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Ci svegliamo in mezzo ad un pullulare di gente che va in giro per la nave che ci guarda con orrore, disprezzo e pietà, probabilmente siamo stati gli ultimi passeggeri a svegliarsi.·
Usciti dai nostri confortevoli sacchi a pelo ci rendiamo conto di assomigliare ad un gruppo di albanesi clandestini. La cosa ci piace e ci tatuiamo un fiero sorriso sul volto mentre andiamo al cesso a lavarci ostentando sicumera.·
Scopriamo che anche il Ben si è accampato nel nostro campo nomadi stanotte, solo che lui era senza uno straccio di sacco a pelo: complimenti per la resistenza.·
Il gruppo si sfalda in innumerevoli sotto-gruppi che si fanno i cazzi loro: chi va a fare colazione, chi rimane nel campo nomadi con lo sguardo di chi "a me m’ha rovinato ‘a guera", chi va sul ponte a guardare il mare, chi va al cesso a cagare et cetera.·
Andiamo a recuperare il Ben (visto che ha ancora lo zaino nel nostro furgone) e ci approssimiamo all’attracco a Rosslare chiacchierando del più e del meno e scrivendo bagattelle sul suo diario. Qui decidiamo il tragitto da seguire in Irlanda.·
Giunti in porto ci infiliamo nel ventre del Normandy per recuperare Rocco: per due settimane non sentiremo più parlare francese! Il nostro entusiasmo è palpabile.·
Prima del check-in facciamo scendere il Ben, che ci saluta dicendo che probabilmente affitterà una macchina…buon viaggio e buona fortuna!·
Tutte le vetture devono passare dal check-in per i soliti controlli, al nostro turno il poliziotto chi chiede la nazionalità. Scoprendo che siamo tutti italiani ci fa passare senza controllare nulla. Che bello…·
All’uscita del porto il povero Rocco viene inondato con una schifezza contro l’afta epizootica, manco fossimo dei lebbrosi.·
Primo impatto con la guida a sinistra: facciamo finta di essere stupiti e sorpresi ma in realtà non cambia una mazza.·
Al primo benzinaio Ceppi e Baldo si comprano, nell’adiacente alimentari, un paio di hamburger surgelati da scaldare e mangiare. Li piazzeranno sotto il parabrezza a rosolare e poi se li gusteranno felicemente. Ma avranno ancora fame.·
Ci dirigiamo verso New Ross dove passeremo alcune ore cercando invano qualcosa da mettere sotto i denti. Rimaniamo tutti stupiti dal fatto che nella stessa via sono presenti una caterva di pub ma nessuno serve da mangiare mentre il nostro duodeno reclama con crescente insistenza.·
Troviamo un take away spartanissimo dove finalmente ci satolliamo con cheeseburger e patatine mentre ci divertiamo a giocare con tre bambini made in Ireland. Il momento è ricco di pathos. E finalmente siamo sazi.·
Decidiamo di puntare verso Kilkenny, in questi giorni teatro di un non meglio precisato "art festival".·
Lungo la strada Cesaro fa fermare il furgone perché vuole fare una foto. Lo facciamo scendere e ripartiamo lasciandolo giù, nel più puro stile "Zano – Foresta Nera".·
Dopo un bel po’ di strada fermiamo il furgone per permettere a Italo di tornare indietro a PIEDI a ripigliare Cesaro. Nel frattempo pisciamo nei campi. Pj impazzisce e si esibisce in colossali cravattoni. L’atmosfera del viaggio lo ha galvanizzato, son tre giorni che non la smette di fare il pirla!·
Lungo la strada troviamo una ridente abbazia (per modo di dire: come tutte le altre che vedremo anche questa è completamente diroccata) e ci fermiamo a visitarla.·
Lasciamo Rocco a godersi il suo bloster e ci avviamo verso la chiesupola. Vediamo un cartello coi prezzi e una biglietteria: mentre rimuginiamo sul da farsi (pagare o no?) il Baldo fa finta di niente e si incunea all’interno ma viene fermato quasi subito da una tizia che intima di pagare il biglietto. "Oh, sorry" si scuserà fingendo stupore l’infingardo Baldo.·
Con le pive nel sacco facciamo i biglietti, ma la bigliettaia ci circuisce di parole e riesce a sbolognarci per sei sterline una tessera per vedere gratis praticamente tutti i monumenti d’Irlanda. Alla fine si dimostrerà utile (in realtà d’ora in poi andremo a caccia di monumenti solo ed esclusivamente per ammortizzare la spesa sostenuta).·
Finalmente visitiamo l’abbazia e iniziamo a fare una caterva di foto ("guarda una croce celtica: fotografiamola!" non vedremo altro che cimiteri e croci celtiche per due settimane, ma si sa, col senno di poi…)·
Baldo se ne sta per un po’ appollaiato sulla cima dell’edifizio a redigere il diario e inizia a guadagnarsi l’odiato nomignolo di "intellettuale" (e, cosa ancor più grave, "figlio di Vergani", cosa che lo manda in bestia) nonostante egli si vanti e si bulli della sua ignoranza.·
Stiamo tre ore a posizionarci in tutti i lati dell’abbazia per riuscire a fare una foto artistica: ne facciamo almeno venti, che si riveleranno tutte abominevoli al momento dello sviluppo.·
Presso il furgone incontriamo una coppia di italiani di mezz’età che si mettono a chiacchierare con noi. Al momento di firmare il nostro guestbook tirano fuori dalla macchina la figlia, che si rivela essere una ragazza discretamente caruccia, la quale è più che disposta a scribacchiare sulla nostra agenda il fatto che ci invidia parecchio, visto che lei stava viaggiando coi suoi e sua sorella.·
Arriviamo al campeggio, a due chilometri da Kilkenny, e il gestore, Dan, si dimostra un vero figaccione: prima ci racconta la sua vita, ci fa lo sconto (con sommo gaudio di Pj) e poi va a giocare a golf cercando di buttare la pallina dentro un ombrello rovesciato. Fuori di melone.·
Per montare le tende dobbiamo chiedere l’aiuto di Dan visto che si è rotto l’elastichino delle stecche (un danno che a quel tempo ci sembrava grave, se solo avessimo saputo cosa ci aspettava….). Per risolverci il problema Dan si farà in quattro! L’ospitalità irlandese è veramente fenomenale.·
Dopodiché iniziamo a trastullarci giocando a calcio. All’inizio nessuno sembrava aver voglia di giocare ma vicino a noi c’è un gruppo di francesi che stanno giocando pure loro, e il passo è breve: ITALIA-FRANCIA!·
Tiriamo fuori una delle nostre bandiere e la fissiamo ad un palo della tenda, facendo il nostro trionfale ingresso in campo col tricolore tra le mani.·
L’odio che nutriamo per la terra del bidet è palpabile: la sconfitta non è ammessa. Non oggi. Non qui.·
I transalpini danno subito prova della loro superiore tecnica di palleggio (e qui si potrebbero sprecare facili battute), ma dovranno fare i conti con il nostro cuore latino! Partiamo in svantaggio, la nostra squadra è in bambola, i ruoli non sono definiti e si gioca tutti sul pallone come all’oratorio. Se a questo sommiamo il fatto che loro usavano il portiere e noi no (ce ne siamo accorti un po’ in ritardo) si spiega l’iniziale svantaggio per due reti a zero.·
Perdere coi francesi è per noi peggio della morte; in nome del tricolore ci organizziamo e definiamo i ruoli in campo: Baldo arretra in difesa, tira fuori tutta la sua grinta e si mangia gli attaccanti avversari non esitando a spaccarsi la faccia in un paio di occasioni. Inoltre dirige la squadra in cabina di regia e chiama le marcature con grande carisma. Baresi. Pj va tra i pali e stupisce tutto il gruppo per la sicurezza che dimostra nell’opporsi alle sfuriate dei Blues, senza paura di buttarsi su tutti i palloni, gara coraggiosa ed ineccepibile sul piano della determinazione. Peruzzi. Giulio generosamente aiuta Baldo in difesa anche se talvolta si dimentica di rientrare perché il suo vero ruolo è quello di mediano di spinta, ha il grande merito di far salire la squadra, di proporre verticalizzazioni e di distribuire il gioco sulle ali, senza contare i suoi gol determinanti. Matthaeus. Kuda presiede la fascia sinistra e lascia di stucco chiunque si aspettasse da lui una gara di contenimento da terzinaccio alla Torricelli; infatti oltre a coprire efficacemente la sua zona si scopre ala sinistra dalle molteplici soluzioni offensive, è dalla sua zona del campo infatti che arriveranno i maggiori pericoli, grazie al suo gioco spettacolare quasi "carioca". Corso. Giampaolo copre la fascia destra con tutto il cuore e recupera palloni con una voracità impressionante aiutando in maniera schiacciante la difesa: il vero filtro del centrocampo, che non disdegna tuttavia frequenti incursioni in fase offensiva dove però pecca di imprecisione a causa della grande energia spesa in copertura. Gattuso. Sala è la vera punta di diamante della compagine azzurra, tecnica sopraffina, grande classe nei tocchi di palla, dribbling ubriacanti grazie al baricentro basso alla Rui Barros, guizzi felini e fantasia da vendere, trasforma con maestria gli assist dei compagni e rientra umilmente a pressare e a raccogliere palloni dal centrocampo. Maradona. Da notare la probabile telecronaca di Italo via cellulare visto che durante la partita non se n’è staccato un secondo. Bruno Pizzul. Cesaro, che nello sport è un vero incapace, ci darà dentro con i suoi addominali e quindi conoscerà due belghe, Eva e Merel.·
Il risultato è un 7-4 per noi che non lascia adito a dubbi, siamo dei fighi.·
I Francesi puzzoni, dopo la cocente sconfitta, non si fanno la doccia.·
A differenza della compagine transalpina di sodomiti ci svestiamo per andare a goderci la meritata doccia. Ma nel bel mezzo della svestizione, Kuda, Pj e Baldo hanno la bella idea di farsi fotografare in mutande in una splendida allegoria del "sublime".·
I bagni del campeggio hanno una singolare e apprezzata qualità: la musica classica in filodiffusione. A causa di ciò non era raro vedere gente che sparava fuori lo stronzo accompagnandolo con un poderoso do di petto intonando la marcia trionfale dell’Aida.·
Mentre ce la scialliamo arriva una tedesca sola che monta la tenda nelle nostre vicinanze. Il passo è breve: Pj, che ha la faccia come il culo, su consiglio di Kuda la invita a cenare con noi all’insaputa degli altri.·
La tedesca è Natasha di Hannover. Capelli corvini e occhi di ghiaccio. Purtroppo si rivela essere a metà tra la stronza e la lobotomizzata, fatica a spiaccicare parola con uno sguardo assente tipo "Rain Man" e alla fine della cena ci chiede: "avete del fumo?" "no" "ah ok" e se ne va. Boh? Almeno le sono piaciuti gli spaghetti (complimenti Italo, non ci hai fatto sfigurare).·
Per l’occasione appaiono in tavola sei misteriosi bicchieri di plastica rigida gialli. Il Kuda, che li ha procurati, sosterrà fino alla morte di averli portati da casa, ma noi non gli crediamo assolutamente, deve averli fregati a qualcuno, forse ai Francesi. Questo mistero, che a quello di Fatima ci fa un baffo, rimarrà probabilmente insoluto per decenni.·
La sera ci dirigiamo A PIEDI verso Kilkenny perché il campeggio chiude i battenti. Fortuna che è vicina. Per la strada una bionda in spider a momenti ci investe, ed era sta zoccola ad avere torto, quasi come se lei si fosse dimenticata da che lato si guida nel suo paese. Poi Cesaro si avvicina per chiedere la strada per Kilkenny e lei invece di dircela si incazza dicendo che lì siamo in Irlanda e dobbiamo avere rispetto per gli altri, il tutto per almeno cinque minuti, dopodiché a denti stretti ci dice la strada per Kilkenny e riparte sgommando sulla sua Honda CRX.·
Scegliamo un pub a caso e li dentro conosciamo Johnny un barista figaccione che ci spiega vita morte e miracoli delle stout e le differenze fra Smithwicks e Kilkenny.·
Il Kuda chiede ingenuamente dei sottobicchieri al Johnny e questo fa una faccia stralunata come per dire "cazzo vuole questo?" Dopo un po’ però ritorna con in mano un bicchiere della Smithwicks per il Barbuto richiedente…avrà capito male, non sappiamo se la colpa è dei fumi dell’alcol o dell’inglese maccheronico del Kuda.·
Sulla strada del ritorno, da una intuizione geniale di Pj, che rilegge in chiave cinematografica la storia dei Bonobo (particolare stirpe di scimmie sodomite), nasce il mito della "Scimmia Che Incula", che diverrà uno dei leit-motiv di questo viaggio.