Interludio: Lo sfratto

Domenica 15 Agosto

16:00

Siamo rimasti chiusi fuori di casa! Nel pieno della notte norvegese, con i nostri zaini dentro!è stata una cosa da panico, terribile! …non potevo aggiornare il mio diario!

Facciamo dunque un passo indietro… sono circa le 22…

Alla fine il bus ce l’ha fatta, arrivando addirittura prima del treno (l’ultimo tratto ci hanno fatto scendere per prendere appunto l’autobus) non cagando molto la città ci infiliamo subito in stazione per svolgere le solite funzioni di routine: si cerca il prossimo treno utile, si depositano gli zaini negli appositi armadietti, si comincia a dare un occhio ai possibili luoghi dove o su cui dormire; io per la prima volta da quando sono partito provo a chiamare a casa, si valuta un po’ la valuta, si mangia, si prende per il culo un po’ la gente, ecc. ecc.

Un appunto sulle ferrovie norvegesi: se mi ero lamentato con quelle danesi e svedesi per la scarsità di informazioni reperibili sui vari treni, con queste siamo al canto del cigno: non ti dicono una sega. La situazione solita riguardava il pernottamento: troppo tardi per cercare un ostello, così si dorme in stazione assieme agli altri viandanti, che si è tutti sulla stessa barca. Si ammazza un po’ il tempo girando per il centro di Oslo (a questo proposito tornerò in seguito; voglio già da qui ricordare che era sabato). Poi, verso l’una, si torna a casa al calduccio, su un ottima panchina di lagno. E ci sono pure gli omini con scritto Security che continuano a far la ronda… uno ci viene pure a dire gentilmente di spostarci che la stazione sta chiudendo…

Siamo fuori dalla stazione e fa freddo, c’è un vento gelido di quelli che passano ti i vestiti; penso, ma non riesco a rendermi conto di come faccia a restare chiusa una stazione centrale di una capitale. Il deposito bagagli è dentro la stazione. Noi siamo fuori assieme a gli altri. Ma gli altri hanno il loro sacco a pelo. Le uniche cose che ci sono rimaste sono il freddo ed il centro della città. Il freddo può solo aumentare. E prima di questo dobbiamo prendere una decisione.

(piccola pausa: il livello di affaticamento muscolare è in conflitto con la mia voglia del tutto psichica di continuare nel resoconto, e da parte mia devo equilibrare le cose. Alla prossima puntata.)

Lunedì 16 Agosto

11:00     IMI Sommerhotell. Oslo.

Ho dormito talmente tanto che mi fa male la schiena. Dopo una tirata unica di 16 ore sono bello rincoglionito e devo pure levarmi dai coglioni entro le 12.

Giusto due righe: il nostro sfortunato compagno di stanza si chiama Hanno. Colazione abbondantissima (= gratis). Durante la breakfast Lorenzo ha beccato una tipa. Con la maglia dei Mistic Circle. Italiana. Nel frattempo ho fatto finta di dormire. No Comment.

Sono passato al secondo paio di mutande. Il precedente sono stato costretto a buttarlo via.

Peccato.

23:50     Treno. Vagone di merda. Verso Bergen.

Cazzo! Ma che sfiga c’ho addosso! Oggi ho perso tutte le cartoline tutte le cartoline che mi ero preso al Nasjonalgaleriet, porco Dio!

Dopo la colazione, mentre facevo il check-out, il mio compagno mandrillone ha ancora un po’ pasturato con la sua nuova amicona. Codesta che porta il nome di Federica ci ha pure accompagnato alla stazione al deposito bagagli. Giusto il tempo di separarci e darci l’appuntamento da lì a 5 minuti, e invece la si aspetta mezz’ora. Nonostante tutto, io sono stato buono per l’intera giornata. L’accompagniamo di nuovo all’ostello, stavolta l’appuntamento è alle 3 del pomeriggio davanti all’Elmstreet Pub, per vedersi con altri black metallers italiani. Con l’impazienza che sprizza da tutti i pori ci dirigiamo verso la zona prestabilita (dopo aver girato per circa 2 ore) e aspettiamo.

Aspettiamo.

Aspettiamo.

Niente.

Aspettiamo.

La Corso Roma di Oslo allieta la nostra attesa mostrandoci i tipici norvegesi purosangue con zeppa alta 5 dita pantalone a zampa.

Aspettiamo.

Dall’Elmstreet escono due tipi neri di brutto troppo italiani e che uno Lorenzo conosce pure.

Aspettiamo.

Lore decide di seguire i tipi, dopo un quarto d’ora che erano passati, e si lamenta pure che non riusciamo a trovarli.

Intanto sono le 4 e mezza. Colgo subito l’occasione per proporre una fantastica visita al Vikingskipshuset, ma visto l’enorme distanza, prima è meglio sapere che mezzi utilizzare. Qualcuno deve volermi particolarmente bene, perché mentre siamo lì all’ufficio informazioni, indovinate un po’ chi incrociamo? Il mio inarrestabile compagno parte subito all’abbordaggio del gruppo composto da 3 maschi capelli lunghi vestiti di nero + 1 ragazza vedi sopra che è l’amica di quella che ci ha tirato il pacco. Io intanto arrotolo il depliant che mi hanno appena dato e me lo infilo.

Ora però a discapito di tutto devo ammetterlo: effettivamente tendo un po’ a tirare merda su tutti, ma questo ragazzo che viaggia con me va elogiato per la sua capacità di fraternizzare e soprattutto per la sua enorme conoscenza in campo musicale (per quanto riguarda il metal).

È passato così un pomeriggio in cui non c’è stato un attimo di silenzio, e avrò sentito citare almeno una settantina di gruppi black, dark, gothic, gore e chi più ne ha più ne metta.

(ovviamente essendo un treno notturno ora hanno spento le luci)

Concludendo, abbiamo poi girato tutto il pomeriggio con le due tipe.

Vorrei scrivere di più ma ci tengo alla vista.

Martedì 17 Agosto

9:40     Bergen. YMCA vandrerhjem

Che merda!

E noi due che ci lamentavamo di quel cesso di Monaco! Ci hanno sbattuto nella Blue Room, che poi sarebbe una palestra schifosissima convertita a dormitorio. L’aria è pregna di fetore umano di entrambi i sessi, non c’è un cazzo di armadietto personale, non c’è colazione compresa, la cucina è più lurida dei cessi comuni e di contorno se vogliami andare a Tröndheim dobbiamo per forza tornare ad Oslo. Tutta questa favola per sole 100 NoK.

E ci mancherebbe.

Ora ci si inventa la colazione.

17:30     Bergen. Lounge room.

Bergen. La città più piovosa d’Europa. Piove in media 266 giorni l’anno.

Sapevo già in partenza che l’inter-rail che stavo per compiere non sarebbe stato come volevo.

Sapevo che, viaggiando in due, ad un certo punto sarei dovuto arrivare ad un compromesso.

Quello di cui mi accingo a parlare, controvoglia, è probabilmente l’epilogo del mio viaggio in Norvegia, il cuore del mio inter-rail.

Dopo l’arrivo a Bergen la tabella di marcia concordata prevedeva, dopo pernottamento, di traghettarsi a Tröndheim. Ora, il navigare in mezzo ai fiordi non deve essere cosa semplice. Il viaggio dura all’incirca 30 ore. Già questa consapevolezza scoraggia il mio compagno. Il venire a conoscenza del prezzo di viaggio estingue ogni possibilità in quella direzione: si parla di circa 650 NoK nel caso di studenti, e questo è quanto.

Ovviamente non sono stato a discutere. Non ho detto a Lorenzo che a me vedere le Grandi città del Nord Europa me ne frega veramente poco. Non gli ho detto che nonostante sia contro lo spirito del vero inter-rail-man io pagherei volentieri per farmi quelle 30 ore di viaggio.

E non ho mollato qui il mio compagno di viaggio solo perché ho promesso a sua madre che mi sarei preso cura di lui.

Allora sono arrivato ad un compromesso.

E allora ecco che cosa ne discerne: ho promesso che avrei mandato cartoline e comprato souvenir di Tröndheim. Io a Tröndheim non ci arrivo. Quindi zero.

La mia natura di bambino capriccioso bastardo dentro danneggia anche me. Bergen è una bella cittadina sul fiordo, e io me la sono dovuta girare con i coglioni sversi. Se non altro ho rinunciato a comprarmi la pelle di renna.

Cazzo che nervi! Per lutto ho deciso di non lavarmi più (tanto da quando sono partito non l’ho ancora fatto). Così magari Lorenzo si stufa anche di rimbeccarmi sul mio modo di condurre il viaggio. Che poi lui, nonostante sia un gradino sopra gli altri per aver intrapreso un inter-rail, non è che abbia molto sangue da vagabondo. A parte il dover aspettare un treno per sei ore o non poter dormire comodo, che magari a me non pesano ma che non sono nemmeno contento di fare, sui luoghi di pausa proprio non ci siamo. Come ora. "La camera comune dove dormiamo è una merda e se ci fossero state camere libere le avrei prese anche a costo di spendere di più".

Ma non esiste! Stare a contatto di altre persone che hanno almeno una cosa comune con te e che nonostante il posto sia una fogna lo accettano come temporanea casa è il massimo! Ed io ogni volta mi sento partecipe ed onoro la mia casa eterogenea scoreggiando e puzzando nel modo più naturale possibile.

Forse non tutti riescono a capire quello che c’è fra le righe.

È forse chiedere troppo di essere accettato così come sono? (ß quando viaggio)

21:30     Bergen. YMCA jh.

Prima ed ultima notte a Bergen.

Non credo di essere triste.

È certo però che ora I’m not in the mood, I’m really a mess.

Mi dispiace, perché avrei molte cose da scrivere, alcune divertenti, su quello che succede, ma è dura.

Di questi giorni ho tralasciato cose come il viaggio nel vagone rifiuti umanitari, i due tipi terrosissimi (ma veramente tanto) incontrati ad Oslo; il quartiere in legno di Bergen con tanto di pozzo dei desideri; quelli dell’ufficio turistico che per pochissimo non mi sgamavano che io non ero Agoglio Andrea come scritto sulla Visa; tutto quello che viene cucinato qui all’ostello (noi naturalmente non ci siamo smentiti: spaghetti al sugo); e poi stasera le quasi-crêpes gratis (ma non troppo).

Di tutto quello riportato qui sopra avrei potuto (o dovuto?) scrivere, come sempre, un po’ per documentare, un po’ per ridere, un po’ per ricordare, ma soprattutto un po’ per far sapere che io c’ero.

Crisi passeggera. Non possono girarmi le balle all’infinito. Se no mi rovino al vacanza.

Ma forse lo è già?

Sono 3 giorni che sto in Norvegia. Devo scriverlo per rendermene conto.

No. L’aria che respiro, che cosa ha di diverso?

Sto qui, e mi sembra che la Norvegia, quella vera, sia sempre un passo più a nord di dove arrivo, oltre il limite del mio sguardo.

Io sono in Norvegia.

Lo so, ma non lo sento.

Queste riflessioni generano una domanda: ma allora, che cosa sto cercando?

Di tutte le risposte che trovo, nessuna è una verità assoluta.

Posso solo attendere la conclusione.

In cui una verità su tutte verrà rivelata.

E allora scoprirò che qui non cercavo niente, ma che è tutto un pretesto per scappare lontano.

Lontano dal mio peggior nemico.

Il nemico che ho dentro.

Io.

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