Non molto tempo è passato, ed un altro viaggio si ripropone. (Riferito al viaggio in Norvegia del 7/8/1999 ndr)
In comune con il precedente ha poco, se non che anche questo era già da molto desiderato.
Ma allora perché dedicare pagine ad una biciclettata in compagnia di ultra cinquantenni per poco + di una settimana?
Forse perché il diario è mio e ci scrivo quel cazzo che voglio?
Probabile.
Ed è così che comincia una breve vacanza di 7 giorni in un’isola a me ignota di nome Sardegna, patria di Sebastiano, e che mi evoca malinconicamente nomi quali "Turra"… anche se il mio pensiero corre avanti, qui sull’autostrada verso Piombino. Ed in questa breve sosta, già ritorno consapevole dell’identità del mio popolo: i piemontesi ed il (buon) vino sono un ottimo binomio.
Eccola l’ "Isola delle stelle" che solca i mari senza indugio, verso l’alba che decreterà il successo della nostra missione! L’Elba sfuma ed i suoi contorni si perdono nella notte, notte tranquilla a quanto sembra. Il "Veloclub Ciclofuturisti di Gamalero", il protagonista di questa storia, è quantomai al completo (solo un "grande" assente: Gigi!), e si dividono 4 camper ben 17 individui: io, 15 ominidi sulla media dei 45 (meno male che c’è Igor che abbassa notevolmente), ed una, dico una ammirevole femmina! (un inchino). E cosa fa questo appariscente gruppo? Per ora, oltre a viaggiare, mangiare, bere, raccontare barzellette e farsi notare, non si può certo dire che molti di essi si stiano prodigando nel tenere alto il nome del puro ciclismo agonistico… Un viaggio frammezzato dalla sosta culturale nei luoghi d’infanzia del Carducci.
Chissà, ora un po’ si canta, un po’ si ride, e solamente l’inizio, ma lo si sente come sarà, e anche questo verrà espresso così, senza vere identità o protagonisti, solo un gruppo di amici che ha piacere di stare insieme. Si, perché anche Nicola, che se ne sta sempre in disparte e non dice mai niente, si sente parte della compagnia, e ne è orgoglioso.
Che strana gente li nel mattino del porto di Olbia, ma se ne va subito, per poter ammirare l’alba di Sardegna da un luogo più consono.
Primo giorno, prima uscita, primo pasto che sembra l’ultima cena. Soliti necessari problemi di organizzazione, attenuati dal tempo clemente.
Paesaggi disegnati scorrono veloci, senza troppa fretta verrà anche il tempo di elogiarli come meritano, da occhi assuefatti dall’entroterra del continente. Gioie e delusioni sportive non sono che un tenue sottofondo alle vicende giornaliere, saldamente radicate al canonico decalogo del buon viaggiatore/camperista.
Così la sera fa presto a calare sull’isola de troppi nomi da ricordare, e si è un po’ tutti stanchi e soddisfatti, mentre qualcuno pensa che le parole da scrivere son tante, e che trasferire situazioni su carta è arduo.
La giornata comincia prima ancora di svegliarsi, con vento e pioggia che sventrano il fragile campo-base gamalerese, ed il gruppo decide saggiamente di spostarsi compatto in cerca di preziosa acqua (da uso domestico, mica da bere), con il prevedibile insuccesso causato dall’indisposizione della popolazione autoctona.
Si continua con tempo atmosferico altalenante che preclude l’uscita sulle due ruote.
Presi dallo sconforto in quel di Aldighero ci si autopunisce con un flagellante brodino per cena.
Dunque una giornata poco vissuta a livello fisico e sportivo ma compensata in parte da alcune note culturali di alto livello.
Che puttanate… incredibili!
Ma questa è la Compagnia, e se ci sei dentro, a qualsiasi tipologia tu appartieni, il risultato sarà sempre lo stesso…
E con rabbia si fa risentire l’utopia di poter fotografare questi momenti!
Una splendida giornata colma di belle situazioni da raccontare viene così messa in ombra dalla cena, attesa e soffertissima, di questa alcolica serata.
Da parte di narratore ho onorato passionalmente il "porceddu" tanto agognato, senza disdegnare tutto quello che stava attorno… mirto compreso…
Ora fra tanti pensieri confusi domina quello che gira attorno alla parola "compagnia"… che ha fin troppi significati, ma per qualcuno potrebbe apparire su punti di vista mai sperimentati se solo provasse ad immergersi in un contesto di persone che per vari motivi hanno preso coscienza di cosa significhi divertirsi insieme fin che se ne può…
E stranamente senza alcun dispiacere, per oggi si termina qui.
Si sono ciclisti/ciclisti, ciclisti/turisti, turisti e altro ma non ciclisti.
Ed è così che in tal giorno un gruppo di valorosi dissidenti decisero di ammutinare la carovana per raggiungere luoghi non previsti dal tragitto concordato. Eccolo dunque il ridisegnato equipaggio del 309D "James Cook", armato di spirito d’indipendenza e voglia di un meritato giorno di pausa (100% composto da piloti ufficiali, narratore escluso). Verso le Dune dunque, scorcio sardo che evoca deserti caldi africani, poco invidiabili per quanto riguarda la temperatura esterna. Un mezzo giro di parole per enfatizzare la differenza climatica fra qui e casa, o ancora meglio: qui per lavarsi ci si fa un bagno in mare.
Tirando un piccolo resoconto della giornata, come sempre omettendo i nomi dei luoghi (alla fine cercherò di tracciare il tragitto percorso, forse…), si può affermare che il James Cook ha ancora una volta reso il servizio che gli era stato richiesto senza deludere, macinando Km su Km di strade aliene.
Freddo!
Ovvero: il contrario del caldo.
Oggi si scrive una pagina epica nella storia del ciclismo amatoriale: i gloriosi del Veloclub hanno affrontato in condizioni avverse 20 Km di salita che li ha portati in alta montagna; ma non è questa la vera impresa (un percorso quasi di routine per i veterani) bensì la seguente discesa percorsa a folle velocità per raggiungere nel minor tempo possibile il caldo rifugio dei camper!
Qualche disperso sul campo, alcune crisi di ipotermia, hanno così rafforzato l’epicità dell’odissea, ormai già fossilizzata in un ricordo. Certo non tutti vi hanno partecipato a priori, qualcuno perché stanco, qualcuno perché infortunato, qualcuno perché aveva già mangiato la foglia…
E che nessuno si lamenti se il narratore è troppo sintetico: venga pure a tastare con sua mano, e gli darà ragione.
Sembra che sia l’ultimo giorno.
Tutto quello che discerne dall’uomo prima o poi ha una fine, non scordatevelo mai. (fa eccezione solo l’ignoranza. NdR)
Il bel tempo di oggidì ha permesso (oltre al solito bagno) di poter ammirare nel suo autentico splendore una delle zone più belle della costa sarda, che suscita in ognuno vari sentimenti ma di sicuro tutti positivi.
La partenza dal porto sembra una versione riveduta e non corretta della partenza sperimentata nel tragitto di andata, mentre la traversata risulta più piacevole, coadiuvata soprattutto da una luna piena che si specchia sul mar.
La luna è l’unico satellite naturale del pianeta su cui viviamo. Ci appare così luminosa perché riflette in parte la luce del sole. Non possiede atmosfera dato che la bassa attrazione gravitazionale non è abbastanza intensa da trattenere sostanza gassose.
Dopo un giusto tributo alla generatrice di maree, si conclude la serata.
Pochi hanno però pensato di farla finire in altra maniera. E così un insolito gruppo si è prodigato pudicamente nel giuoco della briscola in cinque, che segundo mi è il più bello du mundo (e provo molta tristezza per chi sia ignorante in merito, non potendo apprezzare un tale prodigio fatto solo di 40 carte e 5 persone pensanti).
E ondeggiando solchiamo i mari verso il continente nostro ultimo porto.
Il tempo è giunto pei balordi di riabitare nelle proprie case.
Ma che cosa è il tempo se non un’illusione da noi creata?
Ciò che scrivo ora non è quello che in realtà sto vivendo ma ho vissuto, ed allora quale è la differenza?
In poche parole, perché scrivo ora di qualcosa che è successo 2 settimane fa?
Magari ‘cheduno si aspettava un finale coi ficchi, e perché deluderlo, semmai me ne fregasse qualcosa?
Non ricordo l’ultimo dì se non per tanta pioggia e tanta strada.
In fondo, non prometto molte cose almeno poi decido di dar niente.
Bella Sardegna!
Hai avuto tutto lo spazio che meriti, nella mia mente e nel mio cuore.