Il nostro viaggio Venezia-Vienna-Kathmandu inizia il 28/02/2001 alle ore 19:15. Il volo Vienna- Kathmandu è ritardato di 5 ore causa guasto aereo e alle 17:30, dopo 8 ore, arriviamo finalmente a Kathmandu…………
01/03/2001
L' arrivo all'aeroporto è accompagnato dal pensiero di quello che ci aspetta
fuori dalla zona franca, e cioè: riusciremo a trovare il nostro mezzo per
raggiungere l'hotel? Eccoci in terra nepalese e dopo le rituali toccatine per
controllare portafoglio e passaporti attraversiamo la strada con fare sicuro e
partiamo a razzo tra la folla alla ricerca di un cartello per noi. Tra decine di
scritte e nomi eccolo, da dietro spuntano tre ragazzi che afferrano i bagagli e
assieme attraversiamo gloriosamente la ressa per salire in auto in direzione Thamel,
New Hotel Florid. Il primo impatto con il traffico è contornato di odori, suoni
e gli scatarri caratteristici dei nepalesi. Comprendiamo perché è
sconsigliato, per un turista, guidare in Nepal. Si dice che per sopravvivere
alle strade e al traffico qua sono necessarie tre cose: un buon clacson, buoni
freni, e…buona fortuna. Il codice della strada segue la legge della giungla,
ovvero vince il più forte (o il più sacro). La mucca ha la prevalenza su
tutto. Il camion ha la precedenza sull'autobus, l'autobus sulla macchina, la
macchina sul motorino, il motorino sulla bici, senza contare carretti, pedoni,
capre, risciò. Una cosa ci colpisce subito: tutti corrono, tutti suonano, tutti
sorpassano, nessuno però alza la voce verso gli altri o impreca, quello che per
noi occidentali è cosi logico fare. Auto che si inchiodano sull'asfalto, al
limite dello scontro e nemmeno un vaff… Qua la vita si svolge tutta per la
strada, dalle docce nelle fontane pubbliche allo squartamento degli animali da
vendere, dalle mucche sacre che "pascolano" in strada ai bambini che
giocano ovunque.
Arriviamo in hotel in centro a Thamel, riponiamo le valigie nella suite
de luxe (si chiama proprio così) e decidiamo di uscire di corsa, ma prima di
raggiungere la strada il gestore dell'hotel ci devia nel suo ufficio e ci rende
partecipi del ritmo che esiste in questo paese : ci fa accomodare e ci propone
il suo itinerario per il nostro soggiorno. Usciti dopo un'ora di trattative ci
siamo persi per Thamel, il quartiere più turistico della città, dove
non esistono nomi di strade o vie e orientarsi è facile solo dopo qualche
giorno di soggiorno e molti Km a piedi. Siamo così tornati all'hotel con il
nostro primo giro in risciò, dove ci aspettava il manager per il secondo round
di trattative. Il thè nepalese offerto fumava sulla scrivania del nostro
interlocutore: era l'inizio dei negoziati nepalesi. In pratica se due come noi -
turisti fai da te - che dopo mesi di attenti studi e ricerche vogliono andare in
un posto, ecco che ti viene proposto di andare da tutt'altra parte, perché,
dice, é molto interessante. Alla nostra richiesta di un'auto per due giorni, ci
viene proposto un itinerario di trekking di 5-7 giorni, una visita del parco di Chitwan
con allegato album di foto con turisti dall'aria soddisfatta. Non serve a niente
ribadire che semplicemente vogliamo una macchina per due giorni e non ce ne
frega niente di seguire le tracce della tigre del bengala. Ci vogliono almeno 40
minuti per scrollarselo di dosso e salire in camera con la promessa che
sicuramente ci avremmo pensato durante la notte. Quello che disarma é
l'assoluta gentilezza e grazia con cui vengono condotte queste trattative. Noi
turisti alle prime esperienze con l'oriente e con le difese immunitarie
abbassate ci trovavamo in serio imbarazzo. Il sorriso era stampato sulla nostra
faccia per essere altrettanto gentili e la nostra lingua italiana era utile per
scambiarci imprecazioni per il tempo perso inutilmente.
Risaliti in camera distrutti dal primo giorno, ci aspettava una notte insonne
tra cani che abbaiavano, e musiche indiane ipnotiche. Nel dormiveglia si sentono
litanie che provengono dal locale oltre la strada. Ora, dovete sapere che la
musica indiana non è come la nostra: da noi le variazioni sono apprezzata, da
loro il canone musicale è sempre uguale, e la frase si ripete ossessivamente
canzone dopo canzone. Aggiungete che avevamo la fortuna di avere uno dei pochi
locali che chiudeva dopo le 2:00, immaginate in quale sorta di delirio musicale
siamo caduti, Marco è svenuto e Silvia crollò in narcosi con i Travelgum.
Siamo il 2 marzo e ci svegliamo alle 7:00 pronti per nuove trattative. Scesi
e di fronte al solito thè nepalese ringraziamo molto e sorridiamo di più
dicendo che non abbiamo intenzione di accettare la sua proposta. Il manager
risponde che lo faceva solo per il nostro bene e ricomincia a proporci il
trekking etc... ma alla fine, quando oramai pensavamo di non avere più alcuna
speranza, cede e finalmente abbiamo la macchina per due giorni e per lui é
giustamente un vero piacere accontentarci.
Usciamo vittoriosi e ansiosi di conoscere un nuovo mondo. Nuovamente ci perdiamo
per il quartiere, paradiso dello shopping, dove non esistono punti di
riferimento e appena ti fermi per cercare di capire dove sei, persone di tutti i
generi si avvicinano per proporsi come guide o venderti qualcosa. Prendiamo un
taxi che ci porta a Durbar Square, il centro storico della città, non
prima della consueta trattativa per il prezzo. Il tassista però si perde e non
serve a nulla mostrargli la guida con la mappa etc, in quanto analfabeta. Solo
facendogli vedere il disegno di un tempio riusciamo ad arrivare il centro
città. Durbar Square é ancora deserta, in quanto si popola dopo le
10:00 e ne approfittiamo per fare colazione al Festive Fare, unico
ristorante con terrazza sulla piazza. Uova sode, pane e l'immancabile thè :
questa sarebbe stata la nostra colazione per due settimane.
Girando e fotografando la piazza incontriamo un ragazzo del posto che parla
inglese e contrattiamo con lui per un giro guidato. Dopo averci fatto notare
molti particolari dei templi e palazzi, ci invita per una visita a casa di sua
madre. Incuriositi e felici di vedere come realmente vivono lo seguiamo per le
vie di Kathmandu. Il posto dove vive la sua famiglia misura circa 10 metri
quadri, un monolocale dove si cucina in un angolo e si dorme nell'altro. Non
esiste l'acqua corrente ne tantomeno il bagno e l'elettricità è sconosciuta.
Ci vivono in tre, nonna mamma e sorella. L'accoglienza ci riserva anche il thè
e una prima lezione di filosofia nepalese sull'ospitalità, l'aiuto reciproco e
il senso della vita. Proseguendo la nostra visita arriviamo, passando per
continui templi, sadhu, mucche sacre, bancarelle e negozi, al fiume sacro Bangamati.
In taxi andiamo poi a Swayambhunath, tempio buddista chiamato
"tempio delle scimmie", poi a Patan, con la più straordinaria
rassegna di architettura newari di tutto il Nepal. E' chiamata
anche città della bellezza e la Durbar Square è costellata di templi e
edifici sacri. Proviamo un certo smarrimento guardandoci attorno in quanto le
immagini da fotografare sono troppe e tanti sono gli edifici sparsi anche lungo
le vie. Pranziamo con riso e zuppette varie pagando 5000 lire, visitiamo il
resto della città e rientriamo in hotel, dove ci aspetta il thè e la conferma
della prenotazione dell'auto.
Il giorno dopo altra lezione: il concetto di tempo nepalese. Se per esempio
volete partire alle 10:00 vi conviene dire che volete partire alle 7:00. in
questa parte del mondo il tempo non ha molto senso: ci si muove sempre con molta
calma e grandi sono le attese. E' inutile cercare di spiegare che avete pochi
giorni e volete vedere tutto, vi sarà risposto che semplicemente potete
fermarvi un'altra settimana!
Alle sei, la mattina seguente, siamo quindi scesi come d'accordo, ci offrono il
thè e sempre con il sorriso assistiamo al viavai continuo di persone che si
devono accordare sulla macchina e su chi la guiderà. Tutto questo contornato
dagli scatarri mattinieri molto acuti e pronunciati del signore sorridente alla
reception.... Verso le 8:30, con solo qualche ora di ritardo, il manager
sorridendo ci annuncia che il nostro mezzo é pronto e possiamo finalmente
partire per Pokhara. Il viaggio, per percorrere 200 km, dura nove ore.
Per la strada molti camion in panne, frane, buche e una buona dose di polvere.
Il nostro mezzo di trasporto ad ogni curva perde benzina, una specie di tappeto
copre un grosso buco tra i nostri due sedili posteriori e per finire il nostro
conducente é analfabeta e parla solo nepalese. E' la prima volta, si capisce,
che percorre questa strada.
Lungo la strada per Pokhara facciamo sosta a Gorkha, un antico
villaggio newari completamente fuori dal mondo a 28 Km dalla statale. Qui
una guida ci accompagna per 45 minuti di scalinata in cima al monte dove sorge
il tempio di Kalica : come un nido d'aquila da qui è possibile ammirare
la catena dell'Himalaya. Entriamo al tempio dove non è possibile
scattare foto e la regola viene fatta rispettare dalle guardie presenti. Ci
sentiamo come in un'altra epoca o dentro un film, noi occidentali osserviamo con
curiosità e rispetto questo rito molto diffuso. Le tante persone vestite a
festa che sgozzano il proprio animale davanti alla dea Kali: capretti e
polli sacrificati prima di essere cucinati e mangiarti. Al ritorno sostiamo in
una casa da te per uno spuntino a base di pane piccante e thè. Ripartiamo per Bandipur
a 15 Km dalla statale percorrendo una strada in terra piena di buche sassi e di
tutto. Solo un nepalese poteva avere il coraggio di portarci su per una strada
del genere. Arriviamo dopo 45 minuti completamente ricoperti di polvere e
sconvolti dopo aver visto come fanno la ghiaia ai bordi delle strade: donne
accovacciate rompono con una mazza non troppo grande i massi fino a ridurli in
pezzi piccoli. Ecco un altro panorama sull' Himalaya immortalato con la macchina
fotografica dopo averla svuotata dalla polvere.
Verso le 18 arriviamo a Pokhara, seconda meta più frequentata del Nepal
e città ricca più che altro di bellezze naturali. Naturalmente ci perdiamo per
poi trovare l'hotel lungo il lago ( hotel Monal ). Le maestose montagne
fanno da sfondo ai molti hotel e ristoranti. La prima sensazione è di essere in
una Rimini decaduta. Girando per la via principale ecco che con grande
soddisfazione scopriamo dei negozietti in grado di offrire ai turisti
prelibatezze come biscottini, mars, twiks ecc. Qua si riforniscono gli intrepidi
che salgono verso l' Annapurna. Il giorno dopo mentre il conducente lava
la macchina ecco che si scarica la batteria. Il nostro autista non ha fretta e
tantomeno voglia di muoversi, ci aspetterà per 4 ore seduto di fianco alla
macchina ( dove avrà dormito??). Noi prendiamo un taxi e trascorriamo la
mattinata accompagnati da una guida locale: visitiamo la città, le cascate di
Devi, il tempio di Varahi in mezzo al lago raggiungibile in barca, il panorama a
Sarangkot, un monastero, il fiume. Tutto piuttosto deludente ma andava
visto. Ripartiamo al pomeriggio e dopo solo 5 ore arriviamo a Kathmandu.
Ci sembra di essere tornati a casa !! Tutto è così familiare e bello! Senza
perdere tempo iniziamo le trattative per un giro in mountain bike nella valle.
Solito thè ecc ecc. Il giorno dopo, oramai pratici del ritmo di queste parti e
decisi a partire verso le 10 ci mettiamo in movimento verso le 8:30. Attendendo
oramai tranquilli alla reception gli eventi, assistiamo alle scene ormai
familiari, scatarri, lunghe trattative e finalmente ecco comparire 2 bici in
buono stato prese in prestito da chissà chi. Trovano perfino la guida e alle
11.00 partiamo per Kakani distante 23 Km (circa…). China Lama è il nome della
nostra guida e di lui possiamo dire che è stato davvero una guida
indispensabile, simpatica e siamo diventati subito amici. Dice che più o meno
ha 24 anni, è sposato da più o meno 7 con una "donna" che ora ha
più o meno 20 anni e una figlia di circa 4 anni. Tutto in Nepal è come il
tempo: vago , cioè anche le distanze, l'altitudine ecc. non hanno misure
precise, così come l'età delle persone, il matrimonio e tutto il resto. Non
esiste anagrafe, né alcun obbligo di registrare nascite, matrimoni, morti …..
Con zaino-valigia in spalla, inforcati gli occhiali, bendato mezzo viso per non
mangiare troppa polvere, infilati i preziosi guanti da ciclista e sperando che i
pantaloncini appositi da bici facessero la loro funzione, cerchiamo di uscire
dalla città. Ci buttiamo dietro alla guida con gli occhi praticamente chiusi:
mucche, risciò, pedoni, camion, galline, macchine, bambini, tutti che suonano
per farsi sentire. L'unico modo è buttarsi facendo rumore e normalmente ti va
bene.. Si perché nonostante l'assenza totale di viabilità , il disordine è
ordinato, nessuno litiga, tutti sono calmi e suonano solo per dire ci sono
anch'io. L'unica cosa da fare è evitare gli ostacoli. Usciti indenni dalla
città dopo appena 1 Km la strada è deserta, non ci sono rumori e sembra di
essere tornati indietro di 100 anni. L'unica cosa che turba il silenzio è
qualche bus : le persone nei villaggi sono intente a fare cose che i loro nonni
facevano e i bambini ti corrono incontro per salutarti, per vedere le bici.
Così oltre alla fatica della salita devi sempre preoccuparti di sorridere e di
salutare tutti. E' un'esperienza comunque splendida. Dopo alcune ore Silvia è
senza fiato e una ripida e costante salita ci fa decidere di prendere un
autobus, carichiamo così le bici sopra il tetto grazie alle magiche (per la
nostra guida) corde italiane (il classico elastico con i gancetti). Anche il bus
è un mito in Nepal: non si sa se arriva, quando arriva e la situazione
dentro e asfissiante, tra polli, sacchi di ogni genere, persone ammassate ecc.
Scesi ad un bivio percorriamo gli ultimi 4 Km incontrando bambini all'uscita di
una scuola. Eccoli che sorridono, ci fanno festa e ci accompagnano finalmente a Kakani.
Situata oltre i 2000 mt d'altitudine, non offre altro che una superba vista
panoramica sull' Himalaya. Arriviamo all'hotel ( Kakani Guest house
), una casa da thè che sembra più una stalla con bagno all'esterno
dell'edificio…definiamola pure estremamente spartana. Purtroppo saremo
costretti a mangiare qua per non offenderli, ma soprattutto perché è l'unico
posto dove mangiare qualcosa. Prima della cena andiamo a visitare un tempio
colorato dalle stoffe di preghiere che sventolavano in cima al monte: qua
vediamo il tramonto e i nostri piatti lavati nella "fontana" e stesi a
terra ad asciugare. Ceniamo con il dal bhat, piatto composto da riso e
condimenti a piacere sempre rigorosamente piccantissimi. Ci fa compagnia una
coppia di australiani in bicicletta come noi, anzi messi un po' peggio di noi
visto che per tutta la notte la ragazza si è spostata dal letto al
"bagno" (vedi foto…). Alle 20 tutti a nanna e l'istinto ci
consiglia: meglio dormire vestiti!
06/03/01. Ci alziamo alle 5.15 per assistere all'alba.
Dobbiamo uscire dal retro perché la porta è chiusa dall'esterno, passiamo per
il giardinetto spostando i sassi che bloccano un cancello e andiamo al tempio
del giorno prima, in cima. I rumori tipici del gallo che canta si alternano al
risveglio… sonoro del paese: in tutta la valle risuonano echi di scatarri,
sputi e cani che abbaiano. Alle 8.00 colazione e discesa per Budhanilkantha,
dove giace la statua di Vishnu-Narayan distesa in un laghetto. Per poco
ripiombiamo nel caos di Kathmandu ma una volta preso il bus nell'ultimo
tratto tutto torna tranquillo e fuori dal tempo come prima.
Dopo pranzo sfrecciamo fino a Bodnath in bici. Appena arrivati andiamo in
hotel ( Cyber Hotel ) che è in centro, che è bello, ma è vuoto e la
sua entrata è un garage. Attorno al gigantesco stupa molti fedeli girano in
rigoroso senso orario pregando e siamo involontariamente coinvolti nel rito
passeggiando e fotografando la piazza.
Altra camminata e andiamo a Kopan dove i monaci tibetani hanno il loro
"seminario" : con molta discrezione entriamo nel monastero dove un
gran numero di religiosi riempie la grande sala principale rendendola ancora
più ricca di colori e suoni di preghiera. Scendiamo la collina in taxi e
visitiamo ancora Bodnath. Ceniamo alle 16.00.. Già perché i nepalesi
pranzano prestissimo e cenano ancora prima perché poi è buio e non c'è luce.
Di sera usciamo: finalmente un po' di luce illumina lo stupa, gli occhi del Buddha
che guardano i suoi fedeli in preghiera e in continuo movimento in senso orario
alla base di esso. Ecco una cerimonia che noi atei abbiamo chiamato "del
riso", in quanto attorno ad un grosso mucchio di riso alcuni tibetani, che
qui sono in molti rifugiati, leggono le scritture e ricevono le offerte di ogni
tipo, dal riso ai biscotti e naturalmente soldi.
Il giorno seguente partiamo per Sankhu , un paesino dimenticato a 11
Km da Katmandu. Di turisti come al solito neanche l'ombra. Saliamo a
piedi per 40 minuti fino al tempio di Vajra Jogini, immerso in un bosco di
piante secolari. Molte scimmie e una guardia che gentilmente prende la nostra
bottiglia d'acqua vuota e la lancia oltre il muro….
Il top del nostro giro in bici è quando riprendiamo la strada e attraversiamo
le risaie: qua incontriamo donne vestite con i colori tipici rossi, bambini
splendidi, festosi e sorridenti e tanta gente che lavora la terra con le sole
mani o con una piccola zappa. Ci si sente come indietro nel tempo e la
stanchezza è ampiamente ripagata dai paesaggi che abbiamo di fronte. Arriviamo
scavalcando una collina sulla strada da Baktapur e Nagarkot al
bivio con Changu Narayan. Qua prendiamo un bus che ci porta a Nagarkot,
per capirsi una specie di "Cortina" alla nepalese…. L'hotel si
chiama Galaxi e ci serve subito il tè. Purtroppo dell' Himalaya
neanche l'ombra, troppa foschia e ci consoliamo con una passeggiata per il
paese. Alla sera in hotel proviamo a lavarci ma finisce l'acqua e restiamo con
metà sapone addosso…poco dopo va via anche la luce ma poco importa, le
candele non mancano e ci aspetta la deliziosa cenetta.
La mattina dell' 08/03 ci alziamo alle 5.30 per andare in bus a vedere l'alba
alla Tower, in cima al monte. Purtroppo anche oggi non si vede niente e
dopo un po' torniamo in hotel. Alle 8.30 andiamo in bici a Changu Narayan
dove visitiamo il bellissimo tempio omonimo e il villaggio ai piedi della
collina. Ripartiamo per Baktapur e incontriamo i primi sintomi della Holi,
la festa dei colori. Caratteristiche di questa festa è che vengono lanciati
gavettoni, acqua colorata e non su tutto e tutti, soprattutto turisti meglio se
in bici. Alle 13.00 arriviamo in città e paghiamo il biglietto per visitarla,
dopo aver lasciato i bagagli in hotel ( Golden gate guest house):
centrale, palazzo storico come anche le lenzuola sembrano d'epoca, per poi non
parlare dei materassi. Incontriamo uno studente bergamasco di medicina ayuvedica
che ci descrive i principi e le qualità di questa antica disciplina medicina
così differenti e lontani da noi.
Dopo pranzo visitiamo Baktapur, acquistiamo i primi souvenirs, girando in bici ci becchiamo le prime lavate di gavettoni e poi andiamo a casa del nostro amico China. La sua è una tipica casa nepalese, dove in una stanza di mattoni di pochi metri quadri vive con moglie e bambina di 4 anni. La moglie ha 20 anni, è analfabeta e sa solo il nepalese. Sono assieme unicamente perché il matrimonio è stato combinato dalle famiglie. Sono sposati da circa 7 anni. Ci offre il te dopo aver risciaquato le tazze… da qualche parte. Visitiamo un altro tempio e poi torniamo a visitare Baktapur. Terza città per grandezza è la più medioevale ed è una città per pedoni, in quanto le macchine non possono circolare. Oltre a splendidi templi come Nyatapola e Vatsala Durga, le piazze come Potters' Square sono un salto nel passato con i vasai che modellano l'argilla e tutto si svolge in strada. Ceniamo alle 17.00 e poi di sera usciamo di nuovo e siamo naturalmente assaliti dai bambini. Stupenda la città illuminata di sera.
09/03/01 Partenza alle 8.30. Facciamo colazione a casa
della guida che gentilmente ci offre quello che di solito mangiamo in un giorno,
l'accoglienza e la gentilezza di questi popoli ci lasciano sempre imbarazzati.
Visitiamo il resto della città continuamente assaliti da gavettoni. Alle 12
pranzo a casa di China con il classico DHAL BAT vegetariano e yogurt. Partiamo
alle 13 lasciando l'high way per Kathmandu, passiamo per Thimi e
altri paesini percorrendo strade semideserte e paesini pieni di gente che
"giocherella" con l' acqua. Siamo nel bel mezzo della festa Holi
e per la nostra prossima meta dobbiamo attraversare villaggi dove adulti e
bambini ci aspettano sui tetti delle case per… darci il benvenuto. Grazie
Silvia, ottima scelta per la prossima meta… Dopo i primi timori iniziali, e
dopo soprattutto una serie infinita di gavettoni e spruzzate di colore, alla
fine ci divertivamo a fare da bersaglio, si sentivamo addirittura contenti di
essere in mezzo a loro ed essere dipinti dai gruppi che anche per strada
giravano "armati" di polvere colorata. Andiamo verso Pashupatinath,
il tempio indù più importante del Nepal, posto lungo le sponde del
fiume Bagmati. Il più importante luogo di culto consacrato a Shiva di
tutto il continente indiano e meta di continui pellegrinaggi. Saliamo sulla riva
opposta dove si vedono i riti della cremazione: disposta la pira, vi si distende
sopra il corpo avvolto in un lenzuolo, si accende il fuoco e si dà luogo alla
breve cerimonia. Noi siamo ricoperti di colore e il nostro imbarazzo, specie in
un luogo così sacro e devoto come questo, si attenua alla vista di altri
turisti colorati e sorridenti. Torniamo in hotel dove ci aspettano i sorrisi dei
nepalesi e le facce un po' sconvolte dei nuovi viaggiatori ignari forse della
festa. Non sanno cosa si sono persi!!
Finalmente ci laviamo !!! Dopo le 17 la festa si calma i negozi riaprono e si
può ricominciare a camminare per le strade.
Altro giorno e altre mete : scendiamo come al solito alle 8.30 e partiamo alle
10 dopo il soliti te nepalese la solita trattativa ecc. Andiamo a Dakshinkali
tempio della Dea Kali a 30 Km dove c'è una massa di gente in attesa per
offrire il proprio animale alla dea. L'ingresso è esclusivo degli indù e una
lunga coda di persone aspetta il proprio turno. Beviamo un te in una casa da te
e poi ripartiamo, naturalmente sempre in salita, per una scalinata fino ai
templi di Gorakhnath, Vajra Jogin e Sekh Narayan, lungo
paesini, strade in terra ecc. Poi pranziamo a Pharping nel solito posto
deserto e andiamo a Chobar e Kirtipur. Ritorniamo in Hotel oramai
a sera.
Il giorno dopo andiamo in taxi a Jawalakel e visitiamo il campo profughi
tibetano, dove si possono vedere come fanno i tappeti, l'idea di prendere un bus
per Bungamati ci passa quando vediamo il mezzo arrivare….va bene coraggiosi ma
chi ci resiste un'ora e mezza dentro una specie di camion stipato di ogni specie
vivente? Svoltiamo a destra e prendiamo un taxi per Bungamati, tra
l'altro siamo anche fortunati, il tassista parla tre parole di inglese e ci
farà da guida. Andiamo a Khokna, dove la via principale è molto animata
e tra le molte attività si vedono donne filare la lana. Torniamo poi a rivedere
Patan dove facciamo colazione in piazza e giriamo un po' alla ricerca di
souvenirs. Andiamo ancora a Swayambhunath, Kathmandu per rivedere
con calma gli splendidi templi e le piazze. Oramai la vacanza sta per finire..
Tornati a Thamel all'hotel ci offrono la cena e la colazione al mattino.
Nel salutarci ci regalano sciarpette, piume di pavone come augurio e ci pagano
il taxi per l'aeroporto. Oramai scaltri e incalliti viandanti riusciamo a
sfuggire ai bambini che ti afferrano le borse. Ecco che Silvia si dimentica che
siamo in Nepal e si agita quando sul display il nostro volo non è annunciato.
Niente paura, il check-in è a tutte le ore e si fa quando capita, non c'è un
orario prestabilito…..
Un grazie a China Lama, la nostra guida, professionale, disponibile e simpatico; al manager del New Hotel Florid a Thamel che con grande cortesia e serietà ci ha organizzato, rispettando il tempo nepalese, i nostri spostamenti.
Un "non grazie" alla compagnia aerea Tyrolean Airways che al ritorno da Vienna-Venezia ha fatto "sparire" un nostro souvenirs, senza dare tante spiegazioni e con fare tipicamente austriaco..