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Si parte da Dublino, e facciamo rotta verso il Sud, visto che domani dobbiamo pigliare il traghetto. Tra noi e Rosslare c’è solo la contea di Wicklow, che tutti dicono essere molto bella.·
Pj, completamente debilitato, ha ormai la forza di un colibrì. Risulta quindi esilarante il suo tentativo di bere il tè alla pesca liofilizzato dentro al bottiglione da cinque litri, un po’ per la sua malattia che lo priva delle forze e un po’ per la difficoltà di compiere l’operazione in furgone, a causa delle inchiodate improvvise di Sala.·
Allunghiamo la strada di almeno dieci chilometri buoni, perché vogliamo passare per Hollywood! È una cittadina che chiamarla così è un’enfatizzazione iperbolica, sarà grande come l’aia del Mulino Bianco. Ma almeno ora possiamo dire di esserci stati (a Hollywood. Dopo La California, vicino a Cecina, ci voleva anche questa…).·
Siamo nel cuore delle delle Wicklow e, sebbene non ci sia Cesaro a chiedere di fermarci per una foto ad ogni pisciata di cane, ci concediamo una sosta lungo la strada, dove il panorama è veramente superlativo.·
Arriviamo a Glendalough, un paesino piccino piccino, ma turistico fino all’osso! Comunque è molto carino, peccato che l’attrattiva principale del posto sia il cimitero! Tra l’altro è un posto meraviglioso dove essere seppelliti, non fosse per il fatto che gli insulsi turisti (in particolare i pingui tedeschi) se ne vanno in giro allegramente calpestando tumuli a destra e a manca.·
È molto bello l’accostamento tra i turisti, quasi tutti di mezz’età, vestiti bene, impeccabili e freschi, e il nostro gruppo di barboni stanchi e scostumati.·
In paese c’è un ostello, e siccome il posto ci piace, andiamo a vedere com’è così ci possiamo fermare qui. Entriamo in una hall imperiale e subito capiamo che siamo un po’ fuori posto. Dopo aver sentito il prezzo (dodici sterline, colazione esclusa) scappiamo dal palazzo come Cenerentola a Mezzanotte inseguita da Jack lo stupratore.·
Alla perenne ricerca di un pub dove poter mangiare, riusciamo a trovare solo una cabina telefonica, dalla quale telefoniamo a qualche ostello, visto che non abbiamo la minima intenzione di metterci a riparare la tenda.·
Finalmente, dopo aver girato i paeselli della zona, finiamo in un pub, e tutti noi ci spacchiamo il fegato a suon di hamburger e patatine, tranne Kuda e Pit che si accaparrano la "zuppa del giorno", nel più puro stile anglosassone. Ovviamente il tutto è annaffiato da una corpulenta Guinness.·
Lungo la strada per l’ostello, quando siamo in viaggio già da un quarto d’ora, Ceppi si ricorda di avere dimenticato il maglione al pub. Dobbiamo tornare indietro.·
L’ostello si trova ad Arklow, un paesino abbastanza insignificante, ma tranquillo. Posteggiamo il Rocco e andiamo davanti al portone dell’ostello dove troneggia la scritta: "torno alle 18.15". Noi siamo un po’ colpiti da ‘sto fatto e pisciamo tutt’intorno nel giardino davanti alla casa. In particolare Pj piscerà contro una siepe puntuta, per cui il Baldo ha la bella idea di spingerlo nel mezzo degli aculei vegetali con un calcio nelle terga. Per tutta risposta il Pit se la prenderà con Sala.·
Vabbè, visto che manca un’ora e mezza andiamo a farci un giro per il paesello. Il posto si rivela ricco di pub, che espongono anche i menu della colazione. Il Baldo e il Kuda si esaltano e decidono di provare, la mattina dopo, il famoso e caloricissimo "Irish Breakfast". Nessuno si unirà a loro perché dovrebbero alzarsi troppo presto. Che fiacchi pelandroni.·
Alla fine troviamo un pub che ci piace, dove brindiamo con una delle ultime Guinness del viaggio. Il posto è bello, peccato che la musica sia una vera vergogna, robaccia dance per i neoburrosi sbarbati, che non capiscono la bellezza della loro musica tradizionale.·
Torniamo all’ostello e scopriamo che i "gestori" del posto sono una ragazza e un tipo, che sembrano dei normalissimi ospiti. L’arcano verrà svelato domani mattina. Comunque sia, i due ragazzi ci dicono che uno di noi deve dormire in stanza con dei Francesi perché non c’è una stanza con cinque posti liberi (il Kuda decide di dormire in furgone per pagarsi la colazione di domattina). Raccapriccio! Francesi! Risolviamo la questione con la morra cinese, e il prescelto dal destino beffardo è il Baldo (ironia della sorte, è stato scelto proprio il più francofobo del gruppo).·
Giampaolo decide di far capire a tutti gli abitanti dell’ostello chi siamo veramente: sale al piano di sopra, caga un mastodonte e intasa il cesso. Poi esce, compiaciuto e gonfio d’alterigia. Il Baldo entra dopo di lui per pisciare, e trova uno stock industriale di carta igienica ingolfata nel buco della navicella di ceramica. Il pizzo esce e chiede a Ceppi: "Ma hai intasato il cesso?". Con voce incolpevole e gli occhi indifferenti Ceppi risponderà con un epigrafico: "Si".·
Il povero solitario Baldo va a sistemare la sua roba nella stanza dei transalpini, e fa due chiacchiere con uno di loro, mentre un altro stava dormendo (alle sette di sera. Bah!). La cosa particolare è che questi si sono accomodati come se dovessero starci dei mesi qui, hanno addobbato la stanza in maniera perfettamente incasinata e funzionale. Questa non è gente che deve ripartire tanto presto, pensa il Baldo con un’arguzia degna di Sherlock Holmes. Dopodiché il pizzo va a trovare gli altri al piano di sopra e apre di scatto la porta della loro stanza.·
Il volto dei ragazzi si contorce in una smorfia di paura, sconcerto e vergogna, perché i cinque pirloni stavano curiosando amabilmente sul quaderno della ragazza che dormiva nella loro stanza, e avevano paura di essere stati cuccati in flagrante.·
Visto che abbiamo pagato per cinque e c’è un cartello grosso come una casa che intima a chi non ha pagato di lasciare l’ostello, ci alterniamo tra la cucina, la sala, dove stiamo giocando al due, e il giardino fuori, in un turbine di corpi e di figure che lascerà il dubbio ai gestori sulla reale composizione del nostro gruppo. Facevamo in modo di non trovarci mai in numero superiore a tre per volta.·
Andiamo a cucinare, e ci mettiamo almeno un’ora buona per capire come funzionano i fornelli. Poi ci mettiamo a mangiare le nostre porcherie quand’è tardissimo e nell’ostello non è rimasto ormai più nessuno.·
Dopo cena ci sono momenti di ilarità pazzeschi soprattutto per il fatto che ad ogni risata Pj si piega in due dal dolore a causa dell’influenza che gli devasta il corpo. Questo fatto però ci fa ancora più ridere, di conseguenza lui ride di più e soffre di più, e via dicendo, buttando il malcapitato in un circolo vizioso mortale. Si salverà lanciandosi letteralmente fuori nel cortile.·
Da notare che Pj prende gli antibiotici datigli da Stefano senza la minima regolarità, ovvero alla "ma checcefrega ma checcemporta". Inoltre dopo uno o due giorni di "cura", le medicine finiranno e il Pit interromperà la cura a metà, ipotecando una patologia permanente.·
Decidiamo di tornare al pub di oggi. Ma prima partitone al due. Al pub niente di particolare da segnalare, a parte una cameriera incazzata come un’idra che odia il suo lavoro e probabilmente la vita in generale. Poverina.·
Tentiamo di mettere un po’ di musica decente al Jukebox, ma non hanno neanche Wild Rover, che scarsi.·
E’ l’ultima serata che passiamo in Irlanda, e un po’ di nostalgia accompagna i nostri discorsi da veterani di queste lande verdi.·
Tornando, il Baldo e il Kuda si mettono d’accordo per la mattina seguente. Si troveranno davanti al Rocco (dove il Kuda passa la notte) alle 8.30, per poi andare a fare colazione.·
Prima di tuffarci a pesce tra le braccia di Morfeo continuiamo il nostro pokerino. La partita è serissima. Soliti Baldo, Kuda e Ceppi in attivo, mentre Sala sta perdendo di brutto. Poi il gruppo si divide: Kuda in furgone, Pj, Ceppi, Sala e Giulio al piano di sopra e il Baldo nella stanza dei Francesi, che sono già tutti addormentati.·
Da notare che per non parcheggiare il Rocco fuori dal cortile dell’ostello, passiamo sopra al suo giardino con tutte e quattro le ruote per fare manovra, lasciando dei solchi colossali nel delizioso praticello!