23/8/2001 – Giovedì – Di nuovo sul "Normandy"

 

· Il Baldo si sveglia alle prime luci dell’alba, e poi si lava facendo più rumore possibile per cercare di rovinare il sonno dei transalpini. Quindi esce, in perfetto orario. Infatti il Kuda è seduto nel Rocco, e dopo aver sistemato il minuscolo bagaglio del Baldo nel furgone i due vanno in cerca di un pub che li satolli per benino.

· Nel frattempo gli altri quattro dormono della grossa.

· I due scoprono che tutti i pub sono chiusi! È troppo presto, iniziano a preparare la colazione verso le nove e mezza! Ma la fame inizia a mordere le viscere e il loro duodeno mugghia, bercia e sbraita: "gettatemi giù qualcosa o mi suicido con una pera di bile". Spaventati dall’intimidazione dell’utile organo i due continuano la caccia al pub, e finiscono davanti a una specie di tavola calda piazzata vicino al fiume, dove i cigni ruttano felici. Finalmente si mangia!

· I felici ragazzotti si acchiappano i menu e adocchiano subito un "Large Breakfast" per 4,50 sterline. "Questo!" è l’unanime commento dei due, che ignorano gli altri "Medium", "Small", e compagnia bella... Mentre aspettano la colazione in mezzo all’odorino invitante, continuano ad entrare nella trattoria degli omoni enormi (tutti ruvidi lavoratori, a giudicare dalla corporatura), che si siedono e ordinano "large breakfast"…

· Barba e pizzo si vedono recapitare un piatto grande da pizza strapieno di cibo: French toasts, uovo strapazzato, salsiccie a volontà, black pudding, pane e burro, bacon Irlandese e tazzoni di caffè… se invece del caffè ci fosse stata la Guinness avremmo confuso il copioso pasto per una cena abbondante.

· I due sono ubriachi di cibo, e il loro duodeno si scusa e supplica "basta! Sono tre settimane che fate pasti da pettirosso, non ci sono abituato!". Il Baldo cede alle richieste della preziosa parte del corpo e molla le ultime due salsicce nel piatto. Dopodiché stramazza con gli occhi all’indietro in pieno trip da cibo. Il Kuda, invece, urge: "ah, non le mangi?" e manda giù il boccone residuo del Baldo. Inumano.

· Una volta fuori, decisamente sazi, vanno alla ricerca di una coca-cola che li aiuti a digerire. Ma il Kuda si ferma ogni due per tre a cercare un diario per la sorella; il Baldo sfrutta queste pause per ruttare come un ciclope. Finalmente trovano anche un alimentari, dove si accattano due bottigliette di coca. L’effetto della bibita è devastante ed efficace: sega, corrode, disintegra, sminuzza e polverizza il sodo bolo alimentare come fosse stato una leggera mousse allo yogurt con solo il due per cento di grassi. I rutti derivanti però, fanno registrare un’onda d’urto notevole.

· Giunti all’ostello i due satolli e ben pasciuti amici vanno a svegliare gli altri quattro.

· La stanza è permeata da una puzza brutale ma questo non ci scompone più. Al racconto della Luculliana colazione Pj si fa venire l’acquolina in bocca dicendo: "volevo venire anch’io!" Poi, a turno, i neosvegli vanno a farsi la doccia.

· Durante la colazione a base di tè e biscottacci secchi per Pj, Ceppi, Giulio e Sala, il Baldo si fa una bella chiacchierata con la "gestrice" dell’ostello. Viene fuori che lei è sia un ospite (come avevamo inteso noi) che il capo supremo: il vero proprietario se n’è andato in vacanza e lei è rimasta con un altro tizio a gestire il posto. La tipa è finlandese, e dice che starà in giro così per qualche mese, lavorando negli ostelli… si chiacchiera del più e del meno per una mezz’oretta, ma per fortuna non chiede nulla del cesso intasato.

· Prima di partire vediamo un tizio, armato di sturalavandini, dirigersi con aria battagliera verso la toilette incriminata.

· Salutiamo Arklow e ci appropinquiamo a Rosslare, dove ci aspetta il caro vecchio "Normandy", in tutta la sua maestosità.

· Passate due settimane ripercorriamo la stessa strada dell’andata, chiudendo il cerchio. Il paesaggio è sempre lo stesso, ma vediamo tutto sotto occhi diversi: ormai abbiamo lo spirito dell’Irlanda.

· Siccome è ancora presto per l’imbarco andiamo a pranzare al bar del porto, dove Pj tenta di consumare tutti i soldi rimastigli (gli avanzano solo tre sterline ma non dispera: c’è ancora una notte sulla nave). Mangiamo molto rilassati come se quel posto fosse casa nostra quindi, con molta calma, andiamo a fare la spesa, per farci i soliti panini a bordo. Nel supermercato troviamo una carbonella per il barbecue che ha la STESSA IDENTICA scatola degli economy burgers. Solo che invece della scritta burger c’è il nome della carbonella. Sconfortante. Dopodiché, allo scomparto sughi e salse, scopriamo che gli Irlandesi fanno il ragù senza la carne. Sconcertati, andiamo alla cassa…

· Il Kuda rompe le palle come una carabina semiautomatica puntata contro le mutande, perché deve comprare il diario alla sorella. Ci perdiamo quindi nella campagna circostante alla ricerca di un negozio che venda sta roba. Ovviamente non lo troviamo, ma in compenso perdiamo moltissimo tempo.

· Nonostante il tempo gettato nelle stradupole campagnole arriviamo all’attracco del traghetto in orario. Oltretutto siamo praticamente i primi quindi entriamo nel ferry-boat praticamente subito.

· Ormai siamo esperti conoscitori della nave per cui per prima cosa andiamo ad accaparrarci il nostro angolo di ponte interno, dove sistemiamo tutte le nostre carabattole; poi andiamo a salutare la macchia di gelato alla vaniglia che si staglia sulla moquette come un monito alle generazioni future.

· Il gruppo si divide, e ognuno si fa i fattacci suoi. Il Baldo va a prua, che è ancora vuota, a godersi il mare prima che il ponte si riempia di gente e a redigere il diario; il Kuda, Giulio, Pj, Ceppi e Sala vanno al bar e si gustano il clown di bordo che si guadagna la pagnotta intrattenendo una ventina di piccoli mostriciattoli dai sei ai dodici anni abbandonati dai genitori. Fenomenale il tipo che, dopo aver messo su una canzone per far ballare i figli di nessuno, li molla in mezzo alla pista per andare a fumarsi una sigaretta.

· Dopo aver passato un po’ di tempo sul ponte (questa volta non fa assolutamente freddo e c’è poco vento, si sta benissimo. In compenso la nebbia è fitta), e dopo aver fumato il sigaro propiziatorio, rientriamo nella calda pancia della nave.

· Ci accaparriamo immediatamente un tavolo al pub "Molly Malone" (come la canzone!), per evitare di rimanere fregati come all’andata. Qui ci mangiamo i nostri bei paninazzi sbriciolando l’impossibile: la moquette sotto di noi sembrava il pavimento di una segheria. Dopodiché scatta l’ultima session di briscola chiamata, che incorona Giulio vincitore del "three weeks long match".

· Ovviamente finiamo le nostre ultime sterline ordinando Guinness e Kilkenny a volontà, il che influisce negativamente sulla partita al due.

· Girando per la sala incontriamo, ad un altro tavolo, i quattro italiani di Letterfrack (che si sono portati appresso la pasta fredda. Hanno un po’ di soggezione a mangiarla ma appena vedono che tutti fanno così iniziano ad abbuffarsi), coi quali passiamo una buona mezz’oretta a chiacchierare.

· Dopo aver salutato gli amici torniamo al nostro tavolino. Sta per cominciare lo spettacolo più triste e degradante mai apparso sulla faccia della terra! Un uomo basso e grassoccio inscena uno spettacolo di pseudo-ipnosi, con cinque poveri pirla che si prestano alla pagliacciata. I nostri sguardi passavano dall’incredulo ("non è possibile che si prestino a questa idiozia!") all’indignato con una velocità impressionante.

· Dopo l’obeso buffone arrivano in scena dei musicisti che purtroppo non suonano Wild Rover, neanche dopo che Pj gli urla il titolo e loro fanno la faccia di quelli che non hanno sentito.

· A fine serata ci spostiamo in una saletta appartata sopra al palcoscenico, separata dal resto da porte a vetro. Qui l’atmosfera è l’ideale per il poker! Tavolini tondi, luce bassa sopra ai tavoli, silenzio… ci spariamo anche l’ultima session di poker! A fine serata facciamo i conti: tutti in attivo tranne Sala! (che, per dovere di cronaca, a tutt’oggi non ha ancora mollato una lira. Che pezzente)

· Torniamo al nostro angolo di ponte, dove ci svacchiamo per l’ultima volta. Domani ci aspetta una tirata di un migliaio di chilometri da Roscoff (in Bretagna, dalle parti di Brest) a Milano…

· Il Kuda abbandona il gruppo per fare un giretto sul ponte. Dall’alto del traghetto intravede la costa inglese e giura di aver visto le auto che passavano: probabilmente ha aumentato la dose giornaliera di Lsd, e infatti non gli crederà nessuno.

 

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