Diario odepòrico.
"Chi ha viaggiato conosce molte cose,
chi ha molta esperienza parlerà con intelligenza.
Chi non ha avuto delle prove,poco conosce;
chi ha viaggiato ha accresciuto l’accortezza.
Ho visto molte cose nei miei viaggi;
il mio sapere è più che le mie parole."
Siracide 34,9-11
Prefazione.
Cari Lettori.
In quest’epoca di commercio elettronico e di missioni verso Marte, rileggendo le pagine di questo mio diario odepòrico (dal greco hodoiporikòs ‘da viaggio’ ) dopo ben sette anni dal mio ritorno da Israele, ho sentito l’esigenza di metterlo in ordine e di arricchirlo,senza turbare eccessivamente la sua originale genuinità. Potendo vedere la variegata calligrafia adoperata nel diario vi accorgereste delle molteplici condizioni in cui mi sono ritrovato a scrivere: su mezzi pubblici in movimento,navi ondeggianti,in ginocchio,sul letto di un albergo,sotto un albero fuori le mura di Gerusalemme…Ma la scrittura elettronica renderà tutto molto più "pulito" e "compatto".
A volte sono stato minuzioso e sensibile,altre volte frettoloso e troppo stanco per descrivere tutto.
Ed è per questo che lì dove mi accorgerò di essere stato carente,cercherò di apportare le dovute amplificazioni nonostante la memoria dopo sette anni non sia più tanto chiara come nei mesi successivi ad un viaggio.
Il mio viaggio in Israele è solo una tra le migliaia di ipotesi di percorso che si possono effettuare in un paese: ciò che leggerete non vuole essere un consiglio o una serie di pedanti descrizioni su ciò che non vedete.Il vero viaggio è esserci. Spero solo di stimolare la curiosità di tutti Voi nel riscoprire la bellezza e la profonda carica educativa insite nel viaggio stesso.
Ovunque Voi andiate.
A volte sarò distaccato e descrittivo come si dovrebbe essere nel redigere un diario da viaggio "professionalmente" concepito,altre volte parlerò di cose personali e che non credo interesseranno il Lettore. Ho deciso di inserire anche queste parti personali perché non voglio scindere le due componenti principali da cui il viaggio-vita è composto: la parte emotiva e quella freddamente descrittiva.
Non oso pensare che qualcuno di Voi possa usare queste pagine per ispirarsi e fare così un viaggio simile…E’ come se qualcuno cercasse di fare la torta di mia nonna nello stesso suo identico modo: impossibile! Una ricetta o un viaggio sono cose uniche perché vengono personalizzate dal tocco che ognuno di noi da alle scelte. Se metto un po’ più di zucchero nella torta ho già personalizzato la torta;così se durante un viaggio prendo una decisione unica e irripetibile oppure provo un emozione in un preciso momento,ho reso quel viaggio unico e personale.
Questo non è il riassunto di una gita "parrocchiale" in Terra Santa o il resoconto dell’osservazione di un inviato dell’O.N.U sulla crisi arabo-israeliana…E’ l’esperienza di uno studente che ha voglia di uscire di casa per fare qualcosa di unico e che ricorderà per tutta la vita.
Tempo fa,leggendo "Viaggio in Basilicata (1847)" di Edward Lear,ho capito che l’essere prolissi e dispersivi è tipico di chi vuole annoiare e non vuole trasmettere nulla.Mi ha colpito la semplicità di quel diario e l’essenzialità della penna di uno scrittore e pittore sceso in Italia meridionale per sperimentare la sua scrittura e le sua matita di paesaggista e per cogliere "spicchi inediti" di una terra a quell’epoca pochissimo conosciuta. Lungi dal voler emulare tale artista,cercherò di riportare cose viste dai miei occhi e forse note a tutti Voi ed altre cose che mai nessun telegiornale o documentario potrà mai evidenziare.
Michele Nigro Battipaglia 21-04-2001