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Mattina sfigata per tutti tranne Baldo, Kuda e Pj (che dormono nel furgone), perché entra l’acqua nelle tende durante la notte, bagnando i sacchi a pelo e facendo venire i reumatismi a tutti quanti. L’afflitto Italo ormai non sa più che fare.·
Teo esce con i reumatismi e i dolori al fondoschiena: sarà perché ha dormito nella tenda piccola da solo con Ceppi che gli faceva le avances. D’ora in poi i due busoni dormiranno sempre da soli nella tenda piccola tipo coppiettina. Che paio di finocchi.·
Invadiamo l’abitazione di Mrs Bed and Breakfast per la colazione. Lei vede che di noi ce n’è uno in più (ieri sera Cesaro non era venuto al pub) ed esclama: "ci siete tutti? Non è che adesso ne salta fuori qualcuno da sotto il tavolo?". Lei continua a portarci toast e burro, e noi continuiamo a mandare giù. Ogni volta dice: "abbastanza? Va bene così?", e noi: "si grazie", e lei porta l’ultimo cesto di roba, che spazzoliamo in pochi secondi. Lei allora porta ancora, e così via ad libitum, fino a quando non si fa tardissimo.·
Nonostante il traghetto per le Aran parta tra un quarto d’ora, ci fermiamo a salutare la tipa e suo marito (un povero vecchio rincoglionito) e a farci una gran bella foto. La tipa ci da qualche dritta su dove prendere il traghetto e come arrivarci, il marito invece rimane in silenzio e pulisce le stoviglie.·
Usciamo dalla casa e Italo (probabilmente per vendetta di quante gliene stiamo facendo passare) prende la curva strettissima, segando il parafango della posteriore sinistra. Bilancio dei danni fino ad ora: specchietto destro e parafango. Neanche malaccio.·
Sentiamo una tremenda puzza di gas all’interno del Rocco e, scartate le ipotesi Giulio e Kuda (ma anche Cesaro ci sta dando dentro in sti giorni. È un po’ malato e si sente. Mamma mia che puzza), giungiamo alla conclusione che la bomboletta che usiamo per cucinare perde gas. Scendiamo allora per farle sputare tutto il gas, e rischiamo di saltare in aria, perché Italo accende il furgone proprio sopra alla nebbia di butano.·
Lasciamo svuotare la bombola davanti alla chiesetta del paese (probabilmente ora sarà saltata in aria) e prima di risalire incontriamo Jimmy che ritorna a casa dal pub…·
Questi sono tutti segnali degli dei…vogliono aiutarci a non prendere il traghetto per le Aran. Purtroppo noi non ascoltiamo questi segnali, e arriviamo all’imbarco giusto al pelo, e prendiamo il traghetto al volo dopo una corsa da maratoneti.·
Giungiamo infine sull’isola di Inishmore, la più grande delle Aran, e appena scendiamo veniamo travolti da pulmini che ti chiedono di fare il giro a pagamento, noleggi di bici, eccetera. Ovviamente rifiutiamo il tutto sdegnati. Troviamo anche un negozietto di souvenir che ha in mostra migliaia dei famosi "maglioni di lana delle Aran". Peccato che siano "made in Galway"…e li trovi anche all’euromercato.·
Ci fermiamo al supermercato a fare provviste e poi partiamo per il giro dell’isola. Già lungo la strada ste Aran non ci sembrano poi sto granchè. Il Kuda allora ha un colpo di genio: "tagliamo di qua, che poi dovrebbe ricongiungersi alla strada". In effetti a sinistra della strada si inerpica un sentiero promettente. Finora le cose più belle le abbiamo viste uscendo dal seminato, per cui proviamoci.·
Finiamo nel nulla più completo! Sconfinate praterie fatte di pietra, interrotte solo da migliaia e migliaia di muretti di pietra, che dobbiamo scavalcare per poter avanzare. Siamo finiti in culo ai lupi. Continuiamo ad avanzare senza meta superando pietraie costellate di cadaveri di uccelli, e dopo un po’ la smettiamo di scavalcare i muretti: li abbattiamo direttamente a scarpate (e qui il Baldo dà una grossa mano grazie agli scarponi da montagna). Finalmente intravediamo in lontananza una stradina.·
Sbuchiamo, dopo aver macinato chilometri su chilometri nella desolazione, di fianco alla discarica. Già, la discarica. Siamo gli unici al mondo che vanno alle isole Aran a visitare la discarica! Ditemi voi. Cerchiamo di orientarci con la cartina tipo disneyland che abbiamo raccattato all’attracco, mentre il Baldo e Pj si mettono a petto nudo per il caldo bestiale. Dopo pochi minuti Pj si ricorda di essere febbricitante e si copre di tutto punto fino a sembrare un vero e proprio lepricauno delle malghe.·
Giriamo, stavolta sulla strada giusta (ma era molto più bella la nostra, non c’è paragone), alla ricerca di qualcosa di meritevole, ma giungiamo a questa conclusione: le isole Aran fanno schifo. Sono state trasformate di punto in bianco in meta turistica di massa per salvarle dalla bancarotta visto che non hanno nessun’altra risorsa (scopriamo anche che qui non esistono le pecore necessarie a fornire la lana per i famosi maglioni. Ma non solo! Non ci sono neanche le persone necessarie a cucirli! Gli unici irlandesi qui sono gli operatori turistici). Ma forse il nostro giudizio sarebbe stato diverso se avessimo visto le mete per turisti anziché la discarica. Giungiamo infine, dopo molto camminare, a una specie di castello finto dove incontriamo dei tipi siciliani. Anche loro non sono poi così entusiasti del posto. Ci fermiamo a pranzare, e Giulio fa scappare una povera ragazza che stava guardando la cartina di fianco a noi tirando il rutto più rumoroso che la storia ricordi.·
Ormai è ora di andare, quindi scendiamo (il fortino si trovava in cima ad un’altura) verso l’attracco e, giunti in pianura, Pj si accorge di aver lasciato il marsupio (con dentro soldi, documenti e il resto) in cima…perciò deve rifarsi il percorso a ritroso. Lo accompagnerà solo Ceppi, mentre gli altri si svaccano sui muretti ad aspettare.·
Pj torna trionfante col marsupio in mano e tanto acido lattico nelle gambe in più. Ci spariamo gli ultimi chilometri fino all’attracco del traghetto.·
Tornati nell’isolona Irlandese ripigliamo il nostro furgone scassatissimo. In quella ci avvicina un furgone rosso fiammante affittato in loco, ripieno di milanesi fighetti con tanto di occhiali da sole: "Uè ragazzi, di dove siete?" chiedono loro. "Di Milano", rispondiamo noi. "Uè anche noi!!! E siete venuti dall’Italia con quello?" ci chiedono con un po’ di superiorità. "Si". "Uè complimenti!", e ripartono sfrecciando. Che poveretti.·
Oggi abbiamo intenzione di dormire da qualche parte nel Nord del Connemara, perciò andiamo di buona lena, ovviamente senza sapere se esiste qualche campeggio da quelle parti (tanto la guida Routard non ci è di grande aiuto). Ci fermiamo lungo la strada ad un benzinaio, che funge anche da alimentari. Mentre sgranocchiamo qualche porcheria telefoniamo ai vari campeggi dalla cabina.·
Troviamo un ostello a Letterfrack, l’Old Abbey, nel parco nazionale del Connemara. L’idea ci sconquiffera, e il posto non costa neanche tanto.·
Quasi in zona-ostello ci fermiamo a gustarci un lago che è una bellezza. Funziona da specchio naturale, e sembra che ci siano due cieli e due montagne, le une sopra le altre.·
La strada per entrare nell’ostello è uno stretto budello dove rischiamo di incastrarci col furgone, che parcheggiamo davanti all’entrata. Il posto è veramente ripugnante, sporco e fatiscente. Noi ce ne sbattiamo, tanto piantiamo le tende nel prato dietro all’ostello. Tralasciamo le espressioni e le impressioni del misero Epeo per decenza. Secondo testimoni oculari avrebbe tentato l’insano gesto bevendosi una boccia di cicuta.·
Il processo di installazione delle tende è doloroso e drammatico a causa dei miliardi di moscerini del Connemara che tentavano di mangiarci vivi. A causa di ciò ci copriremo alla bell’è meglio, chi con bandane sul volto nel più puro stile "fuorilegge del West" o "Black Block", chi con maglioni, cappucci e altra roba. Durante il montaggio arriva un gruppo di Bresciani a metter giù le tende (capiscono che siamo italiani a causa dei cancheri, delle madonne e degli accidenti in lingua Dantesca che stiamo lanciando alla fauna locale). Dapprima non capiscono il perché del nostro abbigliamento. Poi pensano che siamo un po’ esagerati. Poi condividono in pieno.·
Il Baldo si mette a chiacchierare con una tipa Canadese ubriaca persa che fuma come un’ostia, dicendo che il fumo manda via gli insettacci maledetti. Il Baldo la imita ma ottiene solo un intasamento polmonare multiplo senza che le bestiacce si allontanino di un centimetro. Ma la tipa insiste e fa i paragoni tra questi moscerini e quelli del suo paese, che dice essere ancora più devastanti. Non andremo mai in Canada (sempre che l’ubriaca non abbia soltanto sparato cazzate, il che è probabile).·
Mentre si passa il tempo parlando con la canadese, questa rimane a bocca aperta quando scopre che noi guidiamo con il volante sulla sinistra! E’ così sconvolta che si allontana febbricitante.·
Dovremmo cucinare, ma la cucina è strapiena di gente. Decidiamo quindi di andare al pub e aspettare che la gente si levi dalle palle.·
Il pub ha un’atmosfera molto yankee, con musica americana, bandierine americane e roba del genere (non è raro in Irlanda. Forse a causa degli emigranti che sono tornati in patria…). Mentre stiamo bevendo, una tipa di mezz’età (ma anche un po’ più in la) fuori come un balcone a causa della birra, canta e balla e vuole tirarci in mezzo. Due settimane solo tra uomini ci fanno sentire un po’ affamati è vero, ma non così tanto da scoparci una vecchia. La dignità innanzi tutto.·
Torniamo all’ostello a cucinare e mentre prepariamo salsiccia e pasta scotta, tra spagnoli che tentano di far saltare in aria il forno cucinando una non ben identificata anatra, e inglesi che non si levano dalle castagne pur non avendo nulla da preparare, facciamo conoscenza con quattro ragazzi italiani molto simpatici. Sono lì a cucinare la pasta nella vera tradizione Barilla, e questo per i nostri cuochi (Giulio, Teo, Pj) è un tuffo al cuore. In particolare Pj li adulerà a tal punto, bistrattando i suoi compagni, che gli verrà offerto un piatto di pasta vera. Non ne dividerà neanche un maccherone con gli altri.·
Siamo nella common room a chiacchierare coi tipi di Brescia, mentre gli lasciamo il guestbook per scrivere qualche cosa. Nel frattempo il Kuda sta saccagnando a scacchi un nerd americano menoso, convinto di essere la reincarnazione di Newton e Planck. Da notare che è praticamente ferragosto, ma qui il camino è acceso e tira anche di brutto. Lì accanto sulle poltrone sono stravaccati un tedesco con i piedi pustolosi che se ne va in giro scalzo e i due cani dell’ostello che sbavano dovunque. Evviva l’igiene.·
All’americano menoso si sostituisce alla scacchiera il tedesco coi piedi di pus che se la tira pure lui, ma che è bravo per davvero! Unico difetto, tra una mossa e l’altra ci metteva in media tra i 20 e 35 minuti. Il Kuda si annoia e, mentre aspetta, cena, ostentando una spavalda superiorità e mettendoci circa 12 secondi per muovere, cercando di spaventare l’avversario. Alla fine, per un errore del Kuda, che stava vincendo (o almeno così dice lui, noi non gli crediamo), vincerà il figlio della terra della birra e dei crauti, ma il Kuda si riprenderà la rivincita battendolo la mattina dopo alle 8.00.·
Inizia una sfida a scacchi tra il Kuda e Ceppi, che terminerà 4 pari dopo una lunga serata alla scacchiera.·
Restiamo nella common room fino a notte tarda, e Pj adocchia il morbido divano, assaporando già l’idea di dormirci per tutta la notte. Verrà però anticipato da un beduino francese che si sistemerà sul soffice giaciglio, subito imitato dal gatto (che vediamo solo ora) e dal cane dell’ostello. Non sappiamo quale dei tre animali fosse il più sporco. Alle tre di notte passerà la proprietaria dell’ostello a cacciarlo via malamente.·
Il Cesarone dormirà in ostello, perché ha una febbre da cavallo, in uno stanzino pieno di gente di dubbia origine.