7/8/2001 – Martedì – Tra Parigi e Bayeux

 

· Al mattino ritroviamo la tenda che abbiamo usato per le valigie infilata tra un albero e la tenda del Friulano. Nessuno si scompone.

· Salutiamo il campeggio e l’adiacente Senna. Era spettacolare.

· Ci infiliamo a testa bassa nel traffico Parigino, ovviamente perdendoci e infilandoci per sbaglio in tangenziale. Tutto da rifare. Finiamo persino in un centro industriale completamente deserto probabilmente proprietà dei servizi segreti francesi.

· Entriamo in una strada promettente, affianchiamo una vecchia e Kuda chiede in simil-francese la strada per Parigi. La vecchia è stordita, non capisce. Kuda le va incontro: "Parigi!" La vecchia è all’angolo con la faccia di un pugile suonato che aspetta la fine della ripresa. "Parigi, in Francia!" incalza Kuda caricando lo stordimento della povera senescente, che però esce dal torpore e ci spiega che noi eravamo già a Parigi. Le ridiamo in faccia e proseguiamo lasciandola lì a leccarsi le ferite.

· Giriamo a caso in cerca di uno straccio di buco dove infilare l’enorme furgone e affianchiamo la Senna. "Tò Italo, quella è Notre-Dame" spieghiamo noi mentre sfrecciamo sulle strade Luteziane. "Ok, questa l’hanno vista, fuori uno" pensiamo pragmaticamente noi mentre il povero Cesaro non ha neanche il tempo di rivolgere lo sguardo a quella bellezza gotica.

· Tra i passanti vediamo una figa da competizione che passeggia lasciando una scia di polvere degli dei sui comuni mortali. Cesaro e Pj, visto che siamo in coda la rincorrono chiedendole di fare una foto insieme a lei. Lei acconsente, probabilmente avrebbe acconsentito a qualunque altra richiesta (o almeno, a loro piace pensarla così).

· Riusciamo infine a trovare un posto libero in zona Republique. Molliamo Rocco al suo Bloster™ quotidiano e ci incamminiamo.

· Stiamo per entrare in metrò quando un baracchino che vende i panini attrae la nostra attenzione. Preziosi minuti persi.

· Il Kuda acquista una baguette speziata convinto di aver fatto l’affare della sua vita. Sulle prime riesce a trattenersi, ma già dopo alcuni morsi esterna tutto il suo disprezzo per quel ributtante pane alla menta. Stomachevole.

· Entriamo nel labirinto della rete metropolitana Parigina e qui Baldo ritrova il suo grande amore datato 1998: i distributori automatici di twix.

· Risaliamo in superficie, e Place de la Concorde è sempre bellissima.

· Percorriamo gli Champs-Elysèes e pensiamo che l’unico problema della Francia è che è piena di Francesi. Tra l’altro questa è opinione comune: dalla Germania al Belgio, dalla Gran Bretagna all’America, tutti quelli che abbiamo conosciuto nella nostra vita la pensano così.

· Cesaro, visto che abbiamo molto tempo (ovviamente l’ironia è sottintesa), si visita tutti i concessionari Mercedes, Bmw e compagnia bella. Astuto, visto che è lui l’unico, assieme a Epeo, a non essere mai stato a Parigi e che la voleva vedere.

· Andiamo alla torre Eiffel, che nonostante tutto è sempre una bella figata.

· Andiamo al Trocadero a spendere gli ultimi scampoli di tempo concessici da una tabella di marcia un po’ troppo stretta…

· Torniamo al furgone e troviamo uno strano foglietto sul parabrezza, proprio in corrispondenza delle mutande di Cesaro e Pj, che le lasciavano sempre lì ad asciugare con l’ausilio dello spannatore.

· Il foglietto in questione si rivela essere una multa di 75 franchi per aver parcheggiato in sosta vietata. Noi ci guardiamo e pensiamo: "chissenefrega, non paghiamola". Tuttavia Italo, le cui rughe l’hanno ormai trasformato nella controfigura di un Klingon, riesce a convincerci.

· Chiediamo a un passante dove si paga la multa e quello ci dice che si dovrebbe fare in posta, ma ci consiglia di non pagarla. Poi ferma un altro tizio e gli chiede: "secondo te la devono pagare?" e quello per tutta risposta sventola garrulo una sua multa che si vantava di non aver pagato consigliandoci di fare altrettanto. Ovviamente gli diamo retta sebbene la pelle di Italo sia ormai avvizzita come cartapecora.

· Decidiamo di percorrere la strada lungo la costa per goderci la Manica.

· Arrivati in zona si scatena un diluvio folle, non possiamo montare le tende…

· Kuda vede una pensioncina a due stelle. Pj va a vedere quanto costa con Kuda e Sala. Lo vediamo rientrare cianotico in volto a causa del prezzo stellare di quel buco. Secondo Sala, testimone oculare, appena sentito il prezzo avrebbe cambiato espressione repentinamente, dallo speranzoso al furibondo.

· Giriamo un bel po’ di campeggi coi bungalow ma sono tutti pieni, telefoniamo agli ostelli e sono pieni anche quelli. I proprietari ci rimbalzano da un campeggio all’altro come fossimo palline da ping pong. Accarezziamo l’idea di cucinare e dormire nel furgone, magari sotto la tettoia di un benzinaio… Italo è terrorizzato.

· Da notare, nell’ultimo campeggio dal quale siamo stati belluinamente rimbalzati, il Baldo e il Pj che vanno a fare i pirla su una macchina degli anni venti, cabrio, tutta colorata nel più puro stile "Woodstock Peace and love". Purtroppo era appena terminato un nubifragio, e i due si ritrovano i pantaloni e le mutande zeppi d’acqua come spugne. Secondo testimoni ufficiali i due avrebbero avuto molti pesci, oltre a quello ufficiale, che nuotavano nei loro slips.

· Continuiamo a seguire le indicazioni dell’ultimo campeggiatore e ci ritroviamo in montagna in un paesino disperso con le case tutte uguali. Pj, Kuda e Giulio scendono per chiedere informazioni a qualche abitante.

· Avvicinandosi a una casa, i tre vedono dalle i finestre i proprietari delle case, terrorizzati (probabilmente li hanno scambiati per dei serial killer). Esce il figlio con il cane al guinzaglio indicandoci la posizione del campeggio dove ovviamente saremo sbeffeggiati e cacciati via.

· Tenendo l’idea del furgone come ultima spiaggia continuiamo a girare in cerca di un posto dove stare. Nel frattempo vediamo la manica, ed è spettacolare, specialmente con questo tempo.

· Italo è il ritratto della rassegnazione e Giulio è quasi svenuto dalla fame (Pj urla: "Se ne sta andando! Presto, dategli un tegolino!")

· Scendono tutti a telefonare incastrandosi in una cabina e bagnandosi come pulcini inzuppati nel caffelatte tranne Baldo, Kuda e Ceppi che rimangono dentro al Rocco, mangiandosi una baguette comune di nascosto.

· Giulio entra nel furgone e dice: "dai mangiamoci almeno il pane" "No, no, è di tutti, sono cose che non si fanno" è la risposta del famelico trio.

· Finalmente troviamo posto ad un ostello a Bayeux. Forse perchè è parecchio costoso (30 carte) ed è abbastanza lontanoccio; noi siamo indecisi ma ci convince lo sguardo implorante di Italo. Per oggi facciamo i signori.

· Arriviamo verso le dieci (smette di diluviare) e l’ostello si rivela un lusso mai visto: bagno in camera, stanze ampie e comode, cucina, common room piena di gente. Insomma, una vera figata. La scena dello sbarco è emblematica: ogni volta che andiamo in ostello il Baldo e il Kuda si portano su uno zainetto con l’indispensabile (anche perché la borsa di Baldo è stata eletta fondamenta ufficiale del bagagliaio di Rocco, si riusciva a intravederla solo una volta ogni quattro giorni. E quella del Kuda non era da meno) mentre gli altri si portano enormi valigie e salgono le scale carichi come asini. Su tutti spicca Italo, la cui borsa pesa come tutte le nostre messe insieme.

· Ci cuciniamo hamburger e patatine (una premonizione su quello che mangeremo in Irlanda?) e conosciamo un gruppo di Italiani di Rho, uno spagnolo che ha fatto l’Erasmus a Trieste e, dopo che Baldo attacca a cantare "Looking out my back door" dei Creedence, anche un gruppo di Americani. Facciamo casino tutta sera!

· Eliseo (lo spagnolo naturalizzato) dà informazioni al Kuda x quando andrà a Madrid, e dice che possiamo andarlo a trovare quando vogliamo…ovviamente l’invito non cadrà nel vuoto.

· Il gruppo dà forfait e va a letto, rimangono solo il Baldo, Pj, Ceppi e il Kuda, che se la chiacchierano con il Ben, un americano del Michigan, mentre quelli di Rho, con la scusa di insegnargli l’indianata, scroccano paurosamente da bere a due Australiani fuori come i Neozelandesi di Praga. Altri due ci provano con un’americana ubriaca, solo che questa è davvero troppo ubriaca anche per essere scopata, e dopo un po’ barcolla verso la sua stanza con la faccia di una che passerà tutta la notte con la testa nel water.

· Da notare la ragazza che dormiva proprio sopra il salone che ha mitragliato di cazzotti il pavimento per farci stare in silenzio e che dopo aver capito che in tal modo non avrebbe ottenuto nulla è stata costretta a scendere in pigiama implorandoci di abbassare la voce: nessuno l’ha cagata di striscio, poverina!

· Dopo aver parlato per un’ora delle sue origini italiane e della sua filosofia dell’arrotolamento delle sigarette salta fuori che il Ben (che di cognome fa Johnson!) vuole andare in Irlanda ma ancora non sa come. Gli diciamo che noi il giorno dopo dobbiamo pigliare il traghetto e se vuole lo accompagniamo noi, così gli diciamo di trovarsi il giorno dopo alle 11 davanti all’ostello. E’ felice come un bambino!

· Dopo un po’ salutiamo i superstiti della serata e andiamo a dormire nei nostri confortevoli letti, tranne il Kuda che si deve accontentare di un materasso sul pavimento, visto che non c’erano più letti. Per vendicarsi, si fregherà il cuscino.

 

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