L’organizzazione molto collaudata, fa sì che ci si ritrovi alle 19,30 in Piazza delle scuole, pronti per la partenza senza preliminari e preamboli particolari.
Ciascun camper ha provveduto autonomamente ad organizzarsi per essere pronto all’ora stabilita, ovviamente si è accumulato un ritardo di quasi un’ora, ma tutto rientra nella normalità.
A Sezzadio prima tappa per recuperare Ennio, imbocco autostrada ad Ovada, al primo autogrill, incontro con i Valenzani ed approvvigionamento carburante.
Andrea, prudentemente, tira dritto per anticiparci al porto di Savona e disbrigare le pratiche per l’imbarco prevedendo un nostro ritardo.
Nei pressi di Celle, Filini riceve una strana telefonata da un amico che gli chiede dove si trovi, in mancanza di ulteriori spiegazioni, pensiamo che qualcuno, non potendo essere presente di persona, voglia partecipare all’avventura in modo virtuale.
Arriviamo al porto che in effetti è a Vado, individuiamo il camper di Andrea e, in sua prossimità abbiamo la prima sorpresa. Questa volta non è stata Anna Maria, bensì, Lene e Gilles i quali, in bicicletta sfoggiando le maglie della ciclofuturisti, annunciano di unirsi alla comitiva. Dopo un primo attimo di sbigottimento le spontanee manifestazioni di gioia sono appena mitigate dalla notizia che potremo compiacerci della loro compagnia solo per due giorni.
Gli unici loro bagagli sono costituiti da due zainetti che portano in spalla, il trucco c’è ma non si vede, avete presente le tasche di Eta Beta, famoso personaggio di Disney, dalle quali esce di tutto, ebbene probabilmente gli zainetti sono fatti con lo stesso brevetto.
Oltre gl’indispensabili effetti personali ed indumenti di ricambio, è uscita qualunque cosa: bottiglie di champagne a volontà, artigianale patè di fegato grasso da sfamare un esercito e, udite udite, uno scatolone di squisite castagne raccolte nel loro bosco di Revest Du Bion.
Gilles è arrivato proprio da li, reduce da impegni di lavoro a Parigi, mentre Lene è giunta in treno da Milano, immaginate a quale sacrificio hanno dovuto sottoporsi per onorarci della loro presenza, ciò deve inorgoglirci perché significa che il nostro gruppo funziona.
Dopo essere stati al loro matrimonio in Francia, di cui si può trovare memoria nel diario scritto da Filini, pensavamo di non poterci più stupire di nulla, invece, sono nuovamente riusciti a meravigliarci piacevolmente, un ringraziamento è più che doveroso.
Alle 22,30 imbarco ed alle 23 il traghetto salpa alla volta di Bastia.
Prendiamo tutto ciò che prevediamo ci possa servire in quanto dovremo dormire in cabina.
Fulvio e Cocco si portano pure il cuscino, il primo dichiara di avere scarsa fiducia nell’equipaggiamento delle cabine, il secondo, reduce dai fasti di Cuba, è abituato a dormire tra due guanciali.
Data l’ora tarda, qualcuno finalmente riesce a cenare, altri fanno uno spuntino, altri guardano.
Nella sala ristorante s’indice un summit per stabilire il programma del giorno seguente, solito giro di pareri senza valore in quanto chi prenderà la decisione sarà il capo comitiva, ovviamente.
All’una circa tutti a nanna.
Nonostante le cabine siano dotate di aria condizionata, non si riesce a dormire bene, chi sente i motori, chi sente i russatori, chi soffre di claustrofobia e chi riceve un’inattesa visita.
Ore 6 sveglia, o meglio ci alziamo, sbarco alle 7.
All’uscita del porto fermiamo la carovana per acquistare brioches e baguette fresche da consumare a colazione, rischiamo un incidente tra un camion ed il camper di Andrea posteggiato a lato strada e, scampato il pericolo, ci avviamo fuori città per trovare un posto idoneo ove rifocillarci e partire per la prima pedalata.
Lo troviamo un paio di chilometri fuori Bastia sulla salita che conduce a St. Florence.
La splendida giornata ci consente di goderci un panorama veramente incantevole che si stende sotto di noi come una cartolina, foto a volontà.
Dopo la colazione e la messa a punto delle biciclette, Armando viene redarguito perché non indossa la maglia ufficiale dei ciclofuturisti, risentito obietta che non gli è mai stata data, viene immediatamente zittito da una breve quanto significativa cerimonia di consegna ufficiale del glorioso simbolo del nostro sodalizio.
Commosso ringrazia e, finalmente, si sente parte integrante del gruppo, addirittura gli altri componenti lo trovano persino più bello.
Gino non indossa il caschetto protettivo, gli profetizzo che potrebbe cadere e lui, dopo avere fatto i doverosi scongiuri, mi manda a stendere.
Nella concitazione dovuta alla spasmodica voglia di pedalare, il gruppo si dimentica dei Repetto, i quali, evidentemente distratti, debbono subito sobbarcarsi la fatica di un recupero in salita a freddo.
Questa esperienza farà sì che saranno sempre gli altri a dover recuperare in futuro.
La profezia si avvera, Gino cade, fortunatamente in salita la velocità è ridotta ed i danni nulli, questo fatto, comunque, mi vale l’appellativo di menagramo. Possibile che tutti gli aggettivi che mi riguardano siano negativi?
Dopo 9 Km. Di salita, scolliniamo ai 536 m. s.l.m. del "Col de Teghime", ci attende una picchiata di 14 Km. su St. Florence.
Si posteggiano i camper sulla piazza, si riparte in bici, con un solo camper di scorta che porta al seguito anche i non pedalatori.
Dopo altri 22 Km. di salita pedalabile, giungiamo al passo Vezzu per Ile Rousse e torniamo al campo base.
I chilometri percorsi sono stati 67, come primo giorno non male.
La carovana si sposta ad una amena spiaggia alla periferia della cittadina.
Il mare invitante ed il clima favorevole costringono tutti a fare un bagno ristoratore il quale, per fortuna, non si è protratto per molto. Se così fosse stato, probabilmente, la visita inattesa quanto sgradita dei ladri, avrebbe alleggerito tutti i camper e non soltanto quello dei Repetto.
Carlino è il primo a salire sul mezzo, seguito dal sottoscritto, notando il disordine intuisce immediatamente quanto è successo. Freneticamente tocca se nei pantaloni vi fosse ancora il portafoglio e, con un sospiro, scopre che c’è.
Nel frattempo Paolo, Igor, Enrico ed io facciamo l’inventario di ciò che ci è stato sottratto; a Paolo pantaloni con portafoglio e documenti, ad Igor marsupio con telefonino, ad Enrico giubbotto di jeans ed al sottoscritto marsupio con "tutto" dentro tranne i franchi, alla sera scoprirò che mi hanno rubato anche i jeans.
Carlino, insospettito, estrae il portafoglio il quale risulterà essere completamente ripulito, conteneva una cifra piuttosto cospicua.
Dopo il primo sbigottimento, la compagnia cerca di "fare mente locale", ciascuno s’inventa detectives.
Qualcuno nota che al nostro avvicinarsi un camper straniero, con potente moto appesa dietro, fugge in tutta fretta. Si ipotizza possano essere gli autori del furto.
Casualmente, quanto stranamente, giunge sul posto una camionetta della gendarmeria alla quale Lene e Gilles spiegano l’accaduto, ci invitano ad andare nei loro uffici.
Prima di recarci presso la caserma telefoniamo a casa per fare bloccare bancomat e carte di credito, cosa che fortunatamente è avvenuta con tempestività.
Facciamo una rapida ricognizione nei paraggi, la stessa sarà effettuata con minuziosa perizia, in un secondo tempo, dai nostri compagni di viaggio più fortunati.
Entrambe non daranno esito positivo.
Appena giunti alla gendarmeria notiamo il camper ingiustamente sospettato, i proprietari, una coppia olandese molto a modo, sono negli uffici per effettuare la denuncia in quanto anche loro bersaglio dei malviventi.
Ringraziamo ancora una volta Lene la quale, padrona della lingua, ha permesso il disbrigo degli aspetti burocratici in tempi brevi.
Tra l’altro Lene e Gilles avevano notato una spider rossa, con due giovani a bordo dal fare sospetto, che è passata nei paraggi più volte ed, addirittura, Gilles ricorda la targa in quanto era completamente fuori zona, dell’Isere.
Quest’informazione fornita ai militi fa sì che, pochi minuti dopo, l’auto con un solo giovane a bordo, venga rintracciata ed accompagnata alla gendarmeria.
Tutto inutile, anche se fosse stato colpevole si sarebbe già disfatto della refurtiva per poi esaminarla con attenzione in seguito.
Il problema è tenere calmo Carlino il quale minaccia d’aggredire il sospettato, poi, a sangue freddo si dichiara soddisfatto di non avere preso i ladri sul fatto perché li avrebbe uccisi e la sua vacanza sarebbe durata ben più del previsto magari in condizioni meno piacevoli.
Mentre Lene e Paolo effettuano la denuncia, Carlino ed io rimaniamo nel cortile, lo chef fuma nervosamente una sigaretta dopo l’altra, si siede al mio fianco con la testa tra le mani ed i gomiti appoggiati sulle ginocchia e sbotta: "Sa pens a tita la fadeia ch’aio fach, a tit el pnela ch’u me tucà de e, ich bastard, ant’in minit i m’han ciula tit" (se penso a tutta la fatica che ho fatto, a tutte le pennellate che ho dovuto dare e, questi bastardi, in un minuto mi hanno rubato tutto…)".
Tento disperatamente di trattenermi ma non ce la faccio, scoppio in una risata irrefrenabile, chiedendo scusa a Carlino e sottolineando la situazione umoristica che, involontariamente, è riuscito a creare.
Forse anche questo fatto è servito a riportare la situazione alla normalità dopo che Carlo dichiara terminata la sua vacanza.
Igor, con il telefonino del papà, compone ripetutamente il suo numero sperando di ricevere risposta, cosa che poi avverrà, o di udire lo squillo nelle vicinanze e recuperare la refurtiva.
Episodio chiuso, o quasi, l’avventura continua in allegria anche per noi dato che i generosi compagni di viaggio hanno organizzato una colletta per permettere agli spiantati di terminare dignitosamente la vacanza.
L’affiatamento del gruppo si vede nei momenti di difficoltà e, se ce ne fosse stato bisogno, questa è stata la riprova positiva.
Della vicenda negativa ci è rimasta la magra consolazione che i ladri hanno sbagliato camper, se avessero "visitato" quello dei Valenzani avrebbero fatto un bottino decisamente più cospicuo.
Cena ai margini della spiaggia, gara impari di opulenza con i Valenzani i quali continuano ad estrarre manicaretti preconfezionati, il nostro chef li crea sul momento.
Sì da la stura allo champagne di Lene e Gilles. Aprendo una bottiglia, l’unico paio di pantaloni lunghi rimastomi viene lavato, come si dice agli ubriachi tutti danno da bere, ma non sarà neppure così in quanto mi fregheranno pure il bicchiere pieno.
Mi sovviene la barzelletta raccontata da Anna Maria, del poliziotto e del derubato, giornata dura eh. Per fortuna non si arriverà fino a quel punto, ma molto vicini.
Generosamente U Ris mi offre i pantaloni della tuta che, in considerazione del clima splendido, non avrò bisogno di vestire.
Al termine della cena si fanno i tradizionali brindisi, o meglio li fa chi ha ancora il bicchiere.
Filini, molto compitamente, brinda alla speranza di un mondo migliore per i nostri figli, la profondità del momento viene clamorosamente svilita da Armando il quale, con un tempismo eccezionale richiede, inopportunamente in quel frangente, che il veloclub faccia fare le bandierine, altra risata liberatoria che il richiedente non capisce.
Lene, questo fatto ci ha riempito di gelosia, brinda a Gino, raccomandandosi di trattarlo bene anche in sua assenza, speriamo che Franca non legga queste pagine.
La comitiva si trasferisce sulla piazza, posto ritenuto più sicuro, per la notte.
Passeggiata al porto, visita della località, in particolare alla cittadella antica, gelato collettivo e ritorno ai mezzi.
Incontriamo nuovamente il biondino della spider rossa, temiamo che Carlino lo massacri, invece, si limita a chiedergli di riavere documenti ed indumenti.
Dopo questa interminabile ed intensissima giornata, fatta quasi per dare l’opportunità di scrivere qualcosa di diverso nel diario, la cronaca sarà molto più snella e succinta.
La nottata scorre tranquilla, sveglia alle 8, affannosa ricerca di servizi igienici e colazione chi al bar chi sui camper e chi cerca di farla senza grossi risultati.
Il nostro capo comitiva, che è anche un ottimo cuoco ma con la modestia che lo contraddistingue non lo da a vedere, prepara una lauta colazione per i pensionati, persino la spremuta d’arancia che il Cocco, pensando fosse tutta sua, aspira in un battibaleno, resta il latte ma, per servire gli altri si perde tempo, troppo, è finito anche quello, i compagni si giustificano dicendo che ad Andrea il latte non piace.
Sarà vero che i pensionati, in conseguenza dell’età, dovrebbero avere i movimenti più lenti, certamente non quelli delle mandibole.
Ci auguriamo che quando Andrea non si è unito al gruppo dei pedalatori l’abbia fatto per potersi nutrire, cosa che altrimenti sarebbe stata estremamente difficile.
Rifornimento di liquidi ai camper, summit per decidere il programma della giornata e pedalata, con un camper al seguito, lungo le coste del dito della Corsica.
Si giunge fino a Nonza, famosa per la sua spiaggia nera, ci arrampichiamo sulla rocca per visitare l’antica torre dalla quale si gode un panorama fantastico.
Inviamo una staffetta ad avvisare gli altri camper di sistemarsi su una spiaggia alla periferia dell’abitato già in direzione Bastia, naturalmente i "sorteggiati" sono stati U Ris ed Enrico.
Fulvio accusa male ad un ginocchio, ma forse è solo una tattica per disorientare il suo avversario nella corsa alla maglia rosa, rientro senza problema.
Il percorso, veramente incantevole, stimola promesse per il futuro relative all’effettuazione del periplo del dito, magari già nel "Sardegna 2002".
Pranzo in spiaggia a base di patè di fegato grasso e champagne usciti dall’inesauribile dispensa dei nostri amici stranieri.
Mi rifregano il bicchiere, ma questa volta è uno scherzo e mi viene restituito.
Lene ed Alessandro saranno gli unici due a fare il bagno.
Arriva nuovamente in spiaggia la camionetta della gendarmeria, chiediamo notizie eventuali della refurtiva ma riceviamo risposta negativa.
Accompagnamo, a malincuore, Lene e Gilles al porto di Bastia, nel tragitto un camper si perde, ovviamente è quello d’U Ris, arriverà con un poco di ritardo, forse non è ancora il miglior camperista.
Saluti agli amici che partono e, per tenere fede alla richiesta di Lene, si procede al pestaggio di Gino in modo che Lei possa vederlo.
Mentre la carovana sfila lungo la strada che costeggia il porto, dalla nave ci salutano agitando la gloriosa maglia dei ciclofuturisti in risposta al suono dei nostri clacson.
Percorriamo la strada orientale che ci porta al sud dell’isola effettuando la ricerca di un posto dove vedere la televisione in quanto si corre il campionato mondiale di ciclismo in Portogallo.
Il posto giusto è Aleria. Invadiamo un bar nel quale stanno guardando chissà quale programma e con un golpe facciamo sintonizzare sul mondiale di ciclismo.
Athos, che nel frattempo è rimasto fuori a fumarsi una sigaretta, vede in lontananza una losca figura salire su un camper.
Giustamente allarmato dati i precedenti, rapidamente raggiunge il potenziale ladro e scopre essere il capo comitiva il quale, pur essendo interessato al campionato mondiale, era più interessato all’irrinunciabile pennichella.
Neppure la Corsica porta fortuna, per l’ennesima volta gl’italiani sono beffati dallo spagnolo Oscar Freire, solo secondo l’ottimo Bettini, purtroppo i secondi non fanno storia, al massimo fanno storie per la tattica suicida messa in atto nelle fasi finali della corsa, ma per i nostri ciclisti è ormai una pessima consuetudine.
Sveglia ad Andrea e ripartenza alla volta di Porto Vecchio.
Igor reiteratamente compone il numero del suo cellulare finchè qualcuno risponde. Un po’ per l’emozione un po’ perché il suo Francese è perfetto come il suo Afgano, lingua assai di moda, non riesce quasi a proferire verbo. Intuisce, comunque, che si tratta della gendarmeria la quale ha ritrovato la refurtiva, che è a disposizione per essere ritirata.
Dopo un breve conciliabolo decidiamo di raggiungere la vicina, o quasi, spiaggia della Palombaggia alla quale, come ricorda Silvano, le guide turistiche attribuiscono la valutazione di 10/10. Se è la valutazione giusta non lo sappiamo, certamente è molto bella e merita di essere vista.
Elaborate manovre per la disposizione dei camper in modo razionale e cena con gara di pastasciutta condita con i sughi espressi dalla fantasia dei vari chef.
Al termine della cena Paolo Carlino ed io ritorniamo alla volta di St. Florence per recuperare quanto possibile della roba rubata.
All’una, dopo circa 3 ore di viaggio, possiamo metterci a dormire sulla solita piazza ormai molto nota.