6/8/2001 – Lunedì – In viaggio verso il Nord

 

· Ci svegliamo discretamente tardi nonostante si fosse deciso di alzarsi alle otto. Capiterà sempre.

· Baldo va a trovare i vicini di tenda ed esce un Pj incazzato perché non ha dormito a causa di una tedesca che, secondo lui, avrebbe ripetuto tutta notte: "mia amika Inga piace zkopare kon bello panoramo!"

· Giulio e il Kuda vanno alla preghiera della mattina. Una vera esperienza mistica, a detta degli interessati. I restanti sei (atei, adoratori di Satana, amici di Baal, terroristi anticlericali o semplicemente pigri), continuano a dormire serenamente all’interno dei loro confortevoli sacchi a pelo.

· Andiamo in uno spiazzo con dei tendoni dove stanno dando la colazione: c’è una coda chilometrica. Noi la scavalliamo con disinvoltura e andiamo a pigliare la roba alla mensa di fianco (dove non c’era praticamente nessuno), che in seguito avremmo scoperto essere una non meglio identificata "mensa dei capigruppo". Chiedere al Kuda per maggiori informazioni.

· Dopo esserci satollati con la porcheria che ci è stata propinata (acqua alla cioccolata, barrette di cioccolato sfigate, pane. Ma a caval donato…) siamo pronti ad andare. Ma un capo paolotto ci avvicina e proferisce queste temibili parole: "thank you for not coming tomorrow". Figurati, stavamo per andarcene.

· Kuda e Pj incalzano una svedesona impegnata a leggere la cartina stradale: "Hai bisogno di aiuto?" "Assolutamente no". Bella figura di merda.

· All’uscita dal campeggio salutiamo chiunque, ricambiati, come se fossimo l’attrazione principale di Taizè.

· Facciamo benzina impiegandoci venti minuti abbondanti (Cesaro riesce a far terminare il tempo a disposizione per l’erogazione!). Nel frattempo ascoltiamo per la prima volta "passerà quest’anno, passerà il venturo ma a noi non smetterà mai di piacerci la passerà…" del circo di Paolo Rossi. Diverrà un vero e proprio leit-motiv, fino all’esaurimento.

· Nei pressi di Cluny perdiamo il banner di stoffa con la scritta www.terzotriumvirato.cjb.net (era un po’ vecchiotto in effetti, ora l’indirizzo è www.terzotriumvirato.it messaggio promozionale) che avevamo appiccicato su Rocco al posto della scritta col sito dell’autonoleggio.

· Sulla strada incontriamo due autostoppisti; Italo non si ferma e viene caramellato di sberle e ceffoni da tutti e costretto a tornare indietro.

· I due sono Ben e Sandro, purtroppo Francesi.

· Ben deve ritenersi fortunato del fatto che siamo riusciti a tradurre quello che ha scritto sulla moleskine di Baldo, eletta guestbook del gruppo a furor di popolo, solo dopo che era sceso dal Rocco (l’unico che capisce sta lingua di merda è Cesaro): "Vive les Italiens pour une fois" ovvero, viva gli Italiani, per una volta. Lo avremmo azzoppato a suon di bloster sui malleoli.

· Sandro invece è piuttosto simpatico, ma si rivela essere un semi-prete o qualcosa del genere visto che ci lascia scritto: "che la grazia del signore sia con tutti voi" (e qui ci siamo grattati). Per cui non sappiamo come abbia preso l’iniziativa di Cesaro (sempre molto acuto) che gli chiedeva del fumo. Vabbè.

· Ce la prendiamo comoda e ci facciamo una strada panoramica al posto dell’autostrada. Bello il paesaggio ma ridicola la velocità di crociera, quindi non facciamo in tempo a visitare Troyes, con sommo dispiacere di Sala che è dal ’98 che voleva "andare a Troyes".

· Lutto nazionale: la mitica penna Multiplayer.it, fedele compagna del Baldo fin dall’ultima Smau, ha tirato le cuoia. Da questo momento il Baldo, perso il suo grande amore a base d’inchiostro, volerà di pistillo in pistillo con compagne di scrittura occasionali perdendo inesorabilmente tutte le penne che gli capiteranno per le mani.

· Cesaro e Italo (i due Parigiofili) dormono cullati dagli ottanta cavalli di Rocco. Giulio ci infila una pulce nell’orecchio: "guida piano, così non si svegliano e andiamo a Troyes". Purtroppo stiamo invecchiando, non siamo più malvagi come un tempo e tiriamo dritto verso Fontainebleau.

· Giriamo per ore chiedendo informazioni sulla presenza di un campeggio: nessuno ne ha mai sentito parlare. All’ufficio del turismo ce ne vengono indicati almeno dodici.

· Stiamo cercando il campeggio e chiediamo in giro ai passanti, con Cesaro che sembra orgoglioso di scendere dal furgone con quella magliettina attillata che gli arriva a stento all’ombelico. Becchiamo infine due Italiani trapiantati che ci indicano la strada, dopo aver subito la foto con le tre dita.

· Arriviamo al campeggio, molto bello, in riva alla Senna, ed economico, 5000 lire a cranio. La proprietaria non ci sconta 350 lire, come vorrebbe Pj, che ne rimane alquanto amareggiato e si lancia in un turpiloquio contro la suddetta: "io a quella GLI cago in faccia!"

· La nostra vicina di tenda è una vecchia Francese burrosa e probabilmente psicopatica tipo "Misery non deve morire" che ci infrange gli attributi e cerca disperatamente di attaccare bottone. Da segnalare il suo cane Mimì, un orribile bassotto più largo che lungo con un enorme culo caracollante che lo fa sembrare un maiale sciancato e con una gamba tumefatta e pustolosa.

· Conosciamo un Friulano che ci spiega che questo posto è un po’ la Mecca degli arrampicatori. "Lo sapete che questo è uno dei posti più famosi in Europa per arrampicarsi vero?" ci chiede lui "Boh?" rispondiamo stupiti noi con lo sguardo della mucca quando passa il treno (Stefano Benni docet). Inoltre sto tipo sta in tenda con una ceca che ha tirato su in autostop, sbattendosene le palle della sua ragazza, che ha lasciato vigliaccamente a casa per potersi inforchettare le bellezze del luogo. Noi siamo molto invidiosi, perché gli unici autostoppisti che abbiamo raccattato fino ad ora sono due francesi mezzi preti.

· Stacchiamo i sedili posteriori da Rocco e creiamo un accogliente salottino all’aperto dove poter mangiare.

· Abbiamo un’ottantina di scatole di latta ma assolutamente nessun arnese utile ad aprirle. Chiediamo aiuto a due attrezzatissimi olandesi che tirano fuori dalla loro cucina portatile un futuristico apriscatole.

· I fornelletti da campo del Kuda non si rivelano l’ideale per cucinare all’aperto, visto che dopo un’ora e mezza la pasta è ancora cruda (tutti gli altri campeggiatori hanno già finito di mangiare e alcuni già dormono). Tuttavia la mangiamo lo stesso dopo averla affogata in un abbondante sugo coi piselli per distogliere il pensiero dall’orribile sapore di grano ancora da mietere.

· Teo ingurgita i fagioli al sugo anche se ammette essere ancora un po’ crudi. Guardando sotto la pentola ci accorgiamo che il fornello è sempre stato spento.

· La sera usciamo e diamo un’occhiata ai locali. Nel frattempo Baldo fa la pace coi folletti (che avrebbe voluto uccidere a dozzine, a colpi di martello per picchetti, una volta giunto nella verde Irlanda) che gli fanno ritrovare l’accendino direttamente nella mano dopo che era tutto il giorno che lo cercava.

· Un pub ci colpisce in particolare ed entriamo. La tipa fa un casino assurdo per trovare tre tavoli, unirli insieme e pulirli. Poi ci porta otto liste. Noi diamo un’occhiata ai prezzi e dopo una brevissima consultazione ci alziamo e ce ne andiamo. La fronte di Italo è ormai corrugata come uno scroto.

· Andiamo in un altro pub e lì l’atmosfera è decisamente migliore. A fine serata Baldo ha una botta di arteriosclerosi: si dimentica il pin. Fa due tentativi a caso, li canna e già si vede in strada a cercare un cassonetto dove buttare l’inutilizzabile telefono.

· Da segnalare la stazza del barista, un omone enorme, cattivo e pesante come un sacco di cemento. Peccato che quando apre bocca è costretto a cinguettare in quella linguaccia transalpina che gli fa perdere tutto il carisma e lo rende bersaglio di scherzacci di bassa lega.

· A fine serata, tornando al campeggio a un certo punto Baldo urla: "Ora mi ricordo!" e digita il pin esatto. Forse di nuovo opera dei folletti, per placare ulteriormente la furia omicida del sanguinario Baldo.

· Tornando troviamo la sbarra del campeggio chiusa. Entriamo lo stesso aggirandola, ma siccome il Piccolo, che era alla guida, sconsiglia la cosa e si tira indietro lavandosene vigliaccamente le mani, tocca a Cesaro portare avanti la manovra dando sfoggio di tutta la sua abilità di guidatore esperto. Ci vuole ben più di una sbarra di ferro per fermare il vecchio Rocco…

 

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