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La sveglia è alle 4.30, col cellulare del Baldo che fa un casino spropositato e ti fa venire voglia di distruggerlo a manate (ma non è nulla in confronto alla lucidatrice che per tutta la notte ha accompagnato il nostro sonno).·
I sei sono visibilmente provati dalla nottata riposante e, dopo avere accompagnato Marco e Italo a ritirare i biglietti, andiamo a spararci un caffè alle macchinette, anche se in questo momento avremmo più bisogno di una palata di nandrolone.·
Mentre siamo in coda al check-in diamo un’occhiata ai giornali all’edicola. C’è di tutto meno la gazzetta! Mannaggia alla pupazza, volevamo fare l’asta del fantacalcio sul traghetto e invece niente…·
Arriva il momento della partenza e, tutti un po’ crucciati, salutiamo Marco e Italo. In bocca al lupo ragazzi.·
Dopo un’iniziale imbarazzo (la circostanza non è delle più gaie) la vita riprende: "Vabbé. Caffè?" "Ok, caffè", e i quattro si dirigono al piano di sopra a fare colazione.·
Il bar è di fianco al McDonald’s, che rilascia i suoi miasmi pestilenziali anche a quest’ora del mattino. Noi preferiamo andare sul classico… cappuccio e brioche. L’idea del cappuccio viene al povero Sala rimproverato subito dal perfido Giulio che gli dice, senza pensarlo veramente: "Ma il cappuccio lo bevono solo i busoni!" Preso alle strette il Piccolo decide di prendersi malvolentieri un più mascolino caffè, scimmiottando il Baldo (che addirittura se lo spara amaro. Estremista). Di nascosto, Giulio e il Kuda si prendono due cappuccini, ben più sostanziosi di un misero caffè, bevendoli rumorosamente davanti all’invidioso Sala.·
Naturalmente si gioca a carte, visto che Giulio ha appena speso sei milioni di dollari per un mazzo di carte della Guinness. Dopo due mescolate gli roviniamo tutti gli angoli.·
Dopo un po’ al Baldo gli piglia lo schizzo di andare a vedere gli aerei che decollano, e i quattro si spalmano sulla vetrata che dà sulla pista di decollo, coi loro nasoni appiccicati al vetro. Per l’occasione, il competente Sala ci spiega i misteri della portanza e i segreti dei motori a reazione, l’oscuro funzionamento di una turbina e le arcane applicazioni della dinamica Newtoniana.·
E’ tempo di andare a cercare un campeggio, perciò siamo di nuovo in sella al Rocco. Stare in quattro, su un furgone da nove, è quanto di più comodo ci sia nella vita! I passeggeri, infatti, gironzolano tranquillamente all’interno della vettura, e potrebbero quasi organizzare una partita di hurling.·
Il furgone è talmente comodo che il Baldo ci si addormenta dentro, tutto bello spaparanzato. Quando si sveglia è già nel campeggio (è forse questo un espediente narrativo simile agli svenimenti di Dante?) di Clondalkin, alle porte di Dublino. Diciamo che come ultimo campeggio non poteva capitarci di meglio: è un posto nuovo, quindi costa poco (perché in promozione), e oltretutto è lussuosissimo (la nostra interpretazione di lusso è del tutto particolare, però…)! Ci saranno un migliaio di cessi, pulitissimi, enormi. C’è spazio per piantare qualsiasi cosa, anche un tendone da circo. Il cucinino ha il distributore di bibite, e c’è anche un campo da basket! Peccato che il posto sia flagellato da un vento monsonico non indifferente.·
Paghiamo il prezzo solo per quattro persone e per una tenda, anche se sappiamo che alla fine saremo in sei e metteremo giù due tende. Di solito siamo molto tranquilli quando facciamo questo genere di sgami, ma a causa delle dimensioni del gestore (un ragazzone di ghisa con dei bicipiti come palloni da rugby) stavolta siamo un po’ impauriti e nervosi.·
Dall’Italia arrivano buone notizie. Questo ci conforta.·
Montiamo il campo con calma, finchè non decidiamo di giocare a basket con il nostro misero pallone da calcio. Alla fine non rimbalzava neanche male, peccato che il vento rendeva impossibile un qualunque tiro dalla media distanza in poi. Le squadre sono Baldo-Kuda contro Sala-Giulio. Le cose vanno alla grande per i primi due, grazie al Baldo, specialista in entrate micidiali (che è l’unica cosa sensata da fare con questo vento). Alla fine arrivano due francesi (sempre loro! Ma che diamine, con così tante nazioni al mondo, sempre loro! Evidentemente sono molto sportivi) che vogliono giocare con noi. Nella squadra di Baldo e Kuda si inserisce un incapace che si spaventa quando gli arriva il pallone e con le mani di burro. E che non difende! Dall’altra parte invece si palesa uno che almeno sul piano fisico se la cavava, peccato che a metà partita si metta a petto nudo, facendoci ritrarre dal raccapriccio (marcare un uomo biotto e sudaticcio non è il massimo della delizia). Alla fine vinceranno, per un punto, Giulio, Sala e il francese serio, con una magia di Ano Parlante dalla distanza. Vittoria meritata.·
Dopo una bella doccia ci ricordiamo che dovevamo andare, alle dieci, al cottolengo (l’ostello dei due febbricitanti). In ritardo mostruoso, ci dirigiamo verso la città.
La parola torna al Pit, per descrivere la loro attesa di noialtri debosciati…
Intanto alle 8:30 i due degenti sono già in piedi. Pj si sente già un po’ meglio (probabilmente è felice di aver superato la notte), Ceppi mica tanto. Scendiamo dai letti e finalmente guardiamo in faccia i nostri compagni di stanza: un mostro pustoloso pieno di acne che ci guarda dal suo letto ormai unto, un tizio mezzo nudo che dorme praticamente con la faccia per terra e altri ignoti su cui è bene tacere.
Comunque dopo una sosta al cesso ci dirigiamo dove crediamo venga servita la colazione (o meglio dove ci sembra di aver capito, dalle informazioni del receptionista, che la servano). Giungiamo in uno scantinato sotto terra, dove la gente mangia trangugiando quello che ha davanti. Noi andiamo verso il bancone ma non c’è nessuno. Il tizio che serve è alla porta a fumarsi una sigaretta e non ci caga manco di striscio.
Alla fine, visto che eravamo completamente spaesati e non sapevamo che cavolo fare (il mal di testa era ancora abbastanza persistente in entrambi) il tizio si avvicina e ci sbatte sul tavolo due tazze e due cosini di marmellata. Ci sediamo a mangiare zitti zitti quella schifezza (oltretutto la spremuta sapeva di detersivo) e quindi andiamo a prendere le valigie.
Pensando che i nostri amici siano puntuali (ma quando mai) decidiamo di fare a turno. Pj si ferma all’ingresso, mentre Ceppi porta giù la sua roba, quindi il contrario. Fiduciosi ci sediamo sul divanetto guardando fuori dalla porta con i nostri occhioni! E’ sicuramente questione di minuti.
Dopo un’ora pensiamo che ci sia qualcosa che non quadra
Dopo un'altra mezz’ora passiamo all’azione:
Ceppi: Proviamo a chiamarli
PJ: Ce l’hai il numero di qualcuno?
Ceppi: No
PJ: Perfetto
Ceppi: …
PJ: …
…
Ceppi: Però so il numero di mio fratello, possiamo telefonargli e chiedergli di telefonare alla Francesca Mascolo per farsi dare il numero di Baldo, quindi chiamarlo e avvisarlo di venirci a prendere!
PJ: …
PJ: Aspetta!!! Ho un’ ideona, provo a chiamare il mio numero che ha il trasferimento di chiamata su quello di Epeo!
Detto fatto, prima guardiamo la cartina per capire dove cazzo siamo e quindi, mentre Ceppi rimane ad aspettare ascoltandosi i discorsi della ragazza alla reception (oltretutto italiana) con un altro tizio, Pj esce in strada alla ricerca della cabina indicatagli dalla tizia.
Il sole splende come non mai (una delle giornate più belle), e Pj incamminandosi arriva fino alla cabina. Inserisce la tessera, compone il numero e…
Nulla, nessuno risponde alla chiamata. Si ritorna all’ostello con le pive nel sacco.
Ceppi propone di provare con le monete invece che con la tessera. Tira fuori le uniche monetine rimaste e le porge a Pj, che di nuovo si incammina.
Ovviamente la cabina va solo a tessera. PJ chiede a un negozio di integralisti neri li accanto, che in malo modo gli indicano O’Connell street. Pj non se lo fa ripetere e arriva in una nuova cabina. Si ripete la scena di prima.
PJ disperato alla fine accetta la proposta di Giampaolo. Quest’ultimo si dirige alla cabina e telefona: ovviamente il telefono del fratello è spento.
Intanto il tempo passa inesorabilmente, già ipotizziamo che il furgone sia esploso con tutti i passeggeri a bordo. Pj ha però l’intuizione folgorante: "dovevo togliere lo zero davanti al prefisso". "Ma sei un coglione" gli grida Ceppi mentre egli si dirige a grossi passi verso la cabina!
Fatto il numero corretto, parte la redirezione della Ominitel e Pj sente la voce di Epeo dall’altra parte della cornetta:
Epeo: Pronto? (col tono di uno che si sta rilassando nella vasca da bagno)
PJ: Italo, dove sei? (col tono di uno che finalmente vede uno spiraglio di luce)
Epeo; A casa! (ma vaffanculo!!! ndPj e Ceppi)
Insomma, morale della favola: Epeo chiamerà i nostri compagnoni intimando loro di muovere le chiappe e noi attenderemo pazienti l’arrivo del Rocco davanti all’ostello, continuando a guardare le grosse tette della ragazza alla reception.
Pj
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Nel frattempo Pj e Ceppi, preoccupati per il nostro ritardo, chiamano il cellulare di Pj che era in Italia, ma con il trasferimento di chiamata sul cellulare di Italo. Risponde Italo, che era già arrivato in Italia, e il novello medico chiama i quattro degradati ritardatari per informarli che i malati sono in attesa da due ore.·
Tutto il mondo è paese. Anzi, è Milano. Infatti anche qui c’è un casino mostruoso, un traffico sbattipanza che scassa un po’. Alla fine però troviamo la strada dell’ostello e lasciamo giù il Rocco, per girarci la capitale a piedi.·
Ora si consuma il dramma del parcheggio: Il Rocco è un mezzo ideale per girare per le campagne irlandesi, ma in città è un ciclopico bestione scomodissimo da parcheggiare. Per non ripetere l’esperienza di Parigi (anche perché non c’è più Italo, non c’è gusto) giriamo per mezz’ora per le strade della capitale, per poi arrivare alla decisione di lasciare il pulmino in un posto a pagamento lungo la strada ("tanto dalle 15.00 è gratis"); paghiamo e ci accorgiamo che dalle 15.00 diventa divieto di sosta. Poco male, torneremo a spostarlo più tardi.·
Prima tappa ovviamente il pranzo. Che consiste nel solito cheesburgerone take-away con patatine. Caso vuole che acquistiamo il cibo in un posto gestito da una tipa abruzzese e suo figlio, un nanerottolo, che ci chiede con un po’ di nostalgia (immotivata, visto che è nato lì in Irlanda): "Siete Italiani? Anche noi, dell’abruzzo!" Chiaro che scatta la chiacchierata con la signora, che nonostante tutti gli anni di permanenza non capisce ancora gli usi alimentari del luogo ("che vi devo dire? Questi sono pazzi!"), tipo l’aceto sulle patatine o la pizza all’ananas. Approposito di ananas, da segnalare l’incompetenza linguistica-anglosassone di Sala, che perde la scommessa col Baldo, secondo il quale pineapple significava ananas. Il piccolo marrone non si fida dell’onniscienza del pizzo e perde una Guinness (che poi non pagherà. Che miserabile).·
La seconda tappa del dramma si risolve con la decisione di restare a dormire per mezz’ora nel pulmino, e poi di lasciarlo in un altro posto a pagamento. In questo modo abbiamo risparmiato mezzora di parcheggio che, diviso sei, vuol dire circa 166 lire a testa!·
Purtroppo siamo discretamente fuori forma, grazie alla dormita di tre ore di stanotte, perciò andiamo completamente a caso. A un certo punto finiamo nel Trinity College. Ma proprio dentro nel Campus. Ci svacchiamo nel campo (da calcio? Rugby? Hurling? Boh) e iniziamo una spietata session di poker, che alla fine della partita vede all’attivo solo Ceppi. Il Pj si rifiuta di giocare d’azzardo ma è sempre ben disposto (a pagamento naturalmente) a collaborare con i giocatori come baro. Considerate le sue esorbitanti tariffe però, non lo ingaggerà nessuno.·
Nel frattempo di fronte a noi c’era tutta l’università che si allenava duramente, verosimilmente per le olimpiadi. Noi invece siamo belli comodi spaparanzati sul prato.·
Continuiamo a deambulare per le viazze della città, aspettando le 8.30, perché abbiamo appuntamento con Stefano e la Silvia, che si trovano a Dublino al momento.·
Passando davanti a una drogheria rimaniamo estasiati dal culone gigantesco della commessa, con tanto di spacco interchiappale in evidenza che, sedutasi sul cassone dei gelati, ne fa bella mostra dalla vetrina. Vorremmo fotografarlo ma immancabilmente prima del click questa si sposta. Poco male, non avevamo il grandangolo per pigliarlo tutto. Pj si compra le banane (è proprio malato).·
Alla fine becchiamo Ste e la Sil, e andiamo in un pub a festeggiare il felice incontro. Com’è giusto i due iniziano a farsi beffe di Sala, dileggiandolo senza pietà.·
Finiamo in un pub piccino nella zona di Temple Bar, dove piglieremo una sacra sbronza come si deve. Il primo brindisi è di diritto in onore del Cesaro. Il secondo è per Epeo.·
Il giro oggi è composto da: Ste, la Sil, Il Baldo, Il Kuda e Giulio. Gran botta. Andiamo tutti di Guinness, tranne la Silvia che si spara cinque Bailey’s. Ad un certo punto arriva un gruppo di musicisti che ci dicono se ci spostiamo sull’altro tavolo.·
La musicista ci prova con Sala, ma lui non si fa suonare il piffero.·
Purtroppo, quello che doveva essere un gruppo tradizionale Irlandese si rivela essere un insieme di musicisti francesi senza verve. Presi dallo sgomento ci mettiamo a cantare a scuarciagola le canzoni dei Modena City Ramblers, surclassando il gruppetto per dieci minuti buoni.·
Dopo la salutare cantata parte il momento di revival degli anni delle superiori, e scattiamo un’ improbabile foto da consegnare alla Scianna, con una moneta appiccicata sulla fronte (questa foto susciterà una fila di domande da parte degli amici, la risposta più sbrigativa sarà: "non vuol dire un tubo, eravamo ubriachi!")·
Stefano ci rende tutti ipocondriaci con le sue diagnosi esperte indirizzate al malanno del Pit. Tra l’altro Pj stasera farà il cinema. Malatissimo, non è voluto restare in ostello (avrebbe dovuto pagarlo), perciò passerà la serata completamente rincoglionito a mangiare banane, e ogni volta che ride si contorce dal dolore a causa di bestiali spasmi addominali. Ovviamente cerchiamo di farlo ridere il più possibile. A fine serata sarà distrutto, si addormenterà contro una parete e arriveranno due tipi a chiederci: "ma cosa gli avete fatto bere?"·
Tutta la combriccola, Ceppi in testa, cerca di immortalare il Giulio in una delle sue famose pose post-ubriacatura, in memoria delle ben riuscite foto di Quiberon. Missione fallita purtroppo!·
Il Baldo, ubriaco perso, rovinerà i vestiti di tutti rovesciando boccali di birra con inquietante regolarità.·
Torniamo tutti al Rocco, e diamo un passaggio anche a Ste e alla Silvia. Il tragitto è lungo e barcollante, a causa della serata dedicata all’etilismo. Il Baldo addirittura attraversa la strada fermando con la mano una macchina dei poliziotti. "Ah, ma non era un taxi? Mi sembrava un taxi".·
Non senza difficoltà giungiamo al Rocco, e i due ospiti sono scioccati dalla puzza belluina che regna sovrana nel furgone.·
Essendo tutti ubriachi e mancando il sostegno di Italo (astemio), Sala si offre di guidare il pulmino e Pj, pur essendo a un passo dalla fossa e senza conoscere la strada, fa da navigatore. Gli altri si addormentano, sbattendosene altamente.·
Stefano, con la vocina da ubriaco, indica la strada e Sala e Pj prontamente la raggiungono senza sbagliare nulla. Peccato che Stefano fosse completamente fuori di melone. Ci fa girare per mezz’ora tra strade di periferia sconosciute quando, quasi certamente per puro caso, non ci imbattiamo nel loro B&B.·
Una volta scesi Giulio gli vomita davanti a casa. Probabilmente quel misto di Guinness, Kilkenny, banane, cheesburger e succhi gastrici è li ancora adesso che saluta i passanti incuriositi.·
Stefano, da buon medico, passa senza ricetta gli antibiotici a Pj, che ne farà buon uso.·
Il Baldo è completamente partito, e canta a squarciagola in preda a totale alterazione mentale. All’improvviso la coscienza: "Sala, fermati che devo vomitare". Il pizzo scende, sbocca per due o tre minuti, torna sul furgone e riattacca a cantare. Che compagnia di raffinati gentiluomini.·
Tornati al campeggio dobbiamo aprirci da soli la sbarra, perché probabilmente la guardia notturna è andata a dormire a casa sua, sbattendosene della nostra sicurezza. Felici entriamo in sei e realizziamo di aver montato solo una tenda (nella fretta della mattina...). Poco male, c’è sempre la soluzione pulmino.