APPUNTI DI VIAGGIO DI UN PEDALATORE
Anche quest’anno mi appresto a scrivere il diario della nostra avventura sarda chiedendo anticipatamente scusa se alcune situazioni non verranno riportate con assoluta fedeltà, in quanto, gli impegni "casalinghi" durante il viaggio mi hanno impedito di prendere appunti, quindi, andrò a braccio confidando sulla mia memoria.
In ogni caso il problema credo non sussista perché. il successo riscontrato lo scorso anno dalla pubblicazione omologa, ha spinto altri apprendisti cronisti ad emularmi consentendo così di avere un reportage completo del viaggio.
Mi sento come la "SETTIMANA ENIGMISTICA" la pubblicazione che vanta ben 207 tentativi d’imitazione ma, fiducioso nella fedeltà dei lettori e, all’insegna del motto Ferrero "SONO STATO IL PRIMO E RESTO IL MIGLIORE", tenterò ugualmente di tediarVi sperando che anche questa pubblicazione possa entrare nella tradizione.
Ovviamente scherzavo, mi auspico che tutti vogliano partecipare con il loro contributo alla stesura del diario per far si che sia sempre più ricco onde consentire, negli anni futuri, di avere dei ricordi vivi e completi.
Nella premessa mi sembrano doverosi alcuni pensieri:
Il primo, commosso ed affettuoso, all’amico Leo, compagno di tante "ZINGARATE", il quale ci ha lasciati prematuramente, questo suo ricordo contribuisca a farci apprezzare ancora di più le cose che la vita ci consente di fare.
Il secondo, con rammarico, all’amico Gigi il quale per problemi di salute, fortunatamente non gravi, non è potuto essere della comitiva come previsto, chi scrive è doppiamente dispiaciuto perché, oltre all’amico, è mancato l’autista e, soprattutto, il cuoco.
Il terzo al collega Armando, vittima della sua passione per il ciclismo che gli ha causato un grave incidente dal quale, fortunatamente anche se lentamente, ne sta uscendo nel migliore dei modi.
Infine non bisogna dimenticare Geppo, al quale porgiamo gli auguri per l’imminente paternità ed il nostro mega-presidente (per la stazza ormai raggiunta) Gianni Gandini, sempre più latitante. ma presente sotto forma di vino offertoci prima della partenza.
La nostra avventura ha inizio Sabato 16 ottobre 1999
La comitiva è composta da:
1) AGOGLIO ANDREA
2) AGOGLIO NICOLA
3) BALDI GIANNI
4) BARILLARI ATHOS
5) BOLDRIN STEFANO
6) CARRERO PINETTO
7) CERVETTI GIANNI
8) COCCO FRANCO
9) FAVA ENNIO
10) PASTORINO FULVIO
11) REPETTO ANNA MARIA
12) REPETTO GIANPAOLO
13) REPETTO IGOR
14) REPETTO NORBERTO
15) RICCI GIANNI
16) RICCI SILVANO
17) RUBBA CARLO
18) ZIO LUIGI
Parte della compagnia si avvia da Gamalero alle ore 10.
COMPOSIZIONE DEGLI EQUIPAGGI
FORMAZIONE DELLE SQUADRE
GAMALERO A:
Andrea (il capo comitiva)
Nicola (il misantropo)
Athos (l’aut-oco. autista-cuoco)
Ennio (il sommelier)
Cocco (l’autista con la frizione che slitta) di giorno
GAMALERO B:
Paolo (l’organizzatore-Rag. Filini)
Norberto (il cronista)
Igor (il petomane 2)
Stefano (il cicerone-fotoreporter)
Cocco (sempre lo stesso) per la notte
GAMALERO C:
Gianni R. (U-Ris-lo stitico)
Silvano (il claustrofobo)
Carlino (il cuoc-ista, cuoco-autista)
Gianni B. (il Pedro)
VALENZANI
Fulvio (l’ex cameraman)
Pinetto (il pensatore)
Gianni C. (l’oriundo)
Luigi (lo zio eno-gastronomo)
Anna Maria (l’infiltrata full-time)
Alcuni personaggi sono dei veterani già conosciuti, altri sono dei neofiti.
SABATO 16/10/99
Raduno previsto per le 9, naturalmente si riesce faticosamente a partire per le 9,45, la mancanza di Gigi ha evitato la prima carica a "CUI D’GAMALERI CHE I SON DI......" .
Paolo va a Borgoratto a prelevare il Cocco, quest’ultimo sfoggia un set di valige cubane modello ONU (Organizzazione Nettezza Urbana), nel frattempo Andrea va a recuperare Ennio a Sezzadio.
Riunificazione, senza i Valenzani, di buon auspicio davanti al cimitero di Sezzadio.
è la volta buona, partiamo alle 10,15.
Appuntamento a Serravalle con i Valenzani centrato con un’ora abbondante di ritardo.
Ci si conta prima della ripartenza e, con profondo disappunto di tutti, si scopre che manca Anna, pare che impegni inderogabili l’abbiano costretta a dare forfait.
Con entusiasmo di molto smorzato si parte ugualmente.
Andrea anticipa la partenza per recarsi a prendere Athos, appuntamento all’Autogrill di Chiavari.
Li giunti s’imbandiscono le tavole, Filini propone un brindisi augurale con il "RUGRè" e si consuma un pasto frugale, si fa per dire, abbondantemente innaffiato e non con acqua.
Carlo invita vanamente una tedesca a pranzare con noi ma. forse era troppo scossa da un suo compagno di viaggio che piangeva in modo inconsolabile.
Athos ci serve un aperitivo di quello che avremo la fortuna di sentire nella settimana e battezza la vacanza con un "OLè SE DOBLA", un intercalare che ci accompagnerà per tutta la settimana e resterà un segreto riservato agli addetti ai lavori
Destinazione Bolgheri, durante questo primo viaggio U’Ris lascia subito intendere che va molto più forte in bicicletta che col camper, superare gli ottanta all’ora è un problema, lancia accuse al Pedro reo di aver appesantito il mezzo con tonnellate di zavorra costituite dall’attrezzatura da sub, a volte le spara proprio grosse ma, è simpatico anche per questo.
Quando non ci speravamo più giungiamo a Bolgheri sul viale di cipressi che in duplice filar....ma qui bisogna lasciar spazio al Pedro che al centro del viale, sfoggiando la sua cultura, ha declamato con professionalità da attore consumato l’ode di Giosuè Carducci "Davanti a S. Guido", qualche maligno accampa l’ipotesi che l’abbia studiata per l’occasione.
Nel Borgo i camper si infilano in un senso vietato, i passeggeri scendono e gli autisti portano i camper alla periferia, nel frattempo U’Ris ha miracolosamente quanto casualmente evitato il primo incidente accusando Carlo di non avergli fatto adeguate segnalazioni, è già la seconda accusa in poche ore, che sia un vizio?
Inizia, frattanto, la telenovela del controllo del liquido refrigerate al succitato camper, per la verità il livello faceva sempre bella mostra di se ma, U’Ris pareva non voler accorgersene.
Mentre posteggiamo i camper, in lontananza sentiamo un boato da stadio, sorpresa per quasi tutti, Anna ci ha raggiunti con Maurizio a Bolgheri.
La quiete mistica del paesino con la statua di nonna Lucia viene squarciata dalla nostra compagnia la quale, grazie al parlare in dialetto, spera di non consentire l’identificazione della provenienza per non gettare disdoro sulle terre che ci hanno dato i natali.
Si fanno i primi acquisti; pane casereccio, lardo, dolci gelati ed il Pedro fa approvvigionamento enologico per rimediare ad una carenza di base.
Dopo un’estenuante trattativa. si trova l’accordo economico con Maurizio per stabilire quanto ci deve versare a compensazione del fatto che gli portiamo via "la rompiballe" per una settimana.
Attraverso l’amena strada del vino, raggiungiamo Castagneto Carducci, visita al paese e partenza per Piombino.
Nel tentativo di imboccare la superstrada, la compagnia si disperde, una delle tante volte che succederà, non sappiamo bene di chi sia la colpa ma, i sospetti di tutti ricadono su una persona che ha reiteratamente tentato di sbagliare strada nonostante la cosa fosse quasi impossibile.
A Piombino ci ricongiungiamo ed alle 19 il traghetto salpa.
Mare calmissimo e cena collettiva, o quasi, al self service U’Ris diserta causa mal di testa, troppe preoccupazioni lo affliggono.
Il Cocco fa il furbo, dopo aver riempito il vassoio al self-service, si accomoda al tavolo senza pagare ma, gli attenti addetti alla cassa vanno a pescarlo, peccato gli è andata male.
Nel dopo cena Athos ed Ennio si palleggiano il pallino delle barzellette fra una cantata e l’altra timidamente accompagnate dalla chitarra di Igor suonata dal sottoscritto.
Alle spalle dei nostri camper notiamo la sinistra presenza di un mercedes bianco che ci ricorda il tragicomico sbarco dell’anno precedente, ci ripromettiamo di muovere i mezzi soltanto dopo esserci assicurati che la suddetta sia sbarcata.
La prevista levataccia che ci attende, consiglia di andare a letto presto.
Il claustrofobo avanza qualche timore sulla possibilità di poter dormire in un luogo così angusto ma, con gli scuri rigorosamente sollevati, gli spazi sembrano immensi ed i timori si dissolvono consentendogli di dormire sonni tranquilli.
Chi, invece, non riesce proprio a dormire è Athos, pare che la segheria, entrata in funzione sul suo camper, costituisca un insopportabile elemento di disturbo, ma forse pare solamente, perchè Lui veglia per ripassare mentalmente il copione di barzellette che dovrà sciorinare nei giorni seguenti.
Il sonno collettivo termina nel cuore della notte con l’attracco nel porto di Olbia alle ore 4,30.
Ore 5 siamo a terra, facciamo una sosta igienica ai servizi del terminal portuense.
Partenza per Cala di Volpe, Andrea, anzichè guidare la carovana, preferisce chiuderla per evitare che qualcuno si perda, dato i precedenti la precauzione era più che giustificata.
Il camper di Filini, con il sottoscritto alla guida, si accolla l’onere di fare strada nel cuore della notte, questa circostanza ci porta a fare una visita fuori programma a Porto Rotondo.
Questo fuori rotta ha risollevato parecchio il morale d’U’Ris convincendolo che forse non è solo Lui a sbagliare strada, il grave è che la sbaglia anche seguendo gli altri.
Con alcuni minuti di ritardo, raggiungiamo comunque Cala di Volpe, con il campo da golf "il Pevero" e ci fermiamo, com’è ormai tradizione, a Capriccioli per vedere l’alba, evento che non ci è consueto vedere.
Come tocchiamo terra, Il Pedro è già in acqua ed in men che non si dica sparisce dalla nostra vista, il buio ed il freddo pungente ci inducono qualche timore ma, consci del fatto che la sua incoscienza è supportata da notevoli doti natatorie, attendiamo di vederlo sorgere dalle acque come una mistica visione. Per fortuna la cosa avviene ancora prima dell’albeggiare.
Consuete foto artistiche, o presunte tali, per immortalare il sorgere del sole in uno scenario incantevole.
Dopo una lauta colazione consumata sui camper, iniziano i lunghi preparativi per affrontare la prima pedalata. Vestizione, controllo alla meccanica delle bici, verifica pressione pneumatici, dopo un’ora immancabile foto di gruppo e tentativo di partenza.
Tentativo in quanto l’assegnazione degli autisti ai camper non è del tutto semplice, i neofiti prendono le giuste precauzioni mentre il veterano Cocco e l’esperto Carlo ostentano una tranquillizzante sicurezza. Finalmente anche Athos e lo zio prendono posto alla guida.
Ci apprestiamo a pedalare lungo tutta la Costa Smeralda.
Prima tappa a Porto Cervo con visita al porto, al borgo e pedalata irriverente sotto i caratteristici portici abitualmente frequentati dai VIP, che a noi fanno un baffo.
Ci lasciamo alle spalle Poltu Quatu e visitiamo Liscia di Vacca, per chi non lo sapesse liscia significa spiaggia,
Ci inoltriamo per una stradina senza sbocco che conduce alla spiaggia dell’Hotel Pitritza, sulla famosissima piscina del quale, la diva Anna si fa immortalare nelle pose più sensuali che la Sua arte Le consente.
L’Oriundo imita Il Pedro e, sorprendendo tutti, si tuffa nell’invitantissima acqua del mare.
I camper, anche per l’arrivo di un altro mezzo, incontrano alcune difficoltà ad invertire il senso di marcia attorno alla rotonda ma gli autisti, anche i nuovi, dimostrano insospettata perizia e possiamo ripartire. è stato un battesimo del fuoco.
Visita a Baia Sardinia con inevitabile pensiero agli amici Laura ed Agostino abituè della località.
Si prosegue per Palau attraverso Cannigioni e Capo D’Orso, sulla cui breve ma erta salita, Andrea cede ai crampi.
Tavolata generale nei giardini di Palau ed i cuochi iniziano le loro esibizioni, capiamo subito quale sarebbe stato il più invidiato ma aspettiamo altre occasioni per avere conferme.
Molto pigramente, dopo l’abbuffata condita dalle barzellette del solito duo, partiamo per S.Teresa Di Gallura, saggiamente Nicola da forfait.
Inevitabile deviazione per Porto Rafael, vera perla in una splendida conchiglia.
Dopo un percorso totale di 85 Km. giungiamo a S.Teresa dove stanno festeggiando il patrono. Inevitabilmente, anche dato l’affollamento, andiamo ad infognarci con i camper bloccando il traffico. Con l’intervento, forse più deleterio che utile di Vigili e Carabinieri, riusciamo a ripartire per lidi più tranquilli e, saggiamente, decidiamo di raggiungere Capo Testa, questi ultimi Km in bici sembravano interminabili.
Troviamo un posto all’apparenza ottimo ma, Andrea, da perfezionista ci trascina ad ispezionare eventuali altri siti più ameni. Il tentativo serve esclusivamente a farci fare un’ennesima salita. Ovviamente ritorniamo nel primo posto visto.
Si dispongono i camper in quadrato per essere riparati dal vento, si tirano giù i tendalini e si procede con la seconda esibizione dei cuochi per la cene collettiva al termine della quale rimane un vero cimitero di bottiglie.
Questo fatto rafforza la convinzione che il prossimo anno occorrerà aumentare la dotazione personale di bottiglie.
Ennio, il Sommelier, si incarica di organizzare con un anno di anticipo ed intima al Cocco di non portare più bottiglie dal lungo invecchiamento, pena punizioni corporali, giustamente il Cocco riteneva di aver usato un tocco di classe nei confronti della compagnia portando quei pezzi da collezione con l’aggiunta di vero Rhum cubano e amaro di S.Anna di Vinadio.
L’elevato tasso alcolico induce a ritirarsi presto e la pioggia tintinnante sui camper concilia il sonno.
Nella notte veniamo svegliati da un boato, temendo un cedimento del letto a castello, Filini da il Cocco per spacciato, cerchiamo di far prevalere la ragione, per quanto sia possibile all’una e trenta di notte, e, constatato che i letti sono a posto, esco per vedere cosa è successo.
Il vento, irrispettoso dell’idilliaca atmosfera, ha ribaltato il tendalino sul camper, le gambe appoggiate sul tetto lo tenevano sollevato a mo' di vela, salgo e dopo una strenua lotta riesco a fare scendere il tendalino una gamba del quale colpisce Igor alla testa, nonostante ciò, i danni non si sono aggravati. Faticosamente si riesce a richiudere il tendalino seppur danneggiato, la stessa cosa fa U’Ris con l’aiuto dei suoi inquilini. Si raduna la roba irresponsabilmente lasciata fuori e finalmente alle 2,30, si ritorna a dormire ed al mattino si quantificheranno i danni.
n.d.r. Nonostante l’esperienza maturata in anni di campeggio e viaggi in Sardegna si può ancora incorrere in errori di dabbenaggine come quello commesso questa notte, ciò serva di monito per il futuro ed insegni che le precauzioni, apparentemente eccessive, non sono mai troppe.
La pioggia non stimola particolarmente le levatacce, ci concediamo al sonno fino alle 8,30. Dopo la colazione in camper summit per decidere il programma della giornata che sarà subordinato alle condizioni atmosferiche.
Sosta tecnica al porto di S.Teresa per approvvigionamento idrico, non è un’impresa semplice, infatti, solo Paolo e Gianni riescono furtivamente a far scorta, poi, veniamo invitati ad alzare le tende. Volentieri avremmo accettato il consiglio ma, il camper di Paolo, non ne vuole sapere di mettersi in moto, che sia una punizione divina per il furto d’acqua? Con alcune nozioni tecniche e molta fortuna, riesco a disinserire il blocco motore.
Poco più avanti si può tentare di completare il pieno d’acqua in una stazione di servizio in cui la vendevano razionata ed al prezzo del vino. Ne approfittiamo per fare gasolio e riempire le cambuse in un supermercato nelle vicinanze.
Imboccato il bivio per Tempio Pausania inizia a piovere e l’intensità continua a crescere sino a sembrare il diluvio universale. Saggia la decisione di non pedalare.
Visita alla città che mancava ancora nel nostro carnet ed immancabile imbottigliamento nel centro storico con solite enormi difficoltà per uscirne.
Ritorno alla periferia della città, pranzo stivati sui camper per la pioggia e, tra uno scroscio e l’altro, visitiamo il nuraghe Majori dalla cui sommità Athos erudisce il volgo offrendo un saggio della sua cultura storica, non poteva mancare un applauso spontaneo accolta dal docente con un "Ma andate a fare....".
Partenza per Porto Torres, dove sarebbe sbarcata Pinetto il giorno dopo, attraverso S.Maria Coghinas.
Ivi giunti, data l’ora ancora propizia, si decide di arrivare ad Alghero.
Dopo una giornataccia simile una tappa al bar ci ristora. Aperitivo, telegiornale, striscia la notizia, l’astinenza TV cominciava a farsi insostenibile, ricarica telefonini.
Ceniamo nuovamente sui camper e con sorpresa Carlo ci offre la polenta, non era più solo un sospetto quello su chi sarebbe risultato il cuoco più invidiato.
Dopo cena Il Pedro preferisce prendere il caffè al bar, insospettiti lo seguiamo e lo scopriamo avidamente alle prese con una quantità industriale di gelato, no si vergogna più di tanto ma pagherà questi eccessi sulle salite.
Visita alla città vecchia con passeggiata sui bastioni.
Sveglia alle 7,45, la pioggia della notte è solo un ricordo, finalmente il sole.
Colazione al bar ed acquisti alimentari al mercato della frutta e verdura e del pesce. Il passaggio in gastronomia ci è fatale, una simpaticissima cassiera "balconata" dimostra di apprezzare i complimenti che le vengono cortesemente rivolti e questo fatto scatena le fantasie erotiche dei più facinorosi ormai privi di attività da alcuni giorni. A malincuore lasciamo il negozio con un pensiero fisso che ci tormenta: "come sarà la sorella della cassiera, più volte sponsorizzata dalla stessa, in quanto a misure anatomiche?". Questa fa il turno pomeridiano ed allora la curiosità resterà per sempre inappagata.
Alle 9,45 ci raggiunge Pinetto accompagnato dal suo socio Claudio il quale è in Sardegna per lavoro. Ora la compagnia è al completo.
Si parte per Bosa, ancora sul piazzale del porto, foro una gomma, come al solito ho l’onore d’inaugurare la serie d’inconvenienti.
Paolo ed Andrea portano i camper alla periferia di Alghero e si uniscono alla comitiva dei pedalatori. Il percorso costituito da impegnativi saliscendi è magnifico, lo spettacolo del paesaggio rende meno difficoltose anche le salite, tranne che per Silvano il quale ha rotto un raggio della ruota posteriore e questa rimane parzialmente frenata. Si rimedia provvisoriamente anche a ciò ed io mi rallegro al pensiero di non essere l’unico sfigato.
A Bosa pranziamo in riva ad un mare fortemente increspato che ci fa giungere addosso le particelle d’acqua nebulizzate. Consueti panini per noi e, per i camper cuoco-dotati, consueta esibizione di manicaretti comunque generosamente socializzati. Carlo prepara addirittura i saltimbocca, a questo punto la palma del migliore cuoco spetta a Lui di diritto, gli altri non se ne abbiano a male.
Si cerca vanamente il raggio da sostituire a Silvano e ci si riavvia.
La partenza dopo pranzo è di per semicidiale, ma se a ciò si aggiunge una salita terribile che ci porta a Magomadas, diventa tragica.
Intelligentemente gli Agoglio preferiscono disertare e U’ Ris ci concede mezz’ora di vantaggio per poi riprenderci agevolmente.
Abitualmente i pedalatori marciano in due gruppi, quello dei forsennati i quali imprimono cadenze agonistiche e quello dei "dissidenti" i quali se la prendono più comoda. Il secondo gruppo tende sempre ad aumentare, non perchè qualcuno accusi dei cedimenti, ma perché la presenza di Anna al suo interno, costituisce un notevole richiamo forse a livello inconscio se per inconscio intendiamo il Suo fondo-schiena.
Dopo Tres Nuraghes si punta su Cuglieri scendendo per poi affrontare la lunga salita che ci porta al paese. Qui si trova inaspettatamente il raggio di ricambio, si effettua il ricompattamento presso la fontana e a capofitto ci lanciamo in picchiata su S.Caterina Di Pittinuri dove posiamo le biciclette dopo 82 Km.
Gianni Cervetti ha la casa qui ed ecco il perché dell’appellativo "oriundo".
Bagno quasi collettivo in un mare piuttosto agitato, le onde tentano generosamente più volte di sfilare il reggiseno ad Anna lasciandoci in speranzosa attesa ma questa, con finta noncuranza, riesce sempre ad intervenire in tempo.
Doccia alla gelida sorgente sulla spiaggia effettuata con l’unico grilletto che avrebbe potuto dare soddisfazione al Cocco.
Il baretto aperto ci ristora con un caffè.
è la sera del "Porceddu", si parte per Barumini.
Da Oristano, attraverso una serie di paesini, per strade tortuose giungiamo a destinazione dopo un viaggio parso interminabile, unica nota di cronaca è l’attraversamento del poco felliniano paese delle donne "Usellus".
U’Ris ed Athos rimangono duramente provati dal viaggio ma si riprenderanno in fretta. A pochi chilometri da Barumini incontriamo Giovanni, l’amico dell’oriundo, che ha lavorato per 10 anni a Valenza il quale ci porta al ristorante sulla Giara, mentre lo attendiamo, i play boy del gruppo, di cui non faccio i nomi per ovvie ragioni, trovano il modo di mettersi in mostra agli occhi di due ragazze scambiandosi addirittura i numeri di telefono per un’improbabile incontro futuro.
Degustazione di specialità sarde: pappardelle ai funghi, agnolotti sardi, capra, pecora, naturalmente il maialetto il tutto annaffiato da vino più abbondante che buono, ma noi piemontesi siamo troppo ben abituati e, nel bere, abbiamo i palati difficili. Accoglienza, cena e prezzo ottimi.
Passeggiando dopo cena ci avviciniamo ad un Nuraghe senza nessuna intenzione di entrarvi, ma il guardiano, in tutt’altre faccende affaccendato, in modo brusco ci intima di andarcene mostrando di non gradire e soprattutto di non capire una battuta sui nuragici proferita da Stefano. Soprassediamo tenendo a freno il già innervosito Pedro e riceviamo le scuse a nome dei sardi da un desolatissimo quanto incolpevole Giovanni.
Ci tiriamo su il morale con un giro di "Filu e Ferru" offerto dai valenzani mentre facciamo il solito summit per decidere il programma del giorno dopo.
Il mattino seguente scopriremo che non valeva neppure la pena di visitare "quel" Nuraghe. Viceversa scopriamo una collina vulcanica a forma di piramide perfetta con un’antica costruzione sulla sommità, è un’immagine riportata su molti opuscoli della Sardegna.
La lunghissima ed intensa giornata ha finalmente termine all’una passata.
Alle 8 la compagnia si desta, grazie anche alle velate sollecitazioni dei più mattinieri i quali hanno fatto di tutto per svegliare l’intera vallata.
Approfittando della presenza di acqua corrente, ci dedichiamo all’igiene personale ed al rifornimento dei mezzi.
Il solito Andrea riesce miracolosamente a sostituire il raggio della bici di Silvano.
Il posto è invitante al punto che finalmente Anna ce la fa, forse è meglio togliere il ce. Stava per diventare un tormentone come quello d’U’Ris.
Il prolungamento della sosta permette ad un arzillo vecchietto, giunto in bicicletta, di sbolognarci 22 litri d’olio recuperati non si sa dove, con l’ausilio della macchina di Giovanni, cortesemente tornato per salutarci.
Per la prima e purtroppo non ultima volta, la compagnia si divide. Andrea, Nicola, Carlino, Cocco ed Athos, spinti dal desiderio di quest’ultimo, si recano a visitare le caratteristiche "dune" senz’altro interessanti ma fuori percorso.
Il resto del gruppo raggiunge Flumini alla periferia di Cagliari.
Scorte di provviste ed acquisto di "bombe" in farmacia. Sarebbe opportuno acquistare anche degli astringenti perchè Anna non la tiene più, da niente a troppo e viene salvata in extremis da una provvidenziale bandana, chi ha voluto capire ha capito.
Paolo ed U’Ris si prestano a guidare, quest’ultimo lamentando i soliti problemi al soprassella che non gli passeranno mai fino a che gli piaceranno i cubisti.
Il tradizionale percorso fino a Villasimius viene considerato uno dei migliori per i ciclisti per quanto presenti parecchie salite.
Lungo il tragitto Il Pedro spiega la sua strana teoria sul suo modo di affrontare le salite con un passo non consono alla sua mole che lo porta inevitabilmente a sputare l’anima ed afferma che va forte perchè gli sembra di fare meno fatica, ecco spiegato perchè Pantani, EPO a parte, sulle salite vola, per faticare meno. Sarà ma personalmente sono sostenitore di una teoria esattamente opposta infatti mi onoro di appartenere al gruppo dei "dissidenti".
Alle 14 siamo già in acqua, segue il solito pasto definito frugale indi, pennichella, tintarella e tentazioni sempre più pressanti ispirate dal provocante bikini di Anna.
Capatina in centro per acquisto cartoline e dolci tipici.
Alle 17,30 ci raggiungono anche i turisti. Il Cocco intervistato su che cosa avesse visto afferma deciso, ma non con questa rapidità, "di migg’ed sabia", lapidario ed esaustivo.
Decidiamo di partire per Arbatax per poter affrontare, il giorno dopo, l’ascensione al passo più alto della Sardegna, fortemente voluta da U’Ris già l’anno precedente.
La sfacchinata è notevole e costringe il solito Ris a mollare la guida per non correre il rischio di giungere ad un’altra destinazione, ovviamente, ma 3 giorni dopo.
Questi tour de force purtroppo sono necessari quando si vogliono visitare tante località in pochi giorni.
Il lungo percorso, già affrontato in bici 2 anni fa, si snoda attraverso: Muravera, Villa Putzu, Tertenia, Barisardo, Tortolì.
Alle 21 sistemiamo i mezzi a quadrato e montiamo i teli antivento per consumare la cena collettiva con solite sorprese gastronomiche. Questa volta la sorpresa la fanno i valenzani che continuano a sfornare dolci di tutti i tipi, mi viene un dubbio, Valenza è la città dell’oro o dei dolci? Forse tengono segregato un pasticcere sul camper, oppure celano dei misteri che solo quelli che hanno i soldi come loro riescono a spiegarsi.
Accade un evento storico; Nicola proferisce verbo pubblicamente, manifestando il suo disappunto sulla monotona ripetitività del condimento della pasta. Mai parole più sagge furono pronunciate ma, evidentemente, la scorta di sugo portata da Ennio è tarata sul suo appetito perciò o lo si butta via o ci si adatta. Questo affronto costerà caro al povero Nic,infatti, sarà punzecchiato per il resto del viaggio senza peraltro che la cosa lo turbi più di tanto.
Dopo cena con chitarrata e canti che ormai si possono definire storici come le automobili di vecchia data o più semplicemente come chi scrive.
Di notte piove, questa fatto è una vera fortuna per il Cocco che si disseta bevendo l’acqua raccoltasi sulle tovaglie di plastica lasciate sui tavoli all’aperto.
è pur vero che il camper di Andrea si può definire il pozzo di San Patrizio perchè ogni cosa che chiedi, miracolosamente esce, ma paragonarlo al furgone del Millepiedi mi sembra eccessivo, eppure qualcuno si ostina a definirlo un banco ambulante di calzature stante la quantità di scarpe e ciabatte in esso esposte. Prossimo alla pensione è possibile che voglia iniziare una nuova attività per sbarcare il lunario, chiederemo lumi all’interessato.
Sveglia alle 8 con cielo plumbeo, facciamo colazione in attesa dell’evolversi del tempo per decidere il da farsi.
Stefano esibisce un paio di baffetti da sparviero insolitamente lucidi, eppure il sego di austro-ungarica memoria non si usa più da anni, al massimo poteva usare il femminile, solo più tardi scopriamo che ha avuto l’involontaria, dice Lui, fortuna di assistere all’adempimento delle funzioni fisiologiche della solita Anna ed a furia di leccarsi i baffi ha ottenuto quell’effetto riflessante.
Oltre a Stefano anche il cielo si mette di buon umore e decidiamo perciò di pedalare non prima di aver fatto scorta di viveri, gasolio acqua e tentato di rifornirci di gas, tentativo miseramente fallito per la chiusura dell’impianto.
Athos trova il modo di perdere il portafoglio, blocco della carovana, perquisizioni a tappeto e ritrovamento dello stesso dove è lecito trovarlo, nel frigorifero. Da buon genovese voleva conservarle bene in tutti i sensi, le palanche.
Si decide, molto imprudentemente, di mandare 3 camper ad attenderci a Cala Gonone dove avrebbero dovuto prepararci la cena. Questa purtroppo è stata la seconda volta in cui la compagnia si è divisa. Andrea resta al nostro seguito con il camper di Paolo.
Oliatura catene, ennesima sistemazione al pedale di Anna e partenza per Urzulei. Il Pedro affronta la lunghissima salita con il solito passo sbagliato, dopo poco "a l’è bele sciupà", U’Ris, veramente encomiabile, lo spingerà per svariati chilometri fino alla sommità del passo "Genna Silana" a quota 1017 s.l.m.
In prossimità della cima inizia a piovere, si scollina in un clima da tregenda. I più virtuosi aspettano il ricompattamento in un bar sul passo.
Anna, Pedro ed U’Ris, proprio Lui, decidono molto saggiamente di salire sull’unico camper al seguito. Il resto degli sciagurati pedalatori non ha scelta ed affronta la lunghissima discesa di 24 chilometri su Cala Gonone, con condizioni atmosferiche praticamente impossibili. Come ci siamo pentiti di non avere i camper al seguito e, ovviamente i cellulari erano senza campo.
Secondo gravissimo errore strategico di questo viaggio.
Pioggia, vento e freddo irresistibile ci hanno permesso di scrivere una pagina di ciclismo leggendario, senza esagerare. La galleria di Dorgali, che solitamente viene considerata un frigorifero, l’abbiamo trovata calda ed accogliente. Siamo giunti a destinazione paralizzati, non riuscivamo più a tenere il manubrio, ci è andata bene considerando che non abbiamo neppure preso un raffreddore, questo grazie anche all’impagabile Carlo il quale, al sospiratissimo arrivo, ci ha preparato un favoloso e ristoratore "vin broulet". Un ringraziamento che accomuna Silvano e Carlo per aver vestito gli occupanti del camper di Paolo, rimasto attardato, fornendo prova di un grande senso di solidarietà.
Pranzo stivati sui camper e tradizionale sgradevole incontro con gli arroganti Vigili Urbani della località per noi decisamente infausta.
Per non incrementare l’economia di un paese così poco accogliente, decidiamo di trasferirci alla Caletta, altra meta ormai classica.
I valenzani, che possono permetterselo, il Cocco noto viveur ed Anna che sulla sua fortuna si siede vanno a mangiare i pesci. Il resto della compagnia, forse illuminato dalla misticità del luogo, consuma una francescana cena.
Una coppia di tedeschi che occupa il nostro consueto posto ci invita cortesemente a spostarci per poter vedere il mare, di notte, mah!! Noi con stoica decisione.....ci spostiamo di alcuni metri, forse convinti dai 2 cagnolini che hanno al seguito; un terranova ed un pastore dei Pirenei, 130 chili di cani.
Probabilmente, a condizioni invertite, 2 malcapitati italiani il mare avrebbero certamente potuto vederlo ma dal di dentro. Siamo un popolo molto ospitale, troppo.
A proposito della nostra cena francescana, mi riferisco a quelle che Francesco consumava quando viveva ancora nella dissolutezza prima di vestire il saio infatti, il solito cuochista scodella persino una squisita pasta e fagioli.
Alle 22 il gruppo si ricompone. L’epica giornata vissuta induce qualcuno ad andare a riposare. Noi incrollabili affrontiamo l’inevitabile passeggiata al porto, stimolati anche dalla curiosità di sapere se avremmo ritrovato l’anziano navigatore sul veliero ed attirati, come Ulisse dal canto delle sirene, dall’ammaliante tintinnio dei cavi per le vele contro gli alberi di alluminio. A proposito, la nostra curiosità è stata positivamente appagata
Nella notte il claustrofo si sveglia di scatto chiedendo dove si trovi, viene tranquillizzato dal fratello maggiore il quale poco dopo inizia ad emettere suoni gutturali simili all’abbaiare dei cani da guardia. Ovviamente queste informazioni provengono dai coinquilini.
Ci svegliamo con il sole e notiamo la prolungata presenza di una ragazza ferma in macchina a pochi metri da noi. Perdurando la sua immobilità cresce la nostra apprensione, Carlo rompe gli indugi e, mosso da un nobile spirito umanitario, si reca a fare un sopralluogo. Pare si tratti di una studentessa lombarda intenta a preparare un esame. Caso brillantemente chiarito.
Igor intanto continua nelle sue performance in cucina. Lasciato di guardia al caffè sul fuoco non si sogna neppure di spegnere il gas anche se è trascorso un tempo lunghissimo, secondo Lui, il caffè sarebbe passato solo se fosse fuoriuscito dalla caffettiera, evidentemente le teorie in Sardegna diventano perlomeno strane. Questo episodio fa il paio con un precedente che lo vede preoccupato per uno strano rumore proveniente dalla pentola con l’acqua per la pasta, probabilmente non ha mai sentito parlare del fenomeno fisico dell’ebollizione. Richiamandomi a Gigi posso affermare che " a l’è n’uperai sensa bras", del resto è figlio di tanto padre.
Affrontiamo l’ultima pedalata sarda dell’anno.
Riscaldamento consueto fino a S.Lucia e poi via attraverso Posada e Budoni e S.Teodoro fino a Capo Coda Cavallo, senz’altro uno dei posti più belli dell’isola.
Durante il tragitto facciamo una visita all’amena località turistica di Porto Ottiolu.
Giunti a destinazione anche i neofiti confermano la straordinaria bellezza di Capo Coda Cavallo. Riscendiamo alla spiaggia delle farfalle e ci tuffiamo per l’ultimo bagno stagionale nell’acqua fresca e cristallina. Il Pedro, come al solito, nel suo elemento preferito, munito di tuta da sub sparisce e lo vediamo riemergere dopo lungo tempo senza alcuna preda. Mentre ci asciughiamo al sole veramente caldo, i cuochi preparano il pranzo di commiato.
Una settimana di Sardegna, o di astinenza, portano Carlo ad avere delle allucinazioni, accusa tutti di avergli sottratto la padella con i manicaretti ma, dopo una accurata perquisizione di tutti i camper, scopre che la padella è regolarmente sul suo fornello. Il ritorno alla dura realtà che ci aspetta in continente lo riporterà sicuramente alla normalità, per quanto sia possibile.
Mestamente affardelliamo gli zaini e ci avviamo verso il porto di Olbia chiudendo così il periplo dell’isola e la nostra vacanza.
Riusciamo ad anticipare la partenza sul traghetto diretto a Livorno anzichè a Piombino così risparmiamo alcuni chilometri di strada.
Sul traghetto si saldano i conti e scopriamo che la vacanza ci è costata meno di quanto avremmo speso se fossimo rimasti a casa.
Cena sparpagliata, chi al self-service chi sui camper indi ultima lezione di barzellette impartitaci da Athos e subita da Ennio a briscola in cinque.
Il saggio Pedro fa una considerazione che lenisce la nostra tristezza: "Mi dispiace che la vacanza sia finita, ma nel contempo sono quasi contento perchè il protrarsi di una simile situazione avrebbe potuto portare a situazioni sessuali molto ambigue".
Le condizioni del mare durante la traversata sono ottimali, alle 6 facciamo colazione al bar del traghetto ed alle 7 sbarchiamo.
Anna va direttamente a casa con il socio di Pinetto.
Appuntamento per il commiato al primo autogrill e poi tutti a casa velocemente per riabbracciare il più in fretta possibile i nostri cari che, nonostante la vacanza sia disintossicante, ci sono mancati molto, inutile negarlo.
Rischiamo di rimanere bloccati in autostrada nei pressi di Chiavari in quanto, causa le violente precipitazioni, verrà chiusa appena dopo il nostro passaggio.
Alle 11 è finita davvero
Le cose lette in questo diario le ritroverete senz’altro nelle pubblicazioni dei miei emulatori ma, tante più saranno le cose comuni, tanto più sarà fedele il reportage e soprattutto, ciascuno le ha scritte nella più assoluta autonomia senza ispirarsi alle altrui versioni.
Sperando di averVi indotti almeno ad un sorriso nel ricordo della splendida ed intensa avventura vissuta insieme mi auspico di aver ancora la fortuna di poter narrare tante altre nostre "ZINGARATE".
Norberto