La Norvegia del Sud
23:00 Bergen. Treno verso Oslo.
Le mie crisi mistiche sono molto incostanti. Possono durare attimi come intere stagioni. Fortunatamente quella di ieri si è estinta in un panino al salmone norvegese.
Stamattina gita in mezzo ai fiordi a bordo della scassatissima "White Lady", bagnarola che non fa invidia nemmeno ai pescherecci di Bergen, ma che in compenso è molto economica. Quattro ore di viaggio fra andata e ritorno per raggiungere una zona che di certo non era rappresentativa dell’itera nazione, ma che ha fatto la sua bella figura. E io finalmente sono riuscito a vedere quei cazzo di fiordi, dove la roccia e il mare si uniscono, e la montagna affiora sul pelo dell’acqua, calmissima; tutto il resto poi è foresta, bello, così, nella sua semplicità, e lo so, sono un cretino, ma mi sono messo a piangere. (posso sempre dare la colpa al vento, che era molto forte…)
Bergen, forse lo avevo già detto, è proprio una bella città. Non posso chiamarla cittadina perché è seconda solo ad Oslo, anche se le abitazioni sono molto diradate e si estendono per chilometri sui fiordi. Finito con queste indicazioni che tanto non interessano a nessuno, spiegherei anche la nostra escursione su una delle sette montagne che al circondano.
Ma coma faccio a descrivere un luogo da cui si vedono… e lontano… l’oceano anche.
Insomma perché devo sminuire con un resoconto quello che ho trovato, che mi sono guadagnato là (per facilitare la comprensione: ~7 Km di salita).
Il mio socio di viaggio ha condito il tutto con un po’ di bestemmie alchè ha scoperto di aver finito le foto a disposizione ed ancor più fallacemente dimenticato il nuovo rullino. E io ci godo di brutto ora con la consapevolezza che quei luoghi non avrò da condividerli con gente che non vi è mai stata!
A parte queste frasi giustamente egoistiche molto costruite a livello grammaticale, devo, prima del meritato riposo, aggiornare la situazione odierna. Purtroppo lasciando spesso lo zaino in deposito posso solo aggiungere brani una, massimo due volte al giorno, ammazzando così la dinamicità del racconto. Ecco perché i toni o lo stile sono variati da come erano all’inizio. (non è vero: è solo una scusa per non ammettere che cambio umore ogni mezz’ora).
Riprendo lo stile di sempre, non facendomi sfuggire niente; da domani però, che a esser sincero; anche se lo noto poco pure io, un filino di amaro in bocca lo tengo ancora (e chissà per quanto tempo me lo terrò…).
Perciò dopotutto i vari souvenir e troyate varie le ho prese; le cartoline però le spedirò da Stoccolma o anche dopo: sinceramente preferisco dare meno pretesti possibili alla gente per parlare della Norvegia.
Per favore, lasciatemi in pace.
Si, sono stato in Norvegia.
Ma l’ho veramente conosciuta?
10:20 In treno. Verso Karlstad.
Concluso il discorso Norvegia, sono già entrato nella mentalità di "muovermi verso casa", anche se non ho nessun desiderio di tornarci troppo presto.
Questo paese che mi sto lasciando alle spalle è come una bella donna: io però ne ho potuto ammirare solo i piedi.
Dalla mia metafora da gabinetto traspare tutto il mio pensiero su questi ultimi 5 giorni passati in terra straniera. Un’analisi più approfondita potrebbe far sorgere nel lettore il dubbio che forse il termine di paragone è assestato sui livelli del mio stato attuale della zona basso-locomotoria, il che non genera altro che un’immagine più dettagliata del degrado antro-rurale da me esperienziato.
Alla fin fine, che cosa è capitato dall’ultima volta? Ho dormito, ad Oslo ho fatto colazione a base di maiale, abbiamo dovuto pagare il supplemento rapido per il treno attuale (merda! L’unica alternativa era di arrivare a Stoccolma alle 23:30, ma poi Lorenzo mi avrebbe ucciso…), e ora siamo qui sopra.
Passando per Oslo mi è venuto in mente che devo ancora raccontare l’ultima parte della nostra odissea durante la notte… però è una cosa lunga e veramente dettagliata; la continuerò quando trovo un po’ di tempo (e magari un treno più stabile).
Ciao Norvegia, ricordati che ho lasciato qualcosa di mio.
13:00 Treno X2000 diretto a Stoccolma.
Per quello che lo abbiamo pagato questo treno vibra un po’ troppo… cazzo che fatica…
19:00 Stockholm. Bho?
Appena arrivati in stazione siamo stato bloccati da un mezzo nubifragio. Munito di gondone antipioggia (che ha fungiuto benissimo) siamo andati alla disperata ricerca di un rifugio per la notte che non fosse la stazione. Non facendoci scoraggiare dalle ormai note indicazioni che dichiaravano il tutto esaurito negli hotel cittadini, siamo così giunti al primo ostello indicato, completo, come del resto il secondo. Ma per fortuna a dieci minuti di pioggia c’era un bed&breakfast di ottimo aspetto ma soprattutto con due letti liberi.
Purtroppo si sa, l’apparenza inganna, e noi siamo stati ingannati dalla falsa facciata dell’ostello,che in realtà era pieno: il simpatico tipo ha così portato noi e altri ignari personaggi a perderci (dall’altra parte della strada) da un suo amico, che probabilmente ieri si è svegliato male ed ha deciso di trasformare al sua cantina in un dormitorio.
E così sono qui, non posso nemmeno dargli un nome, visto che l’entrata è una porta normalissima che dà sulla strada. Il prezzo di 100 corone svedesi a notte è proprio il massimo consentito, visto che non c’è un cazzo di colazione, non ci sono armadietti, è aperto 24 su 24, ci sono cani e porci, per farsi la doccia bisogna andare dall’altra parte della strada, ma se non altro puzza molto meno della Blue Room.
Il tipo che la gestisce è il classico proprietario del caso che non gliene frega quasi un cazzo di quello che succede in casa sua, soldi in mano così sulla fiducia, cioè sinchè c’è qualcosa su un letto significa che è occupato.
Voci di corridoio dicono che si sono liberati dei posti quando l’altra sera ha sbattuto tutti fuori perché doveva fare una festa…
Spero che non ne faccia più di una a settimana…
10:30 Stoccolma
alla fine ho capito che ‘sto posto è un rifugio per boy-scout, con tutti gli annessi e connessi. Non so bene cosa significhi.
Il Boss ha uno skazzo paura, si è dato una svegliata solo quando gli abbiamo dato i soldi in mano per fermarci un’altra notte (decisione presa quasi all’unisono).
Va di sicuro citato l’ottimo bestiario che frequenta questa innocente alcova di fanciulli in brache corte: a parte la solita percentuale spropositata di italiani ed un gruppo di ragazze della Rep. Ceca,
la palma di miglior bestia va a quello che stanotte si è svegliato gridando: "Hello? Hello? Is anyone there?"; per non parlare di me, che ho aspettato mezz’ora per usare il cesso occupato da due che non si è capito bene se trombavano o si stavano facendo una pera (+ probabile la seconda), per poi scoprire che ce ne erano 2 di cessi…
vado, che dobbiamo sopravvivere (leggi: cercarci la colazione).
20:00 Stoccolma. Covo dei boy-scout.
Ho cercato il nome di ‘sto posto ma ne ho trovati troppi, quindi non metto niente per evitare di scrivere cose che in svedese significano "entrata" o magari "scemo chi legge".
Ho un dolore diffuso fra le ginocchia e i talloni. Altri danni fisici meno apparenti sono da ricercare nel fegato, dovuto al nostro regime alimentare incostante e deleterio a base di McDonald & Pizza Hut, che hanno l’unico vantaggio di trovarli in qualsiasi buco di culo e che la roba che ti danno è identica a quella che hai mangiato la settimana scorsa a 3000 chilometri di distanza. E pensare che Lorenzo non scherza quando dice che prima di questo viaggio non era mai stato in un fast-food… credo che si sia già tolto al voglia (inesistente a priori). E stasera che si mangia?
Dubbio atroce: ieri sera McD. e oggi pomeriggio Pizza Hut. Alla fine ci toccherà sfoderare il jolly: die bratwürst! (mi dispiace, ma solo noi possiamo capirne appieno il significato…). Io da parte mia sono già pienamente soddisfatto. Ho con me un litro e mezzo di cider äpple che disseta una sega e oggi mi son pure comprato la maglia del Viking World Tour da accoppiare alla già rodata (mai tolta) del Norwegian Tour 1999. anche da parte sua credo che l’altro sia soddisfatto, girato che abbiamo negozi di dischi, e acquistato che ha per più di 500 corone.
Sentire il Boss che per l’ennesima volta chiede ai nuovi arrivati "Can you pay me now?" ci riempie di gioia e mi delucida sull’argomento principe dei vari bordelli e taverne: l’essere umano, quanto può essere merdosamente materialista?
(ma soprattutto: quanto può essere larva? C’è uno qui che sta sempre nel letto: chiede che ore sono, si alza, rompe i coglioni a qualcuno e pio si rimette a dormire)
(adesso per esempio sta chiedendo ad un gruppo di giapponesine se fanno sport… ovviamente facendosi mandare ‘affanculo in modo finissimo. Ed è di nuovo sul letto.)
22:20 Treno per Copenaghen
un riposante viaggetto di circa nove ore e mezza ci attende di qui a pochi minuti. Tanto oramai Stoccolma ci aveva rotto il cazzo, e come dice il mio compagno, in pratica la città l’abbiamo vista tutta (oddio, se farsi 5 o 6 volte le strade principali ti fa estrapolare anche il resto, può anche essere vero). Di sicuro da citare gli ultimi acquisti, fra cui la maglia dei Mortician di Zombie Apocalipse (compratevi quel CD: vale la pena solo per la profondità dei testi delle canzoni).
Il treno parte, il controllore arriva, e io volevo parlare di quello che è successo ma non ci riesco.
23:00 Solito treno
in attesa che si liberi il cesso (c’è gente che si sta lavando i denti nel corridoio) colgo l’occasione per scrivere, almeno levo il diario dalle mani di Lorenzo.
Per chi è che sto scrivendo?
È qualcosa di personale, oppure un resoconto per il popolo? Visto i toni usati è più probabile la seconda che ho scritto.
Ma così non rischio di strumentalizzare il tutto per farmi della pubblicità? (approposito: io sto cercando moglie!)
E cazzo non capivo proprio come poteva eesermi sfuggito un giorno…oggi è il 22 di domenica, forse quadra, ma sono stato in crisi 10 minuti vedendo che l’ultimo scritto risaliva a venerdì. Insomma, mi sono solo (!?!) dimenticato di scrivere la data a capo pagina. Rimedio alla meglio…
- Fine -
16:00 Wonderful Copenaghen.
La città sarà anche splendida, ma la nostra camera è ben altro: una camera singola d’albergo trasformata in un dormitorio da 9 posti letto (3 letti a castello).
Ora pausa, devo aiutare il mio affranto compagno a trovare la doccia.
16:20
lo so, se non ci fosse il grande Nick questo viaggio sarebbe stato un continuo sbattere di testa ad ogni angolo… tutto ciò per dire che gli ho trovato la sewer.
Parlando di sbattimenti di testa, io rischio seriamente la mia, visto che il letto di sopra è a poco più di tre spanne (se non altro è al piano terra, mentre a Lore è toccato il secondo rialzato, in intimità col soffitto…).
E che dire di questa città?
La cosa più notevole è che, essendo domenica, i negozi sono tutti chiusi. La seconda cosa che si nota, essendo il giorno dopo sabato, è che le strade sono piene di immondizia. La terza cosa che si nota, essendo un qualsiasi giorno della settimana, è che arrivando di mattina non si incontra nessuno per strada.
E poi le altre cose…
Non c’è affatto da lamentarsi sull’ubicazione da noi scelta. Magari fosse sempre così.magari riuscissimo sempre a pagare 130 corone invece che 230. e finalmente una botta di culo! (tutto tende all’equilibrio… ma non è un argomento da trattare su un diario di viaggio. Stop.)
Del resto è una cosa molto bella l’idea delle biciclette tipo carrello del supermercato (nel senso che ci metti la moneta per utilizzarle, ma le devi riportare negli appositi parcheggi se la vuoi indietro… si, insomma come alla Coop o all’Esselunga, uguale…) e ho anche scoperto che a Lorenzo da fastidio la gente che bestemmia: dice che è una cosa da plebei.
Bho.
Non sento nessuno stimolo ad approfondire questa ideologia.
Alla fine tanto per cambiare siamo finiti in un museo di cui ignoriamo tuttora il nome e lo scopo.
Basta che sia gratis, no?
No.
21:30 København. Hotel Jørgensen.
Riprendendo il discorso del gratis, e riprendendo anche quello delle bici, e usando come sfondo una città che non è niente male (certo che come Gamalero…) si può narrare una gita che ha finalmente il sapore di "siamo all’estero ma ci sentiamo come a casa nostra", a base di biciclette modello "cancello" ormai alla frutta e pure con il contropedale (la mia era sponsorizzata dalla croce rossa: meglio di così…). A parte il teppistaggio per le vie del centro e le piste ciclabili beatamente ignorate, la fatica c’è stata. E come si può notare da i continui errori di "battitura", c’ho proprio voglia di godermi la mia cuccetta.
In questo momento il modo è cosa priva di interesse, la consapevolezza che non sto più scrivendo niente di interessante è cosa anonima, l’idea che i problemi non sono per niente finiti è giusto un pensiero che si riproporrà in un momento più opportuno, e che forse l’unica cosa che mi tocca un po’ e che non mi fa mollare tutto per riposare è che sto facendo un periodo troppo lungo. No, in realtà è che mi dispiacerebbe che chi leggesse questo diario pensasse (ma pensare è un bene!) che (troppi "che"!) noi due non si fa molto o ci si diverte con poco in una vacanza in un certo senso piatta.
E se pensate che ora concluda con un "ma tanto in fondo a me non me ne frega niente", vi dirò che in realtà prendo atto che molti di voi hanno già pensato: "per quello che me ne frega a me…"
22:00 Trellerborg. In treno.
Siamo in attesa che ci carichi sulla nave. In tuta la mia vita ho fatto migliaia di chilometri in treno. Ma non mi era mai capitato di viaggiare in treno sul mare.
È bello. C’è un’atmosfera molto steampunk.
Per chi non sa che cosa sia lo steampunk, consiglio di giocare a Final Fantasy VII.
23:00 Mar Baltico. Verso la Germania.
Il mare.
Mi affascina, e allo stesso tempo, pensando all’abisso sotto il pelo dell’acqua, genera in me apprensione.
Ieri notte ho sognato che noi tutti di Gamalero si partiva per una crociata. Ed io un po’ ignaro chiedevo a mia madre: "ma si và a liberare il sacro sepolcro in terra santa?", ma la risposta evasiva faceva notare che era cosa di un paio di giorni. Tutto qui. Però i miei amici in elmo e cotta di maglia erano molto carismatici.
Parliamo un po’ di cose attuali, attualissime: ora sto con altre 3 persone dormienti su un treno vuoto su una nave diretta Sassnizt. Uno lo conosco abbastanza, il biondo che dorme con la bocca aperta perché ha il raffreddore. Gli altri sono una coppia di tedeschi, lui con la faccia più inutile che sia stata visita in questo viaggio.
Il viaggio in Scandinavia che ora è terminato.
Non senza i soliti problemi. Oggi ho avuto una discussione con la tipa dei traghetti, cha cazzo io volevo capire come facevo ad andare da Malmo a Berlino in treno se in mezzo il mare; ed il mio inglese mozzo e lei che continuava a tranquillizzarmi che avevamo già la prenotazione, ci abbiamo tirato dieci minuti.
Sull’uso del mio speacked english devo però elogiarmi per i progressi ottenuti; vedi l’episodio con i due pulotti in borghese.
Abbiamo anche visto il giardino botanico. Sto scrivendo un po’ quello che mi viene in mente.
Non ho scritto nulla durante la traversata fra Copenaghen e Malmo, perché in quei tre quarti d’ora non ho mai levato gli occhi dal finestrino… in un dolce dondolare, il cielo è un acquerello, con il suo caldo rosso fiamma abbraccia nel tramonto una città, la Splendida. Avanti, in azzurro crepuscolare, sorge la luna, sale. Sull’orizzonte cresce indistinta una geometria perfetta, innaturale; un ponte creato dall’uomo e per l’uomo, s’innalza sul mare e ve ne penetra, e unisce popoli che parlano lingue diverse. Ed anch’io, in me, porto l’eredità di un popolo, vivo.
Il viaggiare, muoversi, significa vivere.
Ed io, quando rimango fermo, non posso far altro che sopravvivere.
13:30 Il cielo sopra Berlino.
Finalmente un ostello ufficiale!
Lore però si è sbagliato ed ha fatto una prenotazione per una camera doppia, che pur essendo una ficata (la prima vera camera da letto che utilizziamo da quando siamo partiti), ci è venuta a costare abbastanza.
Ora dobbiamo andare a mangiare: abbiamo adocchiato un ristorante italiano… eh si, ci stiamo dando alla pazza gioia; sarà la nostalgia di casa che si sta facendo sentire?
15:30 Berlin JH.
La pizza era da dimenticare, ma se non altro prendere in mano delle posate mi ha fatto uno strano effetto.
E Berlino… come è? Il suo zoo… il muro… come dire… cioè, non ci siamo stati… non abbiamo girato una fava. Ci sarebbe tutto il pomeriggio, ma sono appesantito ormai da troppi Km. E pensare che mi sento quasi attirato dalla vasca da bagno qui vicino…seppure non mi pruda nessuna parte. Lorenzo si lamenta pure che dopo 2 settimane non mi si sono ancora sporcati i capelli. Da parte mia non sono mai riuscito a capirne la distinzione.
In ‘sto ostello sono troppo fiscali; bisogna fare il check-out entro le nove del mattino, ci vuole lo scontrino avere la colazione e peggio di tutto non si possono portare via i panini dalla sala mensa! (e chi ha esperienza di ostelli può capire la gravità del fatto).
Perché, se sono stanco, non mi riposo?
Perché mi faccio delle domande?
23:15
il riposino con sveglia prevista per le 5 di pomeriggio si è trasformato in una ronfata da 20:30 e oltre.
Per domani sera si prospetta il viaggio di ritorno verso Zurigo, ultima tappa prima dell’Italia, che se non ricordo male, è la nostra nazione.
Abbiamo di nuovo provato a girare, qua attorno, ma se non c’era un cazzo oggi pomeriggio, figuratevi di sera. Meglio, si va dormire presto che domani ci aspetta un’alzataccia resa più accettabile da una promessa di colazione notevole.
Durante il sonnellino pomeridiano ho sognato che ritornavo a casa, e scoprivo che mentre ero stato via a Gamalero avevano costruito un pezzo di sopraelevata passante fra la Biotta e casa di Emiliano.
Quasi un incubo.
7:30 Berlino. JH.
Ho la bocca impastata.
22:00 Treno. Verso Monaco (ancora!)
si ritorna a Monaco. È stato il nostro punto di partenza, e sembra che sia destinato a diventare anche quello di arrivo.
Quante cose da scrivere! Ma verrà il tempo…
Schiattate di invidia! Noi oggi siamo stati nella nuovissima sede del parlamento tedesco! Euforia!
Però se da una parte non tutti i mali vengono per nuocere, devo purtroppo dare la triste notizia che oggi, dopo 18 giorni di ineffabile servizio, ho macchiato la T-shirt del Norwegian Tour 1999, fedele compagna di cui non mi separavo nemmeno nel momento del riposo.
E non pensate male, perché non puzza nemmeno tanto, se non che ha preso una lieve tinta ferrovia (=grigio-marroncino).
Domani magari me la cambio.
La torre di Berlino (al solito non mi ricordo come si chiama) con i suoi 286 scalini batte quella di Augsburg, e ‘fanculo hanno spento le luci.