Capitolo 5°
Ritornando a casa.
"Se vuoi fare un viaggio verso un’altra terra, una terra lontana, verso il tuo paese, non puoi lasciarti dietro tutta l’estensione della strada in un istante, ma fai un certo numero di passi e giungi così, a poco a poco, con fatica, alla terra che brami.
…Abbi soltanto la più seria volontà di entrare in tale strada e sii pronto."
Sant’Efrem
La campana della chiesa vicina conferma alle 7 la mia presenza a Gerusalemme. Quando ci si muove velocemente come in quest’ultima fase del viaggio, diventa difficile fare mente locale su dove ci si trovi e allora è necessario che un segno ci indichi il luogo e ci faccia rendere consapevoli della dimensione spazio temporale in cui siamo capitati…Nel quartiere arabo ho comprato un presepe in legno d’olivo intagliato a mano, alcuni metri di stoffa araba comprata in un negozio della via Dolorosa, una maglietta di Topolino con una scritta israeliana per mio nipote, una scacchiera sempre in legno d’olivo, un incensiere a forma di minareto e un set per il caffè turco con tanto di guantiera e tazzine arabe…Sarà una cosa complicata far arrivare in Italia queste cose senza farle schiacciare negli zaini. Se prima erano pesanti adesso sono insopportabili,ma vanno portati…Mi incammino verso la stazione degli autobus come un cammello obeso e salutando Yerushalayim salgo sull’autobus per Tiberias . Dopo un viaggio nauseabondo sono giunto a Tiberias sul Lago di Tiberiade che mi vide protagonista nei primi giorni appena arrivato.Da qui un bus verso Nazareth. Sceso a Nazareth , faccio mente locale e arrivo subito dinnanzi alla casa di Yusuf. Subito vengo "intercettato" da Giorgio (il nipotino di Yusuf) e Yusuf…La festa è scontata…Non ci vuole molto per attivare la "macchina dell’ospitalità araba" e già si parla di mangiare,bere,suonare…Siamo stati a cena da Michele (un altro fratello di Yusuf) e tra gli invitati c’era anche il suo capo fabbrica che è ebreo (è raro vedere tali forme di integrazione arabo israeliana,ma è segno di apertura mentale) . Dopo cena siamo ritornati davanti alla casa di Yusuf e ognuno si è disteso su uno dei sofà del cortiletto attendendo,parlando e mangiando qualcosetta nonostante la cena appena consumata, l’arrivo di Eilon…
Davanti la casa di Yusuf c’è sempre un piacevole venticello fresco che rallegra il pasto aggiuntivo che ci stanno propinando. Dal vicino ristorante non è mancata la buona musica araba tipica dei matrimoni…Non è mancata la compagnia di Nicola,di sua moglie e di suo figlio; c’era anche Michele,Anan,Salma,Giorgio,"Sorriso"…La serata è tranquilla e cominciamo a salutare quelli che domani mattina non vedremo prima di partire.
Svegliandoci sentiamo subito certi odori a noi familiari…Infatti scendiamo a fare colazione e la solerte sorella di Yusuf ci fa trovare sulla tavola la meravigliosa pizza araba che anche a colazione fa la sua buona e bella figura. Ancora altra pizza araba cotta davanti a noi per il viaggio con olio,origano e semi di sesamo. Una sorta di "addio gastronomico"... Carichiamo i bagagli sulla macchina di Yusuf e non senza un filo di emozione salutiamo i vari componenti della famiglia. Dal finestrino dell’auto lancio un "salàm alèicom" ("che la pace sia con te") verso il fratello Bisciari che mi erudì sui segreti della lingua araba e dal modo in cui agitava le braccia e sorrideva sembra che abbia apprezzato questo mio sforzo linguistico finale e questo mio tentativo di integrazione. Infatti mi risponde gridando "alèicom salàm" ("anche con te sia la pace")…! Nella macchina con Yusuf e Francesco siamo diretti verso Qiryat Tivon da Eilon che ci attende. Come in una sorta di "staffetta turistica" salutiamo Yusuf che rivedremo a Napoli a Settembre e veniamo prelevati da Eilon che subito ci porta ad Haifa per visitarla un pochino dal momento che l’abbiamo lasciata per ultimo in quanto punto di arrivo e di sicura partenza. E’ una bella città che in alcuni punti di osservazione sopraelevati ricorda Napoli con la sua concavità in Mergellina. I suoi grattacieli e l’ampio porto denunciano uno sviluppo positivo dell’economia in questa zona . Non manca il verde…Scendiamo verso il porto perché il tempo stringe ed anche la fame che non manca mai…Ci fermiamo sul lungomare per un caffè mentre osserviamo il mare e l’orizzonte che saranno i nostri compagni di viaggio nel ritorno. Sulla scogliera un soldato ed una soldatessa israeliani in divisa, seduti vicini parlano e forse amoreggiano…In questo luogo dove nel ’48 sbarcarono migliaia di ebrei di ritorno dalla diaspora, due giovani israeliani che non vissero quei momenti "preistorici" forse parlano di un futuro duro ma ricco di promesse in questa terra che, se valorizzata, porta ricchezza e progresso. Giungiamo al porto . Cambiamo gli schekel residui in dollari americani e poi c’è il rituale del "check in" alla dogana con le domande minuziose di un addetto alla sicurezza che parla in italiano.Molte,naturalmente, le domande su Yusuf, sulla sua famiglia, su chi abbiamo conosciuto tra gli arabi e se avevamo preso oggetti da qualcuno che potessero contenere esplosivo (era già successo in passato che arabi avessero regalato souvenir ad occidentali contenenti esplosivo e che poi sarebbero stati recuperati una volta sbarcati in occidente. Esplosivo che serviva per attentati in Europa o altrove…Tutto o.k.: niente esplosivo al plastico nel mio presepe di Gerusalemme…Siamo imbarcabili !!! I bagagli sul rullo, i saluti all’amico Eilon, gli ultimi passaggi burocratici per l’imbarco con dogana e polizia e via sul ponte della Sea Harmony, già pronta a partire con i motori in leggero riscaldamento. Occupiamo un posto sul ponte con gli zaini e i sacchi a pelo e da qui, con una bella birra fredda in mano, ammiro il porto di Haifa che diventa sempre più piccolo mentre scorrono veloci le immagini di questo viaggio favoloso in Israele iniziato il 28 Luglio da piazza Garibaldi a Napoli…Partendo tutte le emozioni, le esperienze, le conoscenze, le persone incontrate, gli autobus presi al volo, le sudate sotto il sole con gli zaini pesanti che facevano da casa, le mangiate, le riflessioni, i momenti di gioia e di rabbia, di compagnia e di solitudine…Tutto passa nella mia mente. Domani saremo a Cipro.
Shalom Israel.
Questa mattina, dopo una ricca dormita sotto il cielo stellato, ci siamo svegliati nel porto di Cipro con la pigrizia degli orsi che hanno trascorso un inverno…Con tutta calma mi sono sollevato dal ferreo ponte della Sea Harmony e dopo aver rimesso a posto le mie cose e le mie ossa, mi sono diretto nei cessi zozzosi della Poseidon Lines…Non importa: una doccia e uno shampoo per togliere la salsedine della prima notte in mare e per allontanare la residua stanchezza di ieri, sono il minimo per ritemprare il corpo. Scendiamo nel porto dove troviamo ogni confort per iniziare la giornata di mare che ci attende: una colazione a base di rustico, un caffè turco (non vi dico) e un succo di arancio per dimenticare il caffè. Cerco un giornale italiano come un’ape cerca il fiore. Non trovo nulla: solo la "berlusconiana" Epoca che può essere sufficiente per iniziare a tappare i vuoti informativi formatisi durante questi giorni di girovagare. Sono curioso di sapere se è successo qualcosa di importante in Italia e se conviene ancora tornarci o trovare una scusa per fuggire altrove e non terminare questo viaggio. Ipotesi di fuga in me, ma è più forte il richiamo del ritorrno alle proprie cose. Non voglio girare: mi abbandono alla lettura o alla scrittura del diario. La mia carica energetica necessaria per conoscere, scavare, viaggiare, chiedere, visitare è esaurita…In questi giorni di viaggio in nave mi riposerò anche se Rodi rimane da vedere in quanto all’andata non ci fecero scendere perché era notte. Ho comprato una bottiglia di vino cipriota per mio zio Orlando che fu fatto prigioniero di guerra dai tedeschi proprio in questa parte del Mediterraneo…Mi parla sempre di Cipro e di Rodi…
Siamo in navigazione verso Rodi. Voglio visitare la sua parte vecchia…
La filosofia di chi viaggia in nave è certamente la filosofia della pazienza. Mentre sulle nostre teste sfrecciano aerei velocissimi a tutte le ore portando gente da un punto all’altro del mondo come se niente fosse, noi che abbiamo scelto la nave abbiamo scelto la gradualità, la pazienza, la costruzione centellinata di un momento che è il momento dell’arrivo in Italia. La nave è riflessione, è organizzazione di tutte le esigenze: dalla pulizia personale all’alimentazione, dalla lettura alla musica…Insomma arriveremo soltanto Domenica in Grecia e da lì spero di trovare subito i mezzi adatti per andare a Patrasso.
Qui ponte della Sea Harmony. Ore 6 circa: arrivo al porto di Rodi.
E’ ancora scuro e nuvoloso tanto che sembri minacciare la pioggia…Ancora una volta ,come pugnalate dirette al mio spirito di ricerca del nuovo, siamo stati svegliati da una schifosa e assordante musica che non si capisce se classica o popolare e che fuoriesce distorta e gracchiante (senza poter gustare le sue eventuali sfumature) da un altoparlante che fa pena…E’ stata una notte normale, ma più volte mi sono svegliato perché il fumo di scarico dei motori della nave, spinto dal vento, si abbatte con violenza nei nostri polmoni.
Il ponte della nave sembra unto di tutto: salsedine, olio di motore, creme solari, sudore di mille piedi che passano…Comunque nonostante la sporcizia delle navi greche, mi sono lavato la faccia in uno dei tanti vomitevoli bagni di questo cesso galleggiante chiamato ironicamente "Armonia del mare"…Forse si riferisce all’armonia delle puzze…Scendo ancora mezzo addormentato sul suolo di Rodi che ancora dorme dal punto di vista commerciale. Subito mi è piaciuta per quella sua atmosfera medievaleggiante e per quei vicoli variopinti ed ornati di fiori tipici delle isole greche. Una volta il Mediterraneo era il nostro oceano e prima che venissero scoperte le rotte che dallo stretto di Gibilterra portavano all’Oceano Atlantico, tutto questo era il solo mondo marittimo conosciuto. Ritrovo nostalgicamente gli scarafaggi rossi che avevo visto ad Elat e anche qui sculettano felici e pimpanti tra i tavoli dei bar e dei negozi di souvlaki. E’ curioso vedere come l’evoluzione di cui parlava Darwin sia stata in grado di procurare a questi repellenti animaletti la capacità di piccoli voli…I gatti, poi, hanno un non so chè di secolare, di tranquillità genetica… Sono belli, grassi, tranquilli, baffuti e felici come se fossero consapevoli di vivere in una zona dove non verranno mai maltrattati perché perfettamente integrati con gli abitanti dell’isola.
Rodi è una delle più belle isole della Grecia perché è anche cittadina. Infatti fuori dalle mura della Rodi vecchia si estende la città nuova con palazzi alti…Abbiamo 5 ore di tempo per vedere almeno un po’ della parte vecchia che è più interessante. Comunque non posso pretendere di più dal momento che queste escursioni non fanno parte di un biglietto di nave a prezzo stracciato e dormendo sul ponte…! In 5 ore c’è anche chi dorme sulla nave e non se ne frega di scendere. Le mura di Rodi sono bellissime e ogni entrata e rinforzata dalla presenza di torri merlate. Bella anche la sede del Vice Consolato d’Italia e i mulini dal tetto rosso del porto. Rodi merita un ritorno! Le fortificazioni massicce intorno alla Rodi vecchia, denunciano una storia di difesa e di conquista. Ma la mia ignoranza storica mi impedisce di svelarne i segreti qui adesso. I prezzi delle cose da mangiare sono esagerate: una homelette al formaggio e un caffè espresso costano 1300 dracme e cioè quasi 10.000 lire. Più accessibili, dopo la colazione shock, i prezzi di alcuni regali che ho comprato: due centrini fatti a mano di filo bianco, un completo di sottobicchieri raffiguranti momenti mitologici dell’antica storia greca. Mentre gironzolo ancora un po’ per le vie antiche di Rodi, mi accorgo che alcuni vicoli sono cosparsi di ramoscelli tagliati lungo tutto il percorso…Ma non vedo processioni o altro…Indago curioso e una vecchia signora seduta sui muri imbiancati del suo vicolo non sembra darmi nessun indizio su ciò che accade. La mia indagine trova soddisfazione quando approdo in una chiesetta gremita di fedeli e posso solo vedere le spalle del pope mentre celebra una messa…Forse qualche santo dell’isola o una data che a me non dice nulla.
Mi dirigo verso il porto dove la "mia" nave già sta tirando i canapi a bordo pronta a salpare.
Rotta verso Creta. Arriveremo alle 20 e alle 22 si riparte.
Domani mattina saremo al Pireo da dove cercheremo subito un mezzo per Atene e poi per Patrasso dove ci attende la Agia Methodia : un altro "gioiello" galleggiante dell’igiene greca…!
Secondo i miei umili calcoli dovremmo essere a Brindisi nel primo pomeriggio di Lunedì.
Da Brindisi mi informerò sui treni che vanno a Potenza per evitare la via crucis del Brindisi-Napoli-Potenza. Sulla nave cambierò i dollari e le dracme in lire poiché devo fare il biglietto ferroviario e non ho (è proprio il caso di dire) "una lira"…Con queste lire potrò arrivare a Baragiano in Basilicata dove finirà ufficialmente il viaggio. Non più a Napoli da dove sono partito,ma a Baragiano. Ieri mi sono concesso un pranzo al self service della nave ,invece del solito panino…Ho pagato 21.000 lire ma ho riassaggiato,dopo un mese di astinenza, il mio primo piatto di spaghetti. Diciamo che gli spaghetti fatti dal cuoco greco di una nave lasciano molto a desiderare,ma anche questo è un ritorno a casa.
E sì,amici lettori…Un mese fa stavamo per arrivare a Brindisi da dove saremmo partiti di sera alla volta di Patrasso. Oggi,invece, sono a Patrasso per ritornare in Italia…!
Ieri sera ci siamo fermati a Iraklion (Creta) dove ho gustato una pita ghiros e una pita souvlaki. Giusto per non dimenticare queste cose buone una volta a casa. Un giro veloce tra le strade illuminate di questa parte di Creta mondana e giovanile e poi via di nuovo a bordo a causa del breve tempo concessoci dalla tabella di marcia marittima. Le eliche già girano quale segno di imminente partenza. Qualche passeggero addirittura corre facendoci pensare che potremmo rimanere a terra…! Niente paura: siamo ancora passeggeri di questa nave.
HO trascorso la notte su di un lato isolato della nave e anche molto ventilato al punto che in alcuni momenti temevo che il vento mi portasse via. Avevo bisogno di stare lontano dagli altri passeggeri per riflettere e dormire. I lati di una nave sono sempre i punti più ventilati e nessuno passa. Non mi è rimasto che chiudermi nel mio sacco e sentire il vento che massaggiava il mio corpo disteso sulla cassa dove si conservano i giubbotti di salvataggio. Gli spruzzi dell’acqua sullo scafo in questo punto della nave si sentono moltissimo e sono quasi assordanti dopo un po’ che li ascolti.
Mi risveglio quando il sole di un nuovo giorno riscalda insopportabilmente il sacco a pelo che piano piano stava diventando un piccolo "forno a pelo"…Pochi gesti e sistemo tutto negli zaini. Un salto sul ponte e pronto per lo sbarco. Ripercorriamo la strada che ci porta fuori dal porto e dopo un po’ di cammino, mentre eravamo diretti verso il metrò per il calvario del Pireo-Atene-Patrasso, mi è saltato all’occhio un cartello meraviglioso che dice "Pireo – Patrasso". Mitico !!! Questa è una buona notizia: un solo mezzo fino alla prossima nave. L’occasione giusta al momento giusto. Con 3200 dracme ci togliamo il pensiero invece di uscire pazzi per raggiungere autobus e metrò…
E così saliamo sull’autobus della Mediterranean Lines e siamo giunti a Patrasso dove c’è da aspettare 5 ore per il check in. La distanza che ci divide dall’Italia è sempre minore ,ma ancora considerevole per noi puntini sulla terra. Nel porto bivacchiamo, gettati tra i bagagli, con altre persone in attesa di partire. Pensavo,mentre ascoltavo una cassetta rock, a come la gente, in rapporto a tanti anni fa, sia meno paziente nell’attendere. Cinque ore per noi sembrano infinite ed insopportabili,mentre la storia ci insegna lunghe attese di popoli e di uomini testardi…Non posso non ripensare al popolo ebreo che per 40 anni attese di ritornare nella terra promessa e pensate che per 19 secoli attese il ritorno nell’attuale Israele. Oppure Gesù che attese 30 anni per "entrare in azione"…Oggi non abbiamo più pazienza perché l’uomo moderno , condizionato da films, pubblicità, comodità, è abituato a vedersi sempre come in un film dove l’eroe arriva sempre in orario, oppure come nella pubblicità delle macchine dove ci sono sempre strade libere e mai trafficate e nessun limite di velocità…La realtà, invece, è l’attesa !
Molti sono stati i tramonti che ho visto dal 28 Luglio fino ad oggi: "a mezzo busto", con nuvole, senza nuvole, arancione, giallo sabbia, con "frittura" del mare…Ma questo di stasera è un tramonto speciale: è l’ultimo. Non perché domani morirò,ma perché è l’ultimo del viaggio.
Il mare a Patrasso è tranquillo,leggermente increspato da un venticello che apprezzo ancor di più dopo una bella doccia di fine giornata sulla Agia Methodia che ci riporterà sulle "patrie sponde". Sulla mia faccia si legge quella stanchezza che sopraggiunge dopo una cosa che ci lascia senza energie, ma soddisfatti.
Forse un giorno ritornerò in Israele con le valigie di pelle e le rotelline sotto, volando su un aereo che in tre ore mi sbarcherà a Tel Aviv…Ma fino a quando esisterà la voglia di andare e di sfidarsi, ci sarà sempre un viaggio avventuroso e per niente comodo pronto nel cassetto. L’importante è ricordare sempre la bellezza di questo viaggio per ciò che è stato e non ciò che sarebbe stato e per ciò che avrei potuto vedere. Ogni volta una cosa è sempre diversa dalla volta precedente e quindi la bellezza di un evento non è un giudizio assoluto che tutti devono accettare,ma è una storia che nasce in te e fuori di te a seconda di come tu la costruisci. Allora ecco che scrivendo mi accorgo che un viaggio è come la vita. Anzi la vita è il viaggio. E l’importanza che diamo al nostro "viaggio" dipende solo da noi. A volte sbagliamo,cadiamo,commettiamo degli errori che un minimo di riflessione in più avrebbero evitato. Ma la vita continua, il viaggio continua…!La visione della vita assume tutta una particolare forma: si cresce "viaggiando" e non stando fermi….Morendo!
Tra una riflessione e l’altra, partiamo da Patrasso: una birra, un po’ di musica , mille stelle in cielo e buona notte!
Siamo in Italia: mi trovo esattamente sul treno Brindisi-Taranto da dove continuerò per Potenza. Dal finestrino vedo i campi di olivi e i vigneti della Puglia, una donna nella terra con la zappa che dirige l’acqua nei corsi d’irrigazione…I rami contorti degli olivi secolari mi riportano pian piano ai valori della mia terra: il valore del vino buono, dell’olio salutare, del pane ineguagliabile,dell’acqua e dell’aria…Le radici, i valori ,gli ideali antichi che mai moriranno: questi sono i motivi che spingono un italiano a ritornare a casa. Sì,è vero: ci sono anche altri motivi quali il lavoro, lo studio, la carriera, gli amici, la famiglia,le scelte…Un giorno forse ci saranno i "motivi del cuore" e quando si è legati sentimentalmente diventa ancora più difficile lasciare tutto e partire. Ma per ora,libero, esploro il mondo!
Ore 19:22. Sto partendo da Taranto per Potenza. Ma prima dovrò cambiare a Metaponto (se non voglio ritrovarmi a Sibari). Arriverò alle 22 a Potenza e dopo nascerà il problema: non ci sono mezzi per Baragiano alle 22….Aiuto ! Passerò la notte nella stazione di Potenza? Non mi preoccupa,anche perché ho affrontato sto viaggio e figurati se mi impressiona dormire a Potenza.
E’ sera quando arrivo a Metaponto e sono già pronto sul treno diretto a Potenza. Le piccole stazioni di periferia mi sono sempre piaciute per la tranquillità in cui sono avvolte. Sono un punto romantico dei viaggi…Sono luoghi di meditazione. I grilli nelle sere d’estate, le fontanelle classiche delle stazioni, il capostazione che da solo ha mille funzioni. Simboli di un’Italia che sopravvive al caos del progresso e dove l’essere ritrova il piacere di partire ma soprattutto di ritornare. Quante volte ho giocato nella stazione di Baragiano e quante volte sono partito o arrivato…Dopo tanti anni ,finalmente, il tratto Battipaglia Baragiano è stato attivato dopo il terremoto e così potrò (forse già domani) ripercorrere non solo un pezzo di strada ferrata,che in Italia in pochi percorrono e conoscono, ma qualcosa di più: un pezzo della mia storia, del mio passato. E’ strano come proprio ritornando da Israele riscopro tutti questi aspetti del mio essere italiano. E’ vero che si riscopre il valore del proprio paese quando si è stati fuori…Ora all’improvviso, da quando sono sbarcato a Brindisi, sto riscoprendo pian piano il valore delle cose italiane. Cose di tutti i giorni, cose che altri italiani distratti non prendono in considerazione…E se cerchi di metterle in evidenza ti prendono per pazzo o per un nostalgico che non ha senso pratico…Purtroppo chi è del posto non apprezza le cose che ha sotto il naso e solo uscendo da quel posto si fanno i confronti e si valorizza il "solito"…
Mille pensieri albergano in me durante questo ritorno…
Metaponto-Bernalda-Pisticci-Ferrandina-Salandra-Grassano-Tricarico-Calciano-Campomaggiore-Albano di Lucania-Trivigno-Brindisi di montagna-Potenza.
E già…Il viaggio è proprio finito perché sto scrivendo da Battipaglia. Ieri sera appena arrivato a Potenza ho avuto la conferma dell’assenza di mezzi per Baragiano…Ma guardandomi intorno e adoperando il senso pratico che si sviluppa nei lunghi viaggi , ho individuato un privato che con la sua Fiat 1100 degli anni 50 (il mezzo più pericoloso che ho preso in tutto il mio viaggio) e ad una modica cifra ,sarebbe intenzionato a portarmi a Baragiano. Cose da pazzi: ho fatto un viaggio così lungo e non riesco a trovare un mezzo che da Potenza mi porti a Baragiano…Arrivo comunque a Baragiano e dormo a casa dei miei parenti che vedendomi arrivare con i miei zaini come un profugo,hanno pensato che stessi fuggendo da qualche campo di prigionia…Il giorno dopo vengo prelevato da mia sorella Rosaria che è venuta a Baragiano per vedere se ero tutto intero e se parlavo ancora in italiano…
Spero di non avere annoiato nessuno con le mie chiacchiere sul viaggio in Israele…Se è successo, vi prego di perdonarmi ,sperando che il mio prossimo diario (se mai ce ne sarà un altro) sia più divertente e ricco. Io mi permetto di difendere questo diario perché non c’è una virgola di questo viaggio che cambierei. Scusatemi per gli errori grammaticali e di scrittura che sicuramente avete trovato, ma il viaggio è fatto da esseri imperfetti che si muovono in un mondo di imperfetti. Quindi mi comprenderete…
Non sono nemmeno abbastanza saggio per concludere in modo soddisfacente questa esperienza con le mie parole e allora ho deciso di affidarmi alle parole di un saggio:
" C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa conoscere di più viaggiando sul nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito perché,nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da se stessi non si può fuggire. Tutto quello che siamo,lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa la tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada, è la propria anima che sta cercando. Per questo l’uomo deve poter viaggiare…"
Andrej Tarkovskj
Alla prossima.
Michele Nigro.