27/09/2002-18/10/2002

IL SOGNO

 

Prima di cominciare a parlare in modo specifico di questo viaggio meraviglioso volevo presentarmi:

mi chiamo Barbara e la mia più grande passione è viaggiare, naturalmente in compagnia di mio marito Paolo.Amiamo moltissimo la natura ed è anche per questo motivo che, per il nostro ultimo viaggio, abbiamo scelto il Sudafrica.Per l'organizzazione mi sono servita di molti siti web, della guida della Lonely Planet e del materiale inviatomi dall'Ente del Turismo Sudafricano www.turismosudafricano.com (da questo sito cliccando su link vengono forniti tantissimi indirizzi utili). Ho prenotato tutti i pernottamenti via internet prima della partenza ed ho cercato di scegliere sistemazioni costruite con lo stile tradizionale e a contatto con la natura, evitando così le catene dei grandi alberghi utilizzati solo per le 2 notti presso gli aeroporti di Cape Town e Johannesburg.

Per l’estensione a Victoria Falls abbiamo comprato un pacchetto di 3 giorni/2 notti da un tour operator in Italia. L’abbiamo ritenuto più conveniente sia dal punto di vista pratico che dal punto di vista economico. Le cascate sono bellissime e valgono una visita, il paese che è nato intorno invece è molto turistico. I prezzi sono alti rispetto a quelli praticati nel resto del paese, al mercato si contratta ma non molto. Ho provato ad acquistare una tovaglia ma hanno preferito che io me ne andassi senza comprarla piuttosto che provare a trovare un accordo. Sanno che comunque danarosi turisti inglesi o tedeschi pagano qualsiasi prezzo venga loro chiesto.

Durante il periodo della nostra visita il Rand valeva poco meno di 200 lire. C'è comunque una forte inflazione quindi il valore cambia continuamente. In Swaziland la moneta sudafricana è accettata ovunque e il rapporto tra Rand e Lilangeni (la moneta dello Swaziland) è di 1:1.

Nei conti dei ristoranti non esiste la voce Coperto o Servizio per cui è consuetudine e buona norma lasciare una mancia del 10%.

Le strade sono ottime ed anche tutti gli sterrati che abbiamo percorso ( e sono stati tanti) sono tenuti in perfette condizioni tanto che si poteva tenere tranquillamente una velocità di 60/70 Km./h. Le indicazioni lasciano un po' a desiderare perciò è facile imboccare la strada sbagliata. Se avete qualche dubbio chiedete tranquillamente, le persone sono gentili e disponibili e se sono in grado vi aiutano volentieri. C'è poco traffico e gli automobilisti sono diligenti, mentre non posso dire altrettanto per quelli dello Swaziland, fate attenzione perché ci sono molte strade di montagna con curve cieche e può capitare di trovare dietro una curva un pazzo che ha sorpassato al buio od una mucca che attraversa la strada.

Ed ora …..si parte !!

Venerdì 27/9/2002

Usciti di corsa dal lavoro, partiamo con la nostra Panda alla volta dell'aeroporto di Bologna, per imbarcarci sul volo Lufthansa delle 19.10 per Francoforte.

Il volo parte puntualissimo e alle 21 siamo a Francoforte da dove, alle 22.50 partiamo con destinazione Cape Town. L'aereo, un Boeing 747, è completamente pieno e quindi cerchiamo alla meglio di ritagliarci uno spazio per fare un pisolino. La mattina successiva verso le 9.30 atterriamo a Johannesburg dove scendono moltissimi passeggeri, mentre noi e pochi altri rimaniamo a bordo in attesa che le operazioni di sbarco si concludano. Dopo circa un'oretta si riparte e puntualissimi arriviamo a Cape Town alle 12.05

La prima cosa che mi colpisce è che non c'è la proboscide od il solito autobus ad aspettarci, ma si raggiunge il terminal a piedi. Ritiriamo un po' di valuta locale al bancomat (utilizzando la stessa carta e lo stesso codice che usiamo in Italia senza nessuna commissione aggiuntiva) e ci dirigiamo verso gli uffici dell'Avis per ritirare l'auto. Ci consegnano la chiave e ci avviamo al parcheggio dove prendiamo possesso di una Mazda blu elettrico. Il tempo è grigio, pioviggina, ma non fa freddo. Usciamo così dall'aeroporto ed imbocchiamo la N2 con destinazione Green Point dove abbiamo prenotato presso la Brenwin Guest House al costo di 400 R. a notte - www.brenwin.co.za

Arriviamo senza nessuna difficoltà servendoci del South Africa Atlas della Lonely Planet acquistato via internet ( www.vel.it) prima della partenza. Ci accoglie Bernie che ci mostra subito la nostra stanza. Tutto è molto curato: dal giardino pieno di rose in fiore, alle sale comuni arredate con stile "etnico", alla nostra stanza luminosa e con un bagno enorme. Schiacciamo un pisolino di un paio d'ore per riprenderci dal viaggio e poi ci incamminiamo verso il Waterfront. In 10 minuti a piedi raggiungiamo questo spazio ricavato nel vecchio porto, ristrutturando e riconvertendo i docks. E' molto turistico ma carino, c'è molta gente che passeggia, spettacoli improvvisati agli angoli delle strade ed un'atmosfera cosmopolita. Nel frattempo il cielo si è un po' aperto e ne approfittiamo per scattare alcune fotografie con la luce incredibile del tramonto. C'è un centro commerciale enorme con negozi di tutti i tipi e un numero impressionante di ristoranti. Acquistiamo subito l'adattatore per le prese elettriche che ci servirà soprattutto per ricaricare la batteria della videocamera. Ceniamo al City Grill, un locale molto carino con vista sul porto (come quasi tutti del resto) dove spendiamo R.191 inclusa la mancia.

Quando usciamo dal ristorante fa freddo e si è alzato un forte vento per cui ci affrettiamo di gran passo verso il nostro b&b.

Domenica 29/9

La giornata è meravigliosa, il cielo è di un blu incredibile e fa caldo. Facciamo colazione, sarebbe meglio dire pranziamo considerato quello che abbiamo mangiato, e partiamo verso la riserva del Capo di Buona Speranza. Imbocchiamo la strada per Muizenberg dove ci fermiamo a fotografare le cabine vittoriane dipinte a colori vivaci, proseguiamo per Simon's Town dove facciamo due passi ed ammiriamo le belle costruzioni in stile vittoriano ed arriviamo a Boulder's. La zona è stata risistemata negli ultimi mesi, due aree sono state adibite a parcheggio per auto e bus ed è stata costruita una passerella in legno che permette di raggiungere la colonia di pinguini. In questo modo è ancora possibile fotografarli e vederli molto da vicino ma senza disturbare le loro attività.

A mio avviso ne vale la pena, sono molto simpatici e non capita certo tutti i giorni di poter vedere i pinguini nel loro ambiente naturale. Arriviamo così all'ingresso della riserva del Capo dove paghiamo il biglietto di R.50 e ci consegnano la mappa della zona.

Il panorama è mozzafiato, si vede l'oceano blu, le spiagge bianche, e il fynbos (la macchia) è fiorito, si va dal giallo delle protee al viola dell'erica. Imbocchiamo tutte le stradine laterali che portano verso le spiagge e ne approfittiamo per fare brevi passeggiate.

Arriviamo così alla fine della strada dove c'è il parcheggio (affollato), un curio shop, un ristorante e la partenza del trenino a cremagliera che conduce al vecchio faro. Decidiamo di salire in treno e di scendere a piedi (R.36). Arrivati in cima raggiungiamo il vecchio faro che è stato abbandonato perché spesso coperto da nebbia e nuvole e quindi non efficace, e godiamo di un panorama mozzafiato. Poi prendiamo il sentiero che conduce al nuovo faro, costruito sulla Diaz Point, circa 70 metri più in basso. Non lasciatevi spaventare dal cartello posto all'inizio del sentiero che recita: sentiero pericoloso - 1.30 hrs. andata e ritorno.

In realtà il sentiero è sicurissimo e in 3/4 d'ora circa si va e si torna comprese le soste per scattare le fotografie. Durante la passeggiata abbiamo visto la nostra prima balena ed è stata un'emozione incredibile. Ritornati al vecchio faro scendiamo a piedi al parcheggio dove incontriamo parecchi babbuini, fate attenzione perché sono pericolosi e non bisogna dar loro da mangiare.

Riprendiamo l'auto e continuiamo ad imboccare la stradine laterali, questa volta lato oceano Atlantico. La prima deviazione porta al Capo di Buona Speranza con tanto di cartello con coordinate geografiche, erroneamente considerato il punto più meridionale del continente africano. In realtà il punto più a Sud è Cape Agulhas qualche decina di chilometri più ad est. Avvistiamo nuovamente delle balene, sono tante e molto vicino alla costa. Che meraviglia !!

Usciti dalla riserva, dove abbiamo speso buona parte della giornata, proseguiamo lungo la costa occidentale. Sfortunatamente il Champan's Peak Drive è chiuso a causa di una frana, e quindi bisogna inevitabilmente rientrare verso Cape Town attraversando il quartiere di Constantia (famoso per i vigneti) per poi riscendere verso Camp's bay.

Sono circa le 6 di sera e la vista del lungomare alla luce del tramonto con i dodici apostoli (la montagna di Cape Town) alle spalle è splendida.Purtroppo essendo domenica, c'è una fila interminabile di auto che rientra da una giornata di mare e quindi decidiamo di abbandonare la costa e di ritornare in città via Camp's Bay Drive che passa vicino alla partenza della teleferica per Table Mountain e attraversando il quartiere di Gardens riporta in centro città.

Parcheggiamo l'auto di fronte al nostro b&b, ci rinfreschiamo velocemente e ritorniamo a piedi al Waterfront dove ceniamo al Greek Fisherman per R.290 inclusa la mancia.

Rientrando dopo la cena, ci fermiamo lungo il tragitto ad ammirare i fuochi artificiali che partono da un vicino stadio dove è in corso una festa.

Lunedì 30/9

Anche questa mattina il tempo é splendido. Abbiamo prenotato un tour delle township tramite la www.daytrippers.co.za a R.195 pp. Il pulmino guidato da Sam, che sarà la nostra guida per questa mattina, ci passa a prendere direttamente al nostro b&b. Siamo in 7: una coppia di ragazzi inglesi, 3 ragazzi irlandesi e noi due. L'itinerario comincia dal District Six Museum, un luogo davvero commovente, dove Sam ci spiega com'era la vita nel District Six prima che l'idiozia umana ne cancellasse completamente l'esistenza. Sono esposte fotografie, oggetti, targhe delle strade che ricordano come il quartiere fosse attivo e pieno di vita. Proseguiamo poi per le township: Nyanga, Langa, Guguletu e Khayelitsha. Visitiamo un'abitazione, una birreria frequentata solo da uomini dove ci offrono la birra di sorgo, una "erboristeria" dove ci si reca per curarsi con piante ed animali. Il mestiere si tramanda di padre in figlio, il luogo è buio e un po’ spettrale e dal soffitto pendono pelli di serpente, scheletri di babbuino e radici di ogni genere. Poi visitiamo un asilo "fatto in casa" nel senso che, in una stanza senza nessuna struttura, un paio di signore accolgono i bimbi mentre le mamme lavorano.

Ho con me delle caramelle e, dopo aver chiesto il permesso a Sam, consegno il sacchetto alla "maestra" che distribuisce una caramella a testa. E' il momento più bello della giornata, i bimbi vogliono giocare, venire in braccio e stare con noi. Ma purtroppo bisogna andare, ci accompagnano in strada e ci salutano mentre ci allontaniamo sul nostro pulmino. Per finire visitiamo il centro di Philani. E' una struttura costruita per aiutare le donne in difficoltà. Qui imparano a tessere tappeti, a stampare la tela, a costruire oggetti in ceramica che vengono poi venduti a negozi e turisti.

Ci avviamo sulla strada del ritorno, nel frattempo il tempo è cambiato. Si è alzato un vento fortissimo e nuvoloni minacciosi avanzano a gran velocità. Verso le 13,30 Sam ci riporta al Brenwin dove, indecisi su come passare il resto del pomeriggio visto il tempaccio, decidiamo di prendere l'auto per fare un giretto. E qui l'amara sorpresa. Durante la notte o la mattinata ? ci hanno spaccato il deflettore posteriore. Siamo arrabbiatissimi oltre che per il danno che certo ci costerà una bella cifretta, soprattutto per l'atto di vandalismo assolutamente gratuito visto che all'interno dell'auto non c'era nulla e, che una volta rotto il vetro, non hanno neanche tentato di forzare la serratura. Chiediamo a Bernie se c'è una sede Avis a Cape Town downtown (per non dover tornare all'aeroporto) e ci risponde che ce n'è una proprio lì vicino. Ci avviamo e, dopo aver appreso che comunque ci toccherà pagare il danno, ci consegnano a parziale consolazione un'auto di categoria superiore e precisamente una Almera super accessoriata e con antifurto.

Per vostra informazione, anche se stipulate la polizza con copertura super cover, c'è comunque una franchigia che, nel nostro caso con auto di categoria B, ammonta a R.1750 (ca. 350.000 lire) più R.250 (ca. 50.000 lire) per apertura pratica. Se il costo della riparazione è di importo inferiore alla franchigia viene addebitato il costo reale della riparazione; se l'importo è superiore viene addebitata la franchigia, fermo restando per entrambi i casi, l'addebito per l'apertura pratica.

Sono quasi le 15, piove a dirotto con tuoni e fulmini e un vento che non permette di fare nulla. Siamo stanchi e delusi: per il pomeriggio avevamo in programma la salita sulla Table Mountain e le foto al tramonto dalla spiaggia di Bloubergstrand ma naturalmente entrambi i programmi saltano. E' troppo tardi per allontanarsi dalla città e visitare i dintorni perché alle 18 comincia a far buio ed è meglio non circolare di sera. Pensiamo di visitare l'acquario del Waterfront, ma il giorno prima abbiamo visto i pinguini e le balene nel loro ambiente naturale e vederli in una vasca dietro ad un vetro non ci attira.

E comunque la verità è che siamo talmente arrabbiati per il vetro, il tempaccio e il freddo cane che fa, che non abbiamo voglia di muoverci.

Decidiamo di riposarci e farci una doccia calda, sperando che il tempo migliori un po'. Verso le 17 nulla è cambiato e con scarponi, pile, k-way e ombrello decidiamo di avviarci a piedi verso il Waterfront. Non c'è nessuno in giro, l'animazione che caratterizzava la zona nelle serate precedenti è sparita. Entriamo nel centro commerciale, guardiamo un po' le vetrine, acquistiamo le cartoline e decidiamo di tornare a cena al City Grill (R.207,65). Dopo cena, sotto una pioggia battente, torniamo al nostro b&b, sperando che domani vada un po' meglio.

Martedì 1/10

Il tempo è ancora grigio, ma almeno non piove è il vento si è calmato. Dopo colazione salutiamo Bernie e Winnie, carichiamo le valigie in macchina e partiamo. Ci avviamo verso la teleferica delle Table Mountain per vedere se è in funzione. E' in servizio (R.85 pp) e decidiamo di salire, anche se sappiamo che con le nuvole la visibilità si riduce di molto. Riusciamo a scattare qualche fotografia del panorama e a passeggiare per i sentieri che, per la gran pioggia sono spesso allagati e impercorribili costringendoci a trovare vie traverse per avanzare. Ma è divertente e riusciamo a scorgere sia l'area di Camp's Bay sull'Atlantico che Robben Island e la zona del porto. Improvvisamente le nuvole si abbassano ed è come trovarsi in mezzo alla nebbia !! Comincia a piovigginare e ci spaventiamo un po'. Non si vede quasi nulla e abbiamo paura che possano sospendere il servizio della teleferica. Quindi cerchiamo di tornare indietro anche se è molto facile perdere l'orientamento. Lasciamo la Table Mountain e prendiamo la N2 verso Strand.

Una volta giunti lì, abbandoniamo la N2 per prendere la strada costiera che attraversa i paesi di Betty's Bay e Kleinmod. Le nuvole si sono diradate e comincia a fare capolino un pallido sole, la strada stretta e panoramica consente di fermarsi nei luoghi più suggestivi per scattare fotografie, perché sono state ricavate delle piazzole. Arriviamo ad Hermanus pubblicizzato come il paese delle balene, dove è in corso il Whale Festival. Ci sono stands e molta gente, ma di balene neanche l'ombra. Finalmente dal belvedere al centro del paese avvistiamo una balena, neanche troppo vicino alla costa e tutti cominciano a scattare con teleobiettivi potentissimi. Andiamo a pranzo al Burgundy Restaurant e, nonostante l'aria molto fredda, decidiamo di pranzare all'aperto nello splendido giardino con vista sul mare. Lasciamo Hermanus dove onestamente non c'è molto da vedere anzi, gli avvistamenti migliori li abbiamo fatti alla riserva del Capo e li faremo il giorno successivo alla De Hoop Reserve.

Riprendiamo la N2 e raggiungiamo Swellendam, un paese molto grazioso con abitazioni in stile e diversi edifici storici. Abbiamo prenotato al Roosje Van de Kaap, una guest house deliziosa, dove ci accolgono Nick, Smily (ci confida che è il soprannome che le hanno dato perché sorride sempre) e il cane Vincent. Ci hanno riservato la Honeymoon suite. Che onore ! La camera è degna del nome che porta, la cena a lume di candela fantastica e la colazione ci lascia senza parole. Il tutto per la modica cifra di R. 320 per pernottamento e colazione e R.161 per la cena (inclusa la mancia).

Mercoledì 2/10

Oggi il tempo è buono e decidiamo di visitare la De Hoop Reserve www.capenature.org.za/nature_reserves/html/dehoop.html. Subito fuori Swellendam comincia la strada sterrata che corre dall'interno verso il mare. Percorriamo circa 30 Km. senza incontrare quasi nessuno, solo qualche fattoria, allevamenti di struzzi e qualche raro fuoristrada che procede in senso contrario. Arriviamo a Malgas dove, per attraversare il Breede River, c'è un vecchio traghetto a "fune" (R.15). Mi spiego meglio: per la larghezza del fiume è fissata una fune d'acciaio che corre su una carrucola, alla fune è legato il traghetto. Due addetti si agganciano alle fune e tirano con uno sforzo incredibile di reni che fa scorrere la fune e muovere il traghetto.

Proseguiamo ancora su sterrato fino all'ingresso della riserva (R.30) Vediamo in lontananza le famose dune di sabbia bianca ed arriviamo Koppie Allen . Parcheggiata l'auto ci avviamo per un breve sentiero al punto di avvistamento e …..ci sono almeno 10 balene vicinissime alla costa in un mare turchese, alle nostre spalle le dune di sabbia bianca ricoperte dalla vegetazione. Che spettacolo !!

Facciamo qualche passeggiata nei sentieri segnalati e ci divertiamo a lasciare le orme sulla sabbia candida e "intonsa".

Riprendiamo l'auto e percorriamo le strade sterrate all'interno della riserva.

Verso le 15 lasciamo la riserva e prendiamo una strada, per la verità è poco più di un sentiero, che corre lungo il perimetro della riserva per arrivare al Buchu Bushcamp www.buchu-bushcamp.com/index.htm. Il luogo è incantevole: si tratta di 5 cottages immersi nel verde, a ridosso della riserva, gestiti da Rory, facciamo uno spuntino (R.49 per 4 succhi d'arancia e due piatti freddi) e due chiacchiere con Rory poi riprendiamo la strada verso Cape Town. Dall’uscita della riserva fino a Bredasdorp la strada è sterrata poi diventa buona. A Caledon riprendiamo la N2 fino all’aeroporto di Cape Town. Abbiamo prenotato presso il Road Lodge Airport (198 R.) www.citylodge.co.za

La scelta dell'Hotel si è rivelata azzeccata. Si trova infatti all'ingresso dell'area aeroportuale, di fianco alla stazione di servizio (utile per il rabbocco del serbatoio prima di restituire l'auto) ed evita di dover affrontare il traffico cittadino nell'ora di punta.Per vostra informazione è stato inaugurato il 23 settembre di quest'anno quindi non é ancora menzionato né sulle guide, né sulle brochures.

Giovedì 3/10

Restituiamo l'auto e facciamo il check-in per il nostro volo South African previsto per le 9.15

Partiamo puntuali ma, arrivati su Durban, l'aereo comincia a girare in tondo per non so quale oscuro motivo. Dopo quasi 20 minuti sull'oceano (la cosa non mi piace tanto) finalmente atterriamo.

La solita trafila per il ritiro dell'auto, una orribile Toyota Tazz bianca, e partiamo.

Non abbiamo tempo per fermarci a Durban ma, anziché prendere la circonvallazione esterna, ci dirigiamo comunque verso il centro città in modo da dare almeno un'occhiata. Percorriamo West Street, strada molto animata e piena di negozi che, soprattutto nel suo tratto iniziale presenta bei palazzi storici. Arriviamo così sul lungomare e ci dirigiamo verso nord percorrendo la strada costiera. Passiamo anonimi centri balneari fino alla località di Gingindodlovu da dove ci dirigiamo verso l'interno.

La nostra destinazione è il Simunye Lodge www.proteahotels.com dove dobbiamo arrivare tassativamente per le 15.30 ( il motivo lo scopriremo poi). La strada corre attraverso piantagioni di canna da zucchero che proprio in questo periodo viene raccolta. Incrociamo molti trattori e camion che la trasportano agli zuccherifici e molta gente per la strada, soprattutto bambini, ne succhiamo il succo. La strada comincia a salire, siamo nello Zululand e finalmente cominciamo ad immergerci nel paesaggio africano. In giro si vedono pochissimi bianchi, incontriamo molto spesso piccolissimi villaggi costituiti dalle classiche capanne col tetto a cono e molta gente per la strada che chiede passaggi. Se ne incontra molta soprattutto agli incroci dove c'è più movimento e di conseguenza più probabilità di incontrare qualcuno che si fermi. Vediamo anche furgoncini tipo "Westfalia" che fungono da taxi collettivi stipati fino all'inverosimile.

Attraversiamo Eshowe, Nkwalini e proseguiamo sulla R34 verso Melmouth. Cominciamo a preoccuparci: secondo le indicazioni che ci erano state date via internet il Lodge doveva essere a metà strada tra Eshowe e Melmouth che distano tra loro 50 Km. In realtà eravamo appena a 15 Km. da Melmouth e ancora nessuna traccia. Proviamo a chiedere ad una signora lungo la strada ma non parla una parola di inglese e non riusciamo a comunicare. Ci sta venendo il sospetto di non aver visto la deviazione quando finalmente vediamo un cartello: Simunye Lodge, Km.12

Imbocchiamo la stradina, naturalmente sterrata, e finalmente arriviamo al Simunye Trading Post. Ci indicano dove parcheggiare l'auto e cominciano le presentazioni. Il nostro referente è Patrick, il quale si occupa un po' di tutto. Ci chiede di portare con noi il minimo indispensabile per passare la notte e ci offre qualcosa da bere. Nel frattempo sono arrivate le 15,30 insieme ad un pulmino di tedeschi e cominciamo ad accordarci per raggiungere il Lodge. Ma dov'è ? Una parte andrà in pick-up, una parte su di un carro trainato da buoi e una parte a cavallo. Mi candido subito per il cavallo mentre Paolo, che teme l'animale, si prenota per il pick-up. Partiamo accompagnati da una guida e dopo un'ora e quaranta di passeggiata tutta in discesa e il guado di un fiume raggiungiamo il Lodge. Paolo, che nel frattempo è arrivato, immortala la scena. Il posto è splendido: costruito sulle rive di un fiume il Lodge è talmente integrato nella natura che risulta praticamente invisibile. Su una sponda del fiume c'è il bar, la cucina e i tavoli per la cena. Sull'altra sponda le capanne. La cucina è all'aperto con il tetto ricoperto di canne, i forni sono in pietra ed è tutto molto spartano. Stanno preparando la legna per accendere un fuoco. Attraversiamo il fiume su di un ponte di legno ed arriviamo alla nostra capanna. Entriamo, cerco l'interruttore della luce e… non c'è !! Infatti un po' ovunque ci sono candele e fiammiferi che accendiamo anche perché nel frattempo si sta facendo buio. La stanza è semplice, ma confortevole. Nel bagno non c'è il lavandino, ma il catino e la brocca come usavano un tempo le nostre nonne. In compenso c'è una vasca in pietra con un cannello in rame che dà acqua corrente calda. E' tutto incredibile e meraviglioso. Siamo praticamente ospiti del villaggio zulu, i dipendenti appartengono al villaggio, i proventi vanno (purtroppo solo in parte) al villaggio e la loro vita quotidiana non viene disturbata o modificata dagli ospiti.

Alle 7.30 abbiamo appuntamento fuori dalla capanna con Patrick, il quale ci accompagna alla luce di una fiaccola all'interno del villaggio zulu. Ci viene incontro il capo villaggio, ci vengono presentati gli altri membri della famiglia, ci invitano a sederci e ci offrono birra di sorgo ed un pezzetto di carne cotta alla brace. Poi sempre alla luce delle fiaccole, attraversiamo il fiume e ci sediamo tutti attorno al fuoco, dove i ragazzi cantano e danzano, con Patrick che suona il tamburo. E' veramente una festa e l'atmosfera è incredibile. Non sono le danze fatte per i turisti, a mio avviso tristi e poco piacevoli. C'e' un'aria festosa ed i ragazzi esprimono gioia e passione, non lo fanno perché lo devono fare o sono pagati per farlo, ma perché fa parte della loro cultura e del loro modo di essere. Finite le danze ci sediamo a tavola e, alla luce di una lanterna, ceniamo in compagnia di una coppia di Belgi e ad una di Svizzeri.

Quando decidiamo che è giunta l'ora di andare a nanna, ci facciamo accompagnare con una torcia alla nostra capanna in quanto tutto intorno è buio pesto.

Venerdì 4/10

Ci svegliamo di buon'ora e, sempre in compagnia delle due coppie conosciute la sera prima a cena, Patrick ci accompagna nella visita del villaggio zulu dandoci spiegazioni sulla loro cultura e tradizione e sui vari attrezzi di uso quotidiano.

Purtroppo è arrivato il momento della partenza, ci accompagnano di nuovo al Trading Post (questa volta tutti e 6 con il pick-up) e salutiamo Patrick con molto dispiacere.

Dobbiamo tornare verso la costa e ripercorriamo in senso contrario la R34. Purtroppo giunti a Empageni imbocchiamo la strada sbagliata (complici le indicazioni veramente confuse) e ci ritroviamo su una strada sterrata senza anima viva in giro. Proviamo ad orientarci con il sole ed una linea ferroviaria che passa vicino, finché raggiungiamo un piccolissimo villaggio. In realtà è il solito incrocio a quattro strade dove agli angoli c'è qualche bancarella improvvisata, un paio di pulmini/taxi e gente che cammina sul ciglio della strada. Chiediamo ad un tassista, il quale ci dice che, per raggiungere la N2 dobbiamo proseguire sulla stessa strada. Un po' perplessi riprendiamo e, dopo aver attraversato un villaggio (questa volta in piena regola), raggiungiamo la N2. Direzione Nord verso Mtubatuba e quindi Santa Lucia. Lungo la strada molte donne vendono banane ed ananas, decidiamo di acquistare delle banane e fermiamo l’auto sul ciglio. Non l’avessimo mai fatto!! Non riesco neanche ad aprire lo sportello, veniamo circondati da una nuvola di signore che vogliono venderci la loro frutta. Sono imbarazzata, non voglio fare torto a nessuno ma, al tempo stesso, non posso certo acquistare chili di frutta. Metto i soldi nelle mani di qualcuno, prendo la frutta e andiamo. Santa Lucia è un paese davvero strano, sembra finto. E' una specie di isola con un ponte che la unisce alla terraferma. Al suo interno non ci sono strada se non quelle 3 o 4 a scacchiera per raggiungere le abitazioni. Le bellissime ville, tutte costruite in stile olandese, sono per la quasi totalità adibite a bed and breakfast.

Verso le 14 arriviamo al Wetlands (370 R.) www.stluciawetlands.com dove i gentilissimi Hettie e Derrick ci mostrano la nostra stanza. E'spaziosa, luminosissima, pulita, dotata di ogni comfort ed arredata in stile etnico. Una meraviglia!!! Hettie ci ha prenotato il giro dell'estuario di Santa Lucia a borgo della motobarca Advantage (R.80 pp) per le 16. Ci facciamo una doccia veloce e a piedi ci dirigiamo verso il molo. La luce è meravigliosa e dalla barca vediamo i coccodrilli così da vicino da poterli toccare, famiglie di ippopotami e aquile pescatrici. Il tramonto è da cartolina e verso le 18 rientriamo al molo. Facciamo una passeggiata lungo la strada principale e ci fermiamo a cena al Quarterdeck. (R.187 inclusa la mancia)

Sabato 5/10

Ci avviamo verso la sala da pranzo per la colazione. Il buffet è incredibile e pieno di ogni ben di Dio. Derrick insiste perché prendiamo funghi, cipolle e pomodori, ma gli spieghiamo che per noi è un po’ inconsueta una colazione tanto abbondante e pesante!! Ci "accontentiamo" di uova e bacon che, sempre più spesso, mangiamo ed apprezziamo. Si sentono gran rumori sopra le nostre teste e Derrick, accortosi dei nostri visi perplessi, ci dice di non preoccuparci e ci spiega che sono i "baboons" che giocano.

La giornata è soleggiata, ma molto ventosa. Chiediamo a Derrick qualche indicazione per visitare il parco di St.Lucia e lui organizzato e gentilissimo ci mostra una cartina con i punti panoramici e le strade da percorrere. Stiamo per lasciarlo e….. incredibile, ci consegna una borsa frigo con le tavolette ben ghiacciate e ci consiglia di fermarci al supermercato a prendere qualcosa per il pranzo in quanto all’interno del parco non ci sono ristori.

Entriamo nel parco (R.75) (vedi mappa) E’ attraversato da una strada asfaltata e ci sono alcune aree di sosta. La prima tappa è a Mission Rock: c’è un comodo parcheggio e un breve sentiero conduce alla spiaggia. C’è la bassa marea ed è quindi possibile fare una passeggiata. Non c’è spiaggia e si cammina sopra scogli piatti, ci sono diversi pescatori e dentro le pozze d’acqua rimaste tra gli scogli si possono osservare granchi rosso fuoco e piccoli pesci. La tappa successiva è Cape Vidal: qui ci sono un campeggio, alcuni bungalow in mezzo alla pineta, servizi e un parcheggio. Prendiamo un sentiero che conduce ad un punto per l’avvistamento delle balene. Il sentiero è facile, corre in mezzo agli alberi parallelo alla spiaggia che però non si vede in quanto riparata da dune altissime. Raggiungiamo la torretta ma delle balene neanche l’ombra! Del resto il mare è molto mosso ed è quindi impossibile qualsiasi avvistamento.

Oltrepassiamo le dune e ritorniamo via spiaggia, ma il vento è fortissimo, dobbiamo tenere gli occhi quasi chiusi per evitare che ci entri la sabbia che comunque punge il viso come spilli.

Lasciato Cape Vidal imbocchiamo una stradina sterrata che ci ha indicato Derrick, ma percorsi pochi Km.é interrotta a causa di un albero caduto e siamo quindi costretti a tornare indietro. Sostiamo a Catalina Bay dove c’è un punto per l’ alaggio delle barche dei privati.

Durante il ritorno ci fermiamo nuovamente a Mission Rock, ora c’è l’alta marea ed il paesaggio è cambiato completamente. L’acqua arriva fin quasi all’imbocco del sentiero (parte mare) e non è assolutamente possibile passeggiare senza bagnarsi.

Usciamo dal parco e percorriamo la strada che segna il perimetro esterno di St.Lucia e che segue il mare. In diversi punti si interrompe e bisogna tornare sui propri passi, il paesaggio è bello ed è reso ancor più suggestivo dalla luce del tramonto. Ci sono diversi cartelli "danger crocodile" ed evitiamo quindi di scendere dall’auto. Anche questa sera ceniamo al Quarterdeck (R.160,60 inclusa la mancia).

Nel complesso è stata une bella giornata, ma sarà stato per il vento e l’aria fresca la visita del parco di St.Lucia non mi ha entusiasmato. Dalla lettura della guida e di alcuni racconti di viaggio me lo aspettavo molto più selvaggio e affascinante, in realtà, a mio modesto parere, è una tappa che può essere evitata senza troppi rimpianti.

Domenica 6/10

Salutiamo Hettie e Derrick e ci avviamo verso il parco di Hluhluwe. Il percorso è breve e lungo la strada incontriamo molte persone che scolpiscono e vendono animaletti di legno. Entriamo al parco attraverso la gate di Nyalazi, l’ingresso, almeno per noi che abbiamo un pernottamento già prenotato all’interno della riserva, è gratuito. Consiglio vivamente l’acquisto della Maps of the zululand and reserves che riporta molto dettagliatamente le strade all’interno del parco ed aiuta quindi nella scelta degli itinerari (vedi mappa).

Appena oltrepassato l’ingresso visitiamo il Centenary Centre. C’è un vasto negozio di souvenirs (molto belli ma più cari rispetto al prezzo degli stessi articoli acquistati fuori dal parco), un centro visite che spiega come avviene la cattura degli animali per il ripopolamento di altri parchi o per il controllo delle nascite, un piccolo museo e un’area destinata ai rinoceronti. Vengono tenuti in quest’area per smaltire lo stress causato dalla cattura in attesa di essere trasferiti in altri parchi per il ripopolamento.

Riprendiamo la strada verso l’Hilltop Camp dove abbiamo prenotato un bungalow per la notte (R.620).

Il parco è meraviglioso, si trova in una zona collinare, il paesaggio non è piatto ma alterna ampie vallate a colline e, anche lungo la strada asfaltata senza bisogno di addentrarsi, si fanno moltissimi avvistamenti. Sono i primi animali che vediamo e siamo emozionatissimi. Incontriamo tante giraffe, impala, nyala, scimmie, rinoceronti e scattiamo decine di fotografie e giriamo metri di pellicola. Che meraviglia!! Arriviamo alla reception dell’Hilltop, prenotiamo un safari notturno (R.90) e ci avviamo verso il nostro bungalow. Non ci consegnano la chiave perché non esiste!! Dall’interno ci si può chiudere dentro ma una volta usciti la porta rimane aperta. E’ incredibile. E’ un appartamento con tanto di posto auto, soggiorno con angolo cottura, una veranda enorme con vista sulla vallata, camera e bagno. Consigliamo vivamente il pernottamento all’interno del parco. Le strade all’interno, anche se sterrate, sono ottime e possono essere percorse anche con una normale berlina (almeno nel periodo della nostra visita). Gli avvistamenti sono tanti e i paesaggi meravigliosi, è assolutamente proibito scendere dall’auto. La prenotazione è assolutamente obbligatoria perché il campo è quasi sempre esaurito, la potete effettuare tramite il Kwa Zulu Natal www.kznwildlife.com , che è molto ben organizzato. Vi invierà la richiesta per il pagamento anticipato e, una volta effettuato, vi spedirà al vostro indirizzo la ricevuto di pagamento e il voucher da presentare all’arrivo.

Dopo aver scaricato le nostre cose riprendiamo l’auto, lasciamo la strada principale e ci addentriamo all’interno del parco. Anche qui gli avvistamenti non si contano. A Thiyeni lasciamo l’auto e, percorrendo a piedi una stretta stradina delimitata ai lati da una staccionata di canne, raggiungiamo un punto di avvistamento leggermente rialzato dove, attraverso delle feritoie è possibile vedere gli animali senza essere visti. Ci fermiamo una trentina di minuti ma sfortunatamente non vediamo nulla tranne alcune famiglie di antilopi. Quando fa buio la circolazione all’interno del parco è proibita, ci avviamo quindi verso il campo. E’ domenica sera e al ristorante dell’Hilltop è prevista una cena a buffet (R.180). Prendiamo il termine alla lettera e ci abbuffiamo…. E’ tutto buonissimo e inoltre a pranzo, per non perdere neanche un minuto, abbiamo saltato il pasto. Alle 19 parte il nostro safari. Saliamo su un camion 4x40 scoperto che porta circa 12 persone, ci consegnano una coperta da mettere sulle ginocchia e partiamo. Ad un paio di persone sedute nelle prime file viene data una torcia che dovrebbe servire per gli avvistamenti. Non vediamo molto, in effetti è buio pesto e la jeep non si allontana mai dalla strada principale, quando ecco apparire un leopardo. Lo vediamo distintamente e siccome segue un tragitto parallelo alla strada riusciamo a seguirlo per un po’. Scorgiamo poi un rinoceronte che però è molto nervoso e lo lasciamo in pace. Devo dire che l’avvistamento del leopardo ha salvato la serata che altrimenti sarebbe stata un po’ noiosa.

Torniamo al nostro bungalow e ci addormentiamo di sasso.

Lunedì 07/10

Piove !! Carichiamo l’auto e facciamo un ultimo giro all’interno del parco. Siamo un po’ preoccupati perché temiamo che con la pioggia le strade sterrate siano difficili e invece no, piove solo da poche ore e quindi non abbiamo problemi. Lasciamo a malincuore il parco e ci dirigiamo verso il villaggio di Hluhluwe che dista una ventina di Km.dal parco. La nostra prossima tappa è il Dumazulu Cultural Village dove, secondo la Lonely Planet, è possibile visitare il più autentico e meno turistico villaggio Zulu. Forse è vero, ma per noi che abbiamo visto il Simunye il confronto non regge. Per arrivarci, (non ci sono cartelli e noi abbiamo penato un po’ per trovarlo), bisogna percorrere la strada principale di Hluhluwe fino ad un incrocio a T, prendere a destra (é una strada sterrata che costeggia la ferrovia), dopo circa 15/20 Km. sulla destra trovate il Dumazulu Lodge, immediatamente dopo il Lodge prendete la traversa a destra, dopo 200 m. c’é il Dumazulu Cultural Village.

Appena fuori Hluhluwe sulla strada per Sodwana Bay ci fermiamo a Ilala Weavers, dove si trovano un ristoro/bar, un negozio di souvenir e un piccolo museo di cultura zulu.

La costruzione della nuova strada asfaltata che unisce Hluhluwe a Sodwana Bay è appena terminata, infatti fino a qualche mese fa soltanto una strada sterrata univa i 2 centri. Lungo la strada incontriamo moltissimi studenti appena usciti da scuola. Con le loro divise colorate percorrono a piedi molti KM. per raggiungere le loro abitazioni. Vediamo anche una autocisterna che sta consegnando acqua, tutta la gente si accalca attorno con qualsiasi recipiente. Leggermente arretrato rispetto alla sede stradale vedo un macellaio con un po’ di clienti intorno. Chiedo a Paolo di fermare l’auto e scendiamo. Chiediamo se possiamo scattare qualche fotografia e tutti sorridenti fanno cenno di sì. La macelleria è composta da un banchetto con i quarti di animale agganciati, la carne viene tagliata su un ceppo di legno che è rosso di sangue con un’ascia piuttosto inquietante. Sono tutti gentilissimi e la novità data dalla nostra presenza richiama persone. E’ stata una sosta piacevole e fuori dal comune.

 

Nel tardo pomeriggio arriviamo a Sodwana Bay e non ha ancora smesso di piovere. Prendiamo possesso del nostro bungalow presso il Sodwana Bay Lodge www.threecities.co.za (R.880 comprensivi di pernottamento, cena e ingresso alla riserva) e andiamo a cena al ristorante del lodge. Nel rientrare in camera vengo presa dal panico in quanto ci sono almeno 4 gechi che gironzolano per il soffitto e la cosa non mi piace molto. Mi fiondo sotto le coperte e con la zanzariera cerco di chiudere ogni possibile passaggio. Finalmente tranquilla mi addormento !!

 

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