Finalmente ,dopo tanto parlarne, arriva il momento della partenza. C’è da registrare una defezione importante
quanto spiacevole: Gigi, a causa di alcuni problemini di salute, per motivi precauzionali non potrà essere dei nostri.Se per tutti quanti è la perdita di un amico, per noi del camper1 è anche la perdita ,tutt’altro che irrilevante, dell’autista e del cuoco. Ci adatteremo ugualmente (da uperai sensa bras), ma l’augurio che gli facciamo, che ci facciamo, è quello che il prossimo anno possa ritornare ad essere con noi.
Gli equipaggi partecipanti a questa vacanza sono 4. Per comodità di esposizione li chiamerò Camper1,Camper2 ,
Camper3 e Camper4; nomi certamente non suggeriti da motivi di ordine gerarchico ,ma soltanto da quello che è stato un necessario, stretto ordine di marcia .Vediamo quindi come sono composti i vari equipaggi, almeno al momento della partenza ; sapremo in seguito come si completeranno strada facendo.
Camper 1 : Paolo ,Norberto,Igor,Stefano e Coco (ospite notturno).
Camper 2 : Gianni Ricci,Silvano,Gianni Baldi e Carlino (unico vero invidiato cuoco della compagnia).
Camper 3 : Fulvio,Gianni Cervetti,Luigi (zio di Gianni Cervetti) ,insomma "I VALENZANI".
Camper 4 : Andrea,Nicola,Ennio,Athos e Coco (ospite diurrno).
Dopo il saluto del presidente Gianni Gandini che ci regala due bottiglie di vino da bere durante il viaggio alla sua salute e dopo la foto ricordo con il sindaco del paese, alle 10, con quella eccitazione che è propria di tutte le partenze, trafelati per le mille cose fatte come sempre all’ultimo momento, caricate quasi alla rinfusa le bici, le sempre troppe ed inutili borse, le mai sufficienti bottiglie di vino,le crostate delle mamme e delle mogli, il Coco e quant’altro ,proviamo a muoverci verso Serravalle Scrivia dove alle 10,30 dobbiamo ritrovarci con il camper dei Valenzani che ci aspettano al casello dell’autostrada.
Arriviamo all’appuntamento con la solita canonica mezz’ora di ritardo; La carovana è ormai completa; potremmo iniziare davvero il viaggio ,ma dobbiamo aspettare Carlino e Gianni Baldi che si sono infilati in un bar alla ricerca di sigarette e di viveri di conforto; a questo punto Andrea, cui tutti indiscutibilmente riconosciamo l’autorità di capo comitiva, decide di precederci in autostrada perché dovrà fermarsi a Bolzaneto per raccattare Athos ;il prossimo ricongiungimento viene fissato all’autogrill di Sestri Levante dove arriviamo tutti quasi contemporaneamente verso le 13,30.
Consumiamo un pranzo-merenda nel piazzale dell’area di sosta e già si intravede quella che sarà la convivialità dei futuri pasti; la compagnia non è ancora amalgamata e non potrebbe essere diversamente ; alcuni partecipanti si vedono per la prima volta, ma l’atmosfera è quella giusta, le fette di salame sono tante, quasi quanti i tappi che saltano dalle bottiglie per il piacere nostro e lo stupore di una compagnia di gitanti tedeschi che un po’ più in là , ci guardano con teutonico distacco, ma forse anche con un po’ di intima invidia.
Abbiamo comunque rotto il ghiaccio, i "nuovi" hanno già capito cosa si dovranno aspettare nei prossimi giorni di questa Sardegna 99: rigoverniamo in fretta e ripartiamo alla volta di quella che sarà l’unica meta "culturale" della nostra vacanza: Bolgheri.
Quando imbocchiamo il celeberrimo viale di cipressi, Gianni Baldi, colto da un raptus di sacro fuoco da palcoscenico, dando fondo alle ormai lontane reminiscenze scolastiche, salta giù dal camper2 ed incomincia a declamare ad alta voce, paonazzo e gesticolante in mezzo alla strada i versi della poesia "Davanti a S.Guido". L’applauso scontato è generale convinto e spontaneo.
Gironzolando per le viuzze del vecchio borgo incontriamo quasi per caso Anna Maria che tutti, con rammarico, credevano ormai rimasta a casa; è superfluo dire che la sorpresa, peraltro preparata con cura, è stata molto gradita.
Da questo momento al gruppo di soli uomini si aggiunge una leggiadra fanciulla che andrà ad ingrossare l’equipaggio del camper3, quello dei valenzani.
Salutato con un bacio (a richiesta del gruppo) il fidanzato che l’ha accompagnata fin li’ ,ci dirigiamo, via Castagneto Carducci che visitiamo frettolosamente, verso l’imbarco di Piombino.
E’ durante questo trasferimento che prendono definitivamente corpo i nostri sospetti sullo scarso senso dell’orientamento di Gianni Ricci; ad ogni bivio c’è la buona probabilità che si perda; all’imbocco della superstrada a Castagneto blocca clamorosamente il traffico con una improbabile inversione ad "U"; a questo punto, certi che il buon Gianni avrebbe difficoltà ad orientarsi anche nel cortile di casa sua, lo intruppiamo nella seconda posizione della carovana di camper e, marcandolo sempre stretto, d’ora in poi non avremo più problemi.
Da qui in avanti il battistrada sarà il nostro camper seguito da quello di Gianni Ricci, e quindi da quello dei Valenzani; chiuderà sempre la fila il camper di Andrea che dall’ultima posizione potrà controllare tutta la carovana ed eventualmente intervenire in caso di qualsiasi necessità.
Arriviamo per tempo all’imbarco in quel di Piombino; se credevamo di essere i soli vacanzieri ci sbagliavamo: molti camper di tedeschi e di svizzeri si imbarcano con noi verso la tanto sospirata ed evidentemente nient’affatto esclusiva vacanza autunnale in Sardegna.
Non abbiamo voglia di spignattare; ceniamo al self service della nave dove il buon Coco, in assoluta buona fede si dimentica di pagare e viene richiamato a farlo dall’addetto ai tavoli che con garbo, ma con fermezza lo invita ad accomodarsi alla cassa; più stupito che imbarazzato, con aria un po’ stralunata, si alza, bofonchia qualcosa e paga il conto. Cerchiamo di scegliere piatti leggeri perché durante la traversata non si sa mai; I più ottimisti si fanno attirare dalla gola e, nonostante qualcuno azzardi addirittura un piatto di pasta e fagioli ,la traversata si svolge senza inconvenienti e senza miasmi particolari; cullati dal placido rullio del traghetto e soltanto un po’ disturbati dal sordo brontolio dei suoi motori ,con un pensiero alla Sardegna ed uno alle persone care che abbiamo lasciato a casa., ci addormentiamo.
Ci scaraventano giù dal traghetto alle 5 del mattino. Olbia ci accoglie ancora avvolta dall’oscurità. Dirigiamo verso Cala di Volpe ,meta ormai tradizionale della nostra prima tappa in terra sarda, con la carovana disposta nello stretto
ordine di marcia prefissato il giorno precedente.Tocca quindi a noi del camper1 fare da battistrada; al volante c’è Norberto che ,fidandosi troppo della sua memoria,
sbaglia clamorosamente strada e ci porta involontariamente tutti a spasso per le vie di un imprevisto, addormentato, buio Porto Rotondo; invertiamo il senso di marcia della carovana e senza altri intoppi arriviamo in quella che consideriamo una delle più belle località della Costa Smeralda: Cala di Volpe.Vediamo sorgere il sole in questa incantevole baia e mentre quasi ci commuoviamo per la bellezza struggente dello spettacolo, Gianni Baldi si tuffa in mare ed è il primo di una lunga serie di bagni in terra sarda, o meglio, in acqua sarda..
Dopo gli immancabili ammirati commenti su quanto di bello stiamo vedendo e con l’entusiasmo che ci sorregge per i sei giorni di vacanza che ancora ci aspettano, provvediamo a fare colazione e quindi dare inizio ai preparativi per incominciare a pedalare.
Scarichiamo le biciclette, gonfiamo le gomme ,ci vestiamo da "ciclisti" e ....... saremmo pronti a partire !.
E’ a questo punto che sorge una piccola difficoltà. Athos, da persona a posto qual’è , è un po’ titubante a mettersi al volante di un camper; non l’ha mai fatto, il mezzo non è il suo, insomma ..... dobbiamo convincerlo.
Per amor del vero non facciamo molta fatica; del resto, dopo un paio di chilometri ha già preso confidenza con il mezzo e d’ora in poi non ci saranno più problemi.
Verso le 9,30 saliamo finalmente in bici ed il percorso che affrontiamo è da favola; pedaliamo in una tiepida mattinata serena, immersi nel profumo di mirto, attraverso località che non hanno bisogno di presentazione: Porto Cervo, Liscia di Vacca, Baia Sardinia, Cannigioni, Palau, Porto Raphael, Santa Teresa di Gallura.
A Liscia di Vacca, davanti al famosissimo hotel Pitrizza che ci accontentiamo di ammirare dal molo del porticciolo, Gianni Cervetti, sorprendendoci tutti, si tuffa in mare. l’acqua è davvero invitante, ma mentre pensiamo di imitarlo, dobbiamo purtroppo provvedere a districare i camper da una situazione di ingorgo determinata dalla stradina stretta dove li abbiamo parcheggiati e dall’inopinato sopraggiungere di altri mezzi: come consolazione non ci rimane che il tempo per qualche foto ricordo davanti alla piscina dell’hotel e ..... via..
Dopo una cinquantina di chilometri con qualche rampa che miete la prima vittima dei crampi (Andrea),arriviamo a Palau.
Qui la compagnia diventa davvero un’allegra brigata; si imbandisce un’unica tavolata nei giardini del porticciolo ,ogni camper prepara una pastasciutta e mette a disposizione di tutti quel poco o tanto di viveri che ha; il risultato è che ciascuno mangia e beve ,del suo e degli altri, nel pieno rispetto di quella che deve essere la regola che governa una sana combriccola di vecchi compagnoni.
Ormai, Ennio come un fucile, Athos come una mitraglia , sfornano barzellette su barzellette, come si suol dire, prendono il pallino in mano; fra un bicchiere e l’altro, una risata e l’altra, cadono le ultime barriere; ci sentiamo ormai come se fossimo davvero cresciuti tutti insieme; nasce in questa occasione oltre alla sintonia del branco, anche l’intercalare ufficiale della vacanza "olè ... se dobla !". (per chi non c’era, chiedere informazioni ad Athos).
Dopo mangiato ,ma bisognerebbe anche dire dopo bevuto, riprendiamo a pedalare verso S.Teresa di Gallura: con una piccola digressione dal percorso diretto, andiamo a visitare Porto Raphael: anche questa è una perla che non vorremmo più lasciare, ma, dopo un’oretta di relax, ed un tentativo da "guardone" forse riuscito da parte di Stefano nei confronti di Anna Maria che si è appartata poco lontano per fare pipì, seppur a malincuore, ci rimettiamo in strada verso S.Teresa.
Vi giungiamo dopo una trentina di chilometri fatti ad andatura non propriamente rilassante; in città c’è festa, i camper parcheggiati alla meno peggio per le strette contrade ,bloccano clamorosamente il traffico già di per sé caotico; dobbiamo scappare investiti dagli epiteti neppur tanto velati degli automobilisti indigeni e prima che qualche vigile troppo zelante ci sanzioni in malo modo..
Ci rifugiamo nei pressi di Capo Testa, in riva al mare; predisponiamo i mezzi in circolo per ripararci dalle eventuali folate di vento e ricominciamo a preparare accampamento e tavoli per la prossima imminente cena.
Come a pranzo, meglio che a pranzo, ciascun camper prepara un tipo di pastasciutta (questa volta e d’ora in poi sincronizziamo il "buttare la pasta") che viene messa in tavola a disposizione di tutti. Si mangia e si beve fino a tarda ora; "I morti" ovvero le bottiglie vuote non si contano, cosi’ come le barzellette e le battute di spirito. Come dice Gianni Baldi, questa vacanza è proprio una "zingarata".
Controlliamo il livello dell’acqua del radiatore del camper2 e andiamo a letto lasciando tavoli e sedie fuori, senza richiudere le verande, non c’è bisogno, non tira un alito di vento.
Verso le 3 del mattino siamo svegliati da un colpo improvviso e terrificante; penso immediatamente che sia crollato il letto a castello su cui dorme Stefano addosso al povero Coco ospite del lettino sottostante, fortunatamente, soprattutto per il buon Coco, non è cosi’: è la veranda che per un colpo di vento alzatosi improvviso e prepotente si è ribaltata sul camper trascinandosi dietro gli appoggi metallici che sbattendo sul tetto del mezzo hanno provocato quel po’ po’ di botto.
Il primo a capire cosa sia successo è Norberto che si alza ,sale sul tetto del camper ed ingaggia con la veranda sbattuta dal vento in modo incontenibile, una inutile battaglia .Urlando come un ossesso alla ricerca disperata di aiuto, in piedi sul tetto, sagoma scura stagliata nel cupo rincorrersi delle nuvole, magro ,scarmigliato e seminudo, evoca le fantastiche battaglie di Don Chisciotte contro i mulini a vento.
Comunque, dopo un inutile accorrere di qualcuno di noi che da terra non può assolutamente essere utile alla causa, forse preso da compassione ,il vento cessa un attimo permettendoci di riavvolgere la veranda e di ritornare a dormire.
Ci svegliamo sotto un cielo plumbeo che minaccia pioggia; oggi vorremmo pedalare verso Tempio Pausania, ma qualcosa ci di dice che non sarà così.
Ritiriamo tavoli, sedie e tovaglie bagnate dalla pioggia notturna , facciamo colazione, aspettiamo i fortunati che con aria compiaciuta tornano da dove si sono appartati con il rotolo di carta igienica in mano e siamo pronti a muoverci.
Dobbiamo rifornire i mezzi di acqua gas e gasolio; allo scopo ci dirigiamo verso il vicino porto di S.Teresa; sbagliato !
Non ci permettono alcun rifornimento. Tentiamo di muoverci alla ricerca di un’altra stazione di servizio, ma il camper1 non vuol saperne di rimettersi in moto. Non si riesce più a disinserire l’antifurto sull’avviamento del motore;
come sempre avviene in questi casi, ci improvvisiamo tutti dilettanti elettrauto; montiamo e smontiamo questa e quella apparecchiatura senza il minimo risultato, fino a quando, per puro caso, Norberto non tocca inavvertitamente un contatto ed il problema , come per incanto, è risolto.
Puntiamo verso Tempio Pausania ed al primo distributore che troviamo, ci riforniamo di acqua e gasolio (il gas non lo troviamo né lì, né altrove nell’isola) ; Qui Fulvio mi aiuta a fissare meglio al camper la veranda danneggiata dal vento con una serie di elastici e corde che si dimostreranno efficaci e resistenti ; in questo frattempo qualcuno provvede anche alla spesa , non ci manca più nulla, possiamo andare. Mentre incomincia a piovere ci muoviamo verso Tempio.
Percorriamo i 40 chilometri che ci separano dalla meta sotto un diluvio di acqua e grandine.
Quando il furore degli elementi si placa un po’, riusciamo ad apprezzare il paesaggio che ci circonda; foreste di sughereti secolari scorticati quasi impudicamente ci avvolgono in una cappa grondante d’acqua; la strada dal fondo perfetto , sale dolce e sinuosa nel verde fino ai 700 metri di altitudine di Tempio; è un vero peccato non poterla percorrere in bici; pazienza, sarà per un’altra volta. L’umore, grigio come il cielo ,non ci impedisce di apprezzare il paesaggio e certamente non ci toglie l’appetito; arriviamo a destinazione verso le 13 e 30. Per voler visitare il centro storico ci infogniamo in un vicolo cieco dal quale non è agevole districarci; tanto basta per farci desistere dal nostro proposito e, considerando che l’ora del pranzo è già arrivata da un pezzo, ritorniamo sui nostri passi e sostiamo per mangiare nel parcheggio del Nuraghe Majori che avevamo scorto qualche centinaio di metri prima di giungere in città.
Evidentemente non possiamo imbandire la solita tavolata; ciascun equipaggio consuma il pranzo sul proprio mezzo; l’atmosfera non è certamente quella della tavolata in comune, ma ci pensa Carlino a rincuorarci: sorprendendoci non poco , porta a ciascuno degli altri equipaggi un assaggio dei suoi prelibati manicaretti; nello specifico si tratta di polenta tartufata; il gesto , per il quale sentiamo di volergli bene, scatena un interscambio di dolci e bevande da mezzo a mezzo e fra un amaro della Valle Varaita ed un rum di Cuba (entrambi offerti dal buon Coco) lo spirito si rasserena così come tenta di fare il cielo.
Dopo pranzo, mentre Andrea schiaccia il solito pisolino, andiamo a visitare l’insediamento nuragico che ci sovrasta a pochi passi. Athos, che è sempre piacevole ascoltare, ci parla con competenza degli usi e costumi di quei popoli antichi, senonchè , per puro caso ,si trova ad essere più in alto di tutti quanti noi che lo ascoltiamo attenti ed interessati; quasi per suggestione collettiva siamo folgorati dalla consapevolezza di vivere la classica situazione di guida turistica e capannello di gitanti; mentre chi ascolta prorompe divertito in uno spontaneo applauso, chi parla, altrettanto divertito, manda tutti a quel paese; Ritorniamo ai mezzi, montiamo il consiglio direttivo per decidere che partiremo alla volta di Alghero dove pernotteremo in attesa che l’indomani ci raggiunga Pinetto .
Nel percorso di trasferimento attraversiamo splendide zone impervie e deserte di vera Sardegna, attraversiamo non senza alcune difficoltà di traffico la cittadina di Porto Torres e ,ormai col buio , arriviamo ad Alghero.
Parcheggiamo nel piazzale antistante il porto; dopo qualche contatto con il continente mediante gli immancabili cellulari, ceniamo ciascuno nel proprio camper, usciamo a fare quattro passi per le vie della città spagnoleggiante ; al rientro, dopo aver controllato il livello dell’acqua del radiatore del camper2 , andiamo a dormire.
Ci svegliamo di buon mattino, e siccome siamo in città , non abbiamo alcuna possibilità di cercare luoghi appartati per assolvere le nostre naturali esigenze corporali; dobbiamo fare colazione , e la cosa non ci dispiace neanche un po’, in un bar del centro per approfittare della toelette.
Mentre siamo in città, facciamo la spesa; chi si occupa di andare per negozi ritorna con pacchi e borse e con eccitato entusiasmo ci parla di procaci, invitanti ed ammiccanti bottegaie; nell’immaginario collettivo diventano immediatamente un’occasione perduta. Ci consoliamo perché ci aspetta una bella giornata di bici; siamo ormai pronti; dobbiamo solo aspettare il buon Pinetto che arriverà di lì a poco direttamente da Porto Torres dove è sbarcato mezz’ora prima; lo accompagna il suo socio Claudio che, purtroppo per lui, proseguirà il viaggio in Sardegna per motivi di lavoro.
Adesso ci siamo proprio tutti; il camper dei Valenzani ora è completo; indossata la divisa da ciclista, in men che non si dica siamo tutti in bici. Tutti non è corretto; quattro di noi devono fare gli autisti dei mezzi che ci seguiranno durante il percorso; Athos, Luigi, Carlino e Coco sono istituzionalmente demandati a questa bisogna e svolgono il loro compito con destrezza e tempismo. se per noi attraversare la Sardegna in bicicletta è un divertimento piacevolissimo, non è affatto detto che attraversarla a bordo di un camper lo sia altrettanto.
Credo quindi sia giusto rivolgere loro un sentito, riconoscente ringraziamento.
Ma , come dicevamo, siamo in bicicletta; e c’è subito una foratura; siamo ancora sul piazzale del porto e Norberto ha già una gomma a terra; la riparazione è veloce ; lasciamo Alghero e dirigendo verso Bosa, stiamo per vivere quella che sarà la più bella pedalata della nostra vacanza: la giornata serena, l’aria limpida e tiepida, il tuono del mare talvolta di fianco, talvolta laggiù, il baluginare contro sole del pulviscolo acqueo provocato dal frangersi delle onde sulla scogliera, l’immancabile profumo di mirto e di eucaliptus della macchia mediterranea che ci circonda, solo qualche "stazzo" a testimoniare la presenza umana, rappresentano il fantastico scenario che ci ospita. Da qui il "continente" ci è davvero molto, molto lontano. Igor esterna l’entusiasmo che ci assale un po’ tutti, andando e venendo da un gruppo all’altro spiegando a noi che arranchiamo in seconda fila quali sono le meraviglie che ci aspettano dietro la prossima curva .Nicola, meno allenato, si gode il paesaggio in fondo al gruppo;come sempre silenzioso ed assorto nei suoi pensieri; ci gustiamo con serenità, pedalata dopo pedalata la meraviglia di questa natura. Ci piacerebbe davvero fossero con noi anche gli amici del veloclub rimasti a casa. Quando Arriviamo a Bosa è ora di pranzo; siccome la pedalata dovrà proseguire il pomeriggio verso S.Caterina di Pittinuri, per mantenerci leggeri, ci accontentiamo di un panino che mangiamo avvolti dagli spruzzi delle onde che vengono a frangersi nella splendida luminosa baia di Bosa Marina.
Si riparte e dopo poche centinaia di metri ci attende una rampa terrificante; la superiamo con non poca fatica, sforzandoci di tenere nello stomaco quel poco che vi abbiamo messo; dirigendo verso l’interno, attraverso una teoria di saliscendi che ci riconciliano un po’ con la bicicletta arriviamo ai piedi della salita che in quattro o cinque chilometri ci porterà a scollinare a Cuglieri. Ognuno sale con il suo passo; Stefano scatta e per ritrovarlo dovremo cercarlo a lungo; io, Norberto, Silvano ed Annamaria la prendiamo con calma e una pedalata dopo l’altra, arriviamo al paese senza troppa fatica. Qui il gruppo si ricompatta (tranne Stefano che è letteralmente sparito); quasi per miracolo troviamo il raggio che Silvano ha strappato nella mattinata, riempiamo le borracce alla fontana della piazzetta del paese e poi ci lanciamo come sempre tutti insieme appassionatamente per gli 11 chilometri di discesa che ci catapulteranno a rotta di collo in quel di Santa Caterina di Pittinuri. Qui ritroviamo Stefano che ci aspetta e stanchi, ma felici, ci tuffiamo nelle onde del mare che ci schiaffeggiano e ci ristorano; chi sui camper, chi ad una fresca sorgente che sgorga freschissima nei pressi della spiaggia, riusciamo finalmente a lavarci; per cena abbiamo il porceddu che un amico di Gianni Cervetti ci ha prenotato in un ristorante della zona.
Al ristorante della "zona" arriviamo dopo 3 ore di viaggio per monti e valli che distruggono Gianni Ricci e mettono
a soqquadro lo stomaco di Athos. Bastano però le prime portate per rinfrancare il fisico e lo spirito; quando sentiamo Athos raccontare una barzelletta siamo sicuri che è davvero tutto a posto.
Per la cronaca il ristorante è a Barumini , quasi adiacente al più famoso insediamento nuragico di tutta la Sardegna; quando ci alziamo da tavola, ed è mezzanotte passata, facciamo quattro passi verso il nuraghe, ma involontariamente rompiamo le uova nel paniere al guardiano appartato in macchina con una signora lì nei pressi, ci apostrofa in malo modo ingiungendoci di allontanarci, ne nasce un piccolo diverbio che non abbiamo voglia di alimentare; lasciamo perdere e ,tornando sui nostri passi, prima di ritirarci per la notte, centellinando un ultimo bicchierino di filu ferru
offerto dai valenzani decidiamo il programma per il giorno successivo. Il camper4 con Andrea, Nicola, Athos, Coco e Carlino andrà in Costa Verde a vedere le dune, gli altri dirigeranno verso Cagliari per la splendida pedalata che da Flumini ci porterà a Villasimius.Controlliamo il livello dell’acqua del radiatore del camper2 e ce ne andiamo a dormire.
Dopo una notte di sonno pesante (i postumi della mangiata della sera precedente si fanno sentire) ci svegliamo non troppo di buon’ora nel parcheggio del ristorante; è quasi un’aia perché siamo praticamente in aperta campagna; dopo una colazione leggera abbiamo l’opportunità di fare rifornimento d’acqua; mentre Andrea, che io e Gianni Ricci non ci stanchiamo di ripeterci "t’nomli d’acont !!! " trova il tempo, gli strumenti e la pazienza di sostituire il raggio alla ruota della bici di Silvano, qualcuno furtivamente si allontana con il rotolo di carta igienica in mano a concimare la campagna circostante.
Stiamo quasi per partire quando siamo raggiunti e apostrofati da quello che sulle prime scambiamo per un barbone; in realtà si tratta di un contadino che vuole venderci il suo olio. Dopo preventivo assaggio effettuato dall’amico di Gianni Cervetti che abita da queste parti , siamo convinti a fare l’acquisto; sappiamo che potremmo pagare l’olio 8000 lire al litro; gliene diamo 10000 non tanto per generosità quanto per comodità di calcolo e di pagamento. Ne compriamo praticamente un bottiglione a testa che stiviamo sui vari camper avendo la massima cura a che non abbiano a rompersi con le conseguenze che è facile intuire. Salutiamo un po’ commossi l’amico di Gianni che ci ha omaggiato di vino, di olive e formaggio e quasi a mezza mattinata, ci muoviamo come programmato la sera precedente; il camper4 con Andrea, Athos, Carlino, Nicola e Coco verso le Dune in Costa Verde; tutti gli altri verso Cagliari per la fantastica pedalata da Flumini a Villasimius.
A mezzogiorno saliamo, o meglio, salgono in bicicletta; a me tocca guidare il camper1 perché il nostro autista è a vedere le dune; in una delle soste che facciamo per poter seguire durante il percorso i ciclisti, mi avvicino al camper3 guidato da Luigi; voglio scambiare quattro chiacchiere per tenergli un po’ di compagnia; ho il timore che si possa annoiare; scopro invece con sorpresa che, tutt’altro che annoiato, si sta affettando con beatitudine un bel salame di cui ovviamente mi offre alcune fette che con un pezzo di pane ed un bel bicchiere di bianco, costituiscono un meraviglioso spuntino in riva ad un mare che è una favola. Per la cronaca, Luigi è uno splendido ragazzo di 68 anni che si è adeguato senza difficoltà alle abitudini un po’ goliardiche e molto spartane del branco. Attraverso cale e calette, salite e discese, si pedala per un paio d’ore in un percorso da "sballo". Igor stranamente non è davanti a tutti; tiene compagnia ad Anna che oggi arranca .con un po’ di fatica, leggermente attardata. Attraversando tutto il paese arriviamo fino alla famosa spiaggia di Villasimius sulla quale andiamo a spaparanzarci dopo un bagno ristoratore nelle sue limpide acque, coccolati dal caldo sole dell’autunno sardo. Ecco, se guardiamo Anna in bichini, eccome se la guardiamo, realizziamo di avere al seguito oltre alla cara amica, anche una gran "gnocca". Ma è solo un flash, nella quotidianità la ragazza è talmente bene integrata nel gruppo che viene considerata proprio "uno" di noi.
Le confidenze fra Anna ed Igor, ma è più probabile che siano di Igor ad Anna durano per tutto il tempo che rimaniamo in spiaggia; qualcuno si addormenta sulla sabbia tiepida, altri passeggiano fino allo stagno dei fenicotteri, qualcuno scrive cartoline; tutti comunque sono intimamente coscienti di vivere momenti irripetibili di assoluto relax, fatti di atmosfere così dolci, così esclusive che io non sono certamente in grado di descrivere , ma che , ne sono certo , stigmatizzeranno nei prossimi mesi il ricordo di questa splendida vacanza; ma come tutte le cose belle, anche questo pomeriggio volge al termine: il camper di ritorno dalle dune ci raggiunge ormai al tramonto; sono tutti entusiasti della costa Verde e delle Dune; quando con un commento sintetico e lapidario il Coco riassume le meraviglie che ha visto con la seguente frase: "ah ... ah ....ah io vist in mugg ad sabia !" sentiamo appagata la nostra curiosità, e possiamo ritornare alle cose terrene. Se domani vogliamo mantenere la promessa fatta a Gianni Ricci fin dallo scorso anno, pedalare da Tortolì a Cala Gonone attraverso un passo di 1000 e rotti metri di altitudine nella terra di Barbagia, dobbiamo proprio muoverci; decidiamo quindi di trasferirci ad Arbatax dove arriviamo dopo 3 ore di viaggio ormai a tarda sera.
Solito parcheggio in prossimità delle caratteristiche rocce rosse, cena conviviale all’aperto con tanti morti (leggi bottiglie), Qui, sorprendentemente, sentiamo sbottare Nicola, dico Nicola, che non ne può più della solita pasta con il solito sugo. Qualcuno gli offre un’alternativa e l’ammutinamento rientra. A fine cena facciamo una breve passeggiata per le vie del borgo e, dopo il doveroso controllo al livello dell’acqua del radiatore del camper2, ce ne andiamo tutti a nanna.
Ci svegliamo con il cielo imbronciato; durante la notte è piovuto ed è molto probabile che la pioggia riprenda a cadere da un momento all’altro con buona pace della faticosa pedalata che ci aspetta.
Quando il Coco ci confessa con candore che per non disturbare nessuno durante la notte ha bevuto l’acqua piovana raccoltasi sulle tovaglie di plastica dei tavoli fuori, ci sentiamo un po’ imbarazzati, ma il momento di tenerezza è subito spazzato via da un improvviso scroscio di pioggia che accompagnato da tuoni e lampi ci annuncia un improvviso violento temporale. Stiamo ormai rassegnandoci a non pedalare, ma dopo un’ora, nel cielo si apre qualche squarcio di sereno, non è ancora detto che non si riesca a fare il giro che ci eravamo prefissati; infatti. dopo aver rifornito tutti i mezzi di acqua e gasolio, e dopo un cappuccino al bar nelle vicinanze del porto, splende un bel sole; uno splendido bene augurante arcobaleno ci convince definitivamente che il brutto tempo è passato; ovviamente ne approfittiamo, giù le bici e via per quella che sarà la più dura (vedremo più tardi il perché) gita in bicicletta mai fatta in Sardegna.
E’ mezzogiorno quando incominciamo a pedalare, il pensiero dei 40 chilometri di salita che ci aspettano non è molto rassicurante, ma accettiamo di buon grado la sfida e, ciascuno con il suo passo, certamente arriveremo tutti quanti lassù. Ben presto il gruppo si spezza: nel secondo troncone rimaniamo io, Norberto, Silvano, Anna, Gianni Baldi e
Gianni Ricci.Il percorso si snoda in una valle chiusa lassù da un valico di cui intravediamo gli ultimi tornanti; cercando di non farci prendere dallo sconforto, ci concentriamo sulla bellezza dei luoghi selvaggi che ci sfilano sotto gli occhi e siamo contenti di poter mantenere la promessa che avevamo fatto a Ricci.
Quando dopo molti chilometri di salita la strada tende ad inerpicarsi ulteriormente, Gianni Baldi, poco allenato, incomincia a sentire la fatica; a questo punto entra in funzione Gianni Ricci che vuole assolutamente che tutti si giunga al passo; in modo encomiabile e faticosissimo per entrambi, aiuterà per chilometri e chilometri l’amico con spinte ed incoraggiamenti ad arrivare in vetta.
Quando vi giungiamo non abbiamo neanche il tempo di gioirne, il paesaggio meriterebbe qualcosa di più di una semplice occhiata, ma incomincia a piovere con una certa intensità; ed è un bel problema ! Abbiamo solo un camper al seguito; gli altri ci hanno preceduto e ci stanno aspettando a Cala Gonone. Dopo una breve sosta in un bar (con camino acceso) lassù in vetta nell’inutile attesa che spiova, non ci rimangono alternative: dobbiamo tuffarci nella lunga discesa che ci separa da Cala Gonone sotto la pioggia; sono sicuramente i 30 chilometri più duri mai percorsi da nessuno di noi a cavallo di una bicicletta..
Mentre scendiamo con cautela perché la strada è bagnata e viscida veniamo investiti da folate di vento gelido che ci fa sbandare e ci paralizza letteralmente le gambe e le mani che non riescono neanche più a stringere le leve del freni; ci sovvengono le imprese epiche dei vari campioni sotto le tempeste di neve del Bondone o del Gavia; ci sentiamo un po’ eroi e soprattutto un po’ pirla per esserci fatti cogliere impreparati da un’evenienza del genere; Ci sorregge la speranza che più scenderemo e più il freddo si attenuerà, ma è scritto che non deve essere così; soffriamo fino alla spiaggia di Cala Gonone dove arriviamo alla spicciolata intirizziti e stravolti; mentre vestiamo panni asciutti, Carlino, con un’idea grandiosa, sorprende piacevolmente tutti offrendoci tempestivamente un caldo, fumante graditissimo bicchiere di vin brulè; ci verrebbe voglia di baciarlo, ma ,un po’ per dignità ed anche per timore che potrebbe montarsi la testa, bofonchiamo un semplice ma sentito grazie.
Mentre ci stiamo pian piano riprendendo, riceviamo la visita inaspettata di due vigili prepotenti che ,manco fossimo zingari, ci fanno capire neanche tanto velatamente e con buona pace della proverbiale ospitalità sarda, che lì non siamo bene accetti.
Quasi per ripicca, raccogliamo i nostri stracci e lasciamo senza rimpianti Cala Gonone per trasferirci a La Caletta S.Giovanni, altra meta ormai fissa delle nostre vacanze in Sardegna.
Vi giungiamo verso le 19; disponiamo come sempre i mezzi a far quadrato intorno alla solita tavolata e ci attiviamo per preparare la cena.
Forse è in questa occasione che con alcune considerazioni filosofiche riusciamo a stabilire un vero principio di vita in comune : "anche un dirigente bancario può sbucciare i fagiolini". Il buon Gianni Baldi che, partito da casa con attrezzatura completa da sub, ci aveva illuso con promesse di mangiate di pesce appena pescato, forse per farsi perdonare, forse perché comandato, pulisce e prepara una borsata di fagiolini.
I valenzani con Anna e Coco decidono per il ristorante che è lì a quattro passi, Pagani certamente non approverebbe, ma Pagani non c’è, purtroppo per lui ed anche per noi, e quindi siccome è risaputo che loro "possono", ne approfittano e ... fanno bene; a proposito dei valenzani, ci sembra giusto puntualizzare quanto sia piacevole la loro compagnia; sempre pronti ad adattarsi a qualunque decisione, mai invadenti, organizzati ed efficienti, disponibili ed altruisti, compagnoni allegri e simpatici, ci auguriamo davvero di averli con noi ancora per tante e tante occasioni. L’unico neo che possiamo addebitare loro è la clamorosa dimenticanza della telecamera da parte di Fulvio che a suo tempo si era assunto l’onere di immortalare tutte le immagini della vacanza; ma dalla vita non si può pretendere tutto ! Mentre qualcuno decide quindi per il ristorante, altri incominciano a dar fondo alle scorte di viveri che ancora ci rimangono perché, purtroppo, per questa vacanza , si tratta dell’ultima cena. Domani a quest’ora saremo già sul traghetto.
Quattro passi per digerire, qualche sigaro fumato in serena compagnia, controllo di prammatica al livello dell’acqua del radiatore del camper2 , la netta sensazione che il continente sia più vicino e ........ tutti a dormire.
Ci svegliamo in una splendida tersa calda mattinata con il mare a tre metri e l’immancabile profumo di mirto che ci accompagna dovunque.
Siamo ansiosi di salire in bici per l’ultima pedalata che ,abbiamo deciso, ci dovrà portare a Capo Coda Cavallo, località considerata da tutti noi forse la più bella vista in Sardegna.
E’ una passeggiata che si snoda fra le località si S.Lucia, Budoni, Ottiolo, S.Teodoro ed in tutte ci soffermiamo ad ammirarne la serena, tranquilla, tiepida e languida bellezza, consapevoli che questo tepore, queste atmosfere, fra poco e per molto tempo saranno solo un ricordo.
Siamo sicuri che la serenità, la pace che viviamo qui ci mancheranno molto appena saremo in continente.
Dopo tre ore di bicicletta arriviamo a Capo Coda Cavallo; panorama mozzafiato; baia con mare limpidissimo, verde smeraldo e sullo sfondo le isole Molara qui vicina e Tavolata un po’ più in là che si staglia alta rocciosa e nuda a picco sull’acqua.
Qualche chilometro più a nord si intravede il porto di Olbia che ci aspetta, ma c’è ancora tempo per uno splendido bagno nella caletta sottostante dove l’acqua è più limpida e più calma di quella di una piscina; forse perché siamo consapevoli che è l’ultimo, forse perché è veramente piacevole stare immersi in tanto splendore, il bagno dura parecchio, ci godiamo più che possiamo ciò che per molto tempo non ci sarà possibile rivivere.
Quando anche Athos si butta in acqua, conoscendo la sua antipatia per il mare, comprendiamo che la situazione deve proprio essere straordinariamente bella ed invitante; se poi consideriamo che è il 22 ottobre, quanto stiamo facendo assume quasi un carattere di gelosa esclusività.
Quando, dopo esserci divertiti in acqua come dei bambini per una buona mezz’ora, ci sediamo intorno alla tavolata che abbiamo apparecchiato al sole, veniamo assaliti da quella che potrebbe definirsi sindrome da ultima cena; sappiamo che sarà l’ultimo pasto che consumeremo tutti insieme in questa vacanza e ce lo vogliamo godere a tutti i costi, fino alla frutta. Quando vengono servite le ennesime ultime fumanti pastasciutte, realizziamo che hanno rappresentato uno dei motivi forse troppo ricorrenti della nostra gita; solo il camper2 ha saputo distinguersi nella preparazione dei pasti; dispone di un vero cuoco, Carlino che stimolato dalle esigenze culinarie tutt’altro che semplici e concilianti del buon Silvano (è molto viziato dal fratello che vuole fortissimamente che la vacanza gli sia di gradimento) prepara una gran varietà di piatti, dalle minestrine, al minestrone, dalle pastasciutte al risotto, dalla polenta trifolata ai saltimbocca, manicaretti squisiti , peraltro sempre offerti in assaggio anche agli altri equipaggi che immancabilmente gradiscono, ringraziano e forse un po’ approfittano.
Ci godiamo l’ultimo pasto al sole caldo del luogo, centelliniamo gli ultimi bicchierini di filu ferru e gli ultimi momenti di vacanza; vorremmo rallentare il tempo, ma inesorabile, viene il momento di togliere le tende.
Mentre qualcuno scatta le ultime foto e Fulvio,come già detto non può usare la telecamera, altri rigovernano frettolosamente per essere pronti al prossimo ultimo trasferimento che in pochi chilometri ci porta alla stazione marittima di Olbia.
Chiediamo ed otteniamo di imbarcarci sul traghetto delle 19 che arriverà a Livorno anziché su quello di cui avevamo prenotazione che sarebbe partito alle 20 e che ci avrebbe sbarcato a Piombino.
Ci imbarchiamo quasi subito e poco dopo, le luci del porto di Olbia sono ormai lontane.
Andiamo nella sala ristorante della nave dove prima di cena, aggiustiamo i conti del viaggio che Nicola ha scrupolosamente tenuto e presentato.
Questa volta i Valenzani cenano sul loro camper, mentre gli altri cenano al ristorante della nave, ma c’è aria di smobilitazione; la serata si conclude con una banale poco eccitante briscola in cinque sul camper di Andrea.
Non controlliamo il livello dell’acqua nel radiatore del camper2 e sperando che la traversata sia tranquilla come quella dell’andata, andiamo a dormire.
Attracchiamo a Livorno alle 7,30. Mentre sbarchiamo ci diamo appuntamento al primo autogrill dove, dopo un caffè ed un cappuccio, ci salutiamo con un po’ di commozione dandoci l’arrivederci alla prossima volta. Il gruppo si scioglie; ogni equipaggio prende la via di casa per proprio conto.
Per tutto il percorso siamo investiti da un diluvio d’acqua che ci riporta bruscamente al clima che dobbiamo aspettarci
dalle nostre parti in questa stagione; ma siamo contenti lo stesso; la vacanza , al contrario di questo tempo, è stata molto serena e fra poco abbracceremo i nostri cari.