19/8/2001 – Domenica – Problemi a Sligo, notte a Dublino

 

· Il Baldo viene svegliato di soprassalto da una rumorosissima scoreggia di Ano Parlante, che viene notata con stupore e sbigottimento anche dai Bresciani fuori dalla tenda. Il Giulio si è vendicato…

· Dopo la colazione, in cui stiamo bene attenti ad evitare la brodaglia collosa, smontiamo il campo e partiamo verso Sligo (città natale di Yeats), insieme a Katia e l’insulso fratello.

· Da notare il clima blues che pervade la stanza dove facciamo colazione: fotografie raffiguranti i più grandi uomini e donne del Blues e in filodiffusione solo canzoni di questo genere, con sommo gaudio del Baldo (che però si era dimenticato di questo particolare e non l’aveva inserito nel diario. Forza e onore al Giulio ndBaldo). Da questo punto di vista l’ostello era la bellezza incarnata.

· Lungo il tragitto ci perdiamo almeno una dozzina di volte, anche perché il Baldo fa il navigatore, e ha i postumi della sbornia di ieri sera, con un linguone felpato a mò di materasso.

· I due insipiderrimi elementi di Piacenza ci fanno vedere il bottiglione gigante da cinque litri d’acqua che hanno comprato. Pj per riuscire a bere (scroccando ignominiosamente) da quella specie di barile si spaccherà tutte le gengive, perché ogni volta che se lo porta alla bocca per bere durante il tragitto Sala dà dei colpetti al freno, facendogli precipitare tutto il peso del bottiglione pieno sui denti.

· Arriviamo a Sligo verso mezzogiorno e molliamo giù i Piacentini, che devono incontrare un loro amico. Noi invece ci tuffiamo in un "Abrakebabra", squallida catena di kebaberie, a ingozzarci come maiali.

· Andiamo alla ricerca di un ostello, perché Giampaolo è in piena crisi febbrile e non sta in piedi. Finalmente, dopo aver sbagliato strada dieci volte, lo raggiungiamo. Tra parentesi, oggi la Ferrari conquisterà il mondiale, ma questa è un’altra storia.

· Il Kuda decide di dormire comunque in furgone. Nonostante ciò già pregusta l’idea di scroccare tutte le attrezzature dell’ostello, soprattutto la tazza del water.

· Il Baldo e il Cesaro sono in una stanza con dell’altra gente, e conoscono una tipa Francese che insegna italiano. Poi parcheggiamo Giampaolo nella sua stanza a dormire e ce ne andiamo in giro per Sligo. Purtroppo la giornata non è delle migliori: una pioggerellina insistente rompe le palle

· La città si rivela discretamente insignificante, e le uniche cose degne di nota sono le patatine plasticose e puzzolenti acquistate da Giulio e Baldo in comproprietà (il malvagio pizzo si mangerà tutte quelle buone e lascerà al povero Giulio tutte quelle schifose) e le prime banane di Pj (segno inconfutabile della sua degenza).

· Visitiamo anche l’ennesima abbazia, più per ammortizzare l’Heritage Card che per vero interesse nei confronti della storia e dell’architettura di questo gran bel popolo. Mentre visitiamo l’abbazia di Sligo sotto l’umidità e parlando di parla di frizzi, lazzi e della foto della Benedetta nel portafoglio di Sala, ci godiamo la struttura sgaruppata del posto. Pj inizia a invidiare Ceppi, che è al calduccio nel letto, mentre lui ha un freddo bisso e l’umidità pure nelle mutande. È la febbre, che inizia a farsi sentire…

· Siamo in ostello a insegnare al Cesaro a giocare a briscola chiamata quando succede il casino… deve tornare in Italia perché è sorto un problema a casa.

· Ci mobilitiamo alla ricerca di informazioni sui voli (porca vacca che oggi è domenica), perciò chiediamo in giro, e anche all’ufficio del turismo (che era rimasto aperto perché c’èrano dentro i due Piacentini, almeno a qualche cosa sono serviti), poi decidiamo di andare a vedere all’aeroporto di Sligo (male che vada li ce li avranno gli orari dei voli degli altri aeroporti, pensiamo).

· L’aeroporto di Sligo è una specie di scherzo: grande un quinto di Orio al Serio, sembra l’aeroporto del lego. Andiamo dentro a chiedere, ma questi non sanno niente, anche perché l’unico ufficio aperto è quello dell’avis (Il Baldo e Pj se ne accorgono solo dopo mezz’ora che stanno parlando col tipo, con un tono sempre più incazzoso e cercando di prenotare un volo. Poi il Pit ha la bella idea di chiedere il numero di telefono dell’aeroporto di Dublino). Chiamiamo Dublino, e il Baldo si ritrova dall’altra parte della cornetta una tipa frettolosissima che evidentemente non vede l’ora di andare a casa. Sta maledetta. Comunque viene fuori che c’è un volo per Linate domani mattina.

· Sbaracchiamo tutto quanto (e quel cane del proprietario dell’ostello non ci ridà nemmeno la caparra. Pezzente morto di fame), svegliamo Giampaolo e andiamo all’aeroporto di Dublino. Contiamo di essere nella capitale entro le dieci e mezza - undici.

· Nel furgone Italo estrae tutte le sue attrezzature mediche e misura la febbre a Ceppi: trentotto e mezzo. Poi passa a Pj, che dice festante: "trentanove! Ho vinto!" L’acqua malsana di Letterfrack inizia a mietere le sue vittime!

· Ci fermiamo a fare benzina (di nuovo. Oggi avevamo messo dentro si e no un litro, proprio per evitare di rimanere a secco per strada), e prenotiamo anche l’ostello a Dublino per i due febbricitanti.

· Ringraziando chi ha avuto la brillante idea di affiancare sempre un negozio di alimentari ad ogni benzinaio irlandese, mangiamo qualche indecenza, giusto per non dare in pasto al nostro povero stomaco solo saliva e catarro.

· Giungiamo a Dublino verso le undici e, malgrado la situazione non allegrissima, la cornice della città di notte tutta illuminata è affascinante. Dopo un po’ di giri troviamo l’ostello, dove Pj e Ceppi salutano Cesaro e Italo (che ha deciso di accompagnare il Marco per non farlo tornare indietro da solo. Onore all’Epeo).

· A questo punto diamo appuntamento agli altri due per il giorno seguente: "domattina alle dieci passiamo a prendervi". Dopodiché andiamo all’aeroporto di Dublino. Chissà perché di notte è tutto più bello, anche un posto sempre incasinato come un aeroporto è bello tranquillo. Ovviamente mettiamo giù il Rocco dove non si può, quindi dobbiamo farci altri sbattimenti per portarlo nel parcheggio giusto.

· Andiamo a chiedere informazioni sul volo, è domattina alle sei e mezza. Per il momento l’unica cosa che possiamo fare è salire le scale e andare a mangiare al McDonald’s, fino a che gli sguatteri non ci vengono a pulire fin sopra al tavolo. Allora capiamo che dobbiamo andare (Il Kuda, pur di non andare al da lui odiato fast food, affermerà "non ho fame" per la prima volta nella sua vita).

· Ci svacchiamo sotto ad una scala mobile a sonnecchiare aspettando le 4.30 (ora è l’1.30). Siamo tutti stretti sopra ad una tavolona di legno, che almeno non ci costringe a dormire sul pavimento.

· Il Kuda e il Baldo scrivono qualche riga di diario, mentre Sala viene piano piano spinto via dall’asse di legno, e si arrotolerà attorno agli zaini in posizione antiscippo.

· Il Kuda sfrutterà a pieno le doti del favoloso cuscino trafugato a Bayeux, usandolo anche nella scomoda notte Dublinese.

 

Ora la palla passa al Pit, che descriverà con minuta dovizia le sue peripezie assieme a Ceppi nell’ostello di Dublino…

 

Iniziamo a scontrarci con la diversità rispetto all’ambiente di paese che ha accompagnato le nostre peripezie fino al giorno prima. L’ostello è un enorme palazzo pieno di corridoi che terminano chissà dove. Insomma uno dei posti più disumanizzanti mai visti.

Prima di salire, il ragazzo alla reception ci scaraventa in faccia una quantità di informazioni che a malapena Pj riesce a capire con il suo febbrone, figurarsi Giampaolo che lo guarda con occhi sgranati. I due si incamminano nella direzione indicata, dopo essere stati schedati sul computer ("First to the left as far as the stairs, then go up to the second floor, turn right then left, then booo???). Arriviamo in un corridoio deserto e ci incamminiamo cercando la stanza 210. Giunti finalmente lì sempre più timorosi apriamo la porta e lo spettacolo è abbastanza degradante (come ci manca Letterfrack, o l’ostello di Liam…): ci sono una ventina di letti sparsi per lo stanzone, quattro finestroni che danno su un vicolo cieco della città, gente che dorme nei modi più impensabili e sporcizia ovunque.

Infine ci troviamo due letti e ci addormentiamo di colpo.

Pj

 

Next Day >>>