8/8/2001 – Mercoledì – Il "Normandy"

 

· Ci svegliamo in questa specie di reggia a forma di ostello e ci spariamo una gran doccia. Cerchiamo di goderci al massimo tutti i comfort, siamo ben consci del fatto che non sarà mai più così. Solo Italo ha lo sguardo sognatore come per dire "adesso sì che si ragiona". Noi invece lo guardiamo con un po’ di pietà come per dire "povero Epeo, non sa cosa lo aspetta".

· Ci facciamo anche una bella colazione più che abbondante per ammortizzare al massimo le trenta carte spese. Qui rincontriamo tutti gli avventori dell’ostello ed è ancora una volta una grande festa.

· Giriamo un’oretta per Bayeux, il tempo di fare le tre dita a un paio di bambini, riportando le rughe di Italo sopra il livello di guardia.

· Alle 11.00 ci incontriamo col Ben, che carica su Rocco uno zaino leggerissimo razionalizzato al massimo. Il Ben si rivela subito loquace e simpatico, un compagno di viaggio come si deve.

· Visto che dobbiamo essere all’imbarco entro le 6 e che siamo molto vicini a Cherbourg (dov’è ancorato il nostro traghetto) ci giriamo un po’ la Normandia, che è veramente bella.

· Ci fermiamo a Omaha Beach e visitiamo il cimitero americano: migliaia di candide croci e stelle di davide a perdita d’occhio sotto un cielo squarciato da nubi palpabili e veloci che alternano furiose cateratte d’acqua a improvvisi lampi di sole… un posticino niente male, poche balle.

· Dopo aver visitato Omaha siamo a Saint-Mere-Eglise, un posto dove nel ’44 i tedeschi hanno massacrato tutti i paracadutisti lanciati dagli alleati. In memoria di quel giorno il campanile della chiesa del posto è adornato col fantaccino di un parà appeso e penzolante…il gusto è dubbio.

· Visto che ormai siamo in zona decidiamo di andare al traghetto, anche perché il Ben deve riuscire a recuperare un biglietto.

· Passando per il porto vediamo stagliarsi in lontananza il mitico "Normandy", il traghettone che ci porterà verso la nostra destinazione.

· Posteggiamo Rocco e mentre metà del gruppo va a controllare l’orario di partenza, Cesaro va a parlottare con dei centauri Italiani e Baldo va a satollarsi ad un baracchino che vende fish&chips gestito da un inglese.

· Il resto del gruppo si ricongiunge al Baldo e segue il suo esempio. Risolto il problema del pranzo. Ben è riuscito a trovare un biglietto e per questo ci è molto riconoscente.

· Mentre stiamo mangiucchiando la nostra robaccia ci raggiunge un Irlandese geniale e fuori di melone che si presenta fregando una patatina al Baldo ("maybe i steal u a chip") e inizia a chiacchierare a raffica.

· Il vecchio Patrick (l’Irlandese di cui sopra, che ci ha lasciato anche indirizzo e numero di telefono dicendoci di andarlo a trovare) va a comprarsi delle patatine dall’inglese e inizia a stuzzicarlo rompendogli le palle sull’imperialismo Britannico fino a raggiungere il suo scopo: riesce a farlo incazzare ("I never had a fuckin’ Empire!" sbraita il povero inglese, esasperato). L’inglese inveisce verso di noi ma cerca contemporaneamente di mantenere il contegno con la famigliola che vorrebbe ordinare da mangiare. Scena impagabile, da cinema.

· Risaliamo sul Rocco per andare a fare la spesa (visto che abbiamo la sensazione che sul traghetto tutto costi troppo) e il Patrick ne approfitta per scroccarci un passaggio in centro. Qui continua a raccontarci dell’Irlanda e di sua nonna, un’ultracentenaria che ama la birra e si beve il whiskey mentre scommette alle corse dei cavalli. Una volta sceso vuole a tutti i costi spiegarci le targhe irlandesi…nome gaelico in alto, anno di immatricolazione, lettera della contea e numero di immatricolazione…

· Andiamo a fare la spesa e compriamo l’occorrente per spararci dei sonori panini e un paio di birre per brindare sul ponte della nave. Ben si compra un formaggino, del pane e una cassa di birra…

· Torniamo al porto e passiamo al check-in dove ci aspetta una fata con gli occhi languidi e un sorriso dolce come un babà ripieno di nutella spalmato su una banana ricoperta di marmellata allo zucchero. Siamo tutti rapiti. Pj scende per leggere la targa del Rocco e scopre l’infimo inganno della sirena: aveva le gambe ricoperte da un uniforme vello pubico che la faceva sembrare un bue muschiato con la pelliccia. Questo è bastato a svegliarci dalla sua trappola di mantide. Siamo disgustati.

· Salutata la sirena dalle gambe pelose ci mettiamo in coda per salire sul traghetto…ci vorrà ancora un bel po’ e allora ne approfittiamo per prepararci gli zaini e cambiarci, visto che il Normandy promette molto freddo. Il risultato sono otto ometti che si sbiottano fino alle mutande, per poi ricoprirsi di strati più pesanti.

· Di fianco a noi c’è la corsia delle moto, il gregge dei centauri. Talmente conciati da figaccioni che sono davvero ridicoli. Poveretti. Gente di cinquant’anni con enormi baffoni teutonici e un by-pass nascosto dai tatuaggi coi nomi delle ex-mogli malamente trasformati in draghi sciancati con le stampelle.

· Andiamo a farci un giro in mezzo a quest’accozzaglia di umanità. Cesaro attacca bottone con Garth e Kelly, due tipi australiani che hanno mollato il loro lavoro di cuochi e adesso staranno in giro per tre anni sul loro Vestfalia giallo ocra (o "merda di canarino", che è più esplicativo) acchiappato in Inghilterra per tremila sterline. Subito si aggregano Ceppy, Pj e successivamente il Baldo, e l’attrezzatissimo Garth si sente in dovere di farci vedere l’interno del furgoncino: tenda incorporata, fornelli con cappa per il fumo, frigorifero con birra australiana, bombola del gas nel vano motore e così via… insomma il furgone dell’ispettore Gadjet.

· Andiamo in giro per il porto a vedere da vicino queste migliaia di tonnellate di acciaio trasformate in albergo galleggiante. E tutto grazie a quel pirla di Archimede che riempiva troppo la tinozza, se fosse stato capace di farsi il bagno oggi attraverseremmo la manica a nuoto.

· Entriamo finalmente dentro il traghetto e saliamo sul ponte a sdraiarci sulle panche a godercela e a fare i fighi. Peccato che alla partenza la ciminiera sputazzi un fumo verde irrespirabile che ci costringe a spostarci a poppa, dove ritroviamo il Ben che parlotta con l’ubriacona del giorno precedente in mezzo a duemila persone.

· Dopo un quarto d’ora dalla partenza siamo rimasti in pochi sul ponte, a causa di un gelido vento assassino che costringe Italo a nascondersi in un cantuccio della nave e a completare la sua mutazione in "testa di cono".

· Ci mangiamo i nostri panini senza neanche bisogno di masticare visto che il vento ce li spinge direttamente in gola. Ciò tuttavia toglie qualcosa al piacere del pasto.

· Da segnalare il Ben, proveniente dal freddo Michigan, che non batte ciglio all’approssimarsi di questo algido gelo.

· Entriamo nella nave e ci freghiamo un angolo di un ponte interno, monopolizzandolo coi nostri zaini e sacchi a pelo al grido di: "noi stanotte dormiamo qui".

· Continuiamo il partitone al 2 come se fossimo in una bisca clandestina. Da segnalare il gioco subdolo di Italo e Giulio che vola oltre i 30 punti.

· Giriamo un po’ tutti i ponti e non troviamo nulla che ci interessi tranne il bar, dove plachiamo la nostra sete di stout. Guinness e Kilkenny finalmente…

· Ben passerà la serata parlando con uno schizzato al bar.

· Torniamo sul ponte a brindare con le nostre birre acchiappate al supermarket e a sputare disgustati un sidro nauseante da due soldi che lasceremo sulla nave come mancia.

· Da segnalare una partita a bandiera con due bambinetti (tranne Baldo e Cesaro, che si rifiutano di collaborare) dove Italo rischia di morire cadendo come un pirla e mancando di poco lo spigolo della panca con la sua testa di cono.

· Inoltre concludiamo la serata con un bellissimo canto propiziatorio molto simile alla vecchia fattoria. Cesaro dà sfoggio della sua capacità di imitazione di Lino Banfi e Giulio di quella del Maiale. Da tutto ciò i passeggeri che ci stavano accanto rimarranno alquanto sconcertati.

· Siamo pronti ad andare a dormire…andiamo al cesso a lavarci i denti e Baldo scopre una porta che dà a una sezione interna e vietata della nave. Pj non se lo fa ripetere due volte e ci si tuffa dentro a capofitto seguito da Cesaro, dove scoprono un contenitore di vaschette di gelato e di gamberetti.

· Felice per la scoperta Pj frega una vaschetta e uscendo dal cesso la getta su Sala al grido di:"abbiamo il gelato"!!!

· Il gelato era alla vaniglia.

· Il gelato era sciolto.

· Il povero Sala è quindi ricoperto da una patina umidiccia di vaniglia che non se ne andrà mai più. Tra l’altro abbiamo macchiato pure la moquette. Che facciamo, puliamo? No, ci spostiamo dall’altra parte del ponte.

· Cesaro, Baldo e Pj fanno gli addominali come dei veri zarri mentre la gente passeggia ancora sul ponte.

 

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