29 Dicembre 2002

La mémoire de réveil

Stesso posto di ieri,

TARDA SERA

 

Oggi è dura scrivere, ma se non altro comincio il racconto dal mattino, che è trascorso tranquillo.

Il risveglio a suon di musica preregistrata è stato accolto con lievi imprecazioni, ma in meno di mezz’ora ero quasi fuori dal sacco a pelo. Ricordo che ho sognato tutta la notte il momento di svegliarsi… ed infatti ora non sono quello che si potrebbe definire "un uomo pronto a vivere la giornata".

Fuori piove, Igor è sparito, io ed Ale decidiamo di cercare il luogo di distribuzione della colazione. Chiedo ad un ragazzo belga dell’organizzazione (che è convinto di saper parlare italiano) a che ora chiude la palestra. Lui gentilmente mi risponde "alle 9". Bene, sono le 8 passate mentre io ed Ale ci stiamo arrampicando sulle scalinate che portano alla vergognosa e non-degna-di-descrizione colazione.

Ok, mi sto beccando troppa pioggia, così vado in palestra a recuperare il mio ombrello. Ma trovo tutto chiuso, perché quel "alle 9" significava che la palestra non riaprirà prima delle 21.

Cambio di scenario.

Chiesa di Meudon. Ci si ritrova tutti, popolazione e ragazzi di Taizé, a celebrare la messa domenicale. E devo dire che non mi dispiace affatto, forse perché in quanto detta in lingua poco comprensibile, non colgo tutte le solite contraddizioni tipiche della religione cristiana. Mi fermo a riflettere su questa realtà, ma il mio pensiero è distratto, come se non mi fossi ancora adeguato alla situazione. Vorrei cominciare a prendere una posizione definita nei confronti delle religioni, e credo di essere nel contesto giusto, ma ho come la sensazione di avere una questione in sospeso, e che questo influenzi le mie riflessioni.

Forse mi da fastidio vedere come la compagnia di Castellazzo sia compatta e solidale, e provo invidia…

Ma poi li osservo, dopo la messa, mentre si prodigano in giochi infantili, ed allora mi rendo conto che è una realtà totalmente aliena a quella che vivo con Gamalero, imparagonabile. Inoltre anche loro che sembrano così uniti prima o poi cresceranno, e scoprendosi indipendenti, faranno i nostri stessi errori…

Cacchio, detto così, sembra quasi che sia una mia speranza!

Comunque la giornata è cominciata bene e non sarebbe affatto male rincontrarsi con gli altri di Gamalero. Scopro che il mio cellulare ha molteplici possibilità di comunicazione, perciò contatto Serena per dirle che ci stiamo dirigendo in Parigi, dove a quanto pare lei e le altre tre a seguito sono già in perlustramento dei Campi Elisi. Il programma di Castellazzo prevede ritorno alla Torre con scalata più evento da decidere nel pomeriggio, e noi tre ci adeguiamo.

Sto cavolo di Bastone si rivela stracolmo di turisti, ma qualche temerario del gruppo, compreso Ale, esprime la propria volontà di tentare la salita. Richiamo Serena per dirle che le aspettiamo sotto la Torre Eiffel. Risposta: "Siamo lì fra 10 minuti".

Ha smesso di piovere, ma c’è vento e fa un freddo bastardo.

Dopo mezz’ora di attesa ho un piccolo e spiacevole dejà-vue, però non mi sento proprio di fare il prevenuto, e così mando un ulteriore messaggio dove specifico che noi stiamo aspettando ESATTAMENTE sotto la Torre.

Intanto riesco anche a sentire Elisa2 e Gabriele, e sento concretizzarsi la possibilità di passare un pomeriggio tutti assieme.

Ci siamo ormai separati dalla cumpa castellazzese, per non impegnarli mentre noi aspettiamo.

E così arriva il messaggio. Lo leggo, poi senza banfare lo porgo all’attenzione di Alessandro: "Voi andate pure xé noi stiamo girando e c siamo fermate a prendere 1 crepe!"

…e cazzo, almeno evita il punto esclamativo! Comunque ‘sti pacchi non sono una novità, ne sono stati elargiti anche di peggiori.

Ora si potrebbe anche andare su, ma ho preso l’impegno con Elisa2 (dopo aver fuso tutto il credito del cellulare per spiegare a Gabriele le metro da prendere) ed Ale non se la sente di andare da solo. Credo che oggi non si combinerà un cazzo, ci credo troppo, ed esterno il mio giramento di balle, coinvolgendo l’interessato. Durante i 40 minuti stimati per l’arrivo dei due, Igor contatta Patrizia che gli proclama un "15 minuti e siamo lì". Con un po’ di ritardo arrivano Elisa2 e Gabry, e si aspetta insieme.

Perché aspettare? Non ci hanno forse detto di andare pure?

No, adesso, dopo aver passato 2 ore ad aspettare al freddo come degli idioti, voglio concludere qualcosa.

E si che poi arrivano, ma ho già deciso di non dire niente, che nonostante sia lievemente alterato, non voglio discussioni. Tanto meglio scoprire che le quattro si erano in realtà perse, e noi avevamo solo interpretato male il messaggio. Così si riparte, finalmente tutti riuniti assieme.

Però, malgrado sia stata chiarita l’incomprensione, io mi sento ancora a disagio.

Anzi, ora sono veramente incazzato. Non con gli altri, ma con me stesso, senza un vero motivo.

E quando non riesco a trovare la causa delle mie emozioni, divento imprevedibile.

Mentre gli altri non riescono a mettersi d’accordo su dove dirigersi, io me ne sto in disparte, e penso. E mi chiedo se gliene frega veramente a qualcuno di loro di come sto adesso, del perché mi comporto in questo modo. Li vedo lontani, chiusi nel loro menefreghismo, con la loro interpretazione di comodo che gli evita di affrontare i problemi.

Il tempo passa, il disagio aumenta. Mi chiedo che utilità ho, se servo solo creare queste situazioni. Comincio a credere nella mia inutilità, e così mi ritrovo ad osservare i miei amici mentre vivono senza di me.

Passa circa un’ora, e provo un lieve trionfo personale nel constatare il casino totale che si sono creati per non riuscire a prendere una metrò di merda. Non tanto poi l’azione, quanto l’organizzazione. Li osservo, e nonostante abbia una grande stima personale per ognuno di loro, così insieme mi sembrano un branco di imbecilli. Questo significa che quando sto con loro sono così anch’io?

Sto sempre peggio, perché mi accorgo di rivivere la situazione della Norvegia. Allora come adesso, la mia indecisione e timidezza mi portano alla solitudine.

Il pomeriggio continua con la divisione in due gruppi, già che insieme si è troppo affiatati. Seguo quelli di Notre-Dame, e durante una sosta in caffetteria riacquisto la parola. Nego ancora il mio supporto logistico, ma se non altro l’incazzatura ha lasciato posto allo sconforto. L’intenzione è di andare all’Expo per l’incontro Taizé delle 19, ed un messaggio di Serena che ci dice che loro (l’altro gruppo) ci stanno già aspettando all’entrata, ci fa incamminare verso la metro.

Ritornato ad un livello di vita sociale decente, comincio a dare consigli sull’utilizzo dei mezzi pubblici parigini (senso di colpa?) ma trovo in Elisa1 l’unica kohai interessata.

Usciamo dalla metro davanti all’Expo e…

Colpo di scena! Ci arriva un ulteriore messaggio delle tre assenti, che comunicano che loro si sono piazzate in un bar ad aspettarci.

Un bar di fronte a Notre-Dame.

Qualcuno sbianca, io torno a sentirmi di merda, e non ci resta che andare alla preghiera (ormai già cominciata) da soli.

Dopo, ci si riunisce, tutti i gamaleresi.

Non ricordo nemmeno chi ha cominciato ad alzare la voce, probabilmente io, ma siamo nel mezzo dell’Expo di Parigi, durante l’incontro internazionale di Taizé, e la gente ci vede litigare.

Una figura pietosa e inutile, perché si generano discussioni che a nulla portano, se non a farmi sentire un idiota senza nessuna ragione dalla sua. E poi, a prescindere dagli argomenti, il modo è del tutto sbagliato.

Spero che passi molto tempo prima di ritrovarmi ancora a gridare in faccia ad un mio amico.

Alessandro chiude la discussione decretando che ha ragione lui, ed io manco mi ricordo a che punto eravamo giunti. Sono semplicemente stufo di essere l’unico a soffrire per l’indifferenza degli altri.

Ultimo tratto di metrò, e poi ci si separa, ognuno verso il proprio luogo di pernottamento. Con Ale ed Igor decido di accompagnare Elisa2 e Gabry, che a quanto affermano il loro treno ferma anche a Meudon.

20 minuti dopo ci sono tre individui che dalla stazione di Meudon cercano il sistema per raggiungere quella di Meudon Val Fleury.

Ultimo episodio (per fortuna piacevole) ci vede in compagnia di 3 giovani autoctone che gentilmente si prodigano nel condurci sulla retta via. La strada non è molta, ma intanto scopro che una di queste è stata in gita scolastica a Firenze, Napoli, Pompei e Roma. Ed io non posso che rimembrar ancor la mia gita a Viterbo dopo 5 anni di superiori.

La giornata finalmente giunge al termine, con Ale che mi dice che ‘stanotte ci fischieranno le orecchie.

Purtroppo credo invece che ci sarà qualcuno che ignorerà tranquillamente molto di quello che è accaduto oggi.

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