1° Gennaio 2003

UNE AUTRE ANNE

Accampamento Gymnase de Meudon

3 DI MATTINA

 

è il primo dell’anno, ma non ha niente di notevole rispetto ad altri giorni.

Con la mattina di ieri si è concluso il nostro ciclo lavorativo, peccato. Perché nonostante lo stress di gestire tutta quella gente, la squadra ha lavorato in serenità. Sembra una stronzata, ma se c’e unione, questi impegni diventano un po’ come un gioco.

Il problema più grosso di oggi è stato affrontare tutte quelle persone che non sapendo che strada pigliare per raggiungere una cavolo di hall numero 2, cercavano di infilarsi nell’uscita della mensa. Ma quando arriva l’ondata di 50 fedeli in cerca della preghiera nella hall 2, Nick si prende male e comincia a urlare di brutto: "STOP! No prayer here! This is hall number three, not number two! No praies, no regional meetings, nothing! Plese get out of here! Hall n°2 is down there! Get movin’!" (remember: you must suffer!). Anche gli altri "colleghi" cominciano ad utilizzare la tecnica della "hall number 3", e tutto fila liscio.

Alle due del pomeriggio siamo congedati e salutiamo Elisa3, con cui ci siamo trovati benissimo.

Gli altri del mio paesello non sono venuti alla distribuzione del cibo, così si spera almeno di incontrarli all’appuntamento. Ce ne andiamo verso l’uscita della fiera, e temo che la mia esperienza di Taizé stia per concludersi. Con rammarico, perché non sono in grado di esprimere nulla in merito e nemmeno capire se ciò sia dovuto ad un disinteresse personale o generalizzato. Ale interrompe i mie pensieri, indicandomi una direzione alle mie spalle. Mi giro e vedo il padiglione che abbiamo gestito, con un 2 gigante pitturato su tutte le facciate.

Sorrido alla mia figura di merda che ha varcato i confini di tutta Europa (e forse oltre).

Per l’ennesima volta scendiamo alla fermata di quella maledetta torre, che oltre ad essere un simbolo per Parigi, lo sta diventando spiacevolmente anche per me. Ma sono sollevato nel trovare il resto del mio gruppo che ci sta aspettando li sotto. (o sta aspettando Alex?)

Quando poi arriva anche il mio parigino preferito (nonché l’unico), finalmente sento dissolversi tutto l’astio che provavo ancora. Anche Alex lo vedo piazzato bene, non con quella depressione permanente che si trascina dietro quando sta a Gamalero.

Il nostro bel gruppone da 10 si piazza in caffetteria, e fra un cappuccino pessimo ed una cioccolata annacquata si parte con la solita discussione, che tanto ormai peggio di ieri non può andare. Il problema è come (e dove) passare il capodanno. A Meudon c’è possibilità di festeggiare assieme, visto che fanno un buffet, seguito da una veglia e la festa dei popoli, ma qualcuno preferisce passarlo in Parigi. Alla fine, preoccupati per il freddo e dal casino previsto per le strade del centro, tutti optano per venire da noi, tranne Melissa e Serena. Sono indeciso, perché visto che c’è anche Alex, penso che non sarebbe male stare con lui in questa occasione. Provo ad accennare questa mia idea, tanto da rendermi conto che farebbe nascere una nuova discussione inconclusiva. Perciò decido di stare col gruppo più numeroso, per scelta democratica. Certo poter dire di aver passato il capodanno sotto il Bastone fa figo, ma non dovrebbe essere difficile scendere a compromessi, visto poi che non siamo nemmeno qui per fare i turisti. Purtroppo la situazione non cambia, cosi nel tempo rimasto prima di separarci, si va a fare un giretto in centro.

Ora che c’è Alex che mi fa da spalla, mi sembra di godermela di più la passeggiata. Ora mi rendo conto di quanto sia impegnativo gestire 8 persone in un contesto come questo, e mi vedo mentre in silenzio valuto le opportunità, i percorsi, le direzioni e le coincidenze della metro, le sue fermate ed i tempi, il tutto sempre stando attento che nessuno rimanga indietro o azzardi azioni personali. Ma se non me lo ha chiesto nessuno, perché lo faccio? Perché mi devo stressare solo per ricevere delle critiche (scherzose si, ma comunque critiche) se magari sbaglio? Anche se sono stai rari i momenti in cui abbiamo viaggiato tutti assieme, non ho comunque chiesto aiuto a nessuno… e questo mi rende agli occhi degli altri un egoista oppure accettano semplicemente la cosa tanto l’importante è arrivare? Questo problema è importante, e lo dovrò valutare prima di imbarcarmi in un futuro inter-rail con più persone a seguito…

Dubbi a parte, si finisce la serata di capodanno in un ristorante del quartiere latino, che ci propone cucina francese. Io mi lappo un grilletto di insalata e mollo giù 60 euro per il mio tavolo, rendendo implicito che comunque voglio indietro i soldi che ho prestato. All’uscita ci si anticipa gli auguri per il nuovo anno e ci si separa.

Mentre noi 3 ragazzuoli si rientra in palestra, mi viene un po’ di scrupolo e decido di chiamare Elisa1 per spiegarle bene che treno della RER devono prendere lei e Patrizia per giungere fin qui. Chiedo ad Igor di fare il numero (il mio cellulare è stato definitivamente bandito da tutte le compagnie telefoniche francesi) ma decide di farmi parlare con Patrizia. Ok, non che non mi fidi di lei, ma cazzo, visto che sono sicuro che Elisa1 è in grado di utilizzare l’underground parigino, non capisco perché devo farmi condizionare così. Comunque Patrizia dice di aver capito, mentre io ho capito che se va bene non le vediamo prima delle 23. Stessa questione per Gabry ed Elisa2, ma sono tutte conseguenze del fatto che ci si decide sempre all’ultimo. Ed oggi non è stato raggiunto un punto di equilibrio fra indipendenza personale ed organizzazione del gruppo. Credevo che l’ultimo dell’anno no fosse più un problema mio personale, ed invece ora sono preoccupato che qualcuno non riuscirà a goderselo. Tanto più che il buffet (spettacolare ma non quanto il luogo dove è stato preparato) è prima del previsto, cosicché io ed Ale dobbiamo ammutinarlo quasi subito per andare fino alla stazione di Meudon (quella più distante) per recuperare Gabry+Elisa2.

Attendendoli su quel binario deserto, sembra di stare al di fuori del mondo, come se l’unica cosa importante per tutti gli altri ora sia l’arrivo del nuovo anno. Che è un’illusione, come tutte quelle che si creano quando molte persone credono in un’idea comune.

Alle 23:10 arriva il treno, e sono contento di veder scendere i due. Con passo spedito si torna alla festa, ma non c’è più nessuno, essendo tutti in chiesa per la veglia. I due ospiti hanno fame, ma il buffet è ormai inaccessibile, e in più non si hanno notizie di Elisa1 e Patrizia. Mezzanotte si avvicina, Igor se ne va da solo alla stazione (‘stavolta è il suo turno) mentre noi saliamo sul punto più alto di S. Philippe, per poter ammirare meglio i fuochi artificiali di Parigi. Qui troviamo altri disertori della veglia, e con loro si attende il nuovo anno, ma non c’è Igor, non c’è il countdown, ma soprattutto non ci sono i tanto attesi fireworks. Così nasce in me l’unico desiderio di infilarmi nel sacco a pelo, peccato che la palestra apra solo all’una. Poi c’è anche il fatto non trascurabile che mancano tre persone all’appello. Ale va in avanscoperta, mentre io rimango con i due affamati in attesa dell’ora di apertura, che ovviamente avviene in ritardo. Finalmente al caldo, divido con loro i miei viveri di scorta, fino all’arrivo di Alessandro e Igor, soli.

Cazzo, perché devo cominciare l’anno con l’ansia? E poi sono stanco, stanco di sentirmi responsabile per della gente che non è mai uscita di casa…

Mi rendo conto che è sbagliato, che sono tutti maggiorenni ed in grado di badare a se stessi, che non è mio compito gestirli… ma se due del gruppo si perdono, io mi sento in colpa, perché significa che non ho fatto abbastanza per prevenire il problema.

E così ora mi addormento ripensando a tutte le frasi del cazzo che non ho detto, a tutte le persone che hanno festeggiato sul metrò, a tutti i fuochi che non ci sono stati, e a tutti i viaggi che farò con questi miei amici, per scoprire insieme il mondo.

Ma questo fa già parte del sogno…?

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