• III GIORNO

    La prima notte in albergo è passata molto bene, qui è tutto abbastanza rilassante. Dopo una sazia colazione all’americana mi sono preparato per iniziare il mio viaggio nella città di Pechino. Per arrivare alla P.zza Tienanmen, la mia prima tappa, c’è da percorrere un bel po’ di Pechino. Questa città, nella parte "residenziale" è a dir poco orrenda, soprattutto perché dalle modernissime zone commerciali si passa ai luoghi più poveri. Le case sono in mattoni, e molto piccole, pensate che in una stanza ci vivono perfino 3 famiglie.

    Le strade sono larghe ma sporchissime, i panni vengono lavati su una pietra posta sul marciapiede, i panni sono stesi su dei fili da albero a albero accanto alla strada, non esistono fiori, e le piante sono quasi completamente secche nella maggior parte dell’anno. Per la mancanza delle cucine nelle case, i cinesi mangiano sulla strada in delle bancarelle. Naturalmente scodelle e piatti sono sporchi, cibo che nessuno sa come è preparato. I parrucchieri con una sedia e un tavolino tagliano i capelli sia alle donne che agli uomini.

    Non avendo bagni nelle case i loro bisogni vengono fatti in un secchio in legno, la mattina presto passano dei furgoni a svuotare gli stessi. Comunque neanche nella parte residenziale leggermente più moderna la vita è buona; chi si aspetta la raffinatezza di una capitale si sbaglia. Pechino è di quanto più neutro esista in Cina: muri grigi e interminabili cingono ancora i quartieri residenziali a uno o due piani. Pechino è imponente nella sua popolazione, nelle sue costruzioni, nei palazzi e nei templi, nella sua burocrazia che raggiunge tutta la Cina, ma la vita quotidiana è veramente squallida.

    Dopo aver passato la città di Pechino mi reco alla P.zza Tienanmen. Essa mi appare immensa, infatti non riesco a vedere la sua fine, proprio come l’oceano. Attraverso la mia guida vengo a conoscenza della sua storia: la piazza Tienanmen, o Porta della Pace Celeste, aperta nel 1651, ha visto quadruplicare la sua estensione nel 1958. Oggi si estende su 40 ettari ( 800m in lunghezza, 500m in larghezza) che ne fanno la piazza più ampia al mondo.

    La piazza si apre a nord con immensa e scenografica Porta Tienanmen con il ritratto di Mao: è costruita in mattoni, e regge un doppio tetto in legno, ai suoi piedi scorre un fiumiciattolo. In cima alla porta si posizionano le autorità politiche durante le manifestazioni. A ovest della piazza si accede al parco di Suan Yatsen. Vi si trova l’Altare della Terra e dei Cereali che accoglie terre di cinque diversi colori. Il lato Orientale destro della piazza ospita nel Museo Storico o il Museo della Rivoluzione, entrambi costruiti nel 1959. Oltre ad altre porte e palazzi importanti si può osservare il monumento agli Eroi del Popolo.

    Questo, al centro della piazza, è stato costruito nel 1958 sul luogo dove sorgeva la porta esterna del palazzo Imperiale: è un obelisco di 36 m, in granito di Qingdao, impreziosito da 10 bassorilievi che ricordano episodi rivoluzionari salienti, in ordini cronologico. Dal lato est a sud. Il Mausoleo di Mao interrompe l’immensità della piazza: fu costruito da 700.000 volontari in 10 mesi, con materiali provenienti da tutta la Cina. Mao è morto il 9 novembre 1976, e il Mausoleo fu inaugurato il 9 settembre 1977.

    Ci sono state molte discussioni sul valore della figura di Mao, ma credo che pochi uomini nella storia siano riusciti a coinvolgere un miliardo di persone portandole dalla miseria almeno fino alla decenza, in meno di 30 anni. Nel museo le spoglie di Mao riposano imbalsamate, in un sarcofago di cristallo.

    Finita la visita in piazza di Tienanmen mi reco ad un noleggio biciclette per andare a visitare il tempio del Cielo. Il Tempio, unico al mondo per struttura e significato, è oggi un parco, dove all’ombra di pini e cipressi secolari, giovani e anziani convergono di primo mattino per praticare la ginnastica tradizionale, il Taiyquan, o per fare il picnic. Il complesso fu costruito contemporaneamente alla città Imperiale (1406-1420) e doveva essere il luogo di contatto tra terra e cielo.

    Visto l’immensità del Tempio mi limito a descrivere il significato delle stanza: l’Imperatore si recava al Tempio del Cielo due volte all’anno.

    Nel Tempio della Preghiera per un buon raccolto l’imperatore rendeva omaggio al Cielo per conservarne la fiducia, tutto questo nel primo mese del calendario lunare; al solstizio d’inverno si recava all’Altare Circolare per "conferire col cielo" offrendogli sacrifici e renderlo partecipe degli avvenimenti più importanti, l’imperatore accedeva al tempio dall’ingresso ovest. Sostava nella Volta Celeste Imperiale, cambiava d’abito in una tenda di broccato giallo per procedere verso nord al Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto o verso sud all’Altare Circolare, a seconda della cerimonia in calendario.

    Finita anche la visita del Tempio torno al mio albergo per riposarmi, visto la dura giornata che ho passato.