Secondo viaggio in Libia. (almeno per me) Il primo effettuato due anni or sono stesso periodo.

Partecipanti: un totale di 16 vetture tutte Land Rover più 4 vetture dell’assistenza.

Impossibile fare l’elenco completo dei partecipanti ….TROPPI per ricordarli tutti. Dei vecchi partecipanti c’eravamo quasi tutti, Nicola (non io! ndw), Roberto, Stella e Francesco, mancavano Guido e Paolo.

A Genova, all’imbarco i soliti convenevoli, i soliti gadget e partenza della nave con 4 ore di ritardo (incominciamo bene!); mare calmo, traversata noiosa, sbarco a Tunisi, rapido lo svolgimento delle pratiche doganali (in buona parte espletate a bordo della nave) e via per asfalto fino a Zarzis dove pernottiamo.

Al mattino partenza circa alle 8, rapidamente superiamo la dogana Tunisina. Lunga attesa, invece, per quella Libica, è stato necessario interpellare interpol (o chi per Lui) perché un partecipante assomigliava a qualcun altro. Comunque tutto in regola e si riparte con ulteriore leggero ritardo.

A questo punto rapida decisione, visto che vogliamo arrivare a vedere le pitture rupestri dell’AKAKUS, raggiungiamo Idri per asfalto recuperando buona parte del tempo perso.

I chilometri da percorrere su asfalto sono tanti, si va veloci visto che il traffico è praticamente inesistente. Un defender 110 sovraccarico (5 persone, un cane e bagagli) però subisce un incidente (si ribalta) su strada dritta in avvio dopo una sosta e ad una velocità irrisoria (io, 2° macchina dietro all’incidentata, ero ancora in seconda marcia) Per fortuna nessun ferito, qualche martellata alla macchina e si riparte.

Si continua su asfalto senza ulteriori problemi. Campo effettuato nei pressi di Idri e pronti per il giorno successivo per raggiungere Awbari via deserto. Sono circa 150 Km di dune tutto sommato abbastanza semplici; noi quattro le avevamo già percorse la precedente volta. Le abbiamo percorse con un campo per la notte a metà percorso vicino ad un pozzo. È l’ultimo giorno del 2003 e si festeggia, botti e quant’altro. Naturalmente non poteva mancare la nota negativa: il cane dei "soliti" si spaventa per i botti e sparisce, tutta l’organizzazione, guide comprese a cercare il cane, di notte, per le dune, in mezzo al deserto. Tralasciamo i commenti per bontà d’animo. In seguito, guide locali, riusciranno, dopo tre giorni, a ritrovare il cane e riconsegnarlo ai padroni.

Naturalmente viene da plaudire alle guide libiche che sono riuscite nell’impresa; indiscutibile dimostrazione di conoscenza profonda dei loro territori e di estrema gentilezza e disponibilità, anche se poi, in qualche modo, retribuiti.

Il viaggio prosegue, inutile descrivere le insabbiature, chi più chi meno tutti siamo rimasti insabbiati, anche perché siamo in troppi c’è sempre il furbastro che vuole strafare e in qualche occasione si corre anche il rischio di andare addosso ad un collega, per evitalo si frena, e, l’insabbiata è certa.

Ad awbari si torna a gonfiare le gomme che avevamo portate a 1/1.5 bar prima di affrontare la sabbia; si tratta di percorrere altri 400 Km di asfalto per arrivare a Ghat poi reimmetterci nel deserto e raggiungere la tanto sospirata meta dell’Akakus. L’asfalto viene percorso questa volta, senza inconvenienti, raggiungiamo Ghat poco prima dell’ora di pranzo, la visita alla città è di prammatica ed è uno spettacolo da non dimenticare. Girando per i vicoli della vecchia residenza del sultano si scoprono angolini caratteristici sovrastati dall’imponente mole della fortezza costruita alla sommità di una rupe. Naturalmente c’è chi ha preferito visitare il mercato, ma da acquistare non c’è molto.

 

Da vedere invece…….. SI.

Notevole in oltre la cura con cui è tenuta la moschea. Continuando per i vicoli della città vecchia, ci sono due bambini in un angolino, per un diram ti offrono il the fatto da loro e ti invitano ad entrare in una porticina, all’interno sono esposti tappeti e stoffe dai colori vivacissimi. Non compriamo niente ma la visita ne è valsa la pena, si riesce ad intuire il modo di vita di queste popolazioni, il silenzio e la calma che ti circonda appena dentro in contrasto con il traffico ed i rumori dell’esterno.

Il pranzo, come solito, rapido e spartano; si riparte verso sud , pochi chilometri di asfalto e si prende per una pista sulla sinistra il GPS indica:

24.46.390N

10.12.684E

Dopo poco iniziano i guai, la pista diventa improvvisamente sabbiosa, le gomme sono a pressione alta e le insabbiature diventano tante. Fortunatamente il tratto difficile è abbastanza corto, riportiamo la pressione delle gomme a valori adatti per la sabbia e si procede.

Poi un pianoro sabbioso due formazioni rocciose sui lati e una discesa in doppio pendio; sono uno dei primi a superarla e la prendo nel punto più duro la macchina tende a girarsi, aumento i giri del motore, le ruote smettono di scivolare sulla sabbia, riprendono a girare e trascinano la macchina perfettamente dritta fino in fondo alla discesa. Un leggero spavento ma subito superato. Anna (la mia navigatrice) invece la ricorderà per un po’.

Proseguiamo su di una pista piuttosto facile ma cosparsa di grosse pietre, bisogna fare un po’ di slalom e una pietra piuttosto grande cerco di prenderla sotto alla macchina su di un lato per dare maggiore spazio tra il ponte e la terraiolo che il differenziale della mia macchina non è al centro e io mi sono spostato dalla parte sbagliata. Fortunatamente la scatola del differenziale resiste bene al colpo che provoca soltanto una piccolissima ammaccatura. Siamo all’interno di un canalone e procediamo sul fondo poi gradatamente il canalone si allarga e appare il famosissimo ARCO DI ROCCIA: siamo all’inizio dell’akakus.

Meraviglie della natura.

Io piccolo uomo, posso solo ammirare e ……. Meditare.

Ci allontaniamo un poco per fare il campo per la notte, e, visto la luce, approfittiamo per le foto.

Qui a sera finito la cena tutti stanno intorno ad un fuoco, Anna ed io ci allontaniamo e andiamo a salutare le nostre guide libiche. Tarekr parla correntemente l’italiano poi ci sono Rida, Abdul e altri due di cui non riesco a ricordare nonché pronunciare il nome. Con Tarekr comunque riusciamo a capirci perfettamente tanto da poter iniziare una discussione confrontando la nostra religione cristiana e la loro mussulmana ed è così che scopriamo similitudini, argomenti e profeti comuni e scopro come Loro siano convinti, sbagliando, che noi cristiani non crediamo ad alcuni personaggi del vecchio testamento.

La discussione, in modo estremamente pacato ed urbano, è proceduta per almeno un paio d’ore, poi Tarekr ci propone una escursione sulle rocce sovrastanti il campo ed è qui che, ormai è superata la mezza notte, attrezzati di una semplice pila andiamo alla ricerca di pitture rupestri. Le troviamo le ammiriamo, ci sediamo su di una roccia, intorno c’è silenzio la luna illumina il paesaggio di rocce che ci circonda. Qualche millennio prima un uomo, una donna, piccoli in questa immensità, erano seduti come noi ora, avevano dipinto le figure sulla roccia, ascoltavano lo stesso silenzio. Pensavano, ridevano, piangevano, mangiavano e lasciavano, forse involontariamente, una traccia della loro esistenza.

Al mattino si riparte alla ricerca di altre pitture rupestri le troviamo le ammiriamo, ma il fascino delle prime scoperte di notte nel silenzio ed alla luce di una semplice torcia e della luna non si ripete.

Giriamo per quasi tutto il giorno per canaloni sempre alla ricerca di altre pitture, le troviamo le ammiriamo.

Poi due o tre capanne fatte con rami di palme.

Seduto avanti ad una di queste un vecchio, l’età? Non saprei , forse non la sa nemmeno lui. Ci facciamo tutti intorno cerchiamo di parlare, è gentile, difficile capirci. Qualcuno entra nella capanna e ci mostra un fucile vecchissimo dalla canna lunghissima e il calcio molto corto è un vero fucile usato dai tuareg solo che questo, evidentemente con la canna che era scoppiata, era stato riparato con del filo di ferro. Un altro trova quello che forse è uno scacciamosche (un folto gruppetto di peli legati in cima ad un bastone), ed è qui che il vecchio si scoccia un po’. Fra tanti c’è anche chi si comporta in modo riprovevole ma … tant’è! Abbiamo invaso la sua casa, abbiamo interrotto la tranquillità ed il silenzio che può dare solo il deserto e che è quello che Lui,forse, ha scelto e che comunque, ha sempre vissuto.

Una volta ancora è da ammirare la gentilezza e l’ospitalità ed anche la fierezza di queste genti.

Proseguiamo il nostro viaggio in direzione nord/est solo il giorno dopo raggiungeremo la strada asfaltata nei pressi di Awbari. La sera facciamo campo ai piedi di un grosso ammasso roccioso, le nostre guide libiche, la sera, dopo cena, ci improvvisano un piccolo ma indimenticabile spettacolo.

Una tanica metallica vuota fa da tamburo il battito delle mani da accompagnamento l’allegria è contagiosa e si forma un nutrito gruppetto che, sotto la guida dei nostri amici, canta, balla, o tenta di farlo, alla maniera Tuareg; l’allegria è comunque contagiosa ed è un vero spettacolo sotto un cielo cosparso di stelle e nel silenzio del deserto.

In seguito raggiunto il campeggio esistente nei pressi di Awbari cena, riposo e pronti per il giro dei laghi salati. Impiegheremo l’intera giornata successiva e io prendo in pieno una buca nella sabbia e rompo un faro antinebbia e lo spoiler posteriore della macchina. Nulla di irreparabile la macchina continua a funzionare perfettamente. Il difficile è avvenuto la sera quando per diversi motivi abbiamo raggiunto il campo quando ormai era notte fonda e io mi sono trovato alla testa di un gruppetto di 4-5 macchine, fortunatamente avevo il punto GPS dell’arrivo che mi ha aiutato moltissimo anche se di notte distinguere dune valutarne l’altezza e trovare il miglior modo per superarle non è cosa troppo facile! Fortunatamente il GPS indica una distanza di appena 5 Km dall’arrivo e tutto si risolve nel migliore di modi.

I laghi? Spettacolo stupendo anche se lo avevo già ammirato.

Il viaggio volge ormai al termine, da domani prendiamo l’asfalto e non lo lasceremo più fino a casa. Unico intermezzo, visita culturale a Leptis Magna prima e Sabrata poi anche queste, però, visite indimenticabili. Qui si può ancora ammirare e valutare la potenza, la magnificenza dell’impero romano. Qui a Leptis era Settimio Severo l’imperatore che, nato appunto in nord Africa aveva voluto alcuni dei monumenti ancora ammirabili.

Che la grandezza di Roma antica sia stata generata proprio dal suo carattere cosmopolita dal suo rispetto di genti di ogni razza e di ogni religione?

Francesco