loca ci telefona dall’Italia per sapere come stiamo! Brinderemo alla sua salute.·
Qui incontriamo finalmente un’irlandese carina, che è la tipa del bancone. Dopo una settimana a zonzo per l’isola incontriamo l’unico essere umano di sesso femminile degno di essere attribuito dell’appellativo "donna". Comunque tutto va bene e l’atmosfera è rilassata finché Giulio non inizia a rompere i coglioni a Sala che, giratosi di scatto per proteggersi dai colpi, fa volare in terra la birra di Giulio. Noi ridiamo moltissimo, mentre la povera ragazza è costretta a riparare al danno combinato dai due pistola coprendo il pavimento con dei giornali (vabbè non è che si sbattano molto per pulire i locali).·
Italo, astemio indefesso, ordina un Irish Coffee ("Italo, non ti preoccupare non è alcolico!"), e beve con gusto tutta la crema. Giunto al whisky urla, sbraita e strepita come un prigioniero sotto tortura, e ci regala la squisita bevanda.·
Lungo la strada, resa invisibile dalla nebbia, Cesaro ci fa fermare il Rocco per poter fare una foto al paesaggio (chissà poi quale, visto che eravamo immersi in un uniforme brodo grigio). Il Baldo ha un tuffo al cuore nel vedere, dall’altra parte della strada, una grande statua del crocefisso con la Madonna e la Maddalena ai suoi piedi: corre verso le tre figure, mette un braccio intorno al collo della Maddalena, sfoggia un sorrisone e chiede a Ceppi: "dai, fammi una foto!"·
Sempre fendendo i vapori della bruma, ci dirigiamo verso una spiaggia che è troppo una figata. Sembra una specie di baia protetta dagli scogli neri come Guinness, con la nebbia che tenta di chiuderla ancor più su se stessa. Qui il Baldo incocca la freccia delle battutacce di bassa lega e centra il bersaglio delle figure di merda con un tiro precisissimo: sta camminando col Kuda di fianco a tre tipe bruttissime quando esclama "beh, si vede che siamo sul mare, guarda quante cozze". Pochi passi dopo, un Kuda tra l’imbarazzato e il divertito (molto più sul divertito) rivela: "Pirla, guarda che sono italiane!"·
Pj passa quasi tutto il tempo appollaiato vicino ad un cormorano probabilmente in zona Cesarini (non volava, non scappava, non menava. Stava indiscutibilmente tirando le cuoia), cercando di ipnotizzarlo senza successo.·
Mentre ce ne andiamo, imbacuccati come palombari per il freddo artico, vediamo dei burrosissimi irlandesi di mezz’età che fanno il bagno coi loro succinti costumini a mutanda. Brr…·
Continuiamo il nostro giro, sempre immersi in una nebbia folle. Il Rocco sfreccia tra le pecore a tutta velocità. E’ da segnalare una pecora appesa sul ciglio di un precipizio che, quando passiamo noi (suonando il clacson per farla cagare sotto), si suicida buttandosi nel vuoto! Siamo soddisfatti.·
La foschia si dirada solo quando siamo sulla strada del ritorno. Il caro vecchio Murphy si è preso tanti di quei cancheri che se la teoria della metempsicosi è corretta quello nella prossima vita si reincarna nell’intestino crasso di Ano parlante.·
Arriviamo fino alla punta del ring, dove ci aspetta una spiaggiona chilometrica (che ovviamente percorriamo in tutta la sua eccessiva lunghezza) stando attenti a evitare le cacche di gabbiano che ricoprono il tutto come un manto uniforme. Decidiamo di andare a vedere un fantomatico castello in zona: seguiamo le indicazioni della guida Routard (quando mai!!!) e ovviamente ci ritroviamo in mezzo a campi brulli, stagni e casolari abbandonati; chiediamo informazioni a un tipo (che non si capisce cosa ci stava a fare in quel posto, probabilmente meditava il suicidio) che dichiara di non aver mai sentito parlare di tale posto.·
Sconsolati ritorniamo sulla nostra strada e ci fermiamo in un paesello per decidere dove dormire.·
Per dare una bella piallata alle rughe di Epeo, stanotte ci fermiamo in ostello (anche perché dobbiamo ancora mettere a posto le bacchette della tenda grande). Telefoniamo a due o tre ostelli, e finalmente scegliamo un buon compromesso tra costo e distanza. Davanti alla cabina ci intratteniamo con un vecchietto decisamente voglioso di farsi una chiacchierata. Dopo che ci ha spiegato un po’ di cose sull’hurling, lo salutiamo e riprendiamo la nostra strada.·
Ovviamente le indicazioni della guida Routard sono completamente sballate (non fate MAI l’errore di acquistarla), arriviamo al paese indicato ma dell’ostello nemmeno l’ombra. Lo richiamiamo e il proprietario (che si rivelerà un vero figaccione) ci spiega accuratamente dove andare (una ventina di chilometri più a nord, e noi che volevamo arrivare presto…). Riprendiamo la strada e dopo una mezz’oretta chiediamo informazioni a una signora davanti casa. Da buona inglese qual’era, questa tizia ci indica la direzione molto bene, ma come parametro di riferimento usa le miglia, fatto che ci lascia un po’ sperduti sulla distanza ancora da percorrere. Sulla strada indicataci Giulio vede un cartello per terra e dice: "Eccolo li!" ma Pigei lo zittisce: "ma va dobbiamo andare ancora più avanti" (questo sarà un segno premonitore di ciò che accadrà il giorno seguente). L’inconveniente ci farà perdere minuti e litri di gasolio preziosi, ma finalmente, ritornando indietro, raggiungiamo l’agognato ostello all’alba delle 21.00.·
Solita scena dello sbarco, con tutti i componenti, esclusi Barba e Pizzo, che si caricano sulle spalle le loro enormi valigie fin su in camera. Il proprietario si rivela cordialissimo: ci mostra le camere, ci offre gli asciugamani puliti, le stoviglie per cucinare, praticamente tutto.·
L’ostello è il più bello che abbiamo visto fin’ora (a pari merito con Bayeux). Disperso nella foresta tra il Kerry e il Clare, è una cascina completamente ricoperta di vegetazione. Fenomenale.·
Mentre cuciniamo ci mangiamo praticamente tutto il riso soffiato e i cereali per la colazione che abbiamo trovato in cucina.·
Ceniamo insieme al Liam, gestore dell’ostello. Gli offriamo la pasta (e alla fine ne vuole ancora, solo che l’abbiamo finita) e lui ci insegna un po’ di gaelico, soprattutto ci insegna a brindare ("Slota!"). Dopodiché ci offre il tè col latte e dei biscottazzi al cioccolato che gli spazzoliamo via in pochi minuti.·
Durante la cena facciamo fatica a mantenere un po’ di contegno, perché poco prima avevamo fatto caso alle enormi mani di Liam, che ha delle dita grosse come salsicciotti (e qui le battute di bassa lega sono fioccate come proiettili). Cerchiamo di non guardarci tra di noi altrimenti gli scoppiamo a ridere in faccia. Si passa la cena a chiacchierare della lingua insegnata a scuola e miscellanee varie.·
Gli chiediamo una mano per riparare le bacchette della tenda e quello scompare per ore insieme ai nostri paletti nuovi di pacca. Boh? Per fortuna poi li riporterà perfettamente adeguati all’uso.·
Pj, Cesaro e Italo lavano la roba sporca alla lavatrice dell’ostello. Cannano l’impostazione del programma e il giorno dopo si ritroveranno i vestiti sia bagnati che sporchi. Per pietà il Liam gliela passerà gratis.·
Passiamo la notte a giocare a briscola chiamata, ormai la spina dorsale di questo viaggio. Dopo un po’ di alti e bassi il Baldo impazzisce e si chiama in mano a 90 (ogni tanto ha queste uscite "freestyle"). Ora è il fanalino di coda a meno ventiquattro punti…