Capitolo 3°

Gerusalemme.

 

"Quale gioia quando mi dissero:

‘Andremo alla casa del Signore’.

E ora i nostri piedi si fermano

alle tue porte,Gerusalemme !

Gerusalemme è costruita

come città salda e compatta.(…)"

Salmo 122 (121)

 

11-08-1994

Questa mattina abbiamo preso il bus per Haifa e dalla stazione degli autobus di questa grande città di mare, con il 490, siamo ridiscesi verso la città delle tre religioni: Gerusalemme.

Bisogna premettere che anche Gerusalemme ,come tante altre città antiche che hanno avuto uno sviluppo fino ai nostri giorni, è divisa nella "città antica centrale" delimitata da mura e la "città moderna" che si sviluppa tutt’intorno con grattacieli e vie luminose piene di negozi colorati e macchine veloci. E’ inutile dire che noi siamo venuti per la prima città: quella ricca di storia e di sapienza.Ne abbiamo già abbastanza di macchine e consumismo nel nostro paese…! Ma ci sono luoghi importanti anche nella parte moderna (come vedremo più avanti).

Come in ogni città fornita di mura che si rispetti,anche qui ci sono ben otto porte che dalla città antica portano alla Gerusalemme "nuova": noi cerchiamo in particolare La Porta Nuova perché è l’entrata più vicina alla nostra "dimora": CASANOVA,ovvero "l’ostello dei cristiani" gestito dai francescani.Qui abbiamo prenotato una stanza doppia grazie all’indicazione di padre Jack che incontrammo a Cana di Galilea (lo avevamo incontrato a Cana sul sagrato della chiesa del miracolo del vino e lì ci aveva illuminati con ciò che sapeva).Dopo aver disfatto i bagagli ci siamo dedicati alla scoperta di questo luogo intriso di storia e di significato religioso.I primi "obiettivi": la chiesa della Redenzione e (primo tra i primi) il Santo Sepolcro.

Come ho detto nella Prefazione di questo diario,in certi luoghi bisogna esserci e ogni descrizione è superflua.Non si può riassumere la suggestione che si riceve dallo sguardo d’insieme nel momento in cui ci si ritrova in un luogo come il Santo Sepolcro.Questo discorso vale sia all’esterno che all’interno.La storia e la descrizione architettonica del Santo Sepolcro le potete trovare in ogni guida turistica a buon prezzo: non starò a tediarvi sulle stratificazioni archeologiche delle sue mura e sui vari periodi di distruzione e di ricostruzione.Io vi parlerò di "impressioni",di "sensazioni". Il Santo Sepolcro non è un luogo ma è "i luoghi";non è una chiesa ma è "le chiese";non è il segno di una religione ma è "le religioni".All’esterno le mura sono giallognole e in alcuni punti ci sono mattoni più "giovani" che tradiscono recenti ricostruzioni e restauri.Il Santo Sepolcro è una chiesa che è stata costruita sui luoghi cardine della passione del Cristo.Il Golgota (che poi non è nient’altro che una minuscola collinetta) si trova inglobato tra le mura del Santo Sepolcro…Con i nostri occhi non possiamo riconoscere più i vari luoghi separati come erano duemila anni fa: il tutto è racchiuso nella struttura architettonica della chiesa.Appena si entra ci si ritrova dinnanzi alla Pietra dell’Unzione che secondo la tradizione avrebbe accolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione per essere cosparso con una mistura di mirra e di aloe.Ancora oggi i pellegrini possono impregnare i loro fazzoletti in quest’olio che unge la pietra…Sulla destra ci sono,ravvicinati tra di loro,tre punti chiave e cioè: l’Altare dei chiodi della Santa Croce; l’Altare dello Stabat Mater; l’Altare della Crocifissione: sotto quest’ultimo c’è il punto in cui,secondo sempre la tradizione,sarebbe stata conficcata la croce del Cristo.Attraversando il centro della chiesa,il cosiddetto Katholikon (la cui cupola è considerata "l’ombelico del mondo"),si giunge nella Rotonda dove è situato il Sepolcro di Cristo.Per entrarvi bisogna impegnarsi in un passaggio stretto e basso.Non è possibile entrare due alla volta e quando si giunge dinnanzi alla lastra del sepolcro (lunga circa due metri) si sente il peso dei secoli e delle battaglie dei crociati che pervadono le tue ossa e il tuo sangue.In realtà la lastra del sepolcro non racchiude spoglie (dal momento che l’occupante ha pensato bene di risorgere !!!) ma un pezzo del sepolcro originario che si trovava nell’orto di Giuseppe d’Arimatea. Naturalmente il discorso storico e architettonico non si esaurisce qui…La sensazione che si prova in questo luogo è di assoluta impotenza nei confronti dello schiacciante bagaglio storico di cui sono intrise le mura e gli oggetti. Ci sono drappi e insegne che odorano di secoli e raccontano in un loro linguaggio muto tutte le guerre e le vittime sacrificate in nome di un simbolo che va al di là della semplice ideologia politica: la tomba di Gesù Cristo di Nazareth, "l’istigatore" di una delle più profonde e sensazionali rivoluzioni che l’umanità abbia mai vissuto.Intorno alla semplicità della lastra di pietra del sepolcro gravitano le attenzioni e i servizi di tutte le principali religioni cristiane: i latini (cioè noi); i greco ortodossi e i copti. Un pensiero non può non andare ai Crociati e alla loro battaglia per la liberazione del Santo Sepolcro: la meravigliosa storia dei Templari e il modo in cui seppero unire la spada e il Vangelo per difendere non solo il simbolo di una religione,ma anche infiniti interessi terreni…

Dopo una doccia e la cena nel salone di Casanova,siamo ritornati tra le strade di Gerusalemme per scoprire anche la sua versione "terrena".Giovani,negozi,strade piene di gente,luoghi di riunione degli ebrei (mi ha colpito una grande sala, nei pressi di una sinagoga, dove un numero enorme di ebrei yiddish stava cenando tranquillamente.C’erano sia grandi che piccoli,sia donne che uomini e tutti erano rigorosamente vestiti secondo i canoni del tradizionalismo sionista ovvero vestiti neri,barbe lunghe e capelli con i tipici "riccioli" lunghi ai lati …Le donne anche loro vestite in modo sobrio con la "divisa" yiddish…Gli addetti alla porta ci fecero capire che non potevamo entrare. Così quello fu il primo contatto con i "fondamentalisti" ebrei: da me subito ribattezzati "corvi" per il loro strano e lugubre vestiario e per il loro modo spettrale di girare tra le strade di Gerusalemme .Su questi strani personaggi ritorneremo più in là…) Pensavo a come sia cambiata la gente ebrea da quel 14 Maggio 1948,quando armati di aratro e buona volontà colonizzarono il deserto.Ora tra le strade ci sono negozi che vendono oggetti militari,vestiti dell’esercito,stendardi dell’aviazione…Vi è una sorta di esaltazione del concetto dell’autodifesa che tende sempre più a radicarsi tra i giovani. E questa coscienza è tanto più forte quanto maggiore è la responsabilità che il governo da ai giovani tramite il servizio militare. Lavaggio del cervello? Diversa visione del patriottismo? Forse noi in Italia non proviamo quella sensazione di poter essere uccisi da un momento all’altro solo perché si è ebrei e perché qualche palestinese decide di farsi esplodere in mezzo alla gente mentre fa la spesa…In questa nazione è importante mantenere alti il morale e l’unità del paese anche attraverso il coinvolgimento militare della gente. Non so e non voglio giudicare. Al di là delle altre cose che Gerusalemme può insegnarmi è questo quello che io voglio ricercare: capire la gente, capire una società ,confrontarsi ma senza giudicare…

Domani sveglia alle 6:30 per evitare di uscire sotto il sole.

 

12-08-1994

Anche oggi,dopo una ricca colazione a Casanova (così ricca che il pranzo diventa un optional) a base di toast, marmellate, uova sode, succhi di frutta, latte, thè, abbiamo "supergirato" per Yerushalayim (Gerusalemme in ebraico). La città antica è suddivisa in quattro settori storicamente definiti: il quartiere cristiano (dove alloggiamo noi); il quartiere armeno; il quartiere arabo; il quartiere ebraico. Le porte,invece,come ho già detto in precedenza sono otto e cioè: la Porta dei Leoni, la Porta Nuova, la Porta del Letame, la Porta di Giaffa, la Porta di Erode, la Porta d’Oro, la Porta di Sion, la Porta di Damasco.Una volta impostata la conoscenza della città antica in base alle porte e ai quartieri, è praticamente impossibile perdersi o non sapere dove andare…Si ha la città in pugno! Una nota curiosa sulla Porta d’Oro: detta anche Porta della Misericordia,secondo la tradizione ebraica il Messia (che gli ebrei ancora attendono) entrerà da lì e così gli arabi (furbacchioni !!!) murarono la porta diversi secoli fa…! Infatti è l’unica attraverso cui è impossibile accedere in città.

Il quartiere armeno è ricco di segni che mi riportano con la mente alle chiese greco ortodosse di cui accennai qualche pagina fa mentre viaggiavamo verso Israele…Particolare è la Porta di Sion che si presenta crivellata da mille buchi piccoli e grandi: sembra che un picchio impazzito si sia divertito a bucherellare senza concentrarsi in nessun punto.In realtà sono i segni di qualche vecchia battaglia e la porta fu presa di mira quale punto di passaggio per far entrare chissà quali truppe nella città.Quante ne ha viste Gerusalemme nel corso dei secoli: musulmani contro i Crociati; Crociati contro i musulmani per riappropriarsi del Sepolcro; israeliani contro palestinesi…Sempre guerre,sangue,soldati,urla di feriti che riecheggiano nella mia mente nonostante il trascorrere dei secoli. Se queste mura e le pietre di Gerusalemme potessero parlare…Altro che libri di storia e ricostruzioni bibliografiche. Queste mura e queste porte hanno visto vinti e vincitori,truppe a cavallo e carri armati,scudi crociati e fucili mitragliatori…Ma loro sempre lì: immobili,fisse,silenziose,pazienti,sotto lo stesso sole,con la stessa vista…Spettatrici di sempre.

La cosa bella delle mura di Gerusalemme è che sono percorribili in tutto il loro perimetro grazie alla presenza,sul loro lato interno,di una passerella (molto probabilmente avente funzioni di avvistamento quando la città viveva tutta chiusa nel suo "ecosistema" interno in attesa del nuovo invasore che da sotto le mura attendeva – a volte anche anni – l’occasione giusta per penetrare all’interno). Non chiamatemi illuso ma a volte, mentre cammino lungo le mura della città santa, mi sento come un crociato che attende all’orizzonte l’ennesimo attacco saraceno…!

Spero di non ammalarmi di quella strana "malattia" di cui sento tanto parlare : la "SINDROME DI GERUSALEMME". Ecco cosa ho trovato in un articolo: "Ogni anno arrivano all'ospedale psichiatrico di Kfar Shaul a Gerusalemme un centinaio di turisti colpiti da una strana sindrome.
I ricoverati , per lo più americani protestanti, sostengono di essere Maria Maddalena o Giovanni Battista o Gesù Cristo in persona, e cominciano a profetizzare per le vie della città vecchia.
Il prof. Bar-el, che si occupa da anni del fenomeno, sostiene che queste persone sono colpite dalla "sindrome di Gerusalemme" che consiste in un'esperienza mistico-religiosa specifica alla città.
La causa dell'improvvisa follia è dovuta secondo Bar-el alla delusione che provano i turisti quando vedono i luoghi della Bibbia, che erano a loro conosciuti solo attraverso le sacre scritture, nella realtà di tutti i giorni.
La delusione fa scattare nella persona una volontà di elevazione spirituale che è la causa di comportamenti inusuali e bizzarri.I sintomi cominciano ad apparire di solito durante il secondo giorno in città e spesso i pazienti si cominciano a vestire di bianco per assomigliare alle figure bibliche nelle quali si immedesimano.
Raramente la sindrome porta a comportamenti che disturbano la quiete pubblica, ma spesso è necessario un trattamento psichiatrico, anche temporaneo.
Bar-el ha trovato delle somiglianze con quella che viene chiamata "la sindrome di Stendhal" a Firenze, anche se questo fenomeno è legato all'impatto con le opere d'arte e alla bellezza della città stessa".

Risalendo dal quartiere armeno siamo andati all’Abbazia della Dormizione (nella cui cripta c’è la statua della Madonna "caduta in un sonno eterno"),vicino al Santo Sepolcro,dove abbiamo assistito ad una messa concelebrata da un numeroso gruppo di sacerdoti in ritiro spirituale da due mesi.

Interessante anche la visita al cosiddetto Monte Sion nel quartiere ebraico dove è custodita la presunta tomba del Re David: uno dei più importanti regnanti d’Israele. Qui c’era un giovane che pregava e mi colpì molto non solo per il modo in cui ci mandò "a quel paese" perché lo riprendemmo con le telecamere mentre pregava,ma soprattutto per il suo "armamentario" da preghiera. Aveva in testa un velo chiaro con strisce nere che sormontava la tipica "papalina" ebrea;intorno alle braccia aveva attorcigliati dei lacci neri e sulla fronte la parte più curiosa : una scatoletta nera tenuta ferma da lacci stretti intorno al capo.Secondo ciò che mi è stato spiegato,la scatoletta conterrebbe dei versetti della Torah. Forse è un metodo per tenerli più vicini alla mente o per farseli entrare ben benino in testa. E per finire il pregante cosa faceva? Si dondolava,naturalmente,mentre leggeva da uno strano libro aperto dinnanzi a sé. Lo scenario nelle nostre chiese non è differente: anche da noi ci sono donne velate che,corona in mano,recitano a velocità supersoniche tremila preghiere al minuto guardando intensamente una statua del santo preferito. Lungi da me il voler criticare la preghiera,mi stavo solo un po’ prendendo gioco di chi farfuglia e s’ingozza di preghiere credendo di innalzare i punti in Paradiso come per i punti della Esso…!!!

Sempre nei pressi del Monte Sion c’è il Cenacolo: secondo la tradizione nel punto in cui sorge questa sala,caratteristica per i suoi archi ad ogiva,sarebbe avvenuta l’Ultima Cena di Gesù con gli apostoli e la manifestazione dello Spirito Santo durante la Pentecoste.

Uscendo nuovamente dalla Porta di Sion ci incamminiamo lungo una strada esterna. Particolare è stato l’incontro con un vecchio arabo che "cavalcava" un asinello-pony…Mi è sembrato per un attimo di rivedere una scena di duemila anni fa. Certe cose sembrano essersi fermate nel tempo…Arriviamo così alla chiesa di San Pietro in Gallicantu: dedicata all’episodio di Pietro che rinnegò tre volte il Signore dopo che questo fu arrestato…

Nei pressi della Via Dolorosa,invece,abbiamo avuto il piacere di imbatterci in un altro luogo fortemente significativo dal punto di vista archeologico e soprattutto cristiano: la Piscina di Betesda o Probatica vicino la Chiesa di S.Anna. Quest’ultima è un vero gioiello di architettura crociata ed è in custodia ai Padri Bianchi. La piscina è interessata da profondi scavi archeologici che ci danno la possibilità di apprezzare tutta la struttura idraulica dell’opera.Oggi naturalmente la piscina è asciuttissima,ma con un po’ di fantasia (che al viaggiatore non manca mai) si potrebbe immaginare la piscina ai tempi d’oro quando era in piena funzione. Sentite un po’…

" V’è a Gerusalemme una piscina,chiamata in ebraico Betzaetà,con cinque portici,sotto i quali giaceva un gran numero di infermi,ciechi,zoppi e paralitici…Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato.Gesù vedendolo disteso gli disse:"Vuoi guarire?".Gli rispose il malato:"Signore,io non ho nessuno che mi immerga nella piscina…" Gesù gli disse:"Alzati,prendi il tuo lettuccio e cammina".

Giovanni 5,1

Una nota particolare bisogna concederla a HaKotel Hama’aravi,sicuramente meglio conosciuto dalle nostre parti come Muro Occidentale o Muro del Pianto. Ma chi piangeva e perché? Il muro del pianto è ciò che resta del Tempio costruito da Erode il Grande,re di Giudea, e da sempre è simbolo della fede ebraica e luogo di pellegrinaggio per gli ebrei di tutto il mondo. Muro del Pianto perché gli ebrei,durante il loro lungo esilio, potevano ritornare una sola volta all’anno per piangere la distruzione del Tempio. In duemila anni di esilio gli ebrei,in qualsiasi parte del mondo si trovassero,offrivano i loro volti in preghiera verso questo muro,nella speranza del ritorno.Il muro diventò così il simbolo della riconquista della città e della riunificazione di tutto lo stato ebraico. E fu così che il 7 giugno 1967 (durante la Guerra dei Sei giorni) i soldati israeliani conquistarono il muro…Il fatto ironico del muro è che dal lato opposto (cioè sul lato orientale del muro) vi è la Spianata del Tempio,ossia il cuore religioso dell’ Islam a Gerusalemme. Lasciatemi dire che è un muro non solo fisico tra queste due religioni ma purtroppo anche umano e politico.

Giubilate con Gerusalemme, tripudiate con lei

voi che l’amate:

unite la vostra gioia alla sua

voi che piangevate per lei.

Perché così dice il Signore

ecco che come un fiume la sommergo di pace

come un torrente in piena la inondo della gloria delle nazioni.

Isaia 66:10,12

Come vuole la tradizione anche io, quale visitatore del muro, ho inserito tra le insenature delle sue enormi pietre il mio biglietto con la mia preghiera. Ci sono migliaia di bigliettini in questo muro: migliaia di preghiere di un popolo che ha sofferto molto,ha pregato molto ma con la sua tenacia ha anche ottenuto molto.

Lungo tutto il muro non mancano i fedeli in preghiera: il modo di pregare degli ebrei ortodossi è una delle cose più curiose che si possa vedere qui in Israele. Stanno lì dinnanzi al muro recitando il pianto e si dondolano in modo nevrotico;alcuni si mettono le mani in testa per accentuare la disperazione e qualcuno poggia la testa sulle enormi pietre…Non si sa mai dove finisce la recitazione liturgica e dove comincia la vera commozione soggettiva. Non dimentichiamo che già al tempo di Gesù gli ebrei usavano il pianto posticcio delle donne durante i funerali…

Sulla destra del muro vi è una apertura ad arco da cui si accede al cosiddetto Arco di Wilson: si tratta dell’arco originario del tempio di Erode e Wilson è il nome dell’archeologo che nel 1865 lo scoprì. E’ piacevole stare sotto quest’arco perché si sta freschi rispetto a fuori e infatti lungo tutto l’arco ci sono altri fedeli in preghiera come continuazione di quelli che stanno lungo il muro all’esterno. Non c’è niente da fare quando si dice che uno è "ebreo" per indicare qualcuno avido di denaro e di affari: prontamente si avvicina un tipo alto e flessibile come una canna al vento vestito con gli abiti tradizionali da rabbino e con quattro frasi in inglese ci illustra,senza che nessuno glielo abbia chiesto, l’importanza storica e archeologica dell’arco di Wilson e si trastulla in esaltanti spiegazioni…Alla fine ci mostra il palmo della mano come per chiedere soldi e noi, più "ebrei" di lui, lo lasciamo con un cosiddetto "palmo di naso". Gli ebrei ortodossi vivono così: sono peggio di avvoltoi…Non mi sono molto simpatici perché mi hanno dato sempre l’impressione di fare affari sul loro pianto e sulle loro vicende…E poi non è solo una mia idea. Anche molti ebrei "laici" la pensano così.

Dall’arco di Wilson guadagnamo l’entrata nel Quartiere Ebraico e dopo aver attraversato il cosiddetto Cardo (una via "sotterranea" occupata da negozi) ci ritroviamo dinnanzi alla Sinagoga Hurva: non rimane molto della struttura originaria perché fu fatta saltare in aria nel 1948…C’è solo un grande arco restaurato che si innalza dai resti. Sembra quasi un "arcobaleno di pietra"…

Ritorniamo a Casanova per scrivere due appunti e per una doccia restauratrice.Tutto il giro è durato otto ore circa con le dovute soste nei luoghi che esigevano una lettura della guida e un po’ di sana riflessione. Forse per qualcuno otto ore sono poche e sicuramente non si può esaurire un argomento affascinante come Gerusalemme in così poche ore,ma non amo nemmeno le "gite-pacchetto" dove sei costretto a seguire una guida stanca di ripetere le stesse cose da anni e che cerca di comprimere in poche ore nel tuo cervello tutto il sapere…

Il Sabbath,una delle feste ebraiche più importanti,inizia alle 19 di ogni Venerdì e finisce il Sabato sera…Durante questo periodo le macchine e i mezzi pubblici sono fermi,non si fuma e gli ebrei ortodossi stanno chiusi per benino nelle loro sinagoghe…Noi "infedeli",invece,siamo usciti tra i "pagani" e abbiamo fatto una puntatina ai locali notturni di Jaffa Road,una delle strade principali di Gerusalemme che nasce dalla Porta di Giaffa e conduce in direzione del porto di Giaffa sulla costa del Mediterraneo. I pub che abbiamo visitato sono affollatissimi e per entrare bisogna subire un processo di "sardinizzazione"…Conquistato il tavolo (anche se la maggior parte delle volte bevevamo la nostra birra in piedi) ci attendeva un’oretta di musica martellante: a volte musica internazionale e altre volte avevamo il piacere di ascoltare qualche "rockettaro israeliano". Ma ecco che all’orizzonte del pub,tra braccia agitate e fumo nell’aria, vediamo apparire ciò che solo un italiano può riconoscere all’estero: i propri compaesani…L’italiano all’estero si riconosce da un miglio di distanza: infatti nel pub erano gli unici che ballavano sui tavoli e avvicinandoci avemmo la conferma della loro italianità sentendoli parlare. Il "casinismo" italiano è una filosofia di vita,è una ragione per esistere…Se l’italiano all’estero non si disinibisce al 100% è come se avesse speso male i suoi soldi!!!

 

13-08-1994

In questo periodo, se fossi stato in Italia, starei già in Basilicata a Baragiano preparando qualche "scampagnata" nei boschi della Lucania. Ma la voglia di conoscere il nuovo e di scoprire hanno il sopravvento su ogni ipotesi di ritorno anticipato in patria.Oggi finiamo (si fa per dire!) di esplorare la Old City. E poi stanotte torneremo tardi dalle nostre escursioni nella "Gerusalemme by night" perché il ragazzo che sta alla reception di Casanova è disponibile a farci entrare tardi.

 

Proiettandoci nuovamente fuori dalle mura di Gerusalemme e salendo lungo una stradina in salita, ammiriamo la splendente Chiesa russa di Santa Maria Maddalena con le sue cupole a forma di bulbo e di colore dorato. Sembra un po’ il Cremlino… Continuando a salire si arriva alla Chiesa del Dominus Flevit che mi da l’impressione di una piccola "astronave parcheggiata". Qui Gesù si fermò e pianse sul destino che attendeva la città: "…e non lasceranno in te pietra su pietra perché non hai riconosciuto il momento nel quale sei stata visitata…" Bellissimo è il panorama su Gerusalemme che si può ammirare dalla finestra sopra l’altare: si vede tutta la città antica con in risalto la cupola d’oro della Moschea di Omar…

La libertà della solitudine o la solitudine della libertà? Forse entrambe le cose…Mi ritrovo da solo e ho il tempo di fermarmi a scrivere,di pensare sotto un albero mentre il sole picchia,di guardare Gerusalemme mentre il silenzio è interrotto dal vento caldo che passa fluido tra i rami del "mio" albero e dalle grida indecifrabili dei muezzin. Mentre una camionetta verde dei soldati israeliani pattuglia veloce la via che porta alla Tomba della Madonna, lo sguardo appannato dal sudore si scaglia avido verso la visione totale di Gerusalemme che solo questo punto può dare. Solo nella solitudine si può capire il perché di una domanda come: "Ma dove sono? A Gerusalemme?" E ogni dubbio scompare quando capisci che solo questa città nel mondo può alternare o addirittura far combaciare il richiamo dei muezzin con il suono delle campane delle chiese cattoliche. Se penso ai secoli, alle battaglie, al sangue…Ora sembra che il tempo non abbia più importanza per me.

Il "dipinto" quartiere ebraico, nato da una rinascita post bellica direi sudata, si contrappone all’accozzaglia di casupole del quartiere musulmano. Il tutto è ben contenuto nelle secolari mura della città così come gli ingredienti di un souvlaki non escono dalla pita. Sotto le mura della Moschea di Omar si estende il cimitero arabo (tenuto veramente male con le tombe a pezzi e il massimo dell’incuria;anche se erano presenti donne che facevano visita) diviso in due settori dalla Porta dei Leoni e dalla strada che ne deriva e che si congiunge con la principale via Derekh Yeriho. Questa passa nei pressi della cosiddetta Valle del Cedron, caratterizzata da scarsa vegetazione e da un’atmosfera irreale, in cui sono scavate nella roccia delle tombe dalle forme curiose e che appartennero a personaggi importanti: c’è la Tomba di Giosafat, di S.Giacomo, di Zaccaria e il singolare Pilastro di Assalonne con la parte superiore a forma di cono…Dette anche Tombe dei Profeti, sono un po’ rovinate dal tempo e dall’incuria della popolazione. E’ curioso vedere ogni tanto apparire tra le colonne di queste tombe i volti di bambini palestinesi che giocano "a nascondino"o "alla guerra"…Un po’ più sopra della Valle del Cedron vi sono piccoli centri abitati da cui prendono origine delle cascate di immondizia che scendono verso la Valle stessa. Su alcune tombe della Valle qualche israeliano ha pensato di ricordare al mondo e ai palestinesi che quelle tombe appartengono alla tradizione ebraica con una scritta in ebraico e un’inconfondibile Stella di David disegnate con una bomboletta spray.

Mentre dalla Valle del Cedron risalendo verso la spianata del Tempio la collina è punteggiata di olivi (al punto che la collina viene chiamata Monte degli Olivi), dalla parte opposta alla vallata e cioè risalendo dalla Valle del Cedron verso la Chiesa russa e il Dominus Flevit, si estende e si inerpica per un lungo tratto un vasto e monotono cimitero ebraico che guarda in opposizione a quello arabo più vicino alle mura della città. Poiché ho avuto l’infelice ma necessaria idea di salire fino al suddetto cimitero ebraico, non posso non fare alcune considerazioni sulle usanze funerarie del popolo di David. Più che un cimitero, questo luogo di riposo dei defunti ebrei sembra un deserto di pietra. Le tombe sono dei perfetti parallelepipedi di pietra bianca senza fronzoli. Non come nei cimiteri italiani dove troneggiano archi, statue votive, angioletti che volteggiano, candelabri, portafoto del defunto con cornice cesellata e lettere in oro con la data di nascita e morte… Qui non perdono tempo a scavare profonde fosse in cui calare le casse di legno; loro usano queste "casse di pietra" messe una accanto all’altra. Alla luce del sole ! Ora io non ho visitato altri cimiteri in Israele, ma penso che l’idea sia quella…Ma perché, forse vi starete chiedendo, sono venuto in questo cimitero assolato e deserto fuori le mura della città invece di stare in un fresco bazar con una bibita in mano ammirando i prodotti locali e le belle turiste che passano nei mercatini del quartiere musulmano? Bella domanda…La mia ricerca in questa zona è finalizzata al ritrovamento della tomba di un uomo che pur non essendo ebreo, fu seppellito insieme agli ebrei per il bene che fece ad alcuni ebrei : parlo di OSKAR SCHINDLER. Nazista convertito che durante la seconda guerra mondiale e l’olocausto salvò la vita ad un gruppo di ebrei facendoli lavorare nella sua fabbrica. Non cerco questa tomba perché ho visto il film su di lui, ma perché è bello sapere che tra tutti i nazisti ci sia stato almeno uno di loro che abbia capito il valore della vita al di là della religione e della razza. Vorrei anche io porre la mia pietra su quella lapide.

Una cosa che non vi ho detto è che sulle tombe ebree non si portano fiori come da noi , ma pietre…Forse gli ebrei, più pratici di noi, hanno capito che i fiori durano poco in un ambiente del genere e poi le pietre sono sempre a portata di mano. Sicuramente ci sarà un significato più profondo nel porre la pietra sulla tomba,ma io attualmente lo ignoro.

Non ho ancora trovato la tomba di Schindler, ma domani continuerò con informazioni più sicure. Anche perché non posso leggere le iscrizioni su tutte le tombe di Gerusalemme!!! Che giro ragazzi oggi ! Stavo muorendo disidratato. Ho visto molto della zona est…Ho pranzato tardi :alle 16…Tornando a Casanova mi sono concesso una doccia,mi sono rasato la barba e ho cenato. E il dopo cena è stato interessante perché ho fatto quattro chiacchiere con il simpatico e molto estroverso direttore di Casanova che è, pensate un po’, un " francescano" nel senso di monaco…! Ma nel vederlo a tutto si penserebbe escluso che si tratti di un religioso e per di più francescano: jeans, camicia, uno scotch whisky "on the rock" tra le mani e una sigaretta accesa …Seduto sulla poltrona del bar di Casanova, ci erudì sulla sua vita e sul perché fosse diventato frate. Praticamente un Jack Kerouac latino (in quanto ci sembrava che parlasse spagnolo anche se con noi usava un ragionevole italiano) che dopo aver trascorso una giovinezza "on the road" girando in moto l’America del Sud, si ritrova a fare il francescano in terra santa…Che soggetto!!! Con noi si è aperto di più che con gli altri,anche se lo vedevamo sempre giocare con i bambini dei turisti facendo loro il solletico, perché vedendoci tutti sudati e pieni di zaini , avrà pensato per un attimo alla sua giovinezza scapestrata. Anche se ,rimanga tra di noi, non sono del tutto sicuro che quella sua giovinezza sia proprio finita. Lo vedo ancora "on the road"…

Lasciamo che il frate finisca il suo scotch e noi ci avviamo, nonostante la giornata piena, verso un’altra notte tra le strade di Gerusalemme. Abbiamo fatto di nuovo le 3…! Stavolta ci cacciano da Casanova! Ma per fortuna che il "frate beat" ci concede un’altra deroga sugli orari. Adoro questi religiosi elastici che non opprimono la libertà dei laici.

 

14-08-1994

Ieri sera girando tra i rumorosi pub di Gerusalemme,tra una birra e un pezzo di pizza,abbiamo incontrato una infermiera di 43 anni con cui abbiamo intrapreso una conversazione con il nostro solito inglese di sopravvivenza. Lei si è avvicinata perché sentendoci parlare in italiano e avendo un debole per l’opera teatrale italiana e per Pavarotti, ci ha "agganciati" e così abbiamo parlato a lungo. Aveva proprio bisogno di parlare tanto la poverina perché ci ha propinato tutta la sua sciagurata storia familiare dall’olocausto ai nostri giorni…Ci ha elencati tutti i parenti che hanno perso la vita nei campi di concentramento nazisti…Comunque è stato piacevole parlare con una "indigena" anche se avrei preferito conoscere ragazze della nostra età…! Questa è l’imprevedibile bellezza della vita e del viaggio: fare amicizia con una simpatica e chiacchierona israeliana ultraquarantenne…

Anche oggi "divoriamo" un altro pezzo di Gerusalemme: ripercorriamo tutta la Via Dolorosa con le sue viuzze, le sue scalinate, i negozietti arabi traboccanti di merce e di cianfrusaglie…Intravediamo anche un’insegna a me familiare che recita: "Arab Catholic Scouts". E’ bello vedere che c’è una società che offre anche questi spunti di associazionismo e di apertura a nuove stimolazioni sociali. Ogni tanto incontriamo qualche "via crucis" celebrata da qualche gruppo di turisti cattolici che ripercorrono con molta più fede e attenzione questa Via Dolorosa che noi invece usiamo solo come via di comunicazione verso altri siti da visitare…Lungo la Via Dolorosa ci soffermiamo alla I stazione che è rappresentata dal Convento della Flagellazione: qui,secondo la tradizione, Pilato interrogò Gesù. All’interno tre vetrate raffigurano il Cristo flagellato, Pilato che si lava le mani e la Liberazione di Barabba. Suggestiva è stata la sosta alla Chiesa delle Sorelle di Sion : in questa chiesa ci sono i resti dell’antica pavimentazione romana , il cosiddetto Lithostratos. Alcune lastre conservano incisi dei segni che rappresentano il gioco dei dadi. La tradizione cristiana vuole che qui i soldati romani si fossero giocati a dadi le vesti di Cristo e ciò è suffragato dal fatto che sono stati effettivamente ritrovati dei dadi simili a quelli incisi sul lithostratos.

Uscendo dalla Via Dolorosa, ritorniamo fuori le mura per vedere la Chiesa della Tomba di Maria e il Getsemani o Chiesa delle Nazioni. La prima è risalente ad epoca crociata ed accoglie anche le spoglie dei genitori di Maria…Altre fonti dicono che le spoglie della Madonna starebbero ad Efeso in Turchia dove Giovanni portò con sé la madre di Gesù dopo la dipartita di quest’ultimo. Comunque per accedere ai sepolcri bisogna scendere lungo una scalinata che porta in un sotterraneo scurissimo e umidissimo. Non posso non pensare che questo sarebbe un luogo ideale per tenere belle fresche un paio di bottiglie di vino bianco…Sono un dissacratore, lo so !!!

Il Getsemani è, invece, il giardino attiguo alla Chiesa delle Nazioni dove sono custoditi otto olivi contorti e talmente vecchi da essere considerati i diretti discendenti (se non addirittura gli stessi) di quelli che crescevano qui all’epoca di Gesù. Nella Chiesa delle Nazioni vi è un pezzo di roccia dove Gesù avrebbe pregato in preda all’angoscia durante la notte prima di essere arrestato.

"…inginocchiatosi,pregava:’Padre,se vuoi,allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia,ma la tua volontà’…In preda all’angoscia,pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra…"

Luca 22,42

Siamo stati nei luoghi sacri ai musulmani. Gerusalemme è,infatti, una delle città sante dell’Islam e non potevamo non immergerci nei colori e nei silenzi delle sue moschee…Anche se siamo cattolici,il fatto di visitare luoghi sacri islamici è segno di una ricerca spirituale che non si ferma dinnanzi alle icone tradizionali della nostra religione. Nel mondo già esistono troppe guerre in nome delle differenze religiose e almeno da un punto di vista "intellettuale" bisognerebbe cercare uno spirito comune tra le religioni. Quanto è diversa la religione islamica eppure quanto è vicina a tutte le altre: le analogie tra l’Islam e il cristianesimo e tra l’Islam e la religione ebraica si sprecano…Segno che ci sono state nei secoli influenze culturali che hanno avvicinato usi e costumi di religioni diverse. Malgrado tutto ogni popolo combatte una guerra in nome del suo Dio. Un Dio che ordina di combattere per una giusta causa ma che nasconde, in realtà, solo le esigenze terrene e materiali di pochi uomini. Dal pianto dei rabbini dinnanzi al Muro alle elucubrazioni coraniche di musulmani seduti sotto una colonna della Moschea di El Aqsa, tutto è finalizzato alla realizzazione di una guerra religiosa in nome di un Dio che in realtà vorrebbe solo la Pace. Noi stupidi "uomini di fede" ,poiché non ricordiamo mai di essere solo di passaggio,ci nascondiamo dietro i grandi progetti di un Dio per sentirci un po’ meno mortali e un po’ più sopraelevati sulle masse atee. Ma alla fine facciamo le guerre come tutti gli altri…Non rinnego il valore della fede,ma vorrei che fosse meno inquinata dalle passioni umane.

La Spianata del Tempio è bellissima…Il suo ampio cortile è tipico delle adunanze islamiche e anche se non è il Ramadan mi sembra di vedere le folle fluenti dei fedeli che si dirigono verso il luogo di culto a cui anche noi stiamo aspirando: la Moschea di Omar. Anche se non è il momento più opportuno non posso resistere nel fare una battuta alla Totò quando dinnanzi al principie Omar di un suo film comincia a dire : "…Omar : vir o mar quant è bell,spira tant sentiment …! " Mitico Totò…Ma ritorniamo alle cose serie. Sulla Spianata del Tempio ,alle origini, vi era il leggendario Tempio di Salomone distrutto da Nabuccodonosor nel 587 e di cui si è conservato solo il Muro Occidentale o Muro del Pianto a cui ho fatto già riferimento. Divenne poi luogo di culto dei musulmani perché secondo la tradizione fu mèta di Maometto e nel 687 iniziarono i lavori dell’attuale moschea ad opera di architetti cristiani bizantini…Vedi? Cristiani che progettano una moschea…Non è questa una analogia? Un segno di unità? Questi architetti progettarono un terrapieno che si alzava al centro della spianata e a cui si accedeva tramite quattro gradinate.In cima a queste si trovano dei portici aperti a più colonne detti mawazin,cioè bilance,perché secondo la religione musulmana il giorno del giudizio Dio vi appenderà le bilance per pesare le anime.

La Moschea di Omar è più conosciuta come Cupola della Roccia perché nel suo interno vi è una roccia,sacra agli ebrei e ai musulmani,che tentò di seguire Maometto verso il cielo ma l’angelo Gabriele (altra analogia con il cristianesimo) la fermò e vi lasciò l’impronta della mano. Questa moschea sia all’interno che all’esterno è un vero e proprio trionfo dei colori vivaci e dello splendore: i marmi policromi e le piastrelle arabescate di maiolica azzurra sono sovrastate e completate da un fregio perimetrico che canta la gloria di Allah…E ciliegina sulla torta la bellissima cupola d’oro che risplende al sole d’oriente e che rappresenta un po’ il simbolo della Old City perché visibile da qualsiasi punto. Per entrare in questo luogo bisogna dimenticare fuori scarpe e macchine fotografiche. Il pavimento all’interno è tappezzato e quindi i nostri passi già attutiti dall’assenza di scarpe, diventano movimenti quasi astratti. E’ bello stare scalzi: bisognerebbe farlo più spesso perché ti collega in modo diverso con la terra.

Sulla stessa spianata , ma ad un livello un po’ più basso, si trova la Moschea El Aqsa (che in arabo significa "la più lontana" perché secondo la tradizione islamica è il luogo più remoto in cui si sarebbe recato Maometto). Distrutta tre volte dai terremoti, è stata protagonista di eventi abbastanza drammatici quali l’assassinio del re giordano Abdullah (il nipote Hussein che diventerà re più tardi si salvò grazie ad una pesante decorazione sul petto che fermò la pallottola) e l’incendio appiccato da uno squilibrato australiano nel 1969…Questa moschea non è bella all’esterno come per la moschea di Omar, ma all’interno ha un’atmosfera maestosa con le sue grandiose colonne in marmo di Carrara donate da Mussolini. Una curiosità: il pavimento è tappezzato con un tessuto su cui sono disegnate tante cellette tutte identiche tra loro. Sono i punti esatti in cui ogni fedele prende posto per le varie genuflessioni di rito nei momenti di adunanza. Con un po’ di immaginazione mi sembra di vedere tutti quei fedeli che vanno su e giù con il corpo durante la preghiera del Ramadan. Vicino la moschea c’è una fontana circolare dove i fedeli compiono le varie abluzioni prima di entrare: si lavano i piedi, le mani, il viso…Non è solo una voglia di igiene che li spinge a compiere questi lavaggi, ma è intrinseco un significato spirituale di purificazione interiore. Lavare il corpo come se ci si predisponesse a lavare l’anima. I rapporti tra acqua e religione non sono rari: basti pensare all’acqua della fonte battesimale per i cristiani , l’acqua dei fiumi sacri in India che addirittura hanno la responsabilità di portare via le ceneri dei morti …L’acqua : fonte di vita,origine della vita primordiale e simbolo di purificazione. Mi piace! Pensate a quando abbiamo sete e cerchiamo l’acqua e alla grande soddisfazione quando la beviamo…Pensate ai consigli dei medici che dicono sempre di bere molto per preservarci dai malanni renali e per purificare l’organismo. E poi l’acqua in questi luoghi in cui non abbonda assume un significato diverso.

Pensate che me ne fossi dimenticato? La nostra ricerca della tomba di Schindler continua ancora nonostante le escursioni nel mondo arabo…Abbiamo avuto una buona "soffiata" sul punto esatto dove si trova la lapide tanto agognata. Dopo cinque giorni abbiamo saputo dov’è…Nel cimitero cristiano che è vicino alla Porta di Sion. Domani andremo.

Spinti dalla curiosità storica suscitata dalla ricerca della tomba di Schindler,ci siamo diretti verso il Primo Museo dell’Olocausto di Gerusalemme. E’ una versione più piccola di quello ben più grande e famoso di Yad Vashem che visiterò domani. In questo museo abbiamo visto molte cose tristemente interessanti: una riproduzione dei forni crematori nazisti, una serie di lapidi con sopra incisi i nomi dei campi di concentramento più famosi (Dachau,Auschwitz,Mauthausen,Theresienstadt…), una biblioteca con testi riguardanti la Shoah e una mostra fotografica con immagini a noi purtroppo note grazie ai documentari e ai libri di storia che da più di 50 anni ci accompagnano lungo il nostro cammino di formazione come uomini e come "storici". Per non dimenticare. All’uscita,nel giardino del museo, una lapide voluta dai sopravvissuti del campo di Bergen Belsen per ricordarci che ci sono molti che tornarono a casa dopo quella sciagura, ma che il loro pensiero si trova sempre lì: nei campi di concentramento nazisti…Dove una parte di loro è morta.

 

15-08-1994

E mentre in Italia, in occasione del Ferragosto, la gente starà preparando l’ultima cesta da mettere in macchina con pane,pasta al forno e pollo con patate cucinate la sera prima,noi "avventurieri" ci apprestiamo a vivere l’ultima giornata "di andata" a Gerusalemme che sempre rimarrà nei nostri cuori per i bei giorni passati tra le sue strade e i suoi monumenti che tanto rappresentano per cristiani,musulmani ed ebrei.

Ma non lasceremo la città santa se prima non avremo compiuto la nostra visita sulla tomba di Schindler. Ci dirigiamo verso la zona in cui dovremmo trovare il cimitero giusto e chiedendo informazioni un po’ in giro ai gerosolomitani, ci accorgiamo che non tutti hanno visto il film di Spielberg e al nome Schindler molto spesso segue una smorfia internazionale che significherebbe "boh !!!" Ma non tutti sono ignoranti e quindi qualcuno ci smista verso le strade giuste fino a quando non ci ritroviamo dinnanzi al cimitero cristiano del Monte Sion vicino alla Porta omonima. Il cancello è chiuso ma noi imperterriti ci arrampichiamo sul muro e ad un custode che stava lavorando tra le tombe chiedo, nel mio inglese claudicante, se per caso lì ci fosse una benedetta tomba di un certo Oskar Schindler…Il custode dice di sì e ci apre anche il cancello per farci entrare forse perché ha notato che noi eravamo un caso disperato dal momento che in un altro posto a nessuno verrebbe in mente di arrampicarsi sui muri per chiedere informazioni sui morti !!! Finalmente ci avviciniamo alla tomba agognata e con grande emozione leggiamo sulla lapide:

Oskar Schindler

28.4.1908 – 9.10.1974

Der unvergessliche lebenretter 1200 verfolgter juden

Sinceramente riesco a capire solo "1200 giudei" , riferendosi ai 1200 ebrei accolti nella fabbrica di Schindler e che furono salvati dalla conversione e dalla presa di coscienza di un nazista che aveva in fondo al cuore ancora un barlume di umanità grazie al quale non solo salvò delle vite preziose ma salvò anche se stesso dalla colpa di uno sterminio assurdo. La tomba è proprio come nell’ultima scena del film di Spielberg e quindi ciò vuol dire che la scena è stata girata qui a Gerusalemme. Chi ha visto il film ricorderà sicuramente tutta la fila di ebrei salvati che gli vengono a rendere omaggio posando sulla lapide un sasso. Infatti la tomba è completamente ricoperta di sassi come se da noi fosse ricoperta di fiori…E’ rimasto solo un piccolo spiraglio attraverso il quale è possibile leggere ciò che ho letto. Anche se è un cimitero cristiano lo stile delle tombe è decisamente ebreo con quella sobrietà di cui ho già parlato in precedenza. Schindler: un nazista pentito che salva degli ebrei e viene seppellito a Gerusalemme, nella terra dei suoi operai…Un omaggio bellissimo ed uno schiaffo morale altissimo ai nazisti. Chissà se ci sono stati altri tedeschi che durante la guerra riuscirono a svegliarsi e a capire veramente ciò che stavano facendo…Però penso che per uccidere sei milioni di persone devono essere stati proprio pochi i pentiti tra i nazisti ! Mentre mi abbandono a questi e ad altri pensieri, scelgo anche io la mia pietra da mettere sulla lapide ma non prima di aver scritto sul sasso una frase: "Never more holocaust 15-8-1994".

Soddisfatto per la visita al cimitero, mi dirigo per l’ennesima volta verso il quartiere arabo per le ultime compere da portare a casa. Una delle cose più curiose che ricorderò del quartiere arabo è il contatto avuto con i vari commercianti. Se c’è un personaggio intrigante da cui poter imparare qualcosa sulla psicologia del venditore qui a Gerusalemme, ebbene questo è il commerciante arabo. Noto già dai documenti storici di secoli fa, il venditore arabo è prima di tutto capace di "attirare" nel suo bazar le "vittime" cioè i turisti. Egli non sta dietro il bancone del suo negozio ma in mezzo alla strada, tra la gente e "sente" quelli che potrebbero essere dei possibili acquirenti. Se vede che sei interessato ad un oggetto o un tessuto, subito si lancia all’attacco con espressioni frammiste tra l’arabo e l’inglese e poi con la scusa del caffè arabo che ti vuole offrire quale segno di gentilezza, comincia a cacciare tutta la merce verso cui avevi accennato un certo interesse. Hanno un sorriso e una vivacità che tramortisce e convince…Quando ti dicono il prezzo che hanno in mente e vedono che vai via perché non vuoi spendere la loro cifra, allora ti inseguono preoccupati fuori dal negozio per farti capire che se torni indietro potrebbero fare qualcosa per te…Alcuni abbassano il prezzo, ma altri sono duri e anzi sembrano offesi dall’ipotesi che tu voglia pagare così poco una cosa che per loro vale molto di più. Altri ti infilano la merce nella borsa come per dire "è tua: dammi la cifra e vai via!" I bazar sono più di un negozio: sono un universo di oggetti e di tessuti. I colori, i sapori, gli odori, le sfumature fanno parte di un mondo secolare e la tradizione commerciale araba non ha bisogno di presentazioni dal momento che la storia ci insegna quali abili venditori vissero nel passato a ridosso del grande mondo arabo.

Con l’autobus giusto,poi, mi sono diretto ad un altro appuntamento per me importante: il Museo dell’Olocausto di Yad Vashem famoso in tutto il mondo perché non è solo un museo ma soprattutto un monumento spirituale per chi non vuole dimenticare certe follie compiute da certi uomini. Yad Vashem è una struttura modernissima e possiede addirittura una mensa per i turisti. All’esterno vi è la scultura dedicata alla Shoah e su di una pedana altissima,sospesa quasi nell’aria, vi è uno dei tanti vagoni ferroviari che simboleggiarono l’ultimo viaggio per milioni di persone. Nel giardino del museo sono piantati decine e decine di alberi a nome di personaggi famosi della storia. All’interno non manca nulla per la conoscenza della storia. Non ci sono soltanto foto che riguardano la Shoah , ma anche documenti e sale audiovisive dove è possibile sedersi e ascoltare documentari che trattano di vari argomenti: la storia del Sionismo in tutto il mondo; la condizione degli ebrei dalla Diaspora ai giorni nostri; i fattori storici che portarono alla nascita sciagurata dell’hitlerismo e gli immancabili documenti sui campi di concentramento e sulla Soluzione Finale… Ho visto persone piangere nel museo ed una ragazza non la smetteva più di piangere al punto tale che ha dovuto interrompere la sua visita all’interno delle altre sale. Carica di sobria spiritualità è anche la Ohel Yizkor o cripta santuario sul cui pavimento sono incisi i nomi dei 21 principali campi di concentramento: qui una fiaccola viene riaccesa ogni mattina alle undici. Continuando il percorso nel museo si arriva all’ultima sala che è quella che suscita il maggior sgomento e commozione: si tratta di una stanza piena di vetri che riflettono la luce di una sola candela in migliaia di direzioni come se la stanza fosse invasa da migliaia di candele. In questa atmosfera astratta ci si ferma raccolti mentre una voce registrata ricorda i nomi e la nazionalità dei milioni di bambini uccisi nelle camere a gas dei campi nazisti. Mentre le loro foto vengono proiettate in un angolo… Semplicemente straziante…!

Capitolo 4°  >>