L’Inter-Rail

Giovedì 12 Agosto

12:15     Treno – Verso Augsburg

Si chiude un capitolo ma se ne apre un altro, affascinante, di questa mia estate.

L’oziare per Monaco in attesa dell’evento non ha minimamente intaccato il mio desiderio di viaggiare lontano. Ora, senza più nessun appuntamento fisso, riesco a sentirmi nello spirito del viandante.

Se la nostra prossima tappa doveva essere Amburgo, il ripiegamento si Augsburg è sta dettato dalla spiacevole constatazione che tutti i treni là diretti necessitano di supplemento previo pagamento (e se lo possono mettere nel culo il loro cazzo di biglietto)

PORCO CAZZO…

Merda merda merda. Mi sono dimenticato di dare a quelli di Gamalero la nostra quota per il pernottamento in pensione.

21:40     Augusta Haupfbahnof

Ci aspetta alle 22:13 il diretto per Dortmund, arrivo previsto per le otto del mattino.

Augsburg. Non è una città qualunque della Germania, non per le mie motivazioni. I giornali locali gli dedicano l’intera prima pagina. Ho già visto le foto esposte in alcuni negozi.

Il cielo era limpido.

Augsburg era la nostra meta per osservare l’evento.

Evito ulteriori discussioni perché non è mia intenzione farne una colpa a qualcuno, ed in fondo anche se un po’ di invidia la provo mi consolo nel fatto che ‘sti qui di Augusta l’avranno pure visto l’evento, ma non l’hanno di sicuro "sentito". Il mio ultimo commento in merito: apocalittico.

La cittadina è bella e mi è piaciuta solo per questo motivo. Nel senso che pur non visitando quasi nulla (visto che non c’è molto) nell’insieme fa una buona impressione. Tutto questo è assolutamente soggettivo. L’atro la giudicata "vecchia".

Comprendetemi ora. Siamo qui da prima dell’una. Dopo una notte non troppo riposante a causa degli scambi di calci e gomitate fra me ed Elisa sono costretto trascinarmi dietro lo zaino. Credo di potercela fare.

Mi sbaglio.

22:40     Treno – Verso Bonn

ho gentilmente chiesto a Fr. controllore se con i nostri biglietti potevamo usare le cuccette, e leu mi ha semplicemente detto: "you have to pay more". Alché le ho fatto un cenno con la testa come per dire che avevo capito, ma che in realtà significava Vaffanculo.

Il discorso che ho interrotto prima stava come preludio per dichiarare che forse la mia temperatura corporea si è un po’ innalzata. Vedremo domani.

La storia degli zaini è stata risolta mollandoli (previo sborso di 4 DM) al deposito bagagli. Grazie a questa liberazione il pellegrinaggio è stato assai piacevole, possibilitandomi di raggiungere (previo sborso di 2 DM) la torre, cioè la cima della torre che ora non ricordo come si chiama, godendomo tutti i suoi 259 scalini (fonte dei dati: Nicola A.). poteri scrivere molto di più dato che l’abbiamo girata in lungo e in largo per tutto il pomeriggio, però c’è ‘sto cazzo di treno che ha gli ammortizzatori scassatissimi ed ho sempre ritenuto che scrivere è in fondo una cosa piacevole.

Mi accomodo per la notte pensando che forse Gianrico & Co. sono in viaggio anche loro e che forse anche quelli di Gamalero ora sono in viaggio. Anche…

E se stessi scappando anche questa volta?

23:05     Treno

Cazzo siamo ad Ulm! Già ad Ulm? Non lo sapevo che passavamo di qua! Si, perché anche Ulm ha una sua parte nel tutto.

Ma questa, ho meglio quella è un’altra storia…

Venerdì 13 Agosto

12:45     Dorthmund Hbf.

Gleis 11b. Abfarth 13:05 z. Hannover.

Questa città è proprio una città: si gira bene nelle zone pedonali per guardare un po’ i negozi e basta. C’è un po’ di fermento per qualche manifestazione o concerto. Abbiamo trovato un negozoi veramente carino: "Near Dark".

È arrivato il treno.

13:30     in treno. Verso Hannover.

Diciamo che questa volta ho dormito discretamente. Durante 10 ore di viaggio notturno mi sono solo svegliato a quasi tutte le fermate.

Ho abbandonato il pantaloncino corto che faceva molto estivo ma che teneva poco caldo. Si inizia già a sentire il cambio di temperatura.

‘sto vagone pur essendo seconda classe è accogliente abbastanza per sfruttare la prossima ora.

17:45     Treno verso Fredericia

Questo treno, che da fuori sembrava una merda e invece è una ficata, dovrebbe finalmente portarci fuori dalla Germania. Dico dovrebbe perché da quello che ho estrapolato dal ferroviere che parla inglese peggio di me sembra che il vagone dove siamo noi prendo un’altra strada. Non si sa bene da dove. Prima o poi lo scopriremo. Sarà anche bello dentro, ma ‘sto treno ha gli ammortizzatori più scassati ancora dell’altro.

E vaffanculo…

20:20        Ancora in treno

ci si era posti il problema di cosa fare dei marchi che c’erano rimasti, se cambiarli in Danimarca o pagare il traghetto con quello che avevamo e poi il resto convertirlo in corone norvegesi. Da parte mia ho già risolto il problema: mi sono fatto fregare tutto.

Non riesco ancora a capire come ho fatto a dimenticarmi il marsupio su un sedile, che è da quando che siamo partiti che non me lo levo nemmeno per andare a cagare. Tempo di mostrare il biglietto e quella chiede pure the passport (cioè la carta di identità) (PS: in questo instante siamo a Flensburg, ultima fermata in Germania (ß paese di merda)), alchè mi rendo conto di una certa leggerezza nella zona addominale, e visto che non cago da due giorni ho subito inteso la situazione (PS: giusto in argomento: sono saliti i pulotti a controllare i documenti per l’espatrio (cioè la carta di identità) e chiaramente si sono soffermati sulla mia); vedendomi alla ricerca affannosa la stessa mi ha farfugliato qualcosa su di una "green bag". Pensate che culo! Anche il mio marsupio era verde! Ma la mia fortuna non era ancora finita: in questa green bag c’erano le stesse cose che avevo perso io! (a parte 150 marchi). Così sono contento lo stesso perché ho tutto l’occorrente per il viaggio (cioè la carta d’identità). Per festeggiare abbiamo allora continuato a prendere per il culo il tedesco che viaggia in scompartimento con noi (pur non essendo molto sicuri se capisse l’italiano o no).

Padborg. Ora siamo in Danimarca. Sopra qualsiasi cosa che sia accaduta fino ad ora, ora il mio viaggio comincia. (PS: ora è il turno dei pulotti danesi chiedete the passport (non sto a ripetere che cosa significa)).

23:30     Fredericia

Appena toccato il suolo danese abbiamo constatato 2 cose: non fa così freddo come pensavamo e il prossimo treno utile parte fra 6 ore.

Non potendo permetterci un intercity dato che siamo sprovvisti di korone, ci tocca dividere l’atrio della stazione di questa Tortona danese con un gruppo di idioti nordici o giù di lì. Altri ospiti sono uno che non riesce a prendere sonno disturbato da oggetti volanti che probabilmente vede solo lui; due tipe da viaggio poco nordiche e poi un susseguirsi di entrate e uscite varie fra cui un uomo che si è messo giocare con le porte scorrevoli. Ho paragonato ‘sto posto a Tortona, ma forse gli ho fatto un complimento. È ancora troppo presto per fare commenti generici. Le città (paesi) cui siamo passati in treno sembravano dei cimiteri: luci arancione fievolissime.

Per questi sedili ci devono aver fatto uno studio:è impossibile stare comodi. Se si cerca di rilassarsi ti va di fuori il culo. La situazione non è allettante, si cerca di far passare il tempo imprecando contro l’uomo delle mosche, ma 5 ore sono tante. Lore vorrebbe dormire. Ma l’inter-rail è anche questo.

L’inter-rail è soprattutto questo.

Sabato 14 Agosto

5:10     Treno verso Århus

Dopo un’attesa infinita che ci ha tritato i coglioni all’inverosimile, prendiamo un treno a gasolio molto bello e vuoto.

Fuori già albeggia ed io ho fame, sonno, sete e mi scappa da pisciare.

7:20     Treno verso Aalborg

Adesso capisco perché tutti i treni che abbiamo preso qui sono diesel: non esistono le linee elettriche.

Sarà, ma ‘sto treno è una figata. Anche meglio della nostra prima classe.

Ed è solo un regionale.

9:00     Treno verso Frederikshavn

‘Sti ferrovieri danesi sembrano simpatici. Se non altro hanno ritardato la partenza del treno per aspettare noi due che: primo, ci eravamo addormentati su quello precedente; secondo, per capire da dove partiva la coincidenza ce la stavamo per prendere sui denti.

Una caratteristica delle ferrovie danesi: ti dicono quando parte il treno, ma mai quando arriva.

Una caratteristica della pianura danese: è piena di centrali eoliche.

Una caratteristica del paesaggio danese: è quasi più piatto dell’Olanda.

11:20     Porto di Frederikshavn

il traghetto per Göteborg della Stena Line parte alle 12:00.

Purtroppo abbiamo abbandonato l’idea di andare direttamente ad Oslo visto al fucilata di korone che dovevamo spendere (e senza nemmeno uno sconto).

Lore ha il dubbio di soffrire il mare.

Si và.

13:10     Stena Jutlandica. Mare del Nord.

C’è tanta gente. Fuori tira una zerda paura. Sono stanco.

L’unico problema è stato trovare i biglietti. Nell’uffiocio della Stena chiedo «the ticket?», e quello mi da indicazioni molto precise di dove recarmi. Usciamo, si gira a sinistra, 200 metri, e ci troviamo davanti la scritta "Toilet".

Va bene che il mio inglese fa pietà, ma ce ne passa…

Torniamo indietro, cerco di farmi capire il meglio possibile, e così quello si altera pure ribadendo le stesse indicazioni di prima. Ci riproviamo e stavolta troviamo la biglietteria, molto più in là di quello che ci aveva detto il bastardo.

Qui sopra alla televisione trasmettono solo cartoni animati di W.D., puntate di Mr. Bean, pubblicità della Lego e ogni tanto appare anche Mr. Safe che ti spiega come salvarti il culo in caso di catastrofe (e vaffanculo). Tutto senza sonoro.

Arrivo previsto in Svezia: ore 15:15

19:15     Treno per Oslo ?

Non è che abbia parlato poi molto della Svezia… con le ferrovie danesi mi ero lamentato che non ti dicevano a che ora arrivavano i treni; con quelle svedesi non ti scrivono nemmeno il binario. Ho percepito come una specie di mentalità del tipo: "Sei straniero? Cazzi tuoi". Tra l’altro sembra che non si riesca nemmeno a raggiungere Oslo con il treno, ma ci sia un pezzo da fare in autobus. Si, insomma, vediamo cosa succede e poi ve lo scrivo.

Göteborg non mi ha ispirato molto e mi è difficile parlare ora di una città mentre stiamo attraversando foreste su un treno che ferma in mezzo alla piazza di un paese… va bhe’, stavo sonnecchiando e non posso essere completamente sicuro. Ritornando a Göteborg, l’esperienza non positiva è stata causata da un traghetto che fa scalo in un punto della città (è divisa in due da un fiordo) dove non esiste nessuna informazione turistica e nessuna indicazione per una eventuale stazione (colgo l’occasione per dichiarare che ormai ritengo le stazioni un punto di riferimento vitale in cui mi sento al sicuro, più che in un qualsiasi ostello o simili. Dovrò in seguito approfondire questo discorso.); zaini in spalla siamo costretti a chiedere indicazioni, ci si rende conto che non esistono indicazioni e le misere cartine disseminate sono incomprensibili. Girovagando per il centro in una giornata in cui si riesce a soffrire il caldo, siamo già al terzo o quarto rosario di bestemmie quando finalmente si trova l’ufficio turistico per puro culo. La stazione era poi di lì poco distante.

In attesa del treno ci si è al solito prodigati al commento diretto di quello che ci passava davanti.

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