APPUNTI DI VIAGGIO DI UN PEDALATORE
Il diario della nostra annuale avventura sarda è ormai diventato un classico della letteratura moderna e, mio malgrado, date le pressanti richieste ricevute sono praticamente costretto a scriverlo per l’ennesima volta.
La carenza di innate doti letterarie, la ripetitività degli argomenti da trattare, la scarsità di tempo da dedicare alla presente opera, fanno si che questo diario non diventi un best seller, ma sono altrettanto certo che farà piacere a tutti i partecipanti rivivere la nostra vacanza rileggendo queste pagine ed a quelli che sono rimasti a casa, cercare d’immaginare le situazioni nelle quali ci siamo trovati.
Riportare fedelmente gli avvenimenti e, soprattutto, le sensazioni di questo tour ciclo-eno-gastronomico sarebbe risultato difficile per chiunque ma, i miei emuli scribacchini ed io, cercheremo di riproporvi un quadro più fedele possibile.
Sardegna 2000 sarebbe potuta essere Sicilia 2000 ma, in una riunione allargata a tutti i potenziali avventurieri, si è deciso all’unanimità di optare per la prima, almeno ancora per quest’anno.
Le perplessità circa la buona riuscita del viaggio, permanevano anche per il folto numero di partecipanti e relativi camper, inoltre, vi era un’alternanza di conferme, disdette, aggiunte, indecisioni. Bisogna ammettere che l’organizzazione, nonostante queste difficoltà, è stata pressochè perfetta.
Altro aspetto da non trascurare era il coordinamento di una carovana così numerosa e la pacifica convivenza in comune per parecchi giorni in condizioni, spesso, di disagio.
Tutto ha funzionato alla perfezione, un gruppo di persone, non oso dire intelligenti, ma che quando è ora sappiano abbassare una spalla, non siano arroganti e presuntuose e riconoscano l’autorità di un capo comitiva, non potevano che andare d’accordo.
Quando è stato necessario, il capo branco ha, cortesemente ma molto rigidamente, richiamato all’ordine chi trasgrediva e questo ha fatto si che la comitiva si cementasse sempre più anziché sgretolarsi come sarebbe stato possibile, esperienza positiva e molto interessante.
Accade poi che certe posizioni assurde che si assumono nell’habitat quotidiano, possano venire completamente stravolte dalla magica atmosfera che si crea in queste situazioni, la potenza aggregante del gruppo rinsalda o fa rinascere le amicizie e, se mi consentite, questo è uno degli aspetti sicuramente più positivi di queste vacanze.
Un bravo a tutti partecipanti ed un peccato per chi è rimasto a casa.
Stefano Boldrin, inaspettata la sua rinuncia ma con la ripromessa di rivederci a Sicilia 2001, l’amico Stefano è venuto a salutarci alla partenza benedicendo il viaggio con un generoso rosso dei colli gamaleresi.
Gigi Gotta per la seconda volta consecutiva motivi di salute l’hanno indotto a non rischiare, tieni duro prima o poi la sfortuna finirà, ti aspettiamo.
Il presidente, Gianni Gandini, ma la sua non è un’assenza perché, in effetti, non è mai venuto (in Sardegna), sono costretto a citarlo per una forma di subdolo servilismo nei confronti della carica che ricopre, forse ancora per poco, se qualcuno è così matto da volerlo detronizzare.
Dopo le defezioni è opportuno annotare i rientri, in particolare quello di Armando il quale, dopo il bruttissimo incidente subito lo scorso anno, ha quasi miracolosamente ripreso l’attività con dei risultati strabilianti, complimenti, evidentemente i nostri auguri hanno dato i frutti auspicati.
Ci sono state parecchie nuove entrate che verranno evidenziate più avanti, mi pare doveroso soffermarmi un attimo su quella di Sonia da Stazzano, paese ai più sconosciuto, che costituisce un inesauribile bacino per le forze ciclistiche femminili del velo club ciclofuturisti, il prossimo anno sarà presente anche Ilenia, forse.
Dulcis in fundo, tento di usare il latino per completare il tocco di classe e d’internazionalità fornito alla compagnia da Lene e Gilles, mi auguro solo che loro si siano trovati bene con noi come noi ci siamo trovati bene con loro.
La nostra avventura ha inizio Sabato 21 ottobre 2000
La comitiva è composta da:
1) AGOGLIO ANDREA
2) AGOGLIO NICOLA
3) AGOGLIO PIER GIANNI
4) AGOGLIO GIORGIO
5) BALDI GIANNI
6) BARILLARI ATHOS
7) BRAGHIROLI ARMANDO
8) CAPOCCHIANO GINO
9) CARRERO PINETTO
10) CERVETTI GIANNI
11) COCCO FRANCO
12) CRISTOPHERSEN LENE
13) EMANUELLI SECONDO
14) FAVA ENNIO
15) MARTELLINI SONIA
16) MARTINES GILLES
17) MORTARA WALTER
18) PASTORINO FULVIO
19) REPETTO ANNA MARIA
20) REPETTO GIANPAOLO
21) REPETTO IGOR
22) REPETTO NORBERTO
23) RICCI RINA
24) RICCI GIANNI
25) RICCI SILVANO
26) RUBBA CARLO
27) ZIO LUIGI
COMPOSIZIONE DEGLI EQUIPAGGI
FORMAZIONE DELLE SQUADRE
GAMALERO A:
Andrea (il capo comitiva)
Nicola (il misantropo)
Pier Gianni (il cineasta vegetariano)
Ennio (il sommelier)
Cocco (l’autista con la frizione che slitta)
GAMALERO B:
Paolo (l’organizzatore-Rag. Filini)
Norberto (il cronista)
Igor (il petomane 2)
Carlino (il cuoc-ista, cuoco-autista)
GAMALERO C:
Gianni R. (U-Ris-lo stitico)
Silvano (il claustrofobo tuttofare)
Rina (la brillantissima nonna)
Gianni B. (il Pedro)
GAMALERO D
Gino (il padre adottivo)
Dino (Palen, un adottato)
Armando (il nonno, l’altro adottato)
Giorgio (incolpevole vittima)
INTERNAZIONALE
Athos (l’aut-oco. autista-cuoco)
Lene (Hansen la Danese)
Gilles (Robbles lo Spagnolo)
Walter (Penna Bianca)
VALENZANI E... NON SOLO
Fulvio (cameraman, almeno ci riprova)
Pinetto (il pensatore)
Gianni C. (l’oriundo)
Luigi (lo zio eno-gastronomo)
Anna Maria (l’infiltrata quasi full-time)
Sonia (una che mostra i denti)
La maggior parte dei personaggi sono veterani già conosciuti, altri sono dei neofiti.
Dopo tanta attesa il giorno della partenza ci coglie quasi di sorpresa, non ci sono state riunioni di preparazione, programmazione di acquisti, accordi logistici, ogni camper deve considerarsi autonomo, così alle 9, più o meno, ci ritroviamo tutti, o quasi, in piazza delle scuole a Gamalero.
Si procede a caricare bici, alimentari, vino e bagagli sui camper e si tenta di partire.
Filini ci tiene subito a ribadire la leader-ship. Il suo frigorifero viene tenuto chiuso da una vite che lui toglie per stivare i viveri, si raccomanda con tutti gli altri ignari componenti dell’equipaggio di non smarrirla, come non detto, la posa nell’unico posto in cui non avrebbe dovuto, contro la finestra. La vite s’infila tra la finestra e la tenda scorrevole, risultato; la vite persa, ma non è grave, la tenda incastrata ed inutilizzabile, è più grave.
Pazienza, partiamo, o meglio ci proviamo, lo scalino del camper non sale, si disattiva il contatto elettrico per non bruciare il motorino di richiamo e, con un tappo, troviamo la soluzione al problema per tutto il viaggio, i tappi non mancheranno di certo.
A Sezzadio, dopo aver caricato Ennio, la comitiva si ricompatta e ci avviamo ad Arquata dal maestro dove caricheremo Anna e Sonia.
Già in questo breve tratto di strada U Ris dimostra di aver mantenuto ben salde le peculiarità dello scorso anno, andamento lento, si ma troppo lento, eppure quest’anno Il Pedro non ha caricato il suo camper con 8 quintali di attrezzatura da sub, allora era una scusa quella dello scorso anno.
Bisogna ammettere, però, che un miglioramento vi è stato, quest’anno non controllava in continuazione il livello dell’acqua oppure, vergognandosi, lo faceva nottetempo senza essere visto, chi lo sa?
A Gavi acquisto, quasi al volo, dei classici amaretti ma tempo sufficiente per ascoltare i commenti della gente nel vedere quello stuolo di camper transitare per le anguste strade, pensavano a qualche raduno in zona.
Arriviamo ad Arquata e ci aspetta la prima sorpresa, Anna Maria, giacca in pelle pantaloni e scarpe viola, abbigliamento non adatto per la bisogna, mortificatissima, agitando dei biglietti d’aereo per i caraibi, annuncia che è "costretta" a dare forfait.
Sulla comitiva è sceso il gelo, qualcuno timidamente ha pensato si trattasse di uno scherzo ma, considerando che non aveva neppure la bici e Sonia triste e sola si apprestava a fare il trasbordo di bagagli sul camper, non restava che prendere atto della situazione e lanciarsi in una folle ridda di congetture circa questa inattesa defezione.
Dopo il triste quanto affettuoso saluto della compagnia alla disertrice, la quale è salita in macchina con le lacrime agli occhi, il tempo tiranno ci costringe ad affrettarci perché gli impegni della giornata sarebbero stati parecchi.
In ogni camper si cercava un perché, …Anna non è una che fa queste cose, ….all’ultimo minuto,… possibile che non lo sapesse prima, …il fidanzato non voleva che venisse e si è svenato per farle la sorpresa del viaggio nel periodo in cui Lei, comunque aveva preso le ferie,…i deve sposare,…osa vuole dire, …
Che è in cinta, (certe cose si dicono piano),…ma va è troppo furba,… purtroppo non la vedremo più con noi in bici,…ma si è giovane fa bene a divertirsi, con il fidanzato ……con noi non avrebbe fatto niente, si potrebbe continuare per parecchio, ma credo di essere riuscito a far comprendere i pensieri del gruppo,Per completezza d’informazione debbo dire che la mancanza di Anna era una grossa perdita come amica e compagna e nulla più ed a beneficio della stessa debbo dire che nessun commento è stato polemico, nessun giudizio negativo è stato espresso nei suoi confronti. Un bell'attestato di stima.
Tra un mugugno e l’altro giungiamo all’autogrill di Sestri dove è prevista la sosta per il pranzo frugale.
Ci siamo quasi tutti, manca il camper, guarda caso d’U Ris, proviamo a contattarlo mediante il cellulare di Pedro ma, potenza delle tecnologie moderne, il tentativo fallisce, alla peggio ci ritroveremo a Piombino.
Gino, il quale ha la roulotte fissa in un campeggio poco distante a Riva Trigoso, insieme a Dinu D’Palen va a verificare le condizioni della stessa. Pare abbia fatto bene perché qualche inquilino deve aver abbandonato la stessa, lasciando gli oblò, o qualcosa del genere aperto.
Quando le speranze di vedere U Ris erano ormai quasi scemate, eccolo che appare, meno male siamo di nuovo tutti insieme, ammesso che Gino ritorni.
Si consuma il solito pasto che di frugale ha solo il nome, si beve molto meno del solito e l’atmosfera non è festosa come quella dell’anno precedente, dipenderà dal fatto che siamo in troppi e non si riesce a creare l’atmosfera giusta, oppure è l’assenza di Anna che vela l’allegria del gruppo, la risposta la lascio dare a chi era presente.
Rientra anche Gino, Dino che a tutto rinuncerebbe ma mai a mangiare, richiede un prolungamento della sosta per poter caricare adeguatamente lo stomaco. Giorgio ed Armando si sono intelligentemente fermati con il resta della comitiva.
A forza di spingere la comitiva si muove, prossima tappa Pisa, dove ci aspetta la foto di gruppo in Piazza Dei Miracoli.
Non perdendo d’occhio U’Ris e non superando gli ottanta all’ora, in ritardo notevole sulla tabella di marcia, giungiamo a Pisa ed i calciofili non possono fare a meno di notare che posteggiamo di fronte all’ingresso dell’Arena Garibaldi, stadio che ha visto i fasti del Pisa di Romeo Anconetani.
Il gruppo al gran completo è in Piazza dei Miracoli, il Rag. Filini ha il suo bel da fare per tentare di radunare tutti ai piedi della torre per il classico clik.
Adempiuta l’incombenza, il gruppo viene avvicinato da una coppia di arabi che fanno capire di volere una foto con lo sfondo della torre.
Il Rag. Filini sdegnosamente lascia l’incombenza a Carlino dicendo che lui non fa foto a "di singron", Carlino sempre disponibilissimo e meno razzista si presta volentieri.
Durante le operazioni di messa a fuoco, l’araba lascia scivolare il ciador (scritto come si pronuncia), Carlino resta paralizzato al punto che non scatta neppure la foto ed il resto della comitiva scoppia in un urlo liberatorio.
Sotto le mentite spoglie dei due arabi si celano Anna e Maurizio, la Piazza ha fatto il miracolo.
Istantaneamente tutti realizzano di essere stati presi per i fondelli con uno scherzo che definirei grandioso.
Complimenti ad Anna e Filini che l’hanno ideato ma anche e soprattutto a Maurizio il quale, non solo si è prestato, ma ha perso una giornata, non è andato a giocare al calcio e si è sobbarcato l’onere economico.
La bravura nell’arte della recitazione di Anna, in parte scontata perché è una donna, viene confermata da Filini il quale, pur essendo complice, ad Arquata non è riuscito a capire se Anna stava recitando o il pacco l’avrebbe fatto veramente anche a lui.
Partenza per Piombino, finalmente al gran completo e con l’umore un po’ più alto.
Seguendo percorsi diversi la compagnia si ricompatta al porto di Piombino.
Questo è un assaggio di quanto sarà difficoltoso tenere unito il gruppo.
Alla biglietteria portuale effettuiamo le operazioni di check-in.
I rappresentanti dei vari camper debbono declinare le generalità dei componenti gli equipaggi.
Il capo dell’internazionale chi altri avrebbe potuto essere, visti i trascorsi politici, se non Athos.
Andrea, ben sapendo che il suddetto non conosceva i cognomi degli stranieri che ha con se, inizia a ridere in maniera incontenibile immaginando i voli di fantasia che avrebbe fatto Athos. Come si sa il riso è contagioso, ben presto trasformiamo l’ufficio in un caotico guazzabuglio di risate.
Il detto "la classe non è acqua" trova la sua applicazione nel comportamento di un impassibile Athos il quale esordisce facendo lo spelling del suo nome, poi con noncuranza spara un Andersen come cognome per la sirenetta danese ed un deciso Robbles per lo spagnolo Gilles ma residente a Milano, spiegazione fornita alla gentile quanto carina impiegata.
All’uscita dell’ufficio Athos ci manda a stendere, lo fa tutti gli anni, anche questo sta diventando un classico.
Nell’attesa dell’imbarco spiegherà che Gilles Robbles era un attore di parecchi anni fa.
Alcuni consumano la cena in camper mentre la maggioranza fruisce della cucina di bordo mitigata dal proprio vino sfacciatamente portato in tavola.
Brevi momenti di socializzazione per dar modo ai barzellettieri, in particolare ad Athos, di scaldarsi le ugole, incontro ristretto dei vertici per programmare il giorno dopo infine tutti a nanna presto in quanto la giornata è stata molto intensa e la sveglia suonerà molto presto.
Ore 5,30 sbarchiamo accolti in terra sarda da un acquazzone che non lascia presagire nulla di buono, facciamo una sosta igienica ai servizi del terminal portuense e ci avviamo alla tradizionale meta di Capriccioli.
Nel frattempo le condizioni meteorologiche sono migliorate e le speranze di una giornata assolata cominciano a prendere corpo.
Il Pedro come vede l’acqua non sa resistere e, nonostante la temperatura non sia delle più incoraggianti, si tuffa per un lungo bagno.
Quest’anno però sarà in buona compagnia in quanto anche Lene, seppure un po’ più tardi, lo imiterà. Date le sue origini nordiche questa temperatura, probabilmente, per Lei sarà quasi elevata.
Resteranno gli unici due della comitiva ad essersi immersi quella mattina.
Prima abbondante colazione per affrontare la pedalata inaugurale, messa a punto delle bici, designazione degli autisti, foto ricordo, "bombe" lasciate a testimonianza del passaggio e partenza con una puntualità assolutamente insperata.
Sono obbligato a ripetere quanto facciamo tutti gli anni, ma il cronista ha l’obbligo di documentare quanto è accaduto il più fedelmente possibile, inoltre, se da anni riproponiamo gli stessi itinerari è perché meritano veramente.
Una variazione ce la concediamo, andiamo a Romazzino dove c’è la famosissima spiaggia del Principe raggiungibile solo a piedi o via mare.
Una voce incontrollata, Sonia, comunica che da li si può arrivare a Porto Cervo evitando la fastidiosissima salita di Abbiadori, ho le mie perplessità che diventano triste realtà quando la strada termina e ci costringe ad un mesto ritorno verso la salita.
Filini prudentemente opta per la guida del camper, ma si lancia in un’avventura al di sopra delle sue conoscenze tecnologiche, filmare i ciclisti sulle rampe della salita. Per un po’ tutto va bene poi, credendo di aver spento la telecamera, riprende chilometri d’asfalto e banchine sarde, spegnendo poi la telecamera quando invece sarebbe dovuta essere accesa. Se lo chiamano Filini un motivo c’è.
Chi invece ha fiuto per beccare i percorsi più duri è Dinu D’Palen, il quale sulla prima salita tira fuori l’anima per poi sputarla definitivamente su quella di Capo D’Orso. Il percorso non è certamente adatto ad uno della sua mole con scarso allenamento, complimenti se l’è cavata egregiamente.
Lo stesso discorso si può estendere al Pedro il quale, pur essendo più giovane, si è gravato delle fatiche di una nuotata, atleti si nasce, ma se non si sta attenti si muore anche.
I portici di Porto Cervo accolgono i ciclofuturisti gamaleresi con deferente rispetto concedendosi alle nostre gomme. Visita al porto vecchio ed a quello nuovo e via per Baia Sardinia che questa volta percorriamo anche nelle sue stradine interne in omaggio a Laura ed Agostino.
Percorrendo una di queste in salita Pedro cerca di travolgere, per la seconda volta in breve tempo, Fulvio il quale riesce miracolosamente a stare in piedi aggrappandosi ad una ringhiera. Il Pedro, quasi a giustificarsi afferma: "meno male che sei ancora tu". Che abbia voluto restringere il numero delle persone che temono le sue performance ciclistiche? Chi lo sa?
Senza danni attraverso Cannigioni e la già citata salita di Capo D’Orso, giungiamo a Palau dopo 54 Km. dove ci apprestiamo a consumare il tradizionale pasto collettivo nei giardini. Inaspettatamente arriva un vigile che prima ci intima di andarcene poi, bontà sua, ci concede di pranzare sui camper.
Evidentemente con i vigili sardi non abbiamo molta fortuna. Tutti gli anni siamo costretti ad incontri ravvicinati non troppo piacevoli.
Vincendo l’ira, soprattutto di Filini, ricordando che siamo in ferie, torniamo a rilassarci in attesa di decidere il programma del pomeriggio.
Si contano i primi cadaveri. Dinu D’Palen distrutto si sottopone ad un rigenerante porno-massaggio praticato da Carlino e Silvano su una panchina dei giardini, gli effetti benefici non tardano a manifestarsi ma abbandonerà la corsa seguito da altri quali Pier Gianni, Nicola, Ennio, Pedro.
Le doti principali degli organizzatori sono; la fantasia, la flessibilità, la prontezza, la risolutezza e, ovviamente, nessuna di queste fa difetto a Filini il quale, su due piedi organizza la visita alla Maddalena per ciclisti e non.
Conteggio travagliatissimo per determinare quante sarebbero state le biciclette da trasbordare per poi scoprire che non avrebbero pagato sovrapprezzi.
La traversata dura circa venti minuti.
I ciclisti partono per Caprera alla volta della casa di Garibaldi, poi effettuano il giro della Maddalena, il quale merita di essere fatto. Si inanellano altri 29 Km.
Ritrovo sulla piazza della Maddalena ingannando l’attesa del traghetto con degustazione di prodotti locali.
Pare che qualcuno si sia sparato due pizze nel gargarozzo, ma essendo voci incontrollate, pur credendoci, preferiamo non divulgare i nomi.
Il ritorno sul traghetto ripresenta una situazione simile a quella dell’anno precedente al nuraghe Majore di Tempio Pausania, Athos che arringa la folla.
Il Sommo Vate sta sul ponte alto della nave ed il volgo nella stiva a pendere dalle sue labbra dalle quali esce un fiume di barzellette. Qualche torrente di riflusso scorre pure nella stiva ma senza assurgere al rango di fiume.
La notte ci proponiamo di trascorrerla in un posticino incantevole che conosce Gianni l’Oriundo, resterà l’unico a conoscerlo.
Dopo diversi tentativi falliti, finalmente, riusciamo ad infilarci in un’impervia stradina dalla quale pareva proprio impossibile riuscire ad uscire. La ridda di voci ed ipotesi contribuisce esclusivamente ad aumentare il caos senza portare a nulla di concreto.
U’Ris sentenzia che siamo succubi dei valenzani perché andiamo sempre dietro ai loro versi nonostante non ne facciano mai una giusta (vedi il viaggio dell’anno precedente per andare a mangiare il porceddu).
Il carisma del capo comitiva si vede nei momenti difficili e dopo aver lasciato sfogare tutti sentenzia che adesso si fa come decide lui.
In men che non si dica la comitiva è nuovamente sulla strada giusta che l’Oriundo, non rassegnandosi, tenta ancora di farci abbandonare per l’ennesima volta, ma senza alcun risultato. La meta è il conosciutissimo Capo Testa nei pressi di S.Teresa Di Gallura.
Gianni Cervetti è più mortificato di un branco di cani bastonati in modo del tutto ingiustificato in quanto non è successo assolutamente niente di male né tanto meno di pericoloso. Gli ho ricordato che se non accadessero queste cose, nel diario, cosa scriverei?
Viene il sospetto che i valenzani, o parte di essi, aspirino al regno di Filini in quanto è il secondo fallimento di un’iniziativa che intendono prendere per il primo giorno.
In precedenza era toccato a Pinetto cospargersi il capo di cenere per aver mancato l’organizzazione del giro dell’arcipelago della Maddalena a bordo dei barconi, votato favorevolmente da tutti.
Con un sordido piacere disturbiamo una coppietta appartata in auto proprio dove avremmo voluto organizzare l’accampamento, la quale, probabilmente, è intenta a fare cose che per noi sono assolutamente impossibili, in questi frangenti.
La temperatura non è ideale per fare la tavolata come lo scorso anno quando le bottiglie vuote non si contavano, ci limitiamo ad una tranquilla cena sui camper degustando i manicaretti che lo chef Carlino comincia a propinarci.
Dopo la consueta tempesta di bombe sparse per tutta la spiaggia circostante, ci soffermiamo a chiacchierare al centro dell’accampamento costituito dai camper opportunamente disposti dal Capo comitiva per fornire riparo dal vento.
Rapidamente e progressivamente la compagnia si sfoltisce, la giornata è stata veramente molto lunga e stancante, i più stoici resistono sino all’una.
Non commettiamo più l’errore dell’anno precedente di lasciare i tendalini aperti, anzi, memori della brutta avventura passata, non li tireremo mai giù.
Dopo una nottata assolutamente tranquilla, alle 7 i "vecchi" iniziano a rompere le scatole suonando la sveglia e facendo il maggior baccano possibile, il rimbambimento senile appare al resto della comitiva l’unica spiegazione plausibile, fatto sta che bisogna alzarsi.
I soliti Lene e Pedro fanno a gara a chi si tuffa per primo in uno splendido, ma non certo caldissimo mare.
Colazione con le marmellate dello chef e partenza di buon ora, con i camper, per Castelsardo, circa 70 km., da dove inizierà la seconda tappa.
Preparativi e vestizione dei ciclisti, Armando gonfia le gomme a Giorgio, per lui non sono mai dure a sufficienza, infatti dopo alcuni minuti sentiamo un’esplosione, è la gomma di Giorgio, per fortuna non eravamo ancora partiti. La nostra carovana ormai pare quella del giro d’Italia, per non perdere tempo nella riparazione, si sostituisce l’intera ruota, i meccanici interverranno con calma.
Ad ogni sosta è difficile non tergiversare e, soprattutto non disperdersi. Come non detto Pedro e Carlino spariscono immediatamente, la cosa avverrà parecchie altre volte. Le ipotesi si sprecano; vanno ad ingozzarsi di nascosto, vanno a fare shopping, hanno delle amanti che li seguono, sono amanti e si appartano, forse non scopriremo mai la verità. In attesa di chiarire i dubbi, i ciclisti partono e non aspettano i latitanti.
Mi raccomando tutti insieme tranquilli.
La salitella del porto viene percorsa ad andatura folle che, invece di diminuire sarà incrementata progressivamente in pianura, chi perde la ruota di pochi metri è fritto, non si aggancia più al treno.
Quando il gruppo dimostra scarso acume, interviene la sorte oppure Filini è davvero un grande organizzatore. Dopo una decina di chilometri percorsi ad un ritmo decisamente insostenibile, il summenzionato ragioniere fora, non si sa se casualmente o volutamente, ricompattamento durante le operazioni di ripristino e ripartenza tutti insieme ad andatura allegra ma sostenibile.
In prossimità di Platamona si pedala in una bellissima pineta popolata da miriadi di lucciole di colore in attività già al mattino.
Certamente nessun ciclista si concede distrazioni, i camperisti non sappiamo.
Giungiamo ad un sempre più brutto Porto Torres dove rischiamo di disperderci ed i camper ci riescono.
La strada fino a Stintino, attraverso Pozzo S.Nicola è piuttosto noiosa e sempre ventosa, infatti passiamo a fianco di numerose centrali eoliche, però la spiaggia che ci aspetta merita questo sacrificio.
Due chilometri dopo Stintino, vi è la spiaggia della Pelosa che prende il nome dall’omonima torre seicentesca. Una meraviglia della natura con sabbia bianca e braccio di mare trasparente che la separa dall’isola piana, già di Enrico Berlinguer che la donò allo stato, la quale ripara l’isola dell’Asinara alle sue spalle.
I ciclisti riescono comunque ad arrivare piuttosto sparpagliati dopo aver percorso 68 Km., non vi è pietà per chi va piano, deve morire o, nella migliore delle ipotesi, perdersi.
Con notevole ritardo giungono i camper i quali, a quanto pare, hanno viaggiato in modo quasi autonomo, obbligando Andrea a fare miracoli per portarli in quel luogo ai più sconosciuto.
Dopo la prima dose somministrata a Castelsardo la cura del cazziatone al gruppo degl’indisciplinati è portata a termine alla grande dal Capo comitiva il quale, se ce ne fosse bisogno, si conquista un’altra onorificenza in campo.
Se la compagnia lo avesse richiesto, si dichiara disponibile a cedere lo scettro, ma come direbbe U’Ris; "tnomli d’acont" e così avviene.
I rampognati, consci di aver sbagliato, mettono la coda tra le gambe, come dirà Carlino ricordando l’accaduto e tutto si risolve per il meglio con un quasi generale bagno nelle gelide acque di quel paradiso.
In seguito non si registreranno più episodi di ammutinamento.
Ci spostiamo alla spiaggia delle Saline, sita 2 Km. prima di Stintino, per consumare un pranzo-merenda-cena tutti insieme al centro dell’ormai consueto accampamento.
Piatto forte sono le orecchiette pugliesi preparate da Sonia, forse sarebbe più corretto dire dalla mamma, le quali riscontrano notevole successo come pure il vino che le annaffia, rigorosamente pugliese anch’esso.
Il cimitero di bottiglie non visto in precedenza, si è semplicemente trasferito qui, ciò che si è mangiato e bevuto è una cosa raccapricciante, anche se sarà l’unico pasto della giornata.
Armando, già dal primo giorno, si dimostra un po’ confuso non ricordando dove posa le cose. La prima mattina mette a soqquadro tutti i camper per cercare il sacchetto con la tazza per la colazione, tutti meno quello su cui l’ha posato.
Poi continua non trovando le merendine, le nocciole, le banane, le torte, perdendo l’orologio, le scarpe e potrei andare avanti.
Ora non ricorda su quale camper avesse messo il vino al fresco, inizia la ricerca fino a quando lo chiede a Carlino.
Il colpo di genio è quella cosa in grado di stupire e talvolta Carlino ha questa proprietà.
Alla cortese domanda ha una reazione da pazzo scatenato, si mette ad urlare come un forsennatamente con le vene del collo gonfie e gli occhi fuori dalla testa, saltando tra i tavoli come fosse tarantolato, si avvicina minaccioso ad un esterrefatto Armando il quale non sa più cosa fare.
Questo comportamento lascia perplessi anche i neofiti, soprattutto Lene e Gilles che non conoscono bene il tipo, chi lo conosce bene, sta ridendo fino alle lacrime, questo fatto, parzialmente, tranquillizza i neofiti ed Armando.
Ad un certo punto sale sul camper, ridiscende con una bottiglia chiedendo al suo interlocutore se fosse quella che cerca, alla risposta affermativa sbotta in un "T’avi da dimli prima" (dovevi dirmelo prima) Traduzione per gli stranieri.
Ad ogni viaggio viene associata una frase tipica che lo contraddistingue, se "OLE’ SE DOBLA" è stata la frase del 1999, "t’’AVI DA DIMLI PRIMA" sarà quella del 2000.
Il pomeriggio termina con il solito festival di barzellette di cui Athos è sempre primo attore per quanto anche altri non sfigurino affatto.
Pigramente raccogliamo armi e bagagli e facciamo rotta su Alghero, la quale dista una cinquantina di chilometri.
La città catalana ci accoglie all’imbrunire, posteggiamo i camper sul piazzale del porto ed andiamo a gustarci un gelato nel cortile di un bar che si affaccia sui bastioni.
Abbiamo qualche difficoltà a farci capire sul taglio al caffè, ma riusciamo a rimediare qualcosa di molto simile e, comunque buono.
Andiamo a vedere l’arrivo dei pescatori al porto, si contratta sul prezzo del pesce che non acquisteremo ed andiamo a dormire attorno alla mezzanotte.
Dicono che durante la notte, gli addetti alla raccolta dei rifiuti, abbiano fatto un baccano infernale disturbando il sonno, stante che lo dice la maggioranza delle persone ci devo credere.
Alle 7, i soliti noti, forse gelosi del fatto che gli altri riescano a dormire, fanno sicuramente più baccano degli addetti alla nettezza urbana, infatti questi li sento.
Tutti in piedi, rabbocco ai liquidi dei camper e spostamento per la colazione alla periferia di Alghero da cui godere un bel panorama.
L’amenità del posto concilia lo scarico dei pesi superflui, la compagnia si sparpaglia sulla montagna, toccherà a Rina avere, suo malgrado, un incontro ravvicinato con il fondoschiena del Cocco il quale tutti gli anni in prossimità di Alghero esibisce le sue nudità reduci dai successi cubani.
Tergiversiamo con una lunga colazione e la messa a punto delle biciclette, in quanto fa ancora freddino. Igor cambia la ruota perché ha un raggio rotto.
Alle 9,30 partiamo , con i giubbini addosso, per il percorso sicuramente più bello ma anche più difficoltoso.
La strada è un saliscendi ininterrotto con tratti molto ripidi, i valenzani, sempre loro, forniscono indicazioni sbagliate sulla lunghezza delle salite e qualcuno paga lo scotto. Il Pedro arranca parecchio, ma arriva più che dignitosamente su tutte le vette.
Picchiata su Bosa dove, memori delle faticacce sostenute gli anni precedenti, non ci fermiamo più a pranzo per affrontare la salita per Magomadas caldi ed a stomaco leggero.
Dopo la sosta tecnica, la ripartenza da Bosa avviene alla rinfusa ed essendoci più di un bivio, Andrea fatica non poco a condurre la carovana al completo al luogo di ricompattamento fissato in cima alla famigerata salita.
Quest’anno la vittima di turno è Giorgio, il quale sbaglia passo, nonostante fosse avvertito, vomita l’anima e non solo, lo spuntino rigenerante rimette tutto e tutti a posto.
Da Magomadas, attraverso Tres Nuraghes, ci dirigiamo Cuglieri. Guarda caso, anche qui ci aspetta una salita Mentre arranchiamo sulle rampe, sentiamo un fischio che non è quello asmatico dei nostri sforzi, ma di qualcuno che irridendo il gruppo degli affaticatissimi dissidenti, intona allegri motivetti, chi può essere se non un valenzano? Pinetto si attira una serie d’improperi che farebbe arrossire uno scaricatore di porto. Che abbia ragione U’Ris, saranno mica un po’ str…afottenti.
Conquistiamo anche la vetta di Cuglieri, approfittiamo per rabboccare i liquidi di camper e non quindi ci lanciamo su S:Caterina Di Pittinuri percorrendo i soliti 15 Km. da brivido. Il totale della giornata sarà di 77 Km. ma con difficoltà davvero rilevanti.
Ci tonifichiamo con un bagno nelle fresche acque. Quest’anno la spiaggia è stranamente popolata, oltre noi vi sono sei persone ed un bassotto che fa le sabbiature. Familiarizziamo con una coppia di friulani che trascorrono un periodo di ferie, facilitati dal fatto che lei prende il sole in mutandine e reggiseno senza scomporsi al nostro arrivo. La doccia andiamo a farla nel cortile dell’oriundo, finalmente un barlume di civiltà con temperatura dell’acqua degna di quella del mare.
Ci concediamo un po’ di relax al baretto sulla spiaggia, Gilles offre da bere agli astanti e si trova costretto a soccorrere un vecchietto del luogo che, causa le gambe traballanti, gli cade ai piedi.
I valenzani tentano di riconquistare la fiducia del gruppo offrendo l’aperitivo con bocconi di grana, sanno che li aspetta un’altra prova, hanno organizzato la cena a base di pesce a Torre Grande, visti i precedenti è lecito avere qualche perplessità sulla riuscita del programma.
Raggiungiamo Torre Grande passando per S.Salvatore, il paesino nel quale hanno girato molti film western, posteggiamo i camper ed attendiamo che il solito Gianni Cervetti confermi la prenotazione al ristorante.
Poco dopo ritorna piuttosto allarmato, il ristorante è chiuso, credendo in uno scherzo, la prendiamo sul ridere, invece no, è chiuso davvero, o meglio è "ancora" chiuso. Telefonicamente perfezioniamo la prenotazione confermando il numero dei commensali. Mamma Rina ha convinto anche U’Ris a partecipare, unici assenti, quasi giustificati, Nicola e Piergianni per i loro problemi d’alimentazione.
Il ristorante "da Giovanni" si dimostra all’altezza con un buon rapporto prezzo qualità, si è pure bevuto dignitosamente, a Gianni questa volta è andata bene.
Dopo aver assaggiato i digestivi della casa ed aver approfittato dei confortevoli servizi, ci spostiamo alla periferia del paese, consueta passeggiata sulla spiaggia, poi a nanna con la ripromessa di svegliarci un po’ più tardi.
Ci togliamo un pensiero, U’Ris si libera e richiede dei testimoni per sancire il miracolo.
Le promesse che facciamo sono da marinai, forse perché dormiamo in prossimità del mare, nostro malgrado, alle 6,30 veniamo svegliati da un taglia erba del tennis club attiguo, che fa un baccano infernale.
Ci consoliamo, dobbiamo affrontare un trasferimento piuttosto lungo fino a Nora, importante località archeologica nel comune di Pula, perciò fingiamo che la levataccia sia giustificata.
Uscendo dalla S.S. 131, alias Carlo Felice, in prossimità di Cagliari, tentiamo di seguire una strada segnata su una cartina geografica di dieci anni fa ma mai realizzata, ci infiliamo così in un dedalo di strade e stradine che ci fanno prolungare il viaggio di circa un ora.
Chi è il colpevole della perdita d’orientamento? naturalmente il Rag. Filini, salvato dal Capo Apaches Carlino il quale, mettendo l’orecchio sull’asfalto, percepisce il rumore del mare distante chilometri e ci indirizza per la retta via.
Non è tutto arrivati a Pula ci infiliamo in paese ed a malapena riusciamo a transitare in quelle viuzze che ci condurranno, finalmente, alla meta.
Nora fu un antico scalo fenicio, poi città cartaginese, quindi centro romano.
Consumiamo il "solito" pasto frugale ed ascoltiamo le lamentazioni di Gino, che fanno coppia con quelle di un complessino che sta provando a poco distanza su un palco all’aperto. L’oggetto delle lamentazioni sono i due figli adottivi che, non solo non fanno nulla, ma hanno pure il coraggio di lamentarsi per il trattamento loro riservato. Giorgio con la serenità e tranquillità di un certosino sfama e copre le magagne dei "cugini" ai quali è quasi sempre interdetto l’accesso al camper.
Quando attuano un nobile tentativo di fare qualche lavoretto, combinano dei guai, vedi Armando che ha preparato il letto dimenticando di sistemare un asse, logica conseguenza dormire malissimo rischiando la scogliosi deformante.
Giorgio riceverà una lauta ricompensa sotto forma di lezioni di vita impartitegli dai due saggi e di risate provocate dagli stessi.
A proposito, se Giorgio metterà a frutto gli insegnamenti ricevuti…buona fortuna.
Si programma una pedalata in scioltezza per smaltire le tossine accumulate i giorni precedenti.
La meta è Baia Chia, spiaggia con sabbia di granito rosato, distante una ventina di chilometri. Sugli opuscoli illustrativi dell’isola, è indicata come una delle località più belle con riportata sempre la foto di un posto che forse non esiste.
Anna Maria si getta nella disperata impresa di trovare questo luogo favoleggiato.
Visitiamo la spiaggia di Torre Chia, quella della Colonia, la spiaggia Campana ed alcune altre, per quanto magnifiche, nessuna assomigliava a quella della foto.
La spasmodica ricerca ci ha condotto in un bel posto per trascorrere la notte tranquilli in prossimità di dune di sabbia che ci separano dal mare.
Torniamo ai mezzi posteggiati a Nora e ci apprestiamo a salutare degnamente la partenza di Lene la quale, per inderogabili impegni di lavoro, deve rientrare a Milano. Nel frattempo la stessa ed alcuni altri impavidi fanno il bagno.
Viene riesumata la squisita torta di nocciole fatta della figlia di Armando (perciò nipote di Gino), si da la stura ai pezzi pregiati della cantina, migliori spumanti e champagne offerto dai Ricci, indi si da l’avvio alla cerimonia velata da un po’ di tristezza. C’è parecchia commozione durante gl’interminabili saluti, Lene ringrazia tutti per l’ospitalità e la cortesia, ma in particolare Athos per il trattamento riservato a Lei come ai suoi compagni di viaggio. Athos, della cui classe già si è detto, risponde semplicemente con un: " Con voi è stato facile". Questa frase sarebbe potuta diventare famosa come quella di Humphrey Bogart in Casablanca, se il cineasta l’avesse immortalata su una pellicola.
Filini , con Igor ed ovviamente Gilles, accompagna Lene all’aeroporto di Elmas, nel frattempo il resto della comitiva si incammina verso la località precedentemente individuata, facendo però sosta in paese per acquisti.
Come al solito Pedro si volatilizza, narrano di averlo visto per ogni dove avvolto nel suo inseparabile accappatoio, che faccia il maniaco aprendolo improvvisamente innanzi alle vittime ignare? Attendiamo future denunce che per fortuna non arriveranno.
I valenzani, alla disperata ricerca del pane, lo trovano da una caritatevole signora la quale, scambiandoli per accattoni, vuole elemosinarglielo. Finalmente anche loro provano cosa vuole dire vivere in condizioni d’indigenza.
Come di consueto dopo ogni sosta, faticosamente ci rimettiamo in viaggio e dopo alcuni tentativi centriamo l’obiettivo che ci siamo prefissi.
Attendiamo a lungo l’arrivo di Filini e compagni, non riesce più a trovare il posto. Per lui non è certo stata una giornata felice nell’individuazione delle strade.
Tavolata generale con assaggi dei manicaretti preparati da ogni cuoco, lo chef Carlino si esibisce in minestra di verdura e bistecche alla milanese.
Athos resta senza parole, la cosa sembra impossibile ma è proprio così. Che sia la tristezza per la partenza di Lene? No, semplicemente ha mal di gola, ma la terapia basata su gargarismi di "Filu e ferru" e sciacqui di buon vino, fa si che la parola ritorni e ci rallegri con la solita parata di barzellette alternate a citazioni storiche.
Ma le due cicliste superstiti ci sono ancora? Certo, anche se i soliti valenzani le tengono segregate ed in pochi momenti possiamo godere della loro compagnia.
Qualcuno ipotizza che oltre alla bici abbiano un altro ciclo ed il saggio Armando, che di cicli se ne intende a tutto tondo, sentenzia che è proprio così. I quanto mai sorpresi astanti gli chiedono come faccia ad esserne così sicuro e lui tranquillamente: "Al capis d’ant ioc" (lo capisco dagli occhi).
Carlino si addormenta sulla sedia, questo è il segnale che è ora di andare a letto.
Domattina si dorme.
Alle 7 uno storditissimo Ris, agita forsennatamente la sua raganella e sveglia la comitiva. Viene sommerso da una marea d’improperi e si giustifica dicendo di non aver capito quale dovesse essere l’orario della sveglia. La tolleranza del gruppo è infinita, gli perdoniamo anche il fatto di averlo fatto scientemente.
Guarda caso il Pedro fa il bagno, sale in camper a rivestirsi e per la seconda volta Rina si trova le vergogne di un uomo sotto il naso.
Anna Maria, per bilanciare un po’ la partita, esibisce le sue zinne sul naso di un allibito zio al quale non resta altro che ribattere con un malinconico: " Tant a mi im fan pi efet" (Tanto a me non fanno più effetto), non ne sarei così sicuro.
La ricerca della spiaggia perduta da parte di Anna continua e, mentre il resto della comitiva parte per S.Antioco, insieme ai valenzani, Igor e Sonia si dirige a spiaggia Cipolla. Sarà chiamata così perché se la guardi ti viene da piangere?
Dinu D’Palen è con noi, ergo, non possono mancare le salite. Lentamente le affrontiamo in attesa che gli esploratori rientrino. Giungiamo in un posto stupendo, inaspettatamente scopriamo la località che Anna brama, il paesaggio che immortala Baia Chia, uno spettacolo mozzafiato.
La compagnia è al completo, approfittiamo per scattare le rituali foto.
Gino non ce la fa più, cede la guida del camper e sale in bicicletta. Durante la sosta alcuni camper riescono a rubare l’acqua ad un albergo, gli altri vengono cacciati. A Teulada ciclisti e camper si separano onde consentire a questi ultimi di fare i vari rifornimenti, resta solo Carlino a scortarci.
Appuntamento a Porto Pino, che raggiungiamo doppiando Capo Spartivento, dove ci concediamo una sosta per rifocillarci con quanto messo a disposizione dal solito chef.
In considerazione del ritardo dei mezzi ripartiamo alla volta di S.Antioco e lasciamo il camper di vedetta ad un incrocio.
Qui un cortese quanto preciso automobilista si ferma per spiegarmi che i fichi d’india non si raccolgono come fanno i miei colleghi. Il perché non l’abbia detto direttamente a loro resta un enigma.
Il gruppo dei dissidenti si avvia piano, certo che sarà raggiunto in breve. Gilles fora e questo costringe gli inseguitori ad un inseguimento pancia a terra. U’Ris si trova nel suo, in testa al gruppetto forza i ritmi e si lamenta che i valenzani non mettono mai fuori il naso, in gergo non gli danno mai un cambio.
A ricongiungimento avvenuto si percorre un buon tratto di strada a velocità ragionevole.
Ci pensa uno scatenato Dinu D’Palen ad iniziare la bagarre finale. Esce dal gruppo ed intraprende una fuga spalleggiato da U’Ris. Il plotone lascia fare. In breve i due sono solo puntini che si intravedono in fondo ai rettilinei. Lo stratega Silvano, irrispettoso del fratello maggiore in fuga, sentenzia : "Emanuelli è alla frutta", forse è già dopo il digestivo. Così la velocità degl’inseguitori sale fino a superare i quaranta all’ora. Ormai alla periferia di S.Antioco l’inseguimento ha successo e, lo sconsolato Dino, vedendosi superare da delle saette ha un crollo psico-fisico e giungerà distaccato al traguardo, come i ciclisti che hanno perso la ruota del treno guidato da uno strepitoso Silvano. 68 i Km. percorsi.
Il commento a caldo del mortificato Dino: "A v’è andaia ben, ancura du o trei minit e ieri fac" (Vi è andata bene, ancora due o tre minuti ed eravate fatti).
Al di la del taglio agonistico che ironicamente ho cercato di dare alla pedalata, Dino ha fatto davvero una cosa egregia, lui e l’Armando debbono essere d’esempio a tutti, rigorosamente solo come ciclisti perché per il resto è meglio soprassedere.
Alcune fontanelle nei giardini attigui a dove posteggiamo, ci permettono di lavarci dignitosamente. Pedro sparisce nuovamente, questa volta in bici ma sempre rigorosamente con l'accappatoio. I componenti del suo camper sono preoccupati e, soprattutto, vogliono pranzare. Il cuoco Silvano non si scompone, con la pazienza e la modestia che contraddistingue tutte le sue manifestazioni rallenta i tempi di cottura e permette al figliol prodigo di mangiare in modo dignitoso. Il suddetto cuoco, avendo promesso alla mamma una vacanza rilassante, per mantenere fede alla parola data, in silenzio si sobbarca tutti gli oneri derivanti dalla gestione del camper meno la guida, purtroppo, dobbiamo aggiungere noi.
Il programma è di attraversare la Sardegna da sud-ovest a nord-est, meta per la notte sarebbe La Caletta S.Giovanni nel comune di Posada.
Nel lungo viaggio attraverso il Sulcis superiamo Carbonia ed Iglesias dove si possono ancora vedere le miniere di carbone. Inseguendo un temporale ci dirigiamo verso la Barbagia, sosta tecnica ad una specie di autogrill e dopo quasi cinque ore lasciamo la superstrada a Siniscola e di li raggiungiamo la vicina Caletta.
Chiediamo a Silvano se il viaggio è stato stancante e lui risponde che l’unica cosa ad averlo stancato sono le continue lamentele di suo fratello che, ad un certo punto si è fermato e non voleva più proseguire. Il solito Capo comitiva ha provveduto a mettere le cose a posto.
Stanco di subire umiliazioni alla guida del camper, che però non cede mai al fratello, U’Ris promette vendette ciclistiche affermando che tirerà il collo a tutti. Due considerazioni; la prima è che promette soltanto poi recede dai propositi, tanto è vero che lo ha subito detto a tutti, la seconda è che sarebbe potuto andare alla velocità che voleva, intanto nessuno, se non volutamente, lo avrebbe seguito.
Il tempo incerto ci costringe ad una cena in camper a base di omelette, non con i resti di quella che Gianni C. ha fatto volare fuori dalla finestra innervosito dai suggerimenti dei coabitanti.
Passeggiata serale al porto dove, per la prima volta, non ritroviamo l’antico vascello con coetaneo abitante
Incredibilmente riusciamo ad alzarci alle 8.
Ci aspetta una pedalata sino ad Orosei. Intanto i postumi di cinque giorni in sella si fanno sentire. Vittime Pedro e Sonia, il primo accusa sintomi di prostatite e da forfait, la seconda, nonostante le ciocche sul soprasella, stoicamente, pedala.
In bici Sonia molto spesso si isola con le cuffie per ascoltare musica, in quei frangenti può perdere contatto in pianura a velocità ridotta, oppure, scattare in salita con un rapporto spaccagambe con la stessa facilità. Forse il ritmo delle pedalate segue quello della musica.
Ad Orosei incontriamo un folto gruppo di ciclisti svizzeri che stanno trascorrendo le vacanze in un villaggio a poca distanza.
Nel tentativo, per altro immotivato, di sollecitare le operazioni di ripartenza, tocca al sottoscritto prendersi "Il lardone" dall’organizzatore il quale ricorda che siamo in ferie. All’insegna del rispetto e della teutonica disciplina, coda tra le gambe e pedalare.
Affrontiamo la salita sulla quale, alcuni anni fa, Stefano subì l’affronto di un duro attacco da parte di Piergianni, forse presagendo una ripetizione ha preferito restarsene a casa.
Deviazione per Cala Liberotto dove troviamo il resto dei 300 Svizzeri. I più previdenti, valenzani e donne, muniti di costume fanno il bagno in quanto il posto merita.
Stavolta sono i Ricci a rischiare i rimbrotti per l’immotivata fretta dimostrata.
Gli ormai soliti valenzani ed Anna Maria, fanno visita anche a Cala Ginepro. Il resto del plotone devia per S.Lucia. Tra i due gruppi pedalano, forse, Sonia con i guardaspalle Igor e Giorgio , li rivedremo ai camper.
Dopo 75 Km. la pedalata ha termine come pure la sopportazione al dolore di Sonia la quale terminerà qui di martoriare le sue parti nobili.
Ennesimo pasto in collettività, o quasi, a base di spaghetti alle vongole per i più fortunati.
Alla Caletta ci siamo fatti un amico, o meglio, un’amica, una simpaticissima cagna meticcia con predominanza di pastore maremmano, la quale ci rimpiangerà data la quantità di cibo che, soprattutto grazie a Gino, ingurgita.
Relax sulla spiaggia e parte finale del pomeriggio in libertà per fare shopping.
Fortunatamente il Pedro, dopo il provvidenziale Day-Hospital a cui è stato sottoposto dai premurosi compagni di camper, si riprende e scarica tutto ciò che, involontariamente, si era trattenuto dentro.
Finalmente Andrea e Carlino riescono a fare una pedalata, percorrono una quindicina di chilometri e giungono alla base sul fare della sera.
E’ il turno delle specialità gastronomiche spagnole, Gilles prepara delle squisite crêpes, più di 50, alla nutella ed alla marmellata, in modo quasi miracoloso date le impossibili condizioni della cucina.
Queste costituiscono il dessert della cena consumata sui camper.
Gino trova un produttore di Filu e Ferru che ci porta il prezioso distillato dentro a dei boccioni, ripromettendosi di portarci le bottiglie per la divisione, la mattina seguente. Così sarà.
Ormai trascorsa una settimana, l’astinenza comincia a mietere le prime vittime, Carlino, della cui storia con Pedro si è già detto, dopo aver insidiato a lungo un recalcitrante Cocco, rivolge le sue attenzioni ad un più accondiscendente Dinu D’Palen e tenta di compiere atti osceni in luogo pubblico, sul tavolo all’aperto.
Con la triste consapevolezza che sarà l’ultima serata sarda, per questa vacanza, mestamente ci apprestiamo ad andare a dormire pensando , però, che si avvicina altresì il momento in cui riabbracceremo i nostri cari.
Alle 7,30 ci svegliamo e siamo incuriositi da due fagotti che giacciono sulla spiaggia, ad un più attento esame scopriamo trattarsi di due sacchi a pelo che contengono Anna e Sonia.
Le malcapitate, dopo una settimana praticamente insonne grazie alle motoseghe notturne di alcuni compagni di viaggio, decidono di dormire almeno l’ultima notte e si trasferiscono sulla spiaggia, incuranti dell’umidità e di possibili malintenzionati. Evidentemente non ne potevano proprio più.
Carlino, senza tostapane, prepara degli ottimi toast per colazione, un attento Dinu D’Palen, al quale sul mangiare nulla gli sfugge anche se lontano dal suo camper, si dichiara disposto a pagare qualunque cifra per averne uno, affermando di non essere tipo da brioches e marmellata.
Dopo aver imbottigliato il Filu e Ferru e lasciato a becco asciutto il solito Armando, partiamo per Capo Coda Cavallo attraverso Posada, Budoni, Porto Ottiolu, Agrustos e S.Teodoro.
Anche oggi Gilles ha l’inseparabile zainetto, proviamo a chiedergli quali segreti celi al suo interno, non lo abbandona mai. La nostra curiosità resterà per sempre inappagata.
Fidandomi delle indicazioni di Pinetto, nel tentativo di raggiungere Porto Ottiolu, conduco la carovana dei ciclisti in un vicolo cieco ed in un eccesso di fiducia stigmatizzo lo scarso senso d’orientamento di quelli che già avevano percorso quella strada.
Ennesima carica meritatissima. Mi servirà di lezione, forse, per imparare a farmi gli affari miei.
Lo scollinamento che ci separa da S.Teodoro, per quanto non lungo, è piuttosto antipatico, quindi si cerca di aggirarlo. Risultato, riusciamo a fare un ulteriore pezzo di salita, per noi inedita, ancora più ripida.
Abbandonata la trafficatissima strada per Olbia ed imboccata quella deserta per Capo Coda Cavallo, si scatena la consueta bagarre fino al villaggio. Si da fondo alle residue energie in quanto, dopo 46 Km., terminano le nostre fatiche ciclistiche.
I neofiti hanno modo di confermare la magnificenza del luogo richiedendo di essere immortalati con quell’incredibile sfondo.
Si ridiscende alla spiaggia delle Farfalle dove una fresca ma invitantissima acqua, ci aspetta per il bagno di commiato.
Notiamo che i figli del Capo comitiva non legano molto con l’acqua, chiedendo lumi al padre questi commenta: "Con la grasa ch’ian anturn, s’is tran ant’ist eua, i os i sa s’ciapu cme grisen" (Con il grasso che hanno attorno, se si buttano in quest’acqua, le ossa si spaccano come grissini).
Il Rag. Filini sentenzia per l’ennesima volta: "Fate mente locale", questo intercalare è divenuto il tormentone della vacanza.
Una temperatura estiva consente, o meglio obbliga, a consumare il pasto collettivo in costume da bagno.
Lo chef esibisce i petti di pollo alla crema che quest’anno non si volatilizzano.
Si traggono le conclusioni del viaggio. Dopo gli ovvi rallegramenti per il fatto che non vi sono stati inconvenienti o incidenti degni di nota, i neofiti debbono manifestare le loro impressioni che risulteranno tutte estremamente positive.
Riporterò, in sintesi, solo quelle che mi sono sembrate più significative.
Giorgio dice: "Nonostante i cugini adottivi, tutto magnifico". Rina afferma: "Ho cercato di fermare l’orologio ed il sole, vanamente". Dino recita: "Se il mare fosse inchiostro e la terra un foglio bianco, non saprei cosa scrivere".
Una nota di colore la forniscono le ragazze le quali, dopo aver coccolato Dino in versione Trimalcione, si esibiscono in una danza sensuale sul tavolo.
I valenzani, che hanno possedimenti anche qui, anticipano la partenza per andare a controllarli senza dare troppo nell’occhio.
Malinconicamente poco dopo li seguiamo e ci ritroviamo al mega centro commerciale alla periferia di Olbia per gli ultimi acquisti.
Il traghetto parte puntuale e ritornando all’ora solare prevediamo lo sbarco nel cuore della notte. Cena a bordo, navigazione tranquilla, previsione nuovamente errata in quanto attracchiamo alle 6.
Colazione al primo autogrill, saluto ai valenzani che accompagnano a casa le ragazze.
Alle 10 siamo tutti a casa e se Dio vorrà, arrivederci a:
SICILIA 2001
Norberto