Capitolo 2°
Israele.
"Non temere,perché io sono con te;
dall’oriente farò venire la tua stirpe,
dall’occidente io ti radunerò.
Dirò al settentrione: restituisci,
e al mezzogiorno: non trattenere;
fai tornare i miei figli da lontano
e le mie figlie dall’estremità della terra…"
Isaia 43,5-6
L’arrivo ad Haifa è stato uno dei momenti più inaspettatamente emozionanti del viaggio.Inaspettato perché tutto avviene in una maniera assolutamente non programmata.Era mattina presto e stavamo appena ricomponendo i corpi e i sacchi a pelo dalla notte.Nell’aria c’era un timido sole che faceva a gara con una foschia aleggiante sulla superficie del mare che rendeva la visione dell’orizzonte un po’ spettrale.Mi sentivo come Dante sulla barca di Caronte…La gente era sul ponte in attesa fremente della visione agognata e proprio mentre mi distraevo un attimo per pensare ad una cosa futile,ecco che qualcuno indicava qualcosa all’orizzonte.Una nave? Una nuvola? Un gabbiano? No…
Alzi lo sguardo ed ecco apparire tra la foschia una lunga striscia di terra non ancora ben definita ma che è la premessa della mèta a cui tutti aspiravamo: Israele.
Da lontano si vedono degli "oggetti" bianchi lungo la striscia di terra e ad una più ravvicinata visione,ci si accorge che non sono nient’altro che i palazzi della città di Haifa:il nostro porto.
Ho sempre associato questa scena al ritorno in patria degli ebrei nel 1948 dopo l’atroce prova dell’Olocausto.Per un ebreo rivedere la propria terra dal ponte di una nave dopo anni,secoli di diaspora,deve essere stata un’esperienza elettrizzante e annunciatrice di una nuova era.Certo che l’entusiasmo iniziale sarebbe stato ridimenzionato se solo gli ebrei del ’48 avessero saputo ciò che li attendeva a causa della questione arabo-israeliana ancora,purtroppo,irrisolta.
Questi pensieri furono interrotti dalla confusione dello sbarco e dall’esigenza burocratica di ottenere il famoso visto.Tra la confusione incontriamo l’amico israeliano Eilon che era venuto a prenderci.Lui già era tornato a casa da tempo per le vacanze estive e vederci lì nella sua terra deve essere stata una sensazione strana.Qualche mese prima stavamo a via Mezzocannone a Napoli gironzolando tra la gente partenopea ed ora eccoci qui sotto il sole mediorientale in una automobile diretti a nord verso l’antica Akko o meglio conosciuta secondo la tradizione cattolica come S.Giovanni d’Acri. Tutto ciò non prima di aver consumato un bel cocomero rosso ad Haifa quale segno di benvenuto e per rinfrescarci la bocca e le idee.
Lungo la strada verso Akko non ci viene risparmiata la visione di un immenso bananeto…La frutta qui certo non manca e poi con il caldo che fa la frutta è proprio ciò che occorre! Arrivati ad Akko ci accorgiamo che la cultura araba è determinante con le sue numerose moschee,ma la presenza di soldati israeliani per le strade ci fa capire che tutto ciò è già territorio israeliano.La cosa straordinaria di questa cittadina è data dall’ottimo stato di conservazione delle mura di cinta e delle fortificazioni risalenti all’epoca crociata.E già,perché S.Giovanni d’Acri è stato uno degli avamposti più importanti per i Crociati durante la Guerra Santa per la liberazione del Santo Sepolcro caduto,insieme a Gerusalemme,in mano agli "infedeli".E fu anche una tappa importante per il viaggio del giovane Marco Polo quando decise di allontanarsi da Venezia con il padre verso il Catai.Ecco cosa trovo scritto su Akko in una guida:
sotto la denominazione di San Giovanni d'Acri, dal 1229 al 1291, quando fu occupata dai mamelucchi egiziani, Akko fu l'ultima roccaforte cristiana in Terra Santa. Conquistata da Baldovino I nel corso della prima crociata, entrò a far parte del Regno latino di Gerusalemme; nel 1190 vi fu fondato l'ordine dei cavalieri teutonici e fu anche sede dei templari e dei cavalieri di San Giovanni, poi cavalieri di Malta.
Visitiamo il mercato di Akko e immediatamente i colori di certi tessuti e soprattutto gli odori tipici delle spezie ci assalgono.Polveri arancioni piccanti,radici essiccate con cui preparare bevande locali…E’ un immenso universo di sapori e di usanze: nel suo negozietto ricolmo di spezie un arabo dosa con la bilancina polveri strane e radici contorte sul cui uso non indagai per mancanza di tempo.Camminando nel mercato il tempo passa e la fame aumenta:così decidiamo di fermarci in un locale dove non c’è l’imbarazzo della scelta e non ci sono menù portati da camerieri sofisticati:si mangia solo ed esclusivamente pita e hummus. Cos’è l’hummus? E’ una specie di purè di ceci molto cara agli ebrei che viene servita con un filo d’olio e immergere pezzi di pita in essa e mangiare,credetemi,è una vera goduria.Appena entrati il padrone si lancia in un saluto che è quasi danza di benvenuto,ma la nostra attenzione viene catturata da una cosa che in quel posto non avremmo mai pensato di trovare:una foto di Baggio !!! Scoprimmo che il figlio del padrone studiava giurisprudenza in Italia e che quella foto era retaggio della cultura sportiva italiana acquisita dal figlio.Ci sentimmo improvvisamente meno stranieri e più "in famiglia".
Risalendo sù per la costa a nord di Akko ci dirigemmo verso uno dei posti che maggiormente ricorderò di questo viaggio: Rosh Hanikra. Questa località rappresenta il confine libano-israeliano sulla costa e infatti Eilon ci ha portati vicino al cancello dove avvengono i controlli doganali e affianco a questo cancello c’è un muro su cui sono scolpite due frecce: una con dentro scritto "Gerusalemme 205 Km" e nell’altra,in direzione opposta,c’è scritto "Beirut 120 Km".E’ il muro delle distanze dal confine delle rispettive capitali. Immancabile,in un simile ambiente,il passaggio delle camionette militari israeliane che tristemente appaiono spesso nelle nostre televisioni quando ci informano di qualche scontro arabo-israeliano per i territori occupati.
Da Rosh Hanikra ci siamo spostati nell’entroterra,sempre lungo la linea di confine con il Libano,verso una zona più a nord e precisamente abbiamo raggiunto la località chiamata Metulla.Il confine è caratterizzato da una interminabile rete con filo spinato e una serie di torrette da avvistamento dove centinaia di soldati e soldatesse israeliani svolgono il loro lungo servizio militare (3 anni per gli uomini e 2 anni per le donne).Eilon con la sua macchina ci ha portati a fare un giro lungo sul confine e fermandoci nei luoghi pattugliati abbiamo anche fotografato alcune postazioni e alcuni soldati che non sono abituati a vedere turisti in quella zona che li fotografa come se fossero dei monumenti.Tutto ciò è stato possibile perché Eilon è già stato soldato e quindi conosce bene i suoi ex colleghi militari.La cosa più straordinaria del giro lungo il confine libano-israeliano è stata comunque la visione dei lupi.Avete capito bene: ci sono lupi in gran quantità in questa zona e si organizzano anche in bande numerose.Restando per un poco in silenzio su di una altura,ci è stato possibile ascoltare addirittura gli ululati di caccia emessi dal branco mentre corrono nei boschi.La ricchezza faunistica di questo posto è impressionante: mentre andiamo via in auto,abbiamo anche la fortuna di illuminare con i fari un paio di esemplari dietro alcuni cespugli.Ci raccontano i soldati che durante i periodi di accoppiamento,alcuni di questi lupi,i più audaci,cercano di raggiungere "l’amata" o "l’amato" scavando sotto le reti del confine e poiché queste reti sono collegate con un sistema d’allarme,non poche volte è capitato che pattuglie israeliane si siano precipitate sui confini pensando ad un attacco di terroristi libanesi e invece si sono trovati alle prese con lupi innamorati incastrati sotto la rete.La sera è scesa e arriviamo in una postazione militare dove ci sono due ragazze soldatesse che hanno il compito di controllare e difendere un complicato apparato di comunicazione telefonica dei kibbutz della zona.Non sembrano soldatesse: hanno sempre dietro i fucili mitragliatori,ma l’abbigliamento è del tipo casual,direi quasi "spiaggistico".Socializziamo e poi (cosa da non credere in questa zona di razzi katiuscia e di terroristi della jihad islamica) siamo andati in una vicina discoteca ricavata in un prefabbricato di legno."Abbiamo chiuso la postazione" e come se nulla fosse ci siamo lanciati in balli sfrenati in compagnia delle nostre "ragazzuole" armate!!! C’erano soldati in divisa che ballavano ed altri armati di fucile mitragliatore che passavano nella pedana come se fosse una festa di paese dove si va a sparare ai palloncini per vincere gli orsacchiotti! Una birretta al chiaro di luna con un panorama sulla vallata illuminata solo da luci lontane di paesini libanesi e poi siamo ritornati nella postazione dove abbiamo dormito tutti insieme: poiché c’erano solo le brandine militari delle soldatesse,noi da veri gentlemen europei ci siamo stoicamente accomodati per terra (tanto per cambiare : anche sulla nave stavamo per terra).Il sonno ci ha presi subito: la giornata non è stata tra le più comuni della nostra vita.Prima di addormentarci scambiamo qualche battuta con le ragazze su come abbiamo invaso la loro "dimora" militare e non posso fare a meno di pensare alle differenze con le nostre ragazze in Italia: qui girano con i fucili ed in Italia con la borsetta. Il mondo è proprio vario.
Buona notte.
Stammattina alzandoci abbiamo potuto apprezzare meglio (senza la nebbiolina di ieri sera) il Libano che è lì a due passi…Ancora mezzo addormentati,Eilon ci ha portati fuori a vedere i confini e già c’era un gruppo di turisti inglesi a cui veniva spiegato il meccanismo di difesa lungo il confine.Non posso non ritornare sulle considerazioni fatte ieri sulle ragazze israeliane: così giovani e già hanno tali responsabilità sulle spalle.La difesa del paese: penso a noi giovani italiani il cui unico scopo dai 18 anni in su è quello di trovare un modo per evitare il servizio militare e tutto ciò che riguarda la faticosa difesa della patria.E’ vero anche che in Italia non abbiamo i problemi territoriali che hanno qui ed è vero anche che non sto esaltando il valore delle armi.Ma i giovani israeliani vengono presto svezzati e responsabilizzati sotto certi aspetti.Forse molti di loro vorrebbero fare una comoda vita all’italiana,ma sento di ammirarli.
Ciliegina sulla torta,le ragazze (poiché hanno capito che da noi in Italia non è tanto facile imbracciare un fucile) ci concedono i loro M30 senza caricatore per delle foto "turistiche".E in più ci danno anche elmetti e giubbetto antiproiettili.Che figata! Queste sì che sono foto: immagina però se qualche libanese si è svegliato male e mi prende di mira con un fucile ad alta precisione scambiandomi per un soldato israeliano.Addio vacanze!
Facciamo delle foto anche insieme alle nostre giovani ospiti: solo che noi vestiti così sembriamo dei soldati e loro delle villeggianti.E invece la situazione è praticamente l’opposta.Certe volte le apparenze!!!
Dopo aver salutato le ragazze siamo scesi con la macchina a sud per comprare il pranzo e per raggiungere una stazione di kayak.Qui dopo aver affittato due kayak, per l’appunto,abbiamo ridisceso un affluente del fiume Giordano che nasce dal Libano e si immette nel Giordano più a sud.
E’ rilassante e piacevole farsi trasportare dall’acqua calma di un fiumiciattolo…Alla stazione dei kayak c’era un cartello scritto in ebraico in cui ironicamente si ringraziava un razzo katiuscia libanese che qualche mese prima aveva distrutto un bel po’di kayak con un danno che si aggirava intorno ai 100.000 shekel.Affianco al cartello,la carcassa del razzo esploso.Questi ebrei: riescono ad ironizzare su una cosa così drammatica!
Messi da parte i nostri insoliti mezzi di navigazione,ci dirigiamo ancora verso sud,molto vicino a Nazareth e precisamente a Qiryat Tiv’on dove conosciamo i genitori di Eilon e suo fratello Ziv.Dopo aver cenato tutti insieme e dopo che la madre del nostro ospite ci ha messo a disposizione la lavatrice per un doveroso bucato dei nostri panni sporchi,ci rilassiamo sul divano di casa per un pietoso colloquio in inglese con il padre di Eilon.Per fortuna ci salva un’uscita, in un pub della zona, con gli amici e le amiche di Eilon.
Appena svegli abbiamo chiamato a casa di Yusuf per dirgli che stasera saremmo andati da lui.All’inizio era imbarazzato,indeciso,sorpreso,emozionato…Sapeva che avevamo intenzione di venire in Israele,ma lo abbiamo preso comunque alla sprovvista perché non sapeva quando saremmo arrivati.
La giornata si è svolta con un primo giro insieme ad Eilon a Daliyat el-Karmil,una località vicino Qiryat-Tiv’on.
La cultura cattolica conosce questo posto meglio per la sua vicinanza al Monte Carmelo ricordato per il profeta Elia.Infatti non tarda ad apparire,tra la macchia verdeggiante del monte,una statua con tanto di piedistallo del profeta Elia.Sul piedistallo un’incisione che tuona così: "Surrexit Elias propheta quasi ignis et verbum ipsius quasi facula ardebat".Pur avendo frequentato il liceo,il mio latino è molto arrugginito;eppure ad occhio e croce questa scritta dovrebbe suonare così: "Insorse il profeta Elia come se fosse fuoco e le sue stesse parole ardevano come fiaccole" Comunque nella statua Elia è molto nervoso…Quindi presumo che la traduzione possa essere azzeccata!!!
Dopo aver girato un po’ nel mercato druso di Daliyat,Eilon ci porta presso un piccolo accampamento beduino dove una donna seduta per terra sotto una tenda lavora vicino ad un fuoco.Il fuoco si trova tra grosse pietre poste in cerchio e sulle stesse è appoggiato un grosso tegame circolare la cui convessità è rivolta verso l’alto (e non verso il fuoco come normalmnete avviene).Capisco il perché dopo qualche minuto.Intanto la donna,vestita di nero con un delicato velo bianco sul capo che finiva intorno al collo e che le lasciava libera la faccia,essendo seduta in terra,aveva tra le gambe un piccolo tavolino a piedi corti su cui stendeva aiutandosi con della farina,un alimento abbastanza noto ai miei occhi: la pita.Dopo di chè presa la pita la mette a cuocere sul tegame a cupola ormai ben riscaldato.Mentre la pita diventa dorata,la donna fa entrare in scena l’arma segreta della nostra sosta culinaria: il labbne o labane. Si tratta di formaggio di capra fermentato.Una via di mezzo tra un formaggio e uno yoghurt,per essere precisi.Niente paura:la fermentazione abbassa talmente il ph del formaggio (cioè aumenta la sua acidità) che qualsiasi forma di vita batterica non potrebbe sopravvivere.E poi sono secoli che il labane esiste.Mi fido della tradizione sperimentata nei secoli!!! La donna con mano saggia dosa una quota di labane sulla pita calda,stacca la pita dal tegame e la chiude –come si dice a Napoli per le pizze- "a panino". Un primo morso esplorativo ma fiducioso e poi la scoperta lascia spazio alla goduria della bocca. Buono!!! Lasciamo la donna sotto la sua tenda al sole dopo averle dato alcuni shekel e ci avviamo verso casa di Eilon. L’aperitivo "da deserto" lo abbiamo preso e ora ci aspetta il pranzo.
Infatti a casa di Eilon c’è la famiglia al completo e tra questi il fratello militare in licenza che si presta per delle "pose belliche" con il suo fucile-mitragliatore e noi prontamente lo immortaliamo con le macchine fotografiche.E la moglie di Ziv,il fratello maggiore di Eilon,che fa degli apprezzamenti sul mio pantalone e sulla mia camicia pensando che sia un ottimo esempio di moda italiana: in realtà ho sempre detestato quel completo.
Quattro risate per delle battute scambiate tra di loro in veloce lingua ebraica e che non conosceremo mai,e poi via verso Nazareth.Ci accompagnano Eilon,Ziv e la moglie.Anche se non lo hanno mai detto per delicatezza,penso che agli occhi di Eilon e della sua famiglia dobbiamo sembrare degli ingenui turisti sprovveduti per il fatto che ci spostiamo da una casa israeliana ad una casa araba come se nulla fosse.Gli sguardi ironici ce lo fanno capire…O forse pensano che dovremmo conoscere prima meglio gli arabi per poi andare nelle loro case.Non ci sarà mai una vera integrazione psicologica tra questi due popoli.Comunque sia,arriviamo a Jaffia di Nazareth e sulla strada ci attendono Yusuf e suo fratello Francesco.
Yusuf,giusto per la cronaca,è un altro collega universitario che frequenta come me Medicina Veterinaria a Napoli e come Eilon sta vivendo l’esperienza di essere studente straniero in Italia.Facciamo un giro per Jaffia e già notiamo immediatamente la differenza tra i due mondi:quello che abbiamo lasciato (il mondo ebreo) e quello che ci attende (il mondo arabo).Il primo è un mondo più ricco,moderno,sofisticato,isolato,con più responsabilità e con un codice ben preciso da rispettare;il secondo è un mondo più semplice,popolare,calpestato dall’indifferenza o forse dalla diffidenza di uno Stato (quello israeliano).Già a Jaffia si sente la mancanza di un governo che gestisca in modo positivo la vita anche degli arabi.Una cosa che ho imparato subito e che non conoscevo bene,è la differenza che c’è tra le diverse "tribù" di Palestinesi presenti in Israele.Noi tutti pensiamo,sbagliandoci,che quando si parla di Palestinesi e di arabi,si debba per forza pensare a loro come musulmani.Niente di più errato:Yusuf e la sua famiglia sono cristiani,cattolici.Sono maroniti:ovvero cattolici di rito orientale in lingua aramaica.La famiglia di Yusuf è molto allegra,gioiosa,piena di vita e di voglia di lavorare e quindi non mi si venga a dire che sono gli arabi a non voler lavorare per uno stato migliore.Tra i Palestinesi ci sono anche i cosiddetti "fondamentalisti islamici" che odiano gli ebrei e tengono viva la fiamma dell’Intifada (o guerra delle pietre): quando Israele reagisce vengono coinvolti anche quei Palestinesi che come Yusuf non hanno mai lanciato neanche un granello di sabbia contro gli ebrei.In casa di Yusuf sono tutti diplomati o laureati;o comunque impegnati nella costruzione di uno stato migliore che non sempre li aiuta.
Il discorso è infinito.
Yusuf ci fa subito notare che esistono due Nazareth:una è quella in cui stiamo noi,un po’ diroccata e un’altra è Nazareth ‘Illit :una sorta di "Vomero nazareno" in cui abitano gli ebrei facoltosi e i dirigenti e qualche arabo fortunato o titolato che collabora con gli israeliani.Facciamo un giro tra le chiese cattoliche di Jaffia e mentre Yusuf scherza dinnanzi al portone di una chiesa imitando un improbabile "apriti Sesamo!" ,ecco giungere (non ci posso credere:pure qui!) un manipolo di "girl scout"con tanto di divisa e foulard di gruppo.Si tratta degli "Scout cattolici di Nazareth".Io subito gioco le carte del mio passato di scout italiano e loro non ci pensano due volte a regalarmi il loro foulard di gruppo.Scambi internazionali!!! Ritornando verso casa,Yusuf bussa alla porta di una casa da cui esce un vecchietto che mi ha dato subito l’impressione di un ipotetico Edoardo De Filippo versione araba,con il pigiama a righe e la papalina sul capo.Cortesemente ci spiega ,in arabo con traduzione simultanea di Yusuf,l’importanza di alcuni ruderi che avevamo visto poco prima e risalenti all’epoca della dominazione romana in Galilea.
Dopo una ricca cena a base di pizza araba,formaggio di capra,cetrioli,pomodori,peperoni piccanti,ci concediamo una cantata all’aperto con la chiatarra di Yusuf suonata dalle magiche mani di suo fratello Nicola che fa il farmacista a Jaffia e che suona da Dio.Se fosse stato musulmano: da Hallah.
Buona notte!
Durante la prima notte a Nazareth ho avuto due esperienze.La prima non è stata nuova: mi hanno visitato le "zanzare palestinesi"…Niente di diverso da quelle italiane: rompono anche queste!
Un’altra cosa,invece,molto nuova per me è stato il fatto di essere svegliato in piena notte dalla voce del muezzin che in arabo significa "colui che invita alla preghiera".Dal vicino minareto di qualche moschea il muezzin,con canto rituale e nelle ore prescritte,gorgheggia con l’ausilio di un microfono l’invito religioso (secoli fa era tutto affidato alla sola voce e niente più).Non posso nascondere l’emozione che ho provato nel sentire il primo muezzin della mia vita in piena notte.Non ero stato nemmeno preparato da Yusuf e così è stata tutta una sorpresa.A Battipaglia avevo sentito tutt’al più le campane della parrocchia a prima mattina o le campane che annunciano la Resurrezione la notte prima di Pasqua…Ma sapere che c’è un addetto che invita alla preghiera nel cuore della notte è una cosa molto esotica e che fa riflettere sulla diversità dei riti nel mondo e sulla bellezza delle culture.La mattina chiesi spiegazioni a Yusuf che pur essendo maronita sa benissimo cosa dice il muezzin.Egli mi spiega che il muezzin dice sostanzialmente: "…alzati,non è più tempo di dormire!Alzati e prega Hallah."
Eccoci dunque svegli,dopo molte ore da quando il muezzin aveva ordinato lo stesso agli osservanti musulmani,per andare a messa qui a Jaffia di Nazareth.La celebrazione si è svolta in una chiesa con rito bizantino e in lingua araba (non ci capisco più niente:c’è una tale mescolanza di lingue e culture che la messa sta diventando sempre più come un "melting pot religioso").Si cerca di seguire ad istinto i vari punti della messa che praticamente sono gli stessi di quella italiana.Ma non chiedetemi quale parte del Vangelo è stata letta! Dopo la messa ho assistito ad una dimostrazione emotiva della popolazione araba di Jaffia come non mi era mai capitato nemmeno in Italia. In sacrestia c’è stata una sorta di consiglio pastorale con gli anziani della comunità religiosa ed un sacerdote e si è discusso di una questione gravissima: il parroco,un italiano di origine veneta,non tornerà forse mai più nella comunità di Jaffia per motivi ancora oscuri e la gente piange…Ho visto piangere gli anziani ed i giovani;gli uomini adulti e le donne…Molto probabilmente,in base a ciò che mi ha detto anche Yusuf,il parroco ormai anziano e stanco era andato semplicemente "in pensione" e non volendo affrontare il coinvolgimento emotivo della popolazione avrà pensato di uscirsene alla "chitichella".Uscendo dalla chiesa siamo andati in una casa di parenti di Yusuf ad un pranzo settimanale di un matrimonio arabo.Sul matrimonio arabo ci ritornerò perché è un rito talmente articolato e lungo che ci vuole una spiegazione a parte.
Nel pomeriggio, dopo un riposino, abbiamo incontrato padre Oliva,il fratello del parroco "fuggitivo" di cui parlavo prima.Padre Oliva è di Treviso ed è un buon amico di famiglia a casa di Yusuf. Trovandoci anche noi in mezzo alla sua visita,abbiamo cominciato un discorso lungo sugli Ebrei.
Padre Oliva dice: "…gli Ebrei sono poco chiacchieroni e vanno subito al punto,quindi si dimostrano intelligenti come governatori di uno stato,ma non si integreranno mai con gli arabi perché sanno che nel giorno in cui dovesse avvenire una totale integrazione,essi scomparirebbero…! Gli Ebrei utilizzano la religione per divenire il popolo dominatore del medioriente e forse stanno assumendo,per certi aspetti, lo stesso atteggiamento dei nazisti! Gli arabi danno più colore e vita allo stato ebraico anche se gli estremisti di entrambe le parti non sono visti di buon occhio da nessuno"…
Uno dei fratelli più grandi di Yusuf (da quel che ho capito sono in 10 tra fratelli e sorelle: i genitori sono morti da anni) che ha perso da otto anni la moglie,ci ha raccontato storie inedite popolari e con un pizzico di quell’empirismo tipico di chi non ha studiato ma ha imparato molto ascoltando,si è entusiasmato parlando di ravanelli che uccidono vedove nere;bambini salvati dalle "foglie" di more;aglio sui denti per calmare il dolore e altri rimedi antichi della tradizione araba (che poi assomigliano molto a quelli dei vecchietti italiani: il Mediterraneo come culla unica della tradizione) e storie fantastiche che sembrano riprendere il filone de "Le mille e una notte".
E mentre l’imbrunire s’impossessa di Jaffia di Nazareth ci prepariamo per questo matrimonio arabo.Come dicevo qualche rigo fa,ilmatrimonio arabo è qualcosa di veramente complicato.Comincia 7 giorni prima : nel senso che il "parentume" va a casa dello sposo o della sposa ( a seconda del grado di parentela che si ha con l’uno o con l’altra) e ogni giorno per sette giorni all’ora di pranzo si siede a tavola e consuma un pasto a base di riso arabo e altre stuzzicherie…Quindi appare evidente che due stranieri che si siedono a tavola per mangiare non fanno scalpore: approfittiamo della cosa e dopo le presentazioni di Yusuf (che è il "vero" parente della sposa) ci tuffiamo nel riso arabo che è una squisitezza con tutte le mandorle e le spezie che lo rendono unico.Essendo Domenica,si capisce che il tutto è cominciato Lunedì scorso e che solo oggi si celebrerà la vera cerimonia in chiesa.Stasera poi ci sarà il vero ricevimento e la festa in ristorante.Anche se la modernità e la vicinanza con la religione cattolica hanno un po’ ammorbidito alcuni estremismi ritualistici,è evidente che sono sempre degli arabi.Nel senso che seguono comunque un tempo e una sequenza di riti che appartiene alla tradizione araba…Non posso assolutamente trattenermi dall’evidenziare le sorprendenti e sotto certi aspetti quasi scontate analogie esistenti con la nostra tradizione italiana soprattutto meridionale.Da noi non si usa la pre- festa di 7 giorni,ma la casa soprattutto della sposa è un fermento di parenti molto tempo prima anche in Italia.Il matrimonio visto come evento non solo della coppia ma anche della famiglia intera e se vogliamo del paese,è una cosa che accade esattamente anche nei paesi della mia Basilicata…Non c’è niente da fare: siamo arabi !!!
La famiglia di Yusuf è numerosa come ricordavo anche prima: c’è Nicola che è il genio (anche se non sta in una lampada!) della famiglia perché è laureato in farmacia,suona mille strumenti e impara le lingue come se fossero poesiole delle scuole elementari…Poi c’è un altro fratello che è professore di cultura islamica ed insegna in una scuola speciale a Nazareth…E le sorelle: anche loro sono molto brave,attive e amorose.Una di loro è infermiera caposala in un ospedale inglese .La più grande delle sorelle,invece,si è votata alla cura della famiglia e ha scelto di sostituire la mamma morta.La condizione della donna araba in queste zone "moderate" è sorprendente: non parliamo più di chador o di altre costrizioni che ancora resistono in paesi come l’Iran. La donna,almeno nella comunità maronita,è valorizzata e assume un ruolo importante.Molte di loro sono laureate e occupano posti di responsabilità nella comunità araba in Israele.Sono moderne anche nelle acconciature dei capelli e nel modo di vestirsi.Si nota sempre e comunque che la donna quando prende marito deve quasi annullarsi nell’essere madre e sposa.La donna araba è nella maggioranza dei casi molto bella e i lineamenti del volto richiamano alla mente quelli di certe principesse descritte nelle favole.Capelli scuri,scuri,scuri; labbra carnose e denti bianchi; naso non propriamente alla francese e occhi grandi,grandi,grandi…Se ad alcune di loro mettessi un velo sul volto,ne uscirebbe una principessa Shahrazad dei nostri giorni.
La serata,dunque,è terminata in bellezza con la festa di matrimonio al ristorante.Il cibo era meraviglioso e tutto a base di piatti che in Italia verrebbero considerati "contorni".La tavola,in breve tempo,si è ricoperta di piatti,piattelli,piattini e scodelline in cui erano contenuti i vari intingoli da gustare.Niente di pesante: solo stuzzicherie che nell’insieme saziavano.In Italia se non mangi almeno 3 primi e 2 secondi ad un matrimonio,non sono soddisfatti. Tradizioni!
La musica ,poi,è stata speciale: mi è sembrato di essere ad un matrimonio paesano delle campagne italiane dove la gente aspetta queste occasioni per divertirsi e per sudare danzando e agitandosi.Sono raduni che coinvolgono anche quei parenti che vivono e lavorano lontano: c’era un cugino di Yusuf ,chirurgo che vive negli Stati Uniti, completamente "rientrato" nella sua origine e alla ricerca di segnali familiari da portare con sé.C’era un’orchestrina di suonatori tradizionali arabi che suonava e cantava quelle classiche canzoni arabe molto apprezzate dal popolo e che mi ha dato l’occasione di gustare ancora una volta la bellezza di certi strumenti che sono anche opere d’arte dell’artigianato.Mi sto riferendo all’ ud : originario del Medio Oriente,è l’antenato del moderno liuto e appartiene alla classe dei cordofoni.Ha doppie corde e si suona con un plettro.L’ud è lo strumento principale della musica classica araba e giusto per capirci assomiglia un pochino nella forma al nostro mandolino.Ma ci sono anche tanti altri strumenti comuni quali chitarre,percussioni,tastiere…Nell’insieme la musica che esce da questi strumenti è coinvolgente e possiede un ritmo preciso e tribale. L’armonia della musica araba unita alla voce ondulante dei cantanti crea un ambiente seducente.E’ una musica ricca di "ghirigori" e spesso non si capisce quale sia (se ce n’è uno) il limite tra un verso e l’altro o tra un ipotetico ritornello e le strofe…Si percepisce solo chiaramente il ritmo che coinvolge i sensi del corpo come se ci si predisponesse ad una sorta di "trance" sociale dove non tutti sono invitati a partecipare. Infatti,se c’è stato un momento in cui non mi sono sentito "accettato" è stato proprio durante uno di questi balli di gruppo in cui "la famiglia" si stringe in cerchio e danza saltando fino a raggiungere uno stato di stanchezza e di trance.Cercare di comunicare con qualcuno di loro nel momento successivo alla danza,significa non ricevere nessuna risposta o addirittura una risposta che può apparire scortese.Non è solo un ballo: è una "formula magica" con cui un popolo si difende dai nemici della storia,dagli "infedeli",da tutto ciò che non è arabo.Mi sono sentito molto "out" in quel momento: la gentilezza non è mai mancata,ma non si può fare e capire tutto ciò che è arabo se arabo non sei!!! Il clan familiare per gli arabi è una cosa veramente sacra e anche se da quel clan riceverai sempre cortesia,con la stessa cortesia ti faranno capire che non sei del clan.C’è molto orgoglio nella gente araba nel vivere le loro tradizioni.E’ un orgoglio che,in alcuni momenti,non ti permette di penetrare una sorta di "scorza" di autodifesa dei valori tradizionali.Comunque vince di gran lunga l’ospitalità,l’apertura e la disponibilità a spiegare le cose che non capisci.Gli arabi sono contenti quando chiedi spiegazioni…E guai se non balli o non mangi! Sono felici se ti vedono partecipare ed interessato alle loro cose.
Per ciò che riguarda il ballo ho sperimentato su me stesso una cosa molto importante.Innanzitutto bisogna dire che il ballo arabo non è come quello occidentale in cui la coppia si tocca con le braccia, con le gambe e con tutto il corpo.Non c’è contatto nella danza araba! L’uomo e la donna stanno sì ognuno dinnanzi all’altro,ma non si toccano.Bisogna avere le braccia aperte e muoverle "intorno" alla persona e non stringendo la persona. Mentre si fa tutto ciò,nessuno dei due deve togliere lo sguardo dagli occhi dell’altro.E’ un toccarsi con gli occhi. Devo dire che il "contatto occidentale" è più appagante perché ti da subito "un ‘idea" della persona che tieni abbracciata.Ne senti le fattezze e puoi percepire le sensazioni che solo il contatto con la carne può dare.Gli arabi,invece,fanno leva sulla sensualità degli sguardi e sul rispetto della donna.L’uomo che non tocca in pubblico la propria donna è un uomo che esprime il suo valore dopo…Non so se mi sono spiegato!Il ballo carica la coppia,l’elettrizza,la predispone per notti infuocate…Io invece,pensando di stare in discoteca,non stavo dinnanzi alla donzella e non la fissavo,ma giravo su me stesso come un dannato come avviene nelle discoteche da noi. Il mio "comportamento danzante" ha creato una certa ilarità tra i presenti i quali hanno capito subito chi fossero gli stranieri venuti a casa di Yusuf : gli unici che ballavano come degli occidentali. La mia "insicurezza ballerina" era amplificata anche dal fatto che ogni tanto Yusuf si avvicinava e mi sfotteva dicendo "se la guardi troppo,dovrai sposarla!" Panico !!! Al chè gli ho domandato "…e se uno si rifiuta!" Ed egli scherzando "…ti tagliano la gola!" Non so perché ma qualcosa mi dice che qualche decennio fa non avrebbero scherzato.
Spesso le canzoni arabe sono precedute da introduzioni lunghissime sostenute dalla voce del cantante che viene apprezzato dai "fans" proprio dalla sua capacità nel sostenere questa introduzione.Una sera ,a Bethlehem,alla televisione dell’albergo trasmettevano su Tele Baghdad una sorta di "Sanremo arabo" e tutti i cantanti erano dei "maratoneti" dell’introduzione.Dove prendevano il fiato? Boh! Per non parlare della lunghezza delle canzoni stesse: alcune sembrano non finire mai.
Ritornando al matrimonio,non posso non ricordare la danza delle candele eseguita dalla sposa.Le mamme di lui e di lei si avvicinano ognuna con una candela accesa e la sposa armandosi di queste comincia una danza soave e lenta al ritmo della musica e passa tra gli invitati che applaudono contenti.Non ho indagato sul significato di questa danza,ma penso che sia propiziatoria per la prima notte o per la nuova vita matrimoniale in generale.Comunque la sposa è molto carina e sensuale: con questa danza acquista ulteriori punti. La serata termina con una cosa estenuante: il saluto dei festeggiati.Quando dico festeggiati voi pensate alla sposa e allo sposo? Sbagliato…Tutte e due le rispettive famiglie…E non solo i genitori. Insomma,una lunghissima fila di parenti parallela a quella altrettanto lunghissima dei festeggiati: TUTTI DA BACIARE! Avrei evitato andando a baciare solo la sposa ed una pacca sulla spalla allo sposo…E invece no! Si deve fare: penso al taglio della gola di cui sopra e obbedisco senza fiatare! I festeggiati sono sudati e da gettare via,ma sono felici e sorridenti come presidenti mentre s’insediano nei palazzi del governo.Meno male che non siamo in Russia : li avrei dovuti baciare tutti in bocca.
Gioia,allegria,calore,voglia di sfrenarsi…Yusuf è una pezza bagnata di sudore ma è felice: in alcuni momenti mi è sembrato un pazzo incontrollato nei suoi balli familiari.
E chi me lo doveva dire che avrei partecipato ad un matrimonio arabo a Jaffia di Nazareth ?
Finalmente siamo andati a Nazareth: abbiamo girato nella parte vecchia e abbiamo fatto tappa nella casa di S.Giuseppe dove molti sono i riferimenti alla sacra famiglia.Ci sono statuette della Madonna e di S.Giuseppe con Gesù giovincello racchiuse in nicchie e vari quadri raffiguranti alcune scene di vita familiare come la prima esperienza di Gesù nella bottega del padre falegname alle prese con squadre e arnesi del mestiere.Ci siamo fermati anche dinnanzi alla sinagoga in cui,secondo la tradizione,sarebbe avvenuto il primo discorso di Gesù e dove è stato "iniziato" alla vita religiosa in pubblico con la lettura della legge.Da quel che ho capito la lettura della Torah in pubblico per un giovane ebreo (e quindi anche per Gesù che era ebreo) corrisponde un po’ alla "prima comunione" dei giovani cristiani. Per essere precisi si tratta del Bar Mitzvah: cerimonia che ha luogo quando i ragazzi maschi compiono il loro tredicesimo anno di età. Viene consegnato loro il grande Sefer Torah in legno dipinto che custodisce il libro della legge.E’ curioso vedere i giovani ebrei vestiti di tutto punto con il loro abito tradizionale mentre portano in braccio questo enorme cilindro di legno. Non priva di fascino è stata la visita al caratteristico suk (cioè il mercato in lingua araba) ricco di tante cose in vendita: vestiti variopinti,animali vivi in attesa di essere venduti e macellati,frutta di ogni tipo,bazar,aromi nell’aria,grida di muezzin,turisti,rabbini con lunghe barbe e cappelli cilindrici neri,arabi con i vestiti tradizionali completi di kefiyeh e moschee silenziose dove si trovano sempre dei vecchi musulmani distesi in preghiera e che con un delicato gesto della mano ornata dal "rosario arabo",ci fanno capire che le nostre videocamere non sono gradite.Le moschee sono ricavate un po’ dovunque,anche se hanno quasi tutte le stesse caratteristiche: qui a Nazareth vi sono grandi stanze a pian terreno sui cui pavimenti sono adagiati grossi tappeti di diversa colorazione.Alcuni tappeti sono "economici" e le tinte non richiamano nessun tipo di classicità. Altri,invece,sono proprio belli e anche preziosi… Su questi tappeti vi sono alcuni uomini seduti all’indiana che parlano di fatti loro;altri fedeli sono impegnati in preghiera e stanno lì inginocchiati e fanno su e giù con il corpo mentre recitano,presumo,versetti del Corano.A volte per televisione si vedono migliaia di fedeli che pregano all’unisono e onde di persone che si alzano e si abbassano contemporaneamente seguendo le indicazioni dell’ "anziano". All’esterno si vede l’immancabile minareto e l’ingresso con una scritta coranica che non saprò mai cosa dice. Certamente ci sono moschee a livello internazionale che per la loro ricchezza e grandezza fanno rabbrividire queste "moscheucole" di provincia.E’ un po’ come per noi il paragone tra San Pietro a Roma e la chiesetta di campagna con 5 posti a sedere…Detto tra noi: preferisco la seconda!
Non posso non soffermarmi sull’importanza del rabbino nella delicata fase della macellazione degli animali. Da noi in Europa basta che l’animale sia accompagnato dai certificati sanitari firmati dai veterinari e che siano rispettate le regole ante-mortem,affinchè l’animale passi a "miglior vita" e divenga carne da gustare.Qui invece la cosa è un po’ complicata: ci sono implicazioni religiose nella macellazione e non viene abbattuto nessun capo se prima non interviene il rabbino che con le sue preghiere e la sua supervisione convalida la corretta pratica della macellazione.Secondo la tradizione ebraica il coltello del macellatore non deve toccare le vertebre del collo nel momento della iugulazione altrimenti la carne viene considerata impura.Per non parlare dei musulmani che devono orientare l’animale da abbattere verso la Mecca.Comunque la ritualità è molto più complessa di come l’ho riassunta io e ci sono molte analogie tra la tradizione ebraica e quella musulmana per ciò che riguarda la macellazione.
Oggi in televisione,ritornando a Jaffia,abbiamo visto la pacifica stretta di mano tra Rabin e Re Hussein di Giordania: finalmente hanno tagliato il nastro rappresentante il confine tra Israele e Giordania.Un "nastro" per molti anni fatto di filo spinato e sentinelle armate…Un passo in più verso la distensione mediorientale.
Veramente ci sono dei momenti durante i quali mi sento limitato perché non riesco a riportare in queste pagine tutto ciò che vedo e provo nel corso di questi giorni di ospitalità e di fratellanza con Yusuf e la sua grande e meravigliosa famiglia.Ricorderò ognuno di loro e ciò che mi hanno trasmesso con gioia,con gesti ed anche con il silenzio.Voglio cercare di comunicare con loro il più possibile e con tutte le forze linguistiche di cui dispongo…Sto facendo un grande esercizio per l’inglese e ciò che mi colpisce (anche se non più di tanto: nel mondo l’inglese è conosciuto.Siamo noi italiani quelli più pigri nell’accogliere le nuove lingue) è che il 90% della gente che vive in Israele conosce un buon inglese.
Jaffia di Nazareth è come uno dei paesini della Basilicata: mi sento a casa! Ma sarà meglio uscire da questa sensazione di "calore familiare" prima di andare in posti più bisognosi di attenzione !
Oggi siamo andati,udite udite,al famoso Lago di Tiberiade (conosciuto anche come Mare di Galilea o per gli ebrei Yam Kinneret) su cui si affaccia l’altrettanto famosa cittadina di Tiberiade (o Tiberias).Perché famosa? Beh,qui Gesù Cristo ha fatto un bel po’ di "esercitazioni" grazie ai suoi poteri: ha calmato la tempesta;ha camminato sulle acque (scusate se è poco) e ha causato la pesca miracolosa…Fu proprio su queste sponde che certi pescatori un po’ scettici lasciarono le reti per andare non più a pesca di pesci ma di esseri umani bisognosi di fede…
Ma veniamo ai nostri giorni: dopo aver girato lungo il perimetro del lago,siamo giunti in un luogo di balneazione attrezzato con palme,pedalò e ombrelloni…Ce la siamo spassata facendo il bagno nel lago (in realtà è bassissimo: diciamo pure che Gesù è stato agevolato nel suo miracolo! ),prendendo il sole e mangiando arabo…Non poteva mancare una chiatarra e una grande cantata in costume da bagno.Siamo stati accompagnati in questo "lago tour" dal fratello di Yusuf ,Bisciàri,che insegna lingua araba e ,anche se somiglia un po’ ad Olio sia come stazza che come modo di parlare,mi ha insegnato la rappresentazione spaziale delle parole per meglio imparare una lingua.Per esempio: se vogliamo dire "schukran" che in arabo significa ‘grazie’ , potremmo "disegnare" nell’aria questa parola con la mano e compiere una sorta di linea che sale e che scende a seconda della tonalità…Un modo atipico di ricordare le parole,ma funzionerebbe…
Naturalmente come non fare una puntatina sul Monte delle Beatitudini? In realtà non si tratta di un monte ma di una collinetta che sporge sul lago e su cui è stata edificata una chiesa con delle simpatiche cupolette rosse. In questo luogo è stato pronunciato il "discorso della montagna" (impropriamente "montagna" perché torno a ripetere che si tratta di una collinetta sulla riva del lago) e si trova vicino Cafarnao dove Gesù visse per un po’…
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno,vi perseguiteranno e,mentendo,diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.Rallegratevi ed esultate,perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
Matteo 5,3-12
Siamo stati anche a Tiberias e poi di lì nel punto in cui il fiume Giordano si getta nel lago di Tiberiade.C’è un posto preciso dove il fiume viene fatto passare in una "terrazza" bassa di cemento in modo tale che immergendo i piedi nell’acqua è possibile effettuare battesimi senza il rischio di affondare. Io poiché già sono stato battezzato da piccolo,ne approfitto per bagnarmi semplicemente i piedi e trovare un po’ di refrigerio. Uso improprio di luoghi sacri? Pazienza…
Non potevamo non fare una capatina in uno dei luoghi più significativi della cristianità: Cana di Galilea. Qui secondo la tradizione è avvenuto il primo miracolo di Gesù.
(…)…E Gesù disse loro:"Riempite d’acqua le giare"…;e le riempirono fino all’orlo.Disse loro di nuovo:"Ora attingete e portatene al maestro di tavola".E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino,il maestro di tavola,che non sapeva di dove venisse,chiamò lo sposo e gli disse:"Tutti servono da principio il vino buono e,quando sono un po’ brilli,quello meno buono;tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono"(…)
In questo luogo c’è una chiesetta dedicata al miracolo e all’interno alcuni dipinti descrivono l’evento evangelico.In un angolo della chiesetta,su di un parapetto di marmo,c’è una vecchia giara (non tanto vecchia da essere la stessa usata durante il miracolo! Credo…). Dice il Vangelo che le giare erano sei…
Scusate se passo dal sacro al dissacrante,ma non posso non fare riferimento ad una "stuzzicante" ipotesi storica riportata nel famoso romanzo di Umberto Eco, "Il pendolo di Foucault", in cui si azzarda una nuova spiegazione dei fatti di Cana in particolare e della vita di Cristo in generale. Eccovi uno stralcio: "(…)Non sai vedere le connessioni.(…) Chi si è sposato alle nozze di Cana?(…)Ecco la mia interpretazione: Gesù non è stato crocifisso,ed è per questo che i Templari rinnegavano il crocifisso. La leggenda di Giuseppe d’Arimatea copre una verità più profonda: Gesù, non il Graal ,sbarca in Francia presso i cabalisti di Provenza. Gesù è la metafora del Re del Mondo…E con chi sbarca Gesù? Con sua moglie. Perché nei Vangeli non si dice chi si è sposato a Cana? Ma perché erano le nozze di Gesù, nozze di cui non si poteva parlare perché erano con una peccatrice pubblica, Maria Maddalena.(…) Gesù è il fondatore della stirpe reale di Francia. Se la nostra ipotesi è esatta, il Santo Graal era la stirpe e i discendenti di Gesù, il "Sang Real" di cui erano guardiani i Templari…Nel contempo il Santo Graal doveva essere,alla lettera,il ricettacolo che aveva ricevuto e contenuto il sangue di Gesù. In altre parole doveva essere il grembo della Maddalena."
La sera prima di partire per Gerusalemme abbiamo festeggiato davanti la casa di Yusuf in allegria cantando e suonando…Ho registrato tutte le canzoni che uscivano dalla meravigliosa chitarra di Nicola e da uno strumento che non avevo mai visto prima: l’ ud .Come già ho descritto in precedenti pagine,l’ud è la versione araba del "mandolino",ma con un suono più "conservato" e che riproduce la stessa atmosfera di certe serate nel deserto dinnanzi ad un fuoco beduino carezzati dal vento notturno di un ipotetico Sahara e l’allegria di un popolo che sa gioire con poco.Come tutti i popoli!