30 Dicembre 2002
L’ARCHITECTURE DES SENTIMENTS
Ancora qui,
SEMPRE NOTTE
Basta, ma che cazzo! Io vorrei poter scrivere un diario di viaggio e di riflessioni, non la cartella clinica con i profili psicologici della mia cumpa di merda! E non voglio nemmeno scrivere controvoglia, sarebbe assurdo.
Per fortuna che le mattine sono piacevoli, nonostante la sveglia alla 6:30, ma oggi è giorno lavorativo (in fondo è l’orario che ho fatto per più di un anno). Dopo l’impegno mattutino con la preghiera comune (che ormai, dopo gli ultimi eventi, è scesa all’ultimo posto come interesse), ci si reca noi 3 più i castellazzesi tutti all’Expo sul luogo prestabilito con i coordinatori. Qui conosciamo Elisa3, una ragazza di Torino che non vedeva l’ora di poter lavorare con gente che utilizzasse il suo stesso linguaggio. Lei ci spiega il lavoro, che consiste nel gestire l’uscita della mensa all’ora di distribuzione del pranzo.
Ci sono persone a cui vuoi subito bene, ed Elisa3 è una di queste. In fin dei conti mi diverto, nel bloccare persone, invitarle a non sostare, a continuare a muoversi, dare indicazioni ed entrare in un modo un po’ particolare in contatto con loro. Certo nel gestirli così come massa mi appaiono come tanti pecoroni, perciò questo lo terrò in considerazione come punto di vista alternativo.
Alle 14 siamo già esonerati, e senza troppi inconvenienti ci ritroviamo noi di Gamalero sul treno per Versailles.
Ed è stata una visita piacevole (anche se il castello era chiuso!), niente di più da dire.
Se non che nel viaggio di ritorno la tranquillità apparente di poco prima viene incrinata da alcune dichiarazioni.
Io però sono soltanto una persona lì come tante, e se qualcuno ponesse l’attenzione su questa persona, capirebbe che non ha la minima intenzione di farsi coinvolgere in altri confronti verbali ed emotivi.
Perché basta, ieri nel mio piccolo, anche senza ottenere nulla, mi sono sfogato, levandomi un peso che se ne dovrà stare a fondo il più possibile. Così io sono tranquillo, ma sento anche la tensione nell’aria, che mi rende paranoico, e mi fa sentire ogni mio consiglio o frase come un possibile ordine o provocazione.
Non so bene come, riesco a portare tutti a fare un giro in centro, con il classico percorso Madeilene, Opera, magazzini La Fayette.
Per farla breve finisce con metà che se ne va all’Expo e l’altra che se la spassa prima di andare al Moulin Rouge.
Camminando celermente nei dedali dell’underground parigino che collegano La Fayette alla M12, penso che anche a me ed al mio seguito avrebbe fatto piacere la storia del Moulin Ruoge, e sono convinto che c’era tempo sia per fare l’incontro di preghiera delle 19, che per andare in bordello. Ma cammino con passo deciso, perché l’argomento perde subito interesse: io vorrei una risposta in merito, non tre o quattro.
Calcolo male il tempo di viaggio, ed arriviamo a preghiera già cominciata, senza possibilità di ritrovare il gruppo di Emanuele.
Finisce il tutto, Elisa1 e Patrizia sulla strada di casa. Alessandro è dichiaratamente incazzato, ma quello è un problema suo, ho già capito come si vorrà sfogare,ed è una sua battaglia personale in cui non voglio essere coinvolto. Le tematiche come l’amicizia sono così labili, fragili, che se affrontate con temperamento egocentrico portano solo ad inasprimento delle prese di posizione, dei punti di vista e delle verità personali. Tutti in questi giorni abbiamo delle piccole verità dalla nostra parte, e quando la tensione aumenta le ingigantiamo fino a crearci uno scudo, che ci fa sentire liberi di esprimere giudizi in faccia alle persone che vorremmo aiutare ma che invece così ce le rendono nemiche.
Rientriamo a Meudon abbastanza presto, così si passeggia per le strade, quanto basta per capire che il lunedì sera qui è chiusura totale. L’unica attività aperta è uno pseudoalimentari buco-di-culo dove compriamo qualche schifezza da snocciolare su una gradinata. Si fa fischiare le orecchie ad un po’ di gente, poi si buttano gli avanzi nella cassa comune alimentare della palestra e si dorme.
Chiaro, gli altri dormono, mentre Nick se ne sta con la sua lampada neon portatile a scrivere e perdere la vista.
Domani è capodanno, e credo che sarà un buon giorno, perché abbiamo appuntamento con Alex alle 15:30 e anche perché Alessandro mi ha promesso che non genererà discussioni.