E pensare che in realtà questo doveva essere un quaderno che mi portavo dietro per disegnare. Ma poi, stranamente, non ho avuto nessuno stimolo.
Ora che sono tornato, che quel viaggio si è concluso, che quello che c’era da scrivere ma non è stato fatto oramai è perso, ora che devo pensare anche viene dopo e non vivere solo il momento, ora che le giornate non hanno più un nome, che non fanno più parlare di sé, ora che devo lottare contro qualcosa che conosco, ora, in questo momento, io non so più cosa scrivere.
Dopo 24 giorni di documentazioni, 19 città visitate, oltre 9600 chilometri percorsi in treno, nave, pullman, bicicletta e a piedi, 64 pagine di diario in cui ho citato Dio 4 volte, dopo aver rivisto persone che avevo pensato e sognato e desiderato durante il mio viaggio, dopo esser tornato consapevole che nulla era mutato e forse rimanere deluso per questo, dopo aver preso in mano per l’ennesima volta questi scritti, io ora so di non aver capito nulla, ma che non è ancora finita, non per me.
E allora mi alzai e dissi:
"Questo è ciò che voglio, e da allora e per sempre, camminerà con me verso terre lontane, mi aiuterà a capire chi sono, a discernere la luce dal buio."