18/8/2001 – Sabato – Scazzo nel Connemara

 

· Premessa: oggi sarà una giornata di sguazzo nell’ignavia. Tra un Cesaro febbricitante, un Italo rugoso, un Giampaolo che inizia ad accusare primi sintomi febbrili, un Pj sempre sull’orlo della febbre e la stanchezza comune, è da comprendere questo giorno di pausa.

· Il Kuda si sveglia alle 8.00 e incontra il tedesco della sera prima, che lo sfida a scacchi. Vittoria schiacciante dell’Italiano.

· Ci svegliamo tardissimo e andiamo a fare colazione dentro l’ostello. La sala da pranzo è al piano di sotto, e li l’ostello è già più carino. Purtroppo però l’igiene è sempre quello che è, coi soliti cani barboni che ti razzolano dentro alle ciotole di cibo. La colazione consiste, oltre a latte, caffè o tè, in pane e marmellata e una scodella di una roba tipo colla bitorzoluta (probabilmente qualche cereale immerso nello schifo) dal sapore stomachevole. Solo Kuda e il maiale di Sala (e pensare che dopo il cibo per gatti che si è mangiato in Olanda due anni fa sembrava guarito) riescono a ingoiare la brodaglia.

· Rincontriamo gli Italiani che ieri ci hanno offerto la pasta: un ragazzo e una ragazza di Caserta, un siciliano e un toscano. Ci mettiamo a chiacchierare e loro ci raccontano un po’ delle loro avventure (come il tipo toscano, che la notte precedente ha dormito in una soffitta perché l’ostello gli faceva schifo. Boh!). Tra l’altro il Baldo si premura di far notare il sapore del pane (che sapeva inequivocabilmente di… ehm… sbor… vabbè avete capito) alla tipa, che alla fine è d’accordo con lui. (sottile modo per darle della pompinara). Nessuno si rende conto di aver fatto una figura di merda.

· Passando davanti alla cabina telefonica vediamo un bellissimo Nokia 3310 abbandonato. Tutti già pensano a come rivenderlo a qualcuno ma, stranamente, Pj impedisce il furto: "lasciamolo lì, al massimo lo pigliamo quando ritorniamo in ostello". Ovviamente al ritorno il cellulare non c’è più.

· Passiamo la mattinata in scazzo e riflessione, in quanto non sappiamo bene che fare oggi. Oltretutto il Cesaro è sempre più febbricitante, perciò non sarebbe il caso di portarlo in giro. C’è chi inganna il tempo giocando a carte, chi a scacchi, chi bighellonando in giro. A un certo punto arriva dal Baldo, che se ne stava comodamente seduto all’aperto a scrivere, un tipo di Piacenza vergognoso, con la faccia da pirla e un fastidioso modo di fare che prende il discorso alla larga ("ma di dove siete?", "ma è vostro questo furgone?", "ma quanto l’avete pagato?") fino a chiedere un passaggio per Sligo per lui e sua sorella. Solitamente siamo felici di portare a spasso chiunque, ma questo ci stava sul antipatico, quindi nisba.

· Arrivano da noi gli otto Bresciani, che ci chiedono se li possiamo portare in prossimità dell’abbazia che vogliono visitare. Ovviamente li portiamo (questi si che ci stanno simpatici). Li accompagnano solo il Baldo e il Kuda (altrimenti non ci saremmo mai stati nel furgone, loro sono in otto!), e il Baldo presta la sua mantella antipioggia (mai usata) a uno dei tipi, che è il ritratto sputato di Fabio Oppio.

· Tornati, ci svacchiamo per un po’ nel furgone a sonnecchiare, decidendo cosa fare oggi. Dopo un po’ di tranquille e sonnacchiose colluttazioni, decidiamo di visitarci, con calma e sciallo, la penisoletta che si diparte poco a nord di Letterfrack.

· Giulio vuole a tutti i costi noleggiare le bici per godersi al meglio questo paesaggio che ci circonda, ma è ostacolato dalla taccagneria di Pj, di Ceppi e del Barbuto, e dall’ignavia del Piccolo. In un paesino poco distante riusciamo a trovare un noleggio biciclette (probabilmente illegale), il cui proprietario è dietro al bancone di un pub a spillare Guinness. Qualcuno di noi chiacchiera con un tedescotto già ubriaco alle due del pomeriggio, che ci racconta come pochi anni fa abbia deciso di trasferirsi in Irlanda, probabilmente stufo della solita birra tedesca e alla ricerca di nuovi orizzonti e stimoli alcolici. Nel frattempo il Pit sta contrattando sul prezzo di noleggio, e stoicamente riesce ad abbassarlo di tre sterline, per arrivare ad una quota pari a cinque punt (12.500 £ circa). Ma la taccagneria e lo scazzo hanno la meglio e ci lasciamo alle spalle il pub senza neanche berci una Guiness. Strano!

· Italo resta all’ostello a fare compagnia al cagionevole Cesaro, e a esercitare l’arte medica, come se avesse già pronunciato il fatidico giuramento di Ippocrate.

· Noi partiamo e ci giriamo in scioltezza il penisolino, fino a finire praticamente dentro a una cascina. Lasciamo li il Rocco e andiamo a farci un giro per i campi. Improvvisamente troviamo un campetto recintato (ovviamente da muretti di pietre) con dentro una cifra di balle di fieno ricoperte coi sacchi neri. Noi ci buttiamo dentro a giocare come bambini di due anni. Ci mettiamo venti minuti per fare una foto, perché non vogliamo essere beccati dal proprietario, che alla fine ci becca comunque. Ma non gliene frega niente. Che bello. Tra l’altro la foto verrà malissimo, ma non ci interessa.

· Continuiamo a girare senza meta, fino alla fame. Troviamo un pub che è la fine del mondo, e andiamo a farci gli hamburger più buoni del creato, tranne il Kuda che preferisce una zuppa.

· Prima di andarcene prendiamo in giro la cameriera che porta via i nostri piatti e li spetascia tutti sul pavimento.

· Ci fermiamo ad una spiaggia, e ci portiamo dietro frisbee, chitarra e canzoniere (un malloppo di 200 pagine che utilizzeremo solo oggi. E meno male che il Kuda aveva costretto Pj a stare in piedi fino a mezzanotte della sera prima della partenza per finire di stamparlo). Dopo un po’ di cacofonia generale, e il Baldo e il Kuda che non si trovano mai d’accordo sul tempo e sul ritmo (col risultato che vanno tutti e due per i fatti propri, e gli esiti ve li lasciamo immaginare), prendiamo in mano il frisbee e iniziamo a giocare in riva al mare, con grande terrore di Giulio (a cui abbiamo perso il frisbee in Bretagna, nel ’98. D’accordo gli abbiamo perso anche la radio, ma lì eravamo a St.Malo). Per far impaurire Giulio mettiamo Pj (era stato lui a perdere il frisbee, grazie ai suoi tiri dalle traiettorie imprevedibili) a tirare con la faccia rivolta al mare. Dopo avere tentato più volte di decapitare Sala col frisbee, passiamo alla gara di sputo, che viene abilmente vinta dal Baldo, insignito dell’ambito titolo di Monkeyislandiana memoria di "Capitan Catarro". Secondo classificato Giulio, "Maestro Muco", e Terzo è il Kuda, "Massimiliano terzo, il Succoso".

· Prima di andarcene vediamo una scena orribile, con un busone che si spoglia nudo nello scoglio dritto di fronte a noi. Stomacati, e pieni di repulsione e ripugnanza torniamo al Rocco.

· Da notare lo scherzone fatto a Sala, a cui facciamo credere che ha perso le chiavi del Rocco. Il Piccolo passerà venti minuti a cercarle, e alla fine non la prenderà molto bene, e scaricherà la propria ira sul povero corpo di Giulio, che non centrava niente (o quasi). Come al solito il Baldo la fa franca.

· Pj scambia un vecchio per una tipa (dopo che l’altro ieri aveva scambiato il bambino, Satana, per una vecchia. È in forma).

· Back to the hostel. Il medico Epeo si è preso cura del Cesaro, rimettendolo in sesto alla bell’è meglio. Praticamente lo ha lasciato dormire senza disturbarlo minimamente, e ha passato la mattina a leggere nella common-room. Ci facciamo una scialba pasta in bianco e mangiamo in tranquillità. Poi arriva di nuovo il palloso di Piacenza, e conosciamo sua sorella. Lei è simpatica, e questo ci fa cambiare idea sul passaggio (non è per fame di donne, la tipa è un vero cesso. Ma è simpatica, quindi possiamo portarli senza paura che le palle ci rotolino a valle durante il tragitto, che non è cortissimo), glielo diamo.

· Pj e Cesaro recuperano dalla lavanderia i capi che avevano lasciato da lavare. Sorpresi recuperano le loro mutandone pulite e profumate, è la prima lavata che gli riesce dall’inizio del viaggio.

· Pj, Giulio e Ceppi decidono di dare una svolta ai tornei di scacchi: da ora in poi hanno cinque secondi per compiere la propria mossa, col Baldo e il Kuda che li pigliano a sganassoni nelle scapole se sgarrano anche solo di un secondo. Li davanti c’è una tedescona paffuta che si sta divertendo un casino a vedere ‘sto spettacolo circense. Pj perderà immancabilmente tutte le partite.

· Scopriamo che l’acqua dell’ostello di cui ci siamo riempiti gli stomaci per due giorni ha uno strano colorito giallo ruggine, solo che la sera non si vedeva visto che l’unica luce era quella del camino e delle candele. Il Kuda è felice di aver tenuto fede al suo proposito di bere meno acqua possibile in Irlanda.

· Quella sera andiamo al pub coi due Piacentini, e si chiacchiera del più e del meno. La serata va avanti a Guinness e canzoni tradizionali Irlandesi. Il Baldo è felicissimo perché ad un certo punto tutti si mettono a cantare una delle pochissime canzoni tradizionali che conosce, e si unisce al coro cantando a squarciagola "The fields of Athenry".

· Alla fine, a scaglioni, vanno tutti a dormire, e rimangono solo Il Baldo, il Kuda (i due bevitori più convinti della compagnia) e la tipa di Piacenza. Vanno avanti a parlare per ore, finchè tutti nel locale non si alzano in piedi con la mano sul cuore a cantare l’inno Irlandese. Commossi, si alzano anche i tre. Il momento è toccante.

· I superstiti del pub tornano barcollando paurosamente e disegnando improbabili traiettorie a causa della mazzata alcolica. Poi il Kuda si piazza nel furgone, mentre il Baldo va in tenda, svegliando il Giulio a suon di rutti (ma il temibile Ano parlante ha sempre degli assi nella manica, e si vendicherà domani mattina).

 

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