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Oggi abbiamo in programma di visitare il Burren (una splendida zona, brulla e rocciosa, situata appena a sud della Galway Bay), dove si dice che ci siano anche dei dolmen preistorici, e nel tardo pomeriggio andare alle scogliere di Moher, in modo da restare li fino a tardi a vedere il tramonto.·
La colazione è più insufficiente del solito, stavolta non ci sono manco i biscottacci secchi. Solo tè. Mentre ce lo gustiamo conosciamo un inglese con la famiglia. Questo tizio aveva due occhiali talmente spessi che le lenti praticamente erano due sfere: non si riusciva mai a vederlo bene in faccia. Inoltre parlottiamo con degli olandesi anche loro in procinto di vedere le Moher.·
Lo spantanamento del Rocco ci ha tuttavia regalato una nuova carica, un’energia inaspettata: anche Italo comincia a rilassarsi, e anche le macchie sul suo maglione di marca ormai iniziano a non contare più di tanto…·
Il Rocco viene accompagnato attraverso questo panorama che, se non fosse per la luce verde-grigia che emana sembrerebbe la valle del Colorado. Ci fermiamo in una zona costellata da rocce frastagliate e panettoni ricoperti da un sottile tappeto di muschio, che non appena si approssima alla riva del mare diventa pelata come il culo di una gallina e presenta rocce ancora più appuntite e taglienti, ma fragili come cracker.·
Da notare le cozze irlandesi (non le donne burrose, proprio i mitili), appiccicate alle rocce come cirripedi, che sono piccole come un’unghia, e crepitano come miniciccioli quando le calpesti.·
Un’apertura in una roccia attira Cesaro, che per scherzare finge di farsela: gli altri non fingono e saltano tutti in un secondo addosso al nostro amicone, che viene bellamente sodomizzato.·
Ripartiamo e ce la sguazziamo in questo scenario per un po’, finchè non decidiamo di fermarci in una spiaggetta troppo bella a giocare a calcio…Sala è scatenato (mani in tasca, sguardo da duro, marsupio in spalla. Da schiaffi). Baldo fa l’intellettuale asociale (Mi oppongo! Redigevo il diario brutti bastardi! NdBaldo). Pj fa delle iscrizioni camune sulla spiaggia.·
Fanno molta pena quei nordici esangui dalla pelle candida (che fa fatica a trattenere litri e litri di cellulite) che saltellano allegri, tutti biotti e in costume, convinti di essere in Grecia o alle Bahamas. Che poveretti.·
Fermiamo nuovamente il furgone di fianco ad un posto "kon bello panoramo!", infatti riusciamo a vedere la Galway Bay. Dietro di noi si staglia un monte abbastanza basso per la verità, ma che va su ripido come non te lo aspetteresti mai!·
Ovviamente noi, novelli Messner, non ci tiriamo indietro e decidiamo di arrivare fin sul cucuzzolo (anche se in realtà il "cucuzzolo" continua a spostarsi sempre più in alto, e il monte che sembrava di un centinaio di metri si rivela essere una montagna di circa 650 metri, tra le più alte d’Irlanda... non arriviamo in cima ma ci fermiamo presso delle rovine)·
Una volta in cima (vabbè, quasi) ci godiamo la Galway Bay, e iniziamo a giocare come dei pirla con le pietre, mettendole in verticale al grido di: "questa è la MIA pietra! È il segno che sono arrivato fin qui!". Nel frattempo arriva in cima anche una famigliola, (comprensiva di bambina, con somma ruga di Italo che, nemico giurato della montagna, ha faticato sette mutande per arrivare fin su), che ci fa una bella foto-ricordo.·
Giulio ha un colpo di Genio: alza una pietra, la incide con le parole "R.I.P. Sala Matteo 1980-2010" (magnanimo, gli lascia nove anni di vita) e la adorna con un mazzolino di fiori gialli. Sala si logora le palle a forza di toccarsi.·
Torniamo al Rocco con una fame da lupi e andiamo a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Finiamo in un paesello insulso, e decidiamo di rifornirci al supermercato, che vende dei deliziosi pasti caldi a basso prezzo (oggi sciambola: salsiccie impanate, pane, pesche e una bottiglia di aranciata. Ma vai!). Dopodiché riposiamo al sole per un’oretta, disquisendo di automobili.·
Si riparte, stavolta alla ricerca dei dolmen! Andiamo in giro col Rocco per un po’ fino alla zona che il Kuda ci assicura "piena di dolmen" (e in effetti c’era un cartello). Intanto Ceppi proponeva la "mozione pigrizia" (trovare un prato dove rotolarsi a dormire e sguazzare nell’ignavia più completa) Molliamo il furgone (la strada non è asfaltata, e noi abbiamo fatto tesoro dell’esperienza pantanosa del giorno prima) e saliamo a piedi alla ricerca di sti maledetti triliti.·
Dopo parecchio tempo che bighelloniamo in giro per sti prati desolati dobbiamo ammettere che NON C’È UNA MAZZA, a parte una robaccia che abbiamo visto in lontananza, ma ci è sembrata tutto fuorché un dolmen.·
Dopo un po’ di ulteriore vagabondare incontriamo una macchina. Dentro c’è un tipo del New Jersey con la moglie, anche lui alla ricerca dei famigerati dolmen. Ci fa vedere una dettagliatissima cartina in scala 1.1 dove sono segnati tutti sti famosi pietroni, ma ammette di non avere trovato nulla manco lui. Noi invece guardando la sua cartina iniziamo a pensare che quella brutta roba incontrata in precedenza potesse essere davvero un dolmen.·
Torniamo indietro e ci avviciniamo alla bruttezza archeologica. Si rivela essere una specie di garage preistorico alto un metro e mezzo. Il Baldo continua a inveire "ma dai! sarà una stalla per vacche nane!" E comunque più o meno tutti sono poco convinti del fatto che sia un vero dolmen…per non sbagliare ci pisciamo tutti sopra. Pigei cerca di farci ritornare in noi, impedendoci di compiere un vilipendio ad un reperto archeologico, ma dopo un po’ si unisce pure lui.·
Perla sul ritorno: Cesaro a un certo punto inizia a urlare impazzito "che bel panorama, che bello! Lo devo fotografare!" mentre noi ci guardiamo intorno alla ricerca di un panorama in grado di giustificare quella reazione. "Aspettatemi qui, vado giù al furgone, prendo la mia macchina fotografica, torno su faccio la foto e scendiamo" delira lui. "Ma che cazzo dici. Primo, sto panorama è una merda, secondo, se proprio lo vuoi fotografare usa la macchina di Ceppi" ribattiamo noi. "No, no, voglio usare la mia", farnetica l’irragionevole Cesaro, e si lancia a tutta velocità verso il furgone, mentre noi scendiamo come se nulla fosse, un po’ preoccupati dal comportamento anormale del Marco.·
Dopo due ore di corse folli e arrampicate selvagge il Cesaro ci raggiunge soddisfatto, con la sua meravigliosa foto incubata nel rullino, pronta a stupire. Ovviamente al momento dello sviluppo si accorge che avevamo ragione noi: è una schifezza.·
Birra di conforto prima delle Moher, perché una volta tanto siamo in orario. Il pub è pieno di battute di dubbio gusto appese alle pareti. Qui Pj si rifarà del bicchiere rottosi qualche giorno prima.·
E’ ora di andare alle scogliere! Ci dirigiamo dunque verso le magiche Moher, ormai è pomeriggio inoltrato. Ovviamente schiviamo in scioltezza il parcheggio a pagamento e lasciamo il Rocco un chilometro più in alto, con le ruote nel pantano (ormai ci abbiamo fatto l’abitudine).·
Prima di salire alle scogliere ci fermiamo ad un negozietto di souvenir (ovviamente non compriamo nulla), dove troviamo una cartolina con l’effigie del "dolmen" che abbiamo visitato poc’anzi. D’accordo, d’accordo, era un vero dolmen… ma fa schifo comunque.·
Passiamo le successive tre o quattro ore penzoloni sul vuoto a viverci un panorama (questo sì che è un panorama, Cesaro!) che è tra i più belli del mondo. Siccome anche solo tentare di descrivere il tutto (quel posto bisogna vederlo per capire quanto è bello!) sarebbe abbastanza ridicolo, ci si limita in questo caso a ricordare alcuni punti salienti:
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I turisti che se ne vanno perché chiude il parcheggio a pagamento. Così ci godiamo il tutto in santa pace, senza rompipalle in giro.q
La partita a briscola chiamata a due centimetri dal vuoto.q
Giampaolo che si fa tenere per poter fare una foto a Pj che ha le spalle penzolanti nel nulla.q
Il Baldo e il Kuda che si sdraiano per una mezz’ora sul ciglio del burrone a guardare le nuvole al tramonto.q
Pj seduto con le gambe penzoloni a guardare le nuvole al tramonto.q
Tutti quanti nelle posizioni più improbabili a guardare le nuvole al tramonto.q
Italo, che è peggio di mia nonna ("via di li", "attento", "è pericoloso", "ma che fai, vieni indietro!!!" ).q
Gli sputi che ritornano indietro a causa del vento folle e tentano di colpirti in mezzo agli occhi.q
Nessuno fotografa il Kuda alle scogliere (al momento cruciale dello sviluppo il povero barba cercherà inutilmente per giorni e giorni una sua fantomatica foto alle Moher, probabilmente inesistente).q
Il Baldo che perde due penne consecutive.q
Sala che fa il nostalgico più del solito.q
Giulio che pensa alla Tizi.
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Decisamente soddisfatti torniamo al Rocco, pisciamo nei dintorni e lo spantaniamo in scioltezza (stavolta era facile. E poi siamo allenati).·
Torniamo a Doolin e come al solito, mentre gli altri campeggiatori vanno in tenda a dormire o a scopare, noi prepariamo la cena. Stasera patatine fritte, con l’ausilio di una padella e qualche forchetta. I cuochi della serata (Baldo, Ceppi, Kuda e Pj) si ustioneranno completamente le mani, e lasceranno nel cucinino del campeggio una puzza di fritto che non se ne andrà mai più.·
Siccome è ormai tardi anche per il pub, solita sfida al due. Cesaro intanto, con la faccia da pesce, prova a riparare i suoi occhiali, che hanno perso una vite.·
Dopo un po’ arriva l’Edgar abito che vuole sbatterci fuori, e Cesaro gli chiede a gesti una pinza, per riparare gli occhiali. L’omone finge di aver capito, e dopo qualche minuto torna con un pappagallo da idraulico. Dall’espressione di Cesaro deduciamo che avrebbe voluto chiavarglielo nella testa.