Non piove, ma il cielo è ancora coperto. Andiamo alla reception per informarci circa l’escursione in 4x4 prevista per il pomeriggio al lago Sibaya. Ci dicono che se il tempo non migliora l’escursione salta. Andiamo in spiaggia e facciamo una bellissima passeggiata. Non c’è quasi nessuno: qualche sub (qui si trova la barriera corallina più a sud del pianeta), qualche pescatore e qualcuno che come noi passeggia.
Ci godiamo il panorama ma ahimé ricomincia a piovere. Ritorniamo velocemente all’auto e quindi al Lodge. La situazione non cambia, ne approfittiamo per riposarci un po’, rimetterci in sesto e fare "toilette", mettere in ordine i bagagli e i souvenirs fino ad allora acquistati.
Finalmente c’é il sole. Peccato che per oggi sia previsto un trasferimento, va beh non prendiamocela e godiamoci questa splendida giornata.
Avrei voluto percorrere la strada che da Sodwana porta a Jozini, vicino al confine con lo Swaziland, ma alla reception del Lodge ce l’hanno assolutamente sconsigliata. Ritorniamo così a Hluhluwe per la strada percorsa 2 giorni prima e, complice il sole, vediamo moltissime piantagioni di ananas che prima non avevamo notato. Da Hluhluwe prendiamo la N2 che porta direttamente al confine con lo Swaziland presso il punto di frontiera di Golela/Lavumisa. Le formalità doganali sono semplici e veloci, non fanno nessun controllo né ai bagagli né all’auto e in una mezz’oretta riusciamo a passare la frontiera.
Il primo impatto con lo Swaziland è stato piuttosto forte, molto diverso dal Sudafrica. Ci rendiamo conto che qui la miseria è tanta. Ai lati della strada bimbi scalzi e semivestiti che fanno segno di fermarsi, animali domestici magrissimi, le case sono inesistenti, ci sono solo capanne e i campi non sono coltivati. Siamo un po’ perplessi e dispiaciuti. Sapevamo che in Swaziland regna ancora il re, che possiede tesori inestimabili compreso più di un aereo privato ….a spese di una popolazione molto povera, ma non pensavamo tanto.
Ci fermiamo per il pranzo vicino a Big Bend al ristorante Lubombo Lobster (R.46) dove compriamo anche qualche collanina da 2 bimbi.
Avvicinandoci a Manzini la situazione cambia. Troviamo villaggi, scuole, gente per la strada; i campi sono coltivati a canna da zucchero. E’ il periodo della raccolta per cui superiamo spesso trattori con rimorchi stracarichi di canne da portare allo zuccherificio. Vediamo anche uno zuccherificio che scarica in cielo un fumo nerissimo. Superata Manzini arriviamo a Malkerns dove abbiamo prenotato un cottage presso la Nyanza farm (R.400)
www.africaonline.co.sz/biz/NyanzaE’ un posto straordinario. Si tratta di una fattoria con maneggio. Il cortile è pieno di animali domestici e ci viene incontro un pastore tedesco delizioso. C’è la possibilità di fare passeggiate a cavallo, di assistere alla mungitura delle mucche o semplicemente di rilassarsi in questa atmosfera meravigliosa. Il nostro cottage è ….una casa. C’è la cucina attrezzata di tutto, il ripostiglio con la lavatrice, la sala da pranzo, il soggiorno, 2 camere da letto e 2 bagni. E’ tutto al pianterreno con immense vetrate inglesi che danno su un giardino che è un trionfo di colori e profumi. Nel giardino ci sono barbecue, tavolo e sedie in legno per pranzare all’aperto e un divanetto con poltrone in vimini. La casa è caldissima: pavimenti in legno che scricchiolano sotto i piedi, libri e riviste dappertutto, soprammobili. E’ un sogno, peccato starci solo una notte!! Non vorrei uscire per godermi il sole e il caldo in giardino, ma il tempo purtroppo stringe e, ripresa l’auto, ne approfittiamo per vedere i dintorni.
Accanto all’ingresso della fattoria c’è Baobab Batik che vende i batik dipinti a mano tipici della zona, poco oltre c’è Swazi Candles un posto carinissimo. Si tratta di una fabbrica di candele, dove si possono acquistare i prodotti che vengono confezionati sotto i vostri occhi. Ci sono candele a forma di animale (ippopotami, elefanti, etc.), con disegni etnici, tradizionali. C’è solo l’imbarazzo della scelta: è un’idea carina per dei souvenirs. A Malkerns c’è anche una fabbrica per il confezionamento dell’ananas, è l’ora dell’uscita e per la strada c’è un gran movimento, notiamo che le operaie sono tutte donne.
Raggiungiamo Gone Rural dove si trovano il ristorante Malandela, un negozio di pelletteria, uno di articoli in vimini, uno di batik, un pub. Purtroppo i negozi alle 16.30/17 chiudono, ma non è un problema possiamo tornare domani mattina in quanto il tutto dista solo 4/5 Km. dal nostro cottage. Ceniamo al ristorante : il posto é delizioso, il camino è acceso, il servizio impeccabile e le pietanze ottime il tutto per la cifra di R.145 inclusa la mancia.
Ritorniamo al nostro cottage e …..sorpresa: ci hanno riempito la dispensa per la colazione di domani mattina. Latte sfuso offerto dalle mucche della fattoria, burro salato fatto in casa così come le marmellate, uova delle galline. L’unica cosa confezionata è il bacon. Non vorrei andare a dormire per godermi questa meraviglia quanto più possibile. Cerco un po’ nella libreria e trovo molti numeri di una rivista di turismo che descrive i posti più affascinanti dell’Africa australe. Controllando la costa scelgo i numeri che trattano delle località che incontreremo durante il proseguo del nostro viaggio. Poi trovo La fattoria degli animali di G.Orwell che, nonostante sia scritto in inglese è piuttosto semplice, e spaparanzata sul divano mi godo il tutto finché gli occhi non mi si chiudono.
La giornata è meravigliosa. Apro la vetrata e annuso l’aria che sa di buono.
Faccio bollire il latte che fa una panna alta 2 dita, mi rendo conto che ci sorprendiamo di cose che fino a pochi anni fa erano normali, ma non siamo veramente più abituati. E credetemi godersi una colazione come questa, in un posto tanto bello, con una pace ormai dimenticata è un piacere che neanche il miglior 5 stelle del mondo può offrire. Salutiamo veramente a malincuore Mrs.Williams che gestisce tutta la fattoria e torniamo a Gone Rural per fare alcuni acquisti veramente carini. Consiglio vivamente lo Swaziland per l’acquisto di oggetti ricordo e souvenir. La qualità è davvero molto alta, la scelta notevole e i prezzi davvero convenienti rispetto al Sudafrica. Proseguendo verso Mbabane, nei pressi del Mantenga Lodge si incontrano un’altra serie di negozi denominati Mantenga Craft Centre. Subito dopo, sulla strada principale, si incontra un mercato permanente, con una fila di bancarelle che vendono oggetti tipici. E’ l’unico posto dove abbiamo trovato maschere in ebano di buona fattura ed è assolutamente d’obbligo contrattare. Attorno alla città di Mbabane c’è traffico e lavori in corso per l’allargamento della strada.
Superata Mbabane si trova una fabbrica interessante, la Ngwenya Glass Factory dove si producono e vendono oggetti prodotti con il vetro riciclato. Anche qui si trovano piccoli animali come ippopotami, elefanti, giraffe, kudu realizzati con vetro soffiato. Sono un bel ricordo, simpatici, economici e aiutano l’economia locale. E’ anche possibile assistere alla lavorazione.
Proseguendo verso il punto di frontiera di Jeppe’s Reef il paesaggio cambia diventa quasi montano, con prati verdissimi, strada a curve, mucche che pascolano e cime piuttosto alte.
Nel pomeriggio arriviamo al Phophonyane Lodge (637,88 R.- la colazione è esclusa e costa R.25 pp) www.phophonyane.co.sz anche questo incantevole. Vicinissimo al Lodge c’è il Protea Piggs Peak ma si tratta di un grande anonimo albergo pur inserito in un bel contesto.
Il nostro chalet è enorme, in muratura ma con il tetto di canne. Al piano terra c’è il soggiorno con angolo cottura, il bagno e una stanza da letto. Il piano rialzato è soppalcato e ci sono altri posti letto. Fuori, come sempre, mobili da giardino per godersi il sole. Il lodge è inserito all’interno della Phophonyane Forest quindi ci sono diversi percorsi da fare a piedi. Uno brevissimo conduce ad una bella cascata dove è stata ricavata una piscina per fare il bagno. Il ristorante del lodge è molto carino, ha il caminetto accesso e pochi tavoli. Anche qui abbiamo mangiato molto bene per R.152
Ancora una bella giornata di sole. Facciamo colazione al ristorante del lodge, siamo all’aperto su una bella terrazza con vista sulla cascata. Quando andiamo a recuperare l’auto nel parcheggio troviamo un dipendente del lodge che l’ha pulita e la sta asciugando. La cosa ci fa piacere perché dopo tanto sterrato era veramente ridotta in condizioni pietose.
Il confine con il Sudafrica è a pochi Km. passiamo la frontiera senza alcun problema.
La strada passa attraverso campi di banani ordinati e ben coltivati. Raggiungiamo la località di Malelane per immetterci sulla N4 ma scopriamo che la strada nazionale è stata "trasformata" in autostrada. L’autostrada non è altro che la vecchia strada nazionale dove trovi persone a piedi che fanno l’autostop, persone in bicicletta, motorini etc….. In compenso il pedaggio è molto salato soprattutto perché si paga una cifra fissa all’ingresso indipendentemente dalla distanza da percorrere.
Abbandoniamo l’autostrada poco prima di Nelspruit e proseguiamo lungo la R40 attraversando i paesi di White River e Hazyview, fino a Acornhoek. Abbiamo prenotato al Chitwa Chitwa un lodge all’interno della riserva privata di Sabie Sand adiacente al Kruger. I lodge all’interno della riserva privata sono tutti carissimi e la ricerca per trovarne uno ad un prezzo più "umano" degli altri è stata veramente difficile. I vantaggi nello scegliere la riserva al posto del parco statale sono i seguenti: il contatto con gli animali è molto più ravvicinato. Nella riserva si fanno 2 safari al giorno, uno al mattino con partenza alle 6 e uno al pomeriggio con partenza alle 16. Gli animali si vanno a cercare, ciò significa che i percorsi in jeep (massimo 10 persone) sono tutti fuori strada in mezzo alla natura per trovare gli animali veramente nel loro ambiente. Nel parco bisogna prenotare i safari presso gli uffici (con il rischio nei periodi di maggiore affluenza che non ci sia posto), si fanno su fuori strada più capienti tipo camioncino e si seguono strade asfaltate e piste battute. Gli avvistamenti si fanno ugualmente ma vi assicuro che non è la stessa cosa. Nel lodge si è molto più coccolati, normalmente sono intimi per poche persone e quindi si fanno chiacchierate a tavola e dopo cena. Il parco è anonimo ed è difficile fare conoscenze. Nella riserva il rito del "mangiare" è un vero piacere, nel parco alcuni campi non hanno neanche il ristorante.
Mi sentirei però di sconsigliare la riserva a chi non ha molta dimestichezza con l’inglese perché ritengo che forse sia stupido spendere tanti soldi per non apprezzare le esaurienti spiegazioni date durante i safari o chiacchierare piacevolmente durante i pasti, inoltre si rischia di sentirsi esclusi.
Ricapitolando, al prezzo di R.1250 a persona il Chitwa Chitwa www.chitwa.co.za offre (ed è lo stesso che offrono tutti i lodge all’interno della riserva) : colazione, pranzo, merenda, aperitivo e cena, 2 safari al giorni, una passeggiata nel bush, pernottamento. Sono escluse le bevande e la tassa d’ingresso alla riserva (R.50)
Comunque torniamo a noi. Dalla cittadina di Acornhoek, seguendo le indicazioni che avevamo ricevuto via e-mail, prendiamo la strada sterrata che porta alla riserva. E’ in condizioni disastrose, stanno rifacendo il fondo per cui ci sono ghiaia e sabbia smosse con buche profonde e sassi vaganti. Non andiamo oltre i 20/30 Km.orari, l’auto comincia a fare una strana vibrazione e, ogni volta che incrociamo qualcuno, facciamo gli scongiuri sperando che un sasso non rompa il parabrezza.
Ci addentriamo sempre più nel bush, non c’è nessuno in giro e siamo un po’ preoccupati. Ci è stato chiesto di arrivare assolutamente prima delle 15.30 sia per poter partecipare al safari delle 16 sia perché quando fa buio è impossibile raggiungere il lodge per chi non conosce la strada.
La piantina che ci era stata inviata è assolutamente inutile, sono riuscita a seguirla fino ad un certo punto ma poi i riferimenti non tornavano e non sapevamo più dove eravamo. Per fortuna c’erano cartelli per la riserva di Sabie Sand, decidiamo di seguirli per arrivare almeno alla riserva poi, ci diciamo, qualche santo aiuterà. Arriviamo così ai cancelli della riserva e, superati questi, finalmente troviamo le indicazioni per il Chitwa Chitwa. Tiriamo un sospiro di sollievo: sono le 15 !! Dopo ancora qualche Km. arriviamo al Lodge e veniamo accompagnati al nostro "bungalow". Che meraviglia !! Ha una grande camera da letto, pochi mobili ma eleganti ed in stile tradizionale, un guardaroba, un bagno con vasca e doccia e 2 docce esterne sul retro per rinfrescarsi nella giornate più calde. Di fronte al letto c’è una vetrata che dà sui giardini e su una pozza d’acqua dove vanno ad abbeverarsi gli animali. Non facciamo in tempo ad appoggiare le nostre cose che suona una campana. E’ l’ora della merenda prima di partire per il safari.
Viene servita su una terrazza che si affaccia sulla pozza d’acqua, ed è buonissima: the e torte fatte in case. Facciamo conoscenza con Ken che sarà la nostra guida per la durata del soggiorno e con gli altri ospiti. Ho dimenticato di dire che il lodge ha 5 bungalow, il che significa che, anche se tutto esaurito com’era durante la nostra permanenza, gli ospiti sono al massimo 10. Ci sono Ralf e la moglie, lui è tedesco ma per amore della moglie olandese si è trasferito in Olanda. E’ molto simpatico, insegna lingue e parla anche un po’ d’italiano. C’è una coppia di loro amici di origine coreana ma residenti in Olanda. C’è una giovane coppia tedesca in viaggio di nozze, Olger e Tanja e c’è una coppia di Roma in viaggio di nozze. Purtroppo per tutti loro è l’ultima sera al Lodge, domani mattina infatti partiranno.
Dopo i convenevoli di rito ci avviamo alla jeep e qui incontriamo De Beers il tracker che posizionato sul seggiolino davanti della jeep darà i suoi preziosi consigli per trovare gli animali.
Siamo emozionati e felici. Incontriamo un branco di bufali, delle giraffe, kudu, impala, intanto si è fatto buio. Il tramonto dura pochissimo e il passaggio dalla luce al buio è molto veloce.
Ken, alla guida della jeep, è continuamente collegato via radio con le guide degli altri lodge per cui, quando c’è un avvistamento, si passano la voce. Improvvisamente nel buio pesto Ken si lancia ad una velocità folle nel bush. Dobbiamo fare molta attenzione per schivare i rami pungenti che continuamente si presentano di fronte a noi. Capiamo che il motivo di tanta agitazione è un avvistamento importante. Raggiungiamo altre jeep già sul posto e piano piano aiutandoci con la lampada finalmente scorgiamo una coppia di leopardi. Sono vicinissimi, esattamente dietro la nostra jeep tanto che, nel fare retromarcia, ho paura che possiamo investirli. Nonostante il buio riusciamo a vederli bene illuminati dai fari delle auto e dalle lampade tenute dai trackers. Sono un maschio ed una femmina, si coccolano, attorcigliano le code, la femmina ruggisce e poi si accoppiano. E’ un’emozione fortissima.
Tutti eccitati dall’avvenimento ripartiamo, ma ecco che immediatamente ci blocchiamo: la jeep è incastrata e non riusciamo più ad andare né avanti, né indietro. Immediatamente Ken chiama con la ricetrasmittente un suo collega che si era allontanato da pochissimo il quale, dopo aver agganciato l’auto con il verricello ci tira fuori dai problemi e dalla buca. Certo che con 2 leopardi in zona lavorare al buio fuori dall’auto richiede una certa dose di coraggio !!
Dopo il nostro primo emozionante safari rientriamo al lodge. Qualcuno è passato dalla nostra camera e l’ha preparata per la notte. E’ stato fatto il risvolto nelle coperte, sono stati messi dei fiori sui cuscini, la zanzariera agganciata al soffitto è stata aperta e sistemata per bene sopra il letto. Una lampada da tavolo è stata accesa e la luce soffusa rende tutto magico. Mi aggiro per la stanza quasi inebetita, non sono abituata a tanto lusso. Ma non c’è tempo, via con una doccia veloce perché la campana della cena sta per suonare. Ed ecco un’altra sorpresa : veniamo accompagnati insieme agli altri ospiti nel boma che, in lingua locale, significa recinto. E’ un’area rotonda delimitata da canne, al centro sta bruciando un bellissimo fuoco e sui tavoli, disposti a semicerchio, c’è una lanterna accesa. L’atmosfera è magica, non c’è luce elettrica e si sentono i rumori della savana. La cena è ottima e l’atmosfera gradevole. Dopo cena veniamo accompagnati alla nostre camere con la raccomandazione di non uscire durante la notte in quanto gli animali, che arrivano al lodge dal laghetto di fronte, spesso girano nel giardino. Mi catapulto nel letto, è stata una giornata veramente intensa, ma meravigliosa.
Sveglia alle 5.20 !! Ken bussa alla porta del nostro bungalow, ma noi eravamo già in piedi. Ci vestiamo e alle 5.45 siamo fuori. Comincia ad albeggiare, il cielo è velato da nuvole rosa, gli uccellini cinguettano e, sarà la luce particolare, l’acqua del laghetto ha un riflesso argentato. Ne approfittiamo per scattare diverse diapositive e poi ci avviamo verso la zona bar dove Ken ci offre del buonissimo Rooibos Tea che è il the tipico. Nel frattempo ci hanno raggiunto gli altri ospiti e alle 6 puntualissimi partiamo per il safari. Fa freddo e ce ne stiamo tutti rannicchiati con addosso la coperta che ci è stata data, ma bastano i primi avvistamenti e il calore del sole che si sta alzando per scaldarci e svegliarci definitivamente. La ricerca degli animali è sempre affascinante e quando riusciamo a scorgerne qualcuno è una festa. Verso le 8.30 Ken ci invita a scendere dall’auto e a proseguire a piedi in compagnia di De Beers che, armato di fucile, ci guida nella nostra prima passeggiata nel bush. De Beers è una fonte inesauribile di notizie e sapere, ci racconta che i ragazzi maschi delle tribù Shangana devono trascorrere da soli 3 mesi nel bush per passare dall’adolescenza all’età adulta. In questi tre mesi imparano ad utilizzare tutto quello che è a loro disposizione nel bush per sopravvivere. Ecco quindi come costruire un’arma per cacciare, trappole, corde resistenti, riconoscere piante e bacche commestibili, le orme degli animali, gli escrementi etc..
E’ interessantissimo. De Beers ci fa vedere una pianta le cui foglie, se strofinate, fanno una schiumina che può essere utilizzata come detergente, un’altra pianta ha rametti che se pelati possono essere utilizzati come spazzolino da denti, un’altra pianta ha dei frutti che sapientemente tagliati fungono da fischietto. De Beers ci invita a provare e tutti costruiamo fischietti che conservo ancora. Si avvicina ad un termitaio, stacca un pezzo di fango e ci mostra l’interno che è tutto bucato. Prende poi un filo d’erba che infila all’interno del buco, quando lo sfila c’è aggrappata una formica rossa. Incontriamo un gruppo di 3 giraffe, siamo vicinissimi, loro ci guardano un po’ poi fanno dietro front e si allontanano.
Camminando e scherzando siamo arrivati al Lodge. Posiamo gli zainetti e ci avviamo per la colazione. C’è di tutto: uova e bacon, torte, pane, marmellate e miele, frutta fresca; qui se continuiamo così torniamo a casa sovrappeso !! Facciamo colazione con molta calma e poi c’è tempo per il relax: io mi metto su un lettino a riposare, Paolo ne approfitta per fare fotografie ad un coccodrillo che sta esattamente sotto la terrazza sulla quale pranziamo. E’ vicinissimo ed è molto inquietante. Verso le 13 ancora a tavola per il pranzo. Un altro po’ di relax e alle 15.30 c’è la merenda. Alle 16 partiamo per il safari. Finalmente vediamo i nostri primi elefanti. Sono una famiglia, ci sono anche i piccoli e Ken ci spiega che il più piccolo non ha più di 15 giorni. Poi vediamo uno gnu, sta per allontanarsi ma Ken porta le mani alla bocca e fa uno strano verso. Lo gnu si ferma di colpo. Quando il sole sta per tramontare Ken si ferma in una radura, ci invita a scendere e, in men che non si dica, con l’aiuto di De Beers apre un tavolino sul quale mette bicchieri per aperitivo, il secchiello per il ghiaccio, fettine di limone, tartine al pollo e comincia a preparare dei Gin Tonic e dei Martini. E’ incredibile, sono senza parole. Siamo qui in mezzo al bush con il sole che sta tramontando, una luce meravigliosa che colora tutto di rosso e noi che ci godiamo il tutto sorseggiando l’aperitivo. Prima di rientrare Ken si ferma ancora una volta, spegne i fari dell’auto e nel buio più assoluto ci mostra le stelle. Purtroppo anche questa giornata sta per finire. Rientriamo al Lodge dove ci prepariamo per la cena nel boma e poi a nanna.
Alle 6 partenza per il nostro ultimo safari. Sigh! Appena usciti dal Lodge incontriamo un gruppo di licaoni. Sono rari e non è facile incontrarli, siamo i primi ad avvistarli. Ken avvisa subito i colleghi, c’è un gran fermento e velocemente arrivano altre jeep. Ci allontaniamo per dar modo anche agli altri di godere dello spettacolo. E finalmente… dopo tanto cercare ecco il re della foresta, una coppia di leoni sta riposando sull’erba. Il maschio sta leccando amorevolmente la femmina e il nostro arrivo non lo distrae dalla sua attività. Mi commuovo per la dolcezza della scena.
Anche questa mattina Ken ci lascia per permetterci di camminare nel bush. Percorriamo una strada diversa rispetto a ieri. Ascolto attenta De Beers per non perdere neanche una parola dei suoi preziosi racconti. Ci rendiamo conto di essere arrivati sulle riva opposta del laghetto che fronteggia il lodge, dove troviamo 2 impala che si stanno abbeverando e poco più in là un facocero che mangia l’erba.
Rientriamo, consumiamo la nostra pantagruelica colazione e poi, purtroppo, prepariamo le nostre cose per la partenza. Alla reception Ken e lo staff ci salutano e, con molto rammarico, partiamo.
Ripercorriamo a ritroso la strada sterrata fino all’abitato di Klaserie. Poi prendiamo la N531 e quindi la N527 che conduce alla zona del Blyde River. Qui il paesaggio cambia completamente: dalla savana brulla dove il colore predominante è il giallo, passiamo al verde intenso degli alberi che ricoprono le montagne. La strada comincia a salire fino a raggiungere il Abel Erasmus Pass. Il primo punto panoramico che incontriamo è "le tre rondavels", tre caratteristiche rocce cilindriche con la sommità a cupola che ricordano le capanne zulu, rondavels appunto. C’è molta gente, qualche corriera, bancarelle di souvenirs ma il paesaggio è spettacolare. La giornata è tersa e i colori intensi, dal blu del cielo al verde della vegetazione. La tappa successiva è presso le Bourke’s Luck Potholes un sito molto frequentato, ma carino. Una breve passeggiata conduce alla confluenza dei fiumi Blyde e Treur che per l’erosione hanno scavato un canyon. Due ponti, che possono essere attraversati a piedi, uniscono le sponde (sconsigliato a chi soffre di vertigini). Ci sono poi le potholes, cavità rotonde scavate nella roccia dai mulinelli dei fiumi.
Tra l’altro proprio qui, seduti su una panchina a mangiarsi un gelato, abbiamo rincontrato Ralf, la moglie e la coppia di loro amici coreani. Abbiamo comunicato loro le nostre impressioni sulla permanenza al Lodge e le emozioni provate nell’avvistare gli animali. Ci salutiamo nuovamente con la certezza che non avremo più occasioni di incontrarci, domani infatti rientreremo a Johannesburg.
La strada prosegue, la prossima sosta è presso il punto panoramico di Wonder View, poi God’s Window dove con un "supplemento" di sentiero (comunque breve) si arriva alla foresta pluviale. E’ una piccola area dove, per piogge, nebbia e umidità, si è creato un microclima che ha permesso lo sviluppo di una vegetazione tipica delle foreste pluviali. Dopo il "pinnacle" , ultimo punto panoramico del canyon, si arriva a Graskop, una cittadina tranquilla e linda che ricorda un po’ le cittadine americane. Qui abbiamo prenotato presso il Log Cabin Village (250 R.) www.sa-venues.com
Anche questo posto è delizioso. Il bungalow di legno ha il posto auto privato e la veranda. All’interno c’è il salotto, la cucina, due camere da letto e il bagno. Chiediamo al proprietario il nome di un posto carino dove cenare, ci indirizza al The Loco Inn dove, come sempre, mangiamo bene spendendo poco (R.120,50).
Rientrati in camera accendo il televisore, stanno trasmettendo Chocolat con Juliette Binoche, mi è piaciuto tanto in italiano che decido di guardarlo anche in inglese. Finito il film vado a letto, domani ci aspettano tanti tanti Km.
Partiamo e raggiungiamo Pilgrim’s Rest, secondo la Lonely Planet un paesino di minatori che è stato abbandonato dopo l’esaurimento della vena aurifera e che è quindi rimasto com’era all’inizio del 1900.
Secondo me, un paese che non vale assolutamente la sosta per una visita.
Ritorniamo a Graskop e prendiamo la strada verso Sabie. In questa zona ci sono molte cascate, decidiamo di visitare la Mac-Mac Falls che si raggiunge con un breve sentiero lasciando l’auto in un parcheggio ai lati della strada principale.
Ci rimettiamo in auto. Ci aspettano più di 500 Km. per raggiungere l’aeroporto di Johannesburg.
Vicino a Lydenburg vedo una scuola con i ragazzi che giocano a pallone nel cortile, chiedo a Paolo di fermarsi. Ho ancora con me dei pennarelli colorati e delle penne e, chiesto della direttrice, le chiedo se posso lasciarli alla scuola. Lei accetta con piacere e mi fa fare il giro della scuola, visito le aule, la "biblioteca" e mi presenta le altre 2 maestre. I bimbi, prima timidamente poi con più disinvoltura, si avvicinano e, vista la macchina fotografica al collo di Paolo, chiedono una fotografia. Spieghiamo loro che non è possibile consegnarla subito, ma promettiamo di spedirle, cosa che abbiamo fatto una volta a casa.
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Johannesburg, le indicazioni per l’aeroporto sono chiare ed arriviamo senza nessun problema. Lasciamo l’auto alla Avis e con i nostri bagagli ci avviamo verso gli arrivi internazionali dove dobbiamo prendere il bus navetta dell’Holiday Inn Garden Court (R.19 pp per tratta) www.southernsun.com
Abbiamo scelto l’Holiday Inn (R.548) solo perché era dotato di ristorante. In effetti avevamo trovato un’alternativa più economica sempre nei pressi dell’aeroporto e con il servizio di bus navetta, ma il fatto che fosse sprovvisto di ristorante ci lasciava un po’ perplessi. Sapevamo che saremmo arrivati verso sera, stanchi dopo tanti Km.percorsi e la ricerca di un ristorante, in una città come Johannesburg definita pericolosa, non ci sembrava fosse la cosa più indicata. Comunque per chi fosse interessato la catena City Lodge www.citylodge.co.za ha 3 possibilità tutte nella zona dell’aeroporto: il City Lodge a R.540, il Town Lodge a R.380 e il Road Lodge a R.220
Ceniamo all’Irish Pub all’interno dell’hotel e poi andiamo in camera. Dobbiamo cercare di far entrare tutti gli acquisti fatti nei bagagli, domani ci dobbiamo imbarcare e non possiamo girare con sporte e sportine. Dopo vari tentativi l’impresa è portata a termine con successo.
Ci svegliamo prestino, facciamo colazione e poi saliamo in camera a prendere i bagagli.
Mentre Paolo sta pagando vedo la navetta che sta per partire, mi catapulto dall’autista e chiedo se può aspettare un attimo che stiamo arrivando. Mi risponde che non può e parte.
Ci mettiamo fuori in attesa che ritorni, ma i minuti passano e non si vede nessuno. Cominciamo ad agitarci, il nostro volo è previsto per le 9.15 e sono già le 8. Finalmente lo vediamo arrivare, saliamo e per fortuna parte subito. Arriviamo all’aeroporto, ma non siamo di fronte alla porta giusta. Trascinandoci il carrello con i bagagli arriviamo alle partenze internazionali che sono però al piano superiore e noi siamo al piano terra. Uno dei due ascensori è rotto per cui tutta la fila è di fronte all’unico funzionante. Siamo veramente preoccupati. Una volta arrivati sopra c’è un’altra fila dove controllano il peso di ogni bagaglio e finalmente arriviamo al check-in. La hostess ci guarda e dice: " you are late ", poi fa una telefonata e finalmente ci consegna le carte d’imbarco. Arriviamo al gate quando un autobus è già partito e il secondo aspetta noi. Finalmente saliamo sul boeing che ci porterà a Victoria Falls.
Dopo un volo regolare arriviamo all’aeroporto. L’aereo è pieno e quindi 200 persone che si presentano all’ufficio visti provocano un po’ di fila ma, una volta raggiunto il bancone dell’ufficio immigrazione le formalità doganali si svolgono velocemente. Il costo del visto è di 30 $ a persona.
All’uscita troviamo l’incaricata dell’UTC che ci aspetta con un pulmino da una ventina di posti. Siamo i primi a salire ma dobbiamo aspettare altre persone, dopo un po’ arrivano e quindi si parte.
L’aeroporto dista circa 20 Km. dalla località di Victoria Falls, arrivati in paese ci fermiamo in un ufficio cambi per permettere, a chi vuol farlo, di acquistare della valuta locale. Poi ci accompagnano al nostro hotel che è il Kingdom. Si tratta di un albergo meraviglioso con giardini, piscina, camere enormi arredate con gusto e balcone. Fa veramente molto caldo ci sono circa 35°, accendiamo l’aria condizionata, ci rinfreschiamo un po’, riempiamo le borracce con l’acqua fresca che abbiamo trovato nella caraffa termica in camera e usciamo. L’albergo è vicinissimo sia al centro del paese, dove ci sono diversi mercatini permanenti di artigianato, sia all’ingresso delle cascate. Prendiamo il sentiero pedonale per le cascate e veniamo avvicinati da moltissimi venditori ambulanti, gentilmente rifiutiamo le loro offerte finché incontriamo Adam, particolarmente simpatico e loquace. Adam ci accompagna all’ingresso delle cascate dove vediamo che il biglietto d’ingresso costa 20 $. Decidiamo di aspettare il mattino seguente quando è prevista la visita guidata nel parco. Gli spieghiamo che vorremmo scattare qualche fotografia e lui ci dice che possiamo andare sul ponte sul fiume Zambesi da dove si vedono le cascate. Gli rispondo che all’ingresso in Zimbabwe abbiamo richiesto il visto solo per questo paese e non quello multiplo che comprende anche lo Zambia, ma lui dice che possiamo ottenere il permesso per andare sul ponte che praticamente è zona franca tra una frontiera e l’altra.
Acquistiamo da Adam due "gnami gnami" (si pronuncia così ma non so come si scrive) che è un amuleto tipico dello Zimbabwe e lo ringraziamo per i suoi preziosi consigli. Seguiamo la lunga fila di TIR in attesa di passare la frontiera ed arriviamo all’ufficio di frontiera. Entriamo e spieghiamo che vogliamo andare sul ponte. Non ci chiedono neanche i passaporti, ci fanno compilare un registro e poi ci consegnano un fogliettino che ha dell’incredibile. Praticamente da un foglio già utilizzato e quindi scritto ne strappano un quadratino, dalla parte bianca ci mettono un timbro e ce lo consegnano. Muniti di questo foglietto arriviamo alla sbarra, il poliziotto ritira il foglio e ci fa passare. Camminiamo per più di un Km. finché arriviamo a circa metà del ponte, sfortunatamente non si vede quasi nulla. Siamo alla fine della stagione secca e c’è poca acqua quindi non tutto il fronte delle cascate, che è lungo 1,8 Km., è coperto di acqua. Sono le 2 del pomeriggio, fa un caldo mostruoso e non c’è un albero nel raggio di Km., decidiamo così di tornare sui nostri passi. All’ufficio di frontiera non si trova più il registro che abbiamo compilato all’uscita e sul quale dovremmo riportare l’orario e la conferma che siamo effettivamente rientrati. Aspettiamo un po’ poi ci fanno cenno di andare. Rientriamo in paese e andiamo a fare un giro al mercato. Ci sono un paio di capannoni chiusi con un’entrata da una parte e una dall’altra, all’interno sono tutte donne le quali, lungo le pareti, espongono soprattutto tovaglie. Ci sono poi bancarelle all’aperto che vendono soprattutto animali di legno, maschere e oggetti tipici africani. Noi abbiamo acquistato un piccolo xilofono che è uno strumento molto utilizzato nella musica locale. Le casse armoniche sono fatte con zucche di diverse dimensioni, tutto il resto è in legno e le legature sono realizzate con cordini in gomma ricavati da pneumatici. Un vero oggetto d’artigianato realizzato interamente a mano.
Rientriamo in albergo contentissimi del nostro acquisto, ma anche molto preoccupati su come potremo trasportarlo in Italia.
Ci facciamo una doccia e ci riposiamo un po’ poi, alle 18.30 scendiamo perché ci aspetta il pulmino per portarci ad uno spettacolo di danze tipiche. Non volevo andare perché non amo queste cose per turisti ma faceva parte del pacchetto e Paolo ha detto che comunque poteva essere una cosa carina. Come volevasi dimostrare era esattamente quello che mi aspettavo, queste cose mi rendono triste perché non vedo la gioia e l’allegria negli occhi di chi balla, ma quasi una rassegnazione del tipo "devo farlo e lo faccio". Va beh! Rientriamo in hotel e andiamo a cena in uno dei 3 ristoranti dell’albergo.
Facciamo colazione e alle 9.30 il nostro pulmino ci preleva per andare finalmente alle cascate. Visitiamo prima il grande baobab, poi la statua di Livingstone "scopritore" delle cascate e infine arriviamo al primo punto panoramico. E’ incredibile, uno spettacolo unico !! La guida ci spiega che effettivamente nel periodo secco c’è poca acqua ma è il periodo migliore per scattare fotografie in quanto durante la stagione umida è assolutamente impossibile avvicinarsi ai punti panoramici senza bagnarsi dalla testa ai piedi. In effetti, noi abbiamo già i capelli bagnati e dobbiamo asciugare continuamente l’obiettivo della macchina fotografica. Il percorso pedonale si sviluppa esattamente di fronte alla cascate e le segue parallelamente per quasi tutta la loro lunghezza. La visita è bellissima ma purtroppo è ora di rientrare.
Mangiamo qualcosa e poi ci mettiamo un po’ sul balcone. Alle 16 siamo di nuovo in partenza per la crociera sul fiume Zambesi. Il nostro pulmino ci porta all’imbarcadero e puntuali salpiamo. La navigazione è tranquilla, vediamo diversi ippopotami e qualche impala che dalle rive beve. Veniamo rifocillati con diverse tartine e pollo e l’atmosfera è piacevole. Quando arriva il tramonto godiamo di uno degli spettacoli più belli che la natura possa offrire. Un sole rosso fuoco ed un cielo con tutte le tonalità del rosa, il fiume con la sua vegetazione rigogliosa e il solo rumore dell’acqua e degli uccelli. Sì perché il capitano ha spento il motore per farci apprezzare ancor di più questa meraviglia.
Al nostro rientro chiediamo alla reception se possono indicarci un ristorante tipico africano e così andiamo a mangiare al Mama’s Africa vicino alla stazione di Vic Falls. Io prendo la carne di facocero, Paolo, molto più prudentemente, i famosi boerewors, salsicciotti tipici.
Oggi si parte veramente. Dopo colazione facciamo un rapido giro al mercato per spendere gli ultimi dollari zimbabwiani che ci sono rimasti e alle 9.45 il nostro pulmino si presenta all’ingresso.
Arriviamo all’aeroporto, ritiriamo le carte d’imbarco e ci presentiamo all’ufficio doganale dove paghiamo 30 $ come visto d’uscita. Mi viene in mente la scena del film "Non ci resta che piangere" con Benigni e Troisi, dove ogni volta che passano la frontiera viene loro chiesto: " Chi siete ? Cosa portate ? Un fiorino !
In Zimbabwe è uguale, ogni volta che passi la frontiera sono 30 $ !!
Il nostro volo South African parte puntuale alle 11.45 e alle 13.30 siamo a Johannesburg. Purtroppo dobbiamo aspettare diverse ore per imbarcarci per Francoforte. Gironzoliamo un po’ per l’aeroporto, guardiamo i negozi, facciamo merenda e alle 19.15 partiamo.
E’ davvero finita, sono triste e mi dispiace tornare a casa.
Alle 5.30 arriviamo a Francoforte dove alle 8.45 abbiamo la coincidenza per Bologna. Vedo su un display che il volo per Roma è stato cancellato e vengo colta da un presentimento. Vado al banco transiti (anche se ero già in possesso della carta d’imbarco per Bologna) dove mi dicono che tutti i voli per l’Italia sono cancellati per lo sciopero generale indetto per quel giorno. Vengo colta da panico, provo ad insistere per trovare soluzioni alternative e mi dicono che c’è un volo per Firenze che deve partire a minuti che forse non verrà cancellato. Chiedo di venire imbarcata su quel volo, ma è pieno e veniamo messi in lista d’attesa. Vado comunque al cancello dove, una volta finito l’imbarco, chiamano 4 persone tra cui noi 2
E’ veramente un miracolo ! Arriviamo a Firenze e naturalmente i nostri bagagli non ci sono. Non si tratta di un disservizio ma a Francoforte é veramente mancato il tempo materiale per cambiare la destinazione da Bologna a Firenze.
Andiamo al banco lost and found dove incontriamo Giorgio e Rolando anche loro previsti sul volo per Bologna e fortunosamente dirottati su Firenze. Facciamo tutti la denuncia, ci confrontiamo un attimo e poi decidiamo di prendere insieme un’auto a noleggio. Ritiriamo una Clio che rilasciamo all’aeroporto di Bologna. La nostra Panda è ancora lì che ci sta aspettando, saliamo in macchina e non è ancora finita. La tangenziale di Bologna è bloccata a causa di non so quale fiera ed impieghiamo 2 ore per fare pochi Km.
Finalmente alle 13 siamo a casa, IL SOGNO E’ FINITO.