Sono all’Aeroporto di Malpensa, ansioso che l’altoparlante annunci il volo: il Boeing AZ 792 delle ore 14.40 purtroppo è in ritardo. Finalmente decolliamo, mi aspetta un viaggio di 12 ore, infatti arriverò a Pechino alle 6.30 del giorno dopo. Per fortuna a bordo il cibo è buono, e non mancano i divertimenti; infatti questo aereo di due piani possiede anche un cinema e una sala Tv. Il viaggio che farà l’aereo sarà molto lungo, infatti sorvoleremo città famose: Berlino, Varsavia, Mosca, dove faremo una breve sosta, nonché l’immensa distesa di ghiaccio della Siberia, fino ad arrivare a Pechino il mattino dopo.

II GIORNO
Dopo una nottata passata non molto bene nell’aereo, arrivo finalmente all’aeroporto di Pechino. Il fuso orario si sente molto, qui ci sono ben 7 ore in più. La temperatura oggi è molto alta , 26° C, il sole è già sorto e non ci sono nuvole in cielo. Una bella giornata per iniziare il mio viaggio.
Dopo essermi sistemato all’hotel e consumato un buon pranzo, mi preparo alla visita della bellissima Città Proibita, molto vicina al mio albergo. Questa città, dove per mezzo millennio non è mai entrato nessuno al di fuori della corte, ospita il Palazzo Imperiale, oggi Museo. In questo maestoso complesso, l’architettura cinese esibisce tutta la sua straordinaria bellezza, nobiltà ed eleganza dei piani, e soprattutto nella disposizione degli edifici, cortili e giardini che costituiscono la residenza del "Figlio Del Cielo".
Proprio qui, dalle parti del Palazzo Imperiale, è ambientata l’opera TURANDOT, scritta da Puccini. L’opera nasce a Pechino "al tempo delle favole", il principe Calaf, per ottenere la mano di Turandot, altezzosa creatura dalla psicologia involuta, vince la gara degli enigmi da lei imposta ai numerosi pretendenti, chi non superava la prova veniva decapitato.Benché vincitore, Calaf sfida Turandot ad indovinare il proprio nome: se lo indovinerà anche lui verrà decapitato, altrimenti lei dovrà accettare di sposarlo. Così Turandot mise alla tortura il tenera Liù, la schiava di Calaf, per conoscere il nome del suo padrone, ma Liù si uccide per non rivelarlo. In questo punto Puccini si fermò. Alfano, seguendo gli appunti dell’autore, aggiunse il matrimonio tra Calaf e Turandot, tra la soddisfazione generale.
Appena entro rimango a bocca aperta, questa città mi appare monumentale, gigantesca, elegantissima e splendida. I suoi edifici ( vedi foto )tutti in legno sono decorati stupendamente, le pagode, i templi e il Palazzo Imperiale sembrano non reali. Mi reco subito a noleggiare dei registratori con guida in italiano. Attraverso questo riesco a capire la storia della Città Imperiale: essa è stata la dimora delle due ultime dinastie imperiali: Ming, che la fondarono, e i Qing, di origine Manciù.
I padiglioni che si visitano oggi sono del XVIII secolo, visto che gli incendi non li hanno mai risparmiati a lungo: infatti bastava una scintilla, una lanterna rotta o un fulmine che facesse bruciare tutta la città. Il Palazzo Imperiale è circondato da un fossato lungo 50m, tuttora pieno d’acqua, dove oggi si va in barca; essa ha anche una cinta muraria alta 13m con quattro mastodontiche torri dalla splendida architettura. Tutti i tetti sono in ceramica giallo-oro (il colore dell’imperatore) eccetto i templi che li hanno verdi (coloro riservato a loro). La città si sviluppa su tre assi parallele che vanno da sud verso nord; le assi laterali ospitavano quartieri abitati dagli eunuchi, concubine, personale di servizio, cucine a laboratori per la manutenzione. Al centro della città visito 3 palazzi: quello dell’Armonia Perfette, dell’Armonia Suprema e dell’Armonia Protetta. Quest’ultimo è un dian alto 35m, tutto in legno e costruito senza chiodi, ma con incastri. Copre un’enorme superficie, ben 3370 mq, è sorretto da 24 colonne e ospita un trono elevato su sette gradini e uno splendido paravento finemente inciso con nove draghi e due elefanti. Il soffitto è elegantissimo e bellissimo, tutto a cassettoni con la cupola centrale decorata con il classico drago imperiale. Sempre dal registratore riesco a capire la motivazione di un pavimento in mattoni così lucido: esso è stato cotto con olio di lino. Qui si celebravano le grandi cerimonie, quali: incoronazioni, nozze e genetliaci imperiali. Nella Sala dell’Armonia Perfetta, di piccole dimensioni, veniva usato dall’imperatore quando, in età molto giovane, veniva istruito sulla vita da affrontare nel futuro. Qui il Figlio del Cielo ispezionava le sementi destinate al raccolto. Finito anche l’Armonia Protetta si può osservare un tappeto di marmo per eccellenza: un monolito di 15.5m di lunghezza e 3m di larghezza, pesante 250 tonnellate e scolpito durante la dinastia dei Ming.
Oltre a questi palazzi esterni ci sono anche quelli interni Occidentali e Orientali che però non sto a descrivere, anche se sono veramente belli. Dopo più di 2 ore di visita mi reco alla vera attrazione della Città Proibita: il suo tesoro.
Purtroppo alcuni pezzi sono stati rubati da Chiang Kaishek, un famoso ladro cinese. Nella I sala si conserva la Corona della Fenice in piume di pavone, malachite e pietre preziose, insieme c’è anche una corona in filo d’oro, entrambe trovate nella tomba di Wanli.
La stanza è grande, piena di oggetti stupendi: 16 campane d’oro fuse nel 1715, scettri, sigilli in oro, posateria, vasellame in oro e argento, piatti e ciotole di giada, agata e cristallo di rocca, insomma di tutto. Un tesoro di inestimabile bellezza e valore. Molto belle, ma pesanti, sono le due vesti imperiali: al prima in maglia d’argento (30 kg), l’altro un abito di corte tessuto in piume multicolori con onde fatte in perle, coralli, giada e lapislazzuli. Nella II sala, più piccola della prima, si sono due enormi sculture in giada rappresentanti un monte sacro buddista e l’oceano della Sapienza, pannelli con paesaggi tradizionali realizzati con piume di pavone e oro. La III sala ospita mobili dell’epoca Ming e Qing. Dopo aver visitato anche il bellissimo parco Behiai con un laghetto dominato dalla Stupa Bianca mi sono recato all’uscita per tornare all’hotel.